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Aguzzate la mente - Estratto da "Il Cervello Creativo"

di Neil Pavitt 6 mesi fa


Aguzzate la mente - Estratto da "Il Cervello Creativo"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Neil Pavitt e scopri come sfruttare tutto il potenziale creativo della tua mente ed eliminare i blocchi mentali

Prima di cominciare a leggere, voglio che sfogliate l'agenda di lavoro. C'è niente che vi ispira? Siete colpiti da tutto quello che siete riusciti a portare a termine?

Indice dei contenuti:

Scrivete una lista delle cose fatte

So che, quando sfoglio le mie vecchie agende, vi trovo solo elenchi di riunioni e liste di cose da fare.

Anche sul telefono o sul laptop proliferano le app che vi invitano a stilare liste in modi sempre originali e diversi.

Il problema è che, secondo me, queste liste non ci rendono più produttivi. Non ci stimolano a combinare di più.

Anzi, non riusciamo quasi mai a portarle a termine, e questo ha subito un effetto negativo. Non sto dicendo che il concetto stesso vada cestinato.Tutti abbiamo bisogno di qualcosa che ci ricordi cosa fare.Tuttavia, pur essendo utili nel ricordarci certe incombenze, non per questo aumentano la nostra produttività.

Meglio, allora, optare per una lista delle cose già fatte. Vedere tutto ciò che siete riusciti a portare a termine vi spronerà. Naturalmente è possibile che, riguardando l'elenco, concludiate di avere combinato ben poco, ma spero che in questo caso vi sentiate invogliati a darci dentro il doppio.

Uno dei pericoli degli elenchi di compiti da sbrigare è che ci crediamo produttivi solo perché spuntiamo le varie voci. Ma quanti di quei punti contano davvero? I vantaggi della lista delle cose fatte, invece, è che vi scrivete solo ciò che ha importanza ai vostri occhi.

Come si decide cosa merita di figurare nell'elenco? Tanto per cominciare, non dovete metterci di tutto, come per esempio «ho chiamato Giovanna in amministrazione» o «ho fatto la riunione col marketing», altrimenti diventa solo una lista delle faccende sbrigate.

Potreste regolarvi così: metteteci solo ciò di cui sarete orgogliosi rileggendola a fine anno. Le liste di cose da fare elencano gli obiettivi, le liste di cose fatte parlano dei risultati conseguiti.

Un'altra grande differenza è l'effetto positivo che queste ultime hanno sul cervello.

Una lista di cose da fare vi toglie dalla testa gli impegni e li trasferisce sulla carta, liberandovi il cervello. Il problema è che non sempre riuscite a spuntare tutta la lista, lo spesso arrivo a metà, e il resto finisce nell'elenco del giorno dopo.

Un elenco lungo significa che abbiamo molti impegni, non necessariamente che combiniamo molto.

Senza che ce ne rendiamo conto, si trasforma in "lista di cose che non abbiamo fatto", creando altro stress, altra ansia.

Una lista delle cose fatte, invece, crea associazioni positive e nuove connessioni nel cervello, facendovi sentire meglio.

Non crediate di doverla riservare solo a grandi imprese, perché non è così. Se quest'anno decidete di partecipare a una maratona, non dovete scrivere qualcosa solo nel giorno della gara vera e propria, ma annotare, ogni giorno in cui vi allenate, quanto avete corso.

Non rompete la catena. L'importante è fissare obiettivi realizzabili, alla vostra portata. Se vi prefissate traguardi troppo ambiziosi, rischiate di non raggiungerli, e vi sentirete dei falliti, oppure li rimanderete di giorno in giorno, e finirete per abbandonarli del tutto.

Provate a fare qualcosa ogni giorno

Quando il comico Brad Isaac chiese consiglio al più esperto Jerry Seinfeld, questi gli spiegò che per migliorare in scena doveva trovare battute più divertenti, e che per riuscirci era essenziale scrivere ogni giorno. Lui stesso, per costringersi a rispettare l'impegno, utilizzava come lista di cose fatte un calendario a muro.

Aveva appeso, proprio davanti alla scrivania, un calendario a muro formato poster, con tutti i mesi dell'anno su un'unica pagina. Dopo avere scritto una battuta, tracciava una grossa X rossa sul giorno corrispondente.

«Dopo qualche giorno si crea una catena.Tu continua a scrivere, e lei diventa più lunga ogni giorno. Ti piacerà averla sotto agli occhi, soprattutto dopo qualche settimana. Sta a te non spezzare la catena» disse Seinfeld, e ribadì: «Non spezzare la catena».

Se costruite una casa, potete compiere qualche passo indietro, a fine giornata, e ammirare i progressi compiuti. Il problema di molte attività quotidiane, invece, è che manca la prova fisica di ciò che abbiamo realizzato. Ecco il bello della lista delle cose fatte: come nell'esempio del calendario di Seinfeld, potete ammirarla ed essere orgogliosi di ciò che siete riusciti a portare a termine.

L'altro aspetto positivo di questa lista è che può riguardare qualunque cosa, purché sia importante per voi: le tappe per la creazione della vostra azienda, i chili che state perdendo, il tempo che dedicate alla lettura di un libro; se siete supermanager in carriera, potete usarla per segnarvi il tempo di qualità che trascorrete con la famiglia. Ve l'ho detto, può trattarsi di qualunque cosa, purché conti ai vostri occhi.

Vi suggerisco di tenere un calendario in cui vi segnate, come Jerry Seinfeld, una cosa che volete assolutamente fare ogni giorno. Ma oltre a questo, procuratevi un diario in cui vi scrivete la lista di cose fatte.

E non intendo una banale agenda da ufficio, ma qualcosa di carino, una Moleskine, per esempio, un oggetto del quale vi prenderete cura. Dopotutto, è a quelle pagine che affiderete gli impegni più gratificanti completati durante l'anno; vale la pena di scegliere un articolo speciale. Provate a passare in rassegna le attività portate a termine durante il giorno e a scriverle nel diario sempre alla stessa ora.

Più quest'abitudine si radica in voi, più sarete costanti nel praticarla. Più la praticate, più aprirete dei percorsi cerebrali che la rinforzeranno. Il motto di Seinfeld, «Non spezzare la catena», sfrutta il calendario a muro come promemoria, ma crea anche un'abitudine inconscia.

«Sarà la storia a giudicare», si suol dire. Adesso la vostra storia ce l'avrete sempre sotto gli occhi, e potrete giudicarla voi stessi.

Cambiate i ricordi

Chi non vorrebbe avere una memoria migliore? Ma per questo esistono già molte risorse on-line, lo, invece, vorrei migliorare i vostri ricordi.

I ricordi sono qualcosa di soggettivo. Due persone possono rammentare lo stesso evento in modo del tutto diverso. Se ogni episodio fosse evocato da tutti in maniera identica, la gente litigherebbe molto meno. Eppure siamo tutti convinti di ricordare i fatti esattamente come sono accaduti.

Più tempo è trascorso, più è probabile che l'inconscio li abbellisca. Eccovi un esempio: ricordo di avere visto, a quattro anni, la scatola blu di latta del sale in cucina, a casa nostra. Sulla facciata era raffigurato un bambino che gettava sale su un uccellino. Chiesi spiegazioni a mia madre, e mi rispose che, se gettavi un po' di sale su un uccellino, questo si lasciava prendere.

Poi ricordo di essermi seduto sotto la siepe in giardino, con una manciata di sale, aspettando pazientemente che un uccellino mi si avvicinasse per gettargliene addosso qualche granello. Nei miei ricordi, mia madre mi guardava dalla finestra della cucina mentre lavava i piatti. Le parlai di quell'episodio, più avanti, ed è vero che mi guardava, ma non lavava i piatti. Non sarebbe stato possibile, giacché il lavello si trovava sull'altro lato della cucina.

Eppure me lo ricordavo. Poi ci pensai meglio, e mi resi conto che nel mio ricordo vedevo mia madre che mi guardava stando io stesso in cucina, e neanche questo era possibile, giacché mi trovavo in giardino. Più ci pensavo, più mi rendevo conto di avere aggiunto io stesso alla memoria questa immagine; era come se la memoria fosse un film, e io ci avessi inserito alcuni fotogrammi.

Evidentemente, il fatto che mia madre stesse o meno lavando i piatti non cambia nulla nella sostanza, ma l'incapacità di ricordare con accuratezza può anche avere conseguenze disastrose.

In America è stato dimostrato che più di trecento persone hanno scontato pene di reclusione per crimini che non hanno commesso, e tre volte su quattro la colpa è di testimoni che hanno fornito, in buona fede, ricordi poco attendibili.

La psicologa Elizabeth Loftus, della University of California, Irvine, effettuò uno studio, protrattosi per decenni, sui modi in cui informazioni fuorvianti possono insinuarsi nella memoria.

Nel suo esperimento più famoso, presentò a ventiquattro soggetti un diario contenente dettagli su tre eventi della loro infanzia. Per rendere i ricordi il più possibile accurati e convincenti, chiese aiuto anche ai familiari. Poi aggiunse una quarta esperienza, inventata di sana pianta, in cui descrisse come, all'età di cinque anni, ognuno dei soggetti si fosse perso in un centro commerciale e fosse stato tratto in salvo da un anziano sconosciuto. La Loftus arricchì il falso ricordo di informazioni plausibili, come il nome del centro commerciale.

Quando intervistò i volontari, più tardi, un quarto di loro ricordava davvero di essersi perso tra i negozi, e alcuni richiamavano alla mente dettagli molto precisi.

«Piangevo... Ricordo bene quel giorno. Pensavo che non avrei più rivisto la mia famiglia» disse uno dei partecipanti.

«La memoria» spiega la Loftus «funziona un po'come una pagina di Wikipedia. Puoi accedervi e cambiarla, però è bene ricordare che possono farlo anche gli altri». Ma il fatto che i ricordi cambino può essere positivo. Ecco dove sta il trucco: rendere meno brutti i ricordi brutti e rendere migliori quelli belli.

Il problema è che abbiamo la tendenza a cercare sempre l'aspetto negativo in ogni situazione. Fa parte del nostro istinto naturale. Ed è logico che sia così: se toccate una teiera bollente, non vorrete certo che accada di nuovo.

Immaginate di avere appena scritto un post on-line e avere ricevuto 20 commenti. Anche se 19 sono positivi e uno solo è negativo, la nostra tendenza naturale ci porta a concentrarci solo su quello negativo. Ecco perché molti attori non leggono le recensioni che li riguardano: anche se la maggior parte contiene solo elogi, non riusciranno a togliersi dalla testa quelle negative.

Analogamente, sono i brutti ricordi quelli che ci assillano. Non è possibile cancellarli del tutto, ma se li pensiamo in un certo modo, possiamo trasformarli in elementi se non altro neutri.

I ricordi non sono scolpiti nella pietra: ogni volta che li rievochiamo, cambiano leggermente. Quando richiamate qualcosa alla mente, il cervello ristabilisce le connessioni tra i neuroni. E il risultato è un vero e proprio cambiamento nella struttura cerebrale.

Quando ricordate ricreate, modificate, rimemorizzate. Il ricordo è soggetto a cambiamento ogni volta che lo evocate.

Non è possibile riscrivere interamente un evento. Se, per esempio, ricordate di esservi trovati al cospetto della scuola al gran completo e di avere avuto un'amnesia al momento di parlare, il fatto in sé non cambierà; potete però modificare le emozioni legate a quel ricordo.

Daniela Schiller, direttrice del laboratorio delle neuroscienze affettive alla Mount Sinai School of Medicine di New York, ideò un esperimento ingegnoso per aiutare i pazienti a liberarsi della paura senza ricorrere ai farmaci.

Fino a quel momento il riconsolidamento della memoria era stato bloccato solo da farmaci o dalla terapia elettroconvulsivante. La dottoressa Schiller volle invece appurare se fosse possibile riattivare un ricordo traumatico e bloccare le paure associate a esso.

Addestrò sessantacinque persone ad avere paura dei quadrati blu, trasmettendo loro una leggera scossa elettrica ogni volta che gliene mostrava uno.

Il giorno dopo, il solo fatto di vedere il quadrato riattivava in loro la reazione di paura. La dottoressa Schiller divise poi i soggetti in tre gruppi. Mostrando loro i quadrati molte altre volte, stavolta senza scossa elettrica, cercò di insegnare loro a superare la paura.

Si tratta di un fenomeno chiamato estinzione. I risultati furono davvero interessanti: i soggetti che rividero i quadrati entro dieci minuti dalla riattivazione del ricordo dimenticarono completamente la paura. Gli altri, ai quali i quadrati furono mostrati solo diverse ore dopo, restarono invece timorosi.

Ricordi profondamente negativi possono creare paure altrettanto profonde, che influenzano atteggiamenti e comportamenti. Per esempio, l'episodio in cui avete dimenticato ciò che dovevate dire davanti a tutti potrebbe inculcarvi la paura di parlare in pubblico più avanti.

Pensando attivamente a quel ricordo e cercando di associarvi un'emozione diversa, riducete l'emozione negativa e, quindi, la paura che crea in voi.

Nell'esempio del vuoto di memoria davanti alla scuola, potreste cercare di associarlo a ricordi positivi di quell'occasione, come il fatto di averne riso, dopo, con i vostri amici. Ripensate a un vostro successo personale nell'esprimervi in pubblico, e associate quel ricordo emotivo più felice al discorso mancato davanti agli altri studenti.

Spesso, quando confessiamo le nostre paure, riduciamo l'effetto che hanno su di noi, ed è più facile condividerle con chi ha vissuto esperienze simili. Ecco da dove nasce il successo di iniziative come quella degli Alcolisti Anonimi.

A volte basta una minima connessione supplementare al passato per favorire il ricordo. Per esempio, gli immigrati russi in America, bilingui, ricordavano più dettagli autobiografici della prima parte della loro vita quando le domande venivano loro rivolte in russo invece che in inglese.

Ogni ricordo è affidato alla memoria grazie a una concatenazione di interazioni chimiche che connettono tra loro milioni di neuroni. Questi neuroni non si toccano mai; comunicano invece attraverso minuscole strutture, o sinapsi, che li circondano.

Quando impariamo qualcosa, le sostanze chimiche presenti nel cervello rafforzano le sinapsi che connettono i neuroni. I ricordi, che grazie a una proteina sono affidati alla memoria a lungo termine, cambiano costantemente quelle reti sinaptiche. Inevitabilmente, quindi, alcune si indeboliscono, mentre altre, assorbendo informazioni nuove, diventano più forti.

Non sono i 100 miliardi di neuroni presenti nel cervello a cambiare costantemente, sono le connessioni tra loro, i percorsi neuronali. Immaginateli come veri e propri sentieri in un campo.

Se create un sentiero neuronale negativo, state consumando l'erba e disegnando un percorso dal quale vi risulterà sempre più difficile allontanarvi. Sforzarvi, invece, di creare immagini positive vi aiuta a prendere le distanze da quel sentiero per tracciarne uno nuovo, positivo.

Ponete l'accento sugli elementi positivi

Adesso guardiamo l'altra faccia della medaglia, i ricordi positivi. In Inghilterra non siamo molto bravi ad accettare i complimenti, né tanto meno a bearci degli elogi altrui. Sarebbe da egoisti narcisisti. Dovremmo farlo, invece.

Il motivo per cui dovremmo pensare spesso alle lodi che ci rivolgono gli altri è che ci vuole tempo per assorbirle nella memoria a lungo termine. Così, quando accade qualcosa che ci fa dubitare di noi stessi, abbiamo ricordi positivi che ci ridanno la carica.

Finché i ricordi sono fragili e recenti, è facile distruggerli. So che sono un disastro nel ricordare i nomi di persone appena conosciute. Mi distraggo, e il nome scompare.

Ci vogliono alcune ore perché le nuove esperienze completino il processo biochimico ed elettrico che le trasforma da ricordi di breve termine in ricordi di lungo termine.

Ciò non significa che dovete pensare a qualcosa per due ore per trasformarlo in un ricordo; basta concentrarsi per un po' per assicurarvi che il processo di elaborazione sia iniziato.

Non potrete sempre controllare ciò che gli altri pensano di voi, ma almeno in qualche caso potrete decidere cosa pensare di voi stessi.

Il Cervello Creativo

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Neil Pavitt

Neil Pavitt ha lavorato per 25 anni come direttore creativo presso grandi agenzie pubblicitarie londinesi. Ora è scrittore e coach di creatività. E' convinto che ognuno di noi abbia un lato creativo da valorizzare e nei suoi workshop aiuta le persone a farlo emergere.
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