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Abbandona la tua caverna - Estratto da "Genitori di un Nuovo Mondo"

di Daniela Barra, Federico Parena 7 mesi fa


Abbandona la tua caverna - Estratto da "Genitori di un Nuovo Mondo"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Daniela Barra e Federico Parena e scopri come traghettare la tua vita e la tua famiglia verso una felicità condivisa

Sarà capitato anche a te di dover prendere una decisione importante nella tua vita, anzi sicuramente più di una e sai che, quando sei di fronte a un bivio, il passo verso l’una piuttosto che l’altra direzione è un’azione non facile da compiere. Mente e cuore dicono la propria. Normalmente due cose opposte. Mente dice A e cuore dice B.

Indice dei contenuti:

Fare una scelta

Ma la senti quella emozione? La percepisci anche tu quella vibrazione che ti attraversa il corpo quando rimani ad ascoltare il parere del tuo cuore? Ti proietta immagini da sogno in cui ti vedi felice e realizzato. E ti lasci avvolgere da queste piacevoli sensazioni!

Poi un velo nero oscura queste immagini. Ecco che fanno capolino dubbi, paure, condizionamenti.

Non sono in grado...

E se poi...

Ho paura di...

In fondo, chi si accontenta gode...

Meglio tornare con i piedi per terra...

E se ascolti queste voci, il grande salto non lo farai mai!

Prova a pensare a un albero facendo attenzione alle sue ramificazioni. Metti un dito al termine superiore del tronco, poco prima della prima ramificazione. Ora scegli se andare a destra o a sinistra. Fermati al successivo bivio. Dove decidi di andare? Continua così fino ad arrivare all’estremità dell’albero.

Hai notato quante diverse possibilità di scelta hai avuto? Le tue scelte ti hanno fatto giungere in una zona piuttosto che un’altra dell’albero. Questo per spiegarti che a un bivio ne seguirà un altro e poi un altro ancora, e non sei altro che tu a scegliere da che parte vuoi andare.

E indietro non si torna, proprio come il percorso di crescita dell’albero. Al bivio hai scelto, hai preso la tua strada, ma non puoi tornare indietro, la tua scelta l’hai fatta, se vuoi riaggiustare il tiro lo dovrai fare al bivio successivo, che ti può avvicinare alla strada che inizialmente hai rifiutato, ma non sarà mai la stessa strada! Indietro non si torna. Questo può far paura, ma in realtà è una fortuna! Hai fatto nuove esperienze, hai potuto conoscere l’altra

Strada e, riavvicinarti al percorso di prima, ti porterà a farlo con consapevolezza, vedendo ogni aspetto con nuova luce. Tutto questo è decisamente diverso dal seguire la solita strada senza porsi neppure una domanda, addormentato come un sonnambulo che continua a camminare inconsciamente e automaticamente.

Come dicevamo poche righe fa, abbiamo infinite possibilità di scelta, un bivio dopo l’altro, alcuni su questioni molto importanti e altri su cose più futili. E se parliamo di scelte importanti, nessuno può sapere se abbiamo seguito la strada giusta. Nessuno. Le cose possono andare bene o male, ma anche se una nostra scelta ci ha portato in una situazione che ci fa soffrire, essa è una lezione di vita. Forse meglio un periodo travagliato che porta a nuova consapevolezza che una vita piatta e monotona.

Di una cosa siamo certi: dovremmo sempre seguire la strada che ci porta verso la felicità e la libertà, che ci faccia sentire Vivi, con uno scopo e degli obiettivi da raggiungere.

Sei vivo in questo momento, o stai solo respirando?

Io ho fatto le mie scelte

A un passo dal matrimonio, nel 2008, mi licenziai da un lavoro certo. Stavo per terminare i 3 anni di apprendistato e mi avevano assicurato l’assunzione a tempo indeterminato. E fuori da ogni logica. .. mi sono licenziata. Il pretesto furono 3 giorni di ferie non concessi nonostante mi impegnassi nel mio lavoro e ne avessi a disposizione. In realtà, dopo 3 anni, quell’ambiente iniziava a starmi stretto. Sentivo dentro di me che dovevo scappare.

Non avevo le idee chiare sul futuro, ma decisi di pensarci al ritorno dal viaggio di nozze. Naturalmente familiari e amici credevano fossi diventata matta! L’unico a non contestare la mia decisione era stato Federico.

Dopo un mese dal viaggio di nozze mi chiamarono per un colloquio di lavoro per una azienda torinese ai tempi molto rinomata. Pochi giorni dopo iniziai il nuovo lavoro dopo aver firmato il contratto di 6 mesi. Per un periodo sono stata nel reparto web, motori di ricerca e SEO. L’ambiente era molto stimolante e mi piaceva parecchio, poi con un’altra collega ci spostarono in un reparto più legato al servizio di segreteria e il mio entusiasmo calò. Lavoro monotono e privo di stimoli, la mia anima iniziava di nuovo a sentirsi soffocata. In più da un mesetto avevo scoperto di essere incinta, ero in attesa della mia primogenita Giorgia.

Naturalmente allo scadere dei 6 mesi, il contratto non mi fu rinnovato. Ma al contrario di quanto si possa pensare ero molto felice che mi avessero lasciato a casa! Sono stati i 6 mesi più lunghi di tutta la mia vita e se ci ripenso ancora adesso faccio fatica a pensare che sia stato un lavoro durato così poco, li ho percepiti eterni questi 6 mesi!

Non ero io quella ragazza che si alzava tutte le mattine presto, prendeva il treno mentre sentiva una vita crescere dentro di lei, che si sedeva su quella scrivania, che accendeva quel PC e trascorreva 8 ore a rispondere a e-mail e a pigiare un bottone sul sistema per validare il processo. Si alzava da quella sedia che era già buio, riprendeva il treno e tornava a casa.

Infelice e confusa. Ecco come mi sentivo. Infelice perché non mi sentivo soddisfatta della mia vita e confusa perché non avevo ancora chiaro cosa volessi dalla mia vita, non sapevo chi ero. La mia essenza era sepolta. Avevo percezione di questo ma non sapevo come tirarla fuori.

Il 9 maggio del 2009 la mia vita ha cominciato ad avere un senso, la mia essenza iniziava a farsi intravedere, anche se ancora per brevi periodi, poi ritornava quieta quieta nel suo angolino. La nascita di Giorgia mi ha letteralmente aperto gli occhi sul valore della vita, su quanto sia miracolosa e bella. Ho capito che non volevo sprecare nessun giorno della mia vita nella monotonia e nell’apatia. Volevo essere felice io, per rendere felice mia figlia.

Ma come accennavo non è stato certo un percorso facile e le trappole delle credenze, condizionamenti e sensi di colpa erano dietro l’angolo. Ero senza lavoro anche se ero diventata la felice mamma di una splendida bimba. Iniziavo a darmi della stupida per essermi licenziata da un lavoro sicuro. Mi sentivo in colpa soprattutto nei confronti di Federico che era il solo a lavorare per mantenere la famiglia. Quando Giorgia aveva circa 6 mesi ero alla ricerca di un lavoro part rime, non mi importava cosa avrei fatto, l’importante per me era che fosse vicino a casa e di 4 ore, affinché la mia piccola non sentisse troppo la mia mancanza e, in caso di bisogno, potessi essere subito da lei.

Dopo la distribuzione di qualche curricula, mi contattò un negozio di ottica di un centro commerciale vicino casa mia. Appena dissi che avevo una bimba di 6 mesi, mi fecero chiaramente intendere che essendo mamma non mi avrebbero assunta in quanto per loro una mamma è inaffidabile. Non si può contare su una madre per eventuali straordinari e spesso risulta assente quando i figli non stanno bene.

Ero arrabbiata e al tempo stesso disperata. Ricordo ancora la telefonata fatta a mio marito appena entrata in macchina dopo il colloquio. Riversai su di lui tutte le mie emozioni mentre le lacrime rigavano copiosamente il mio volto. Mi sentivo profondamente in colpa per non contribuire al sostentamento economico della famiglia. Mi sentivo una fallita, e avevo la tremenda sensazione di essere di peso per Federico.

Intanto i giorni trascorrevano e Giorgia cresceva. Eravamo sempre insieme. Mi sentivo estremamente fortunata di poter vivere i suoi progressi giorno dopo giorno. Mi perdevo nei suoi occhi azzurri, assaporavo la morbidezza della sua pelle. Tutto con estrema tranquillità, senza imposizioni di orario e momenti di stress. Ero per lei la sua fonte di sicurezza e amore, ma lei era ancora di più per me. Era, ed è tutt'oggi con i suoi fratelli, la meraviglia, il miracolo, l’Amore, il Big Bang da cui tutto ha avuto origine.

Sì, perché lei mi ha risvegliata dal mio torpore, mi ha permesso di rivedere tutto il senso della vita, ha dato il via alla ricerca di chi sono davvero.

Mi sentivo come divisa in due. Una parte di me voleva fare la mamma a tempo pieno sempre presente nella vita di Giorgia e un’altra parte di me si sentiva in dovere di lavorare e darmi da fare. Ma cosa volevo veramente? Cosa rispecchiava e rispettava il mio vero Essere, e cosa era dettato da condizionamenti esterni da me acquisiti come realtà imprescindibile?

E, come in un tiro alla fune con me stessa, delle volte una Daniela aveva il sopravvento sull’altra, che faceva di tutto per non perdere la propria posizione.

Non era semplice sapere cosa fare.

Nella confusione più totale prevalse la Daniela che doveva darsi da fare e accettai un lavoro part rime in un call center inbound. Non durò molto... ero incinta del mio secondogenito, Gabriele. Il contratto tra l’altro era a tempo determinato.

La Daniela-mamma al 100% aveva colpito ancora!

Ma non riuscivo a stare ferma! Avevo nella testa un’idea che mi frullava. Vista la passione per le cure erboristiche e naturali volevo aprire un’erboristeria nel paese in cui vivevo, e presi le abilitazioni necessarie tra un corso e l’altro accompagnata dal mio bel pancione. Nacque anche Gabriele e quando compì 8 mesi realizzai il mio sogno: nacque l’erboristeria “Natura e Psiche”.

Ero orgogliosissima del mio negozio, lo adoravo e lo amavo follemente. Ero completamente presa tra ordini, soddisfare al meglio il cliente e studiare le correlazioni tra sintomi e stati d’animo. Vedevo caratteristiche simili in persone con lo stesso disturbo. Volevo saperne di più. Studiavo e frequentavo corsi girando anche per l’Italia. Gabriele e Giorgia li vedevo solo alla sera dopo aver chiuso il negozio e la domenica, a meno che non fossi fuori casa per frequentare qualche corso.

Il tempo passò, le mie conoscenze crebbero e improvvisamente iniziai a sentire che il negozio mi stava stretto. Mi sentivo chiusa in quelle quattro mura. Era come se fossi stata tutto quel tempo in negozio a riempirmi di conoscenze e ora sentivo di dover uscire alla luce del sole.

Il mio pancione, con dentro Gaia, la mia terzogenita, mi fece compagnia in negozio per 9 mesi. Qualche mese prima Federico decise di affiancarmi in negozio e poi rimase solo lui dopo la nascita della piccola.

Ero ritornata a fare la mamma praticamente a tempo pieno. Vedevo Gaia crescere e mi rendevo conto di quante cose mi ero persa dagli 8 mesi in avanti di Gabriele, dopo l’apertura del negozio. Non ero io ad andare a prenderlo al nido, ma mia mamma. E ancora prima non ero io a preparargli le pappine e farlo giocare, ma la baby sitter. Mi ero persa quasi tutto di lui, che in un attimo aveva già 3 anni.

Questa terza maternità è stata molto importante a livello introspettivo. Avevo ridimensionato l’importanza che avevo dato al negozio.

Mi ero resa conto che tutte le mie energie erano state rivolte a “Natura e Psiche”, ma a casa c’era stato il mio bambino che era cresciuto tanto in fretta con una mamma poco presente.

Era per me arrivato il momento di pormi delle domande.

Iniziò il mio lavoro interiore. Divenni facilitatrice PSYCH-K®BRAIN GYM e proprio in quel periodo scrissi, con Federico, il nostro primo libro Genitori al Contrario.

Il processo fu lungo e tutt’altro che semplice. Doveva venire fuori la mia essenza, il più pulita possibile da condizionamenti e credenze. Non potevo mentire a me stessa, ma quello che volevo ottenere mi sembrava assurdo e impossibile per cui molte volte mi bloccai quasi convinta a ritornare sui miei passi.

Ma ripetevo a me stessa che dovevo ascoltare la mia Essenza, che dovevo accoglierla, assecondarla.

Dovevo osare e abbandonare la mia zona di comfort.

Dovevo seguire la mia Anima che mi indicava il mio valore su questa terra e a gran voce mi diceva: “Fai ciò per cui sei venuta al mondo, nella tua unicità!”.

La strada era quella della felicità.

Quindi cosa volevo?

  • Essere più presente con i miei figli.
  • Fare un lavoro soddisfacente e limitato ad alcune ore del giorno da gestire a mio piacere e in base alle mie esigenze.
  • Vivere in un posto caldo e vicino al mare.
  • Essere... me stessa!

Cosa posso dire con il senno di poi?

Che a quanto pare i miei obiettivi non erano poi così irraggiungibili! Sembrava un salto nel vuoto, ma sull’altra sponda ci sono arrivata, e da questa parte il mondo è molto più bello!

Pianta nuovi semi e fai crescere il tuo albero rigoglioso

Possiamo tranquillamente dire che il momento del grande salto può avvenire solo se siamo davvero pronti e solo se ci siamo liberati da pesanti zavorre, e se abbiamo cambiato il nostro modo di pensare e di vedere la realtà, uscendo dagli automatismi che ci tengono imbrigliati nella nostra area di comfort e ci mantengono addormentati.

In questi ultimi anni, anche se non hai letto il nostro primo libro Genitori al Contrario, probabilmente anche tu avrai sentito parlare di credenze, nello specifico di credenze limitanti. Ma cosa sono? Ecco come le descrive Irene Menis, insegnante di PSYCH-K®, tecnica attraverso la quale riusciamo a facilitarci nell’allineare le nostre credenze subconsce con i nostri obiettivi consci, in modo che i nostri schemi mentali non siano da ostacolo nella nostra autorealizzazione:

«Le Credenze Subconscie sono le nostre “abitudini”, percettive e comportamentali. Il nostro sistema di credenze è il filtro attraverso cui diamo il significato all’ambiente intorno a noi ed è la matrice con cui creiamo la nostra realtà. A livello neurologico le credenze sono connessioni neuronali che si sono dimostrate efficaci e che la nostra mente subconscia riutilizza e rinforza ogni volta che ci troviamo in una situazione analoga. Le credenze riguardano ogni aspetto della nostra vita: immaginiamole come dei programmi automatici che il subconscio attiva per permetterci di rispondere con prontezza agli stimoli esterni (anche guidare la macchina è una “credenza”: abbiamo un programma automatico che ci permette di guidare, è per questo che ora è molto più semplice di quando stavamo studiando per prendere la patente!). Le credenze sono semplice-mente il modo in cui il nostro cervello funziona. Non ci sono credenze buone o cattive, ci sono credenze che ci fanno stare bene (potenzianti) o che ci creano sofferenza (limitanti). Per creare una vita felice e appagante è cruciale che le nostre credenze subconscie siano in sintonia con i nostri obiettivi consci».

Sembra facile a parole, ma in realtà comporta un grande lavoro su se stessi, perché non sempre ci rendiamo conto che determinati pensieri o azioni sono determinati da un nostro sistema di credenze. Diventano abitudini, azioni meccaniche di cui non ci si rende conto poiché automatiche.

Non ce ne rendiamo conto, ma le credenze modellano compieta-mente la nostra vita. Prova a pensarci un attimo: tutto ciò che vivi è vero per te, ma non per gli altri. Anche chi ti è più vicino, come il tuo partner o i tuoi figli, ha un sistema di credenze simile al tuo, perché appartenente al tuo stesso sistema culturale, ma non perfettamente identico! Per cui non arrabbiamoci se, per il nostro anniversario, non riceviamo un bel mazzo di rose da nostro marito. Per noi un simile regalo può essere un gesto importante mentre per nostro marito può non esserlo, ma non perché non ci ama! Semplicemente esprime il suo amore verso di noi in altro modo, secondo le sue credenze, che non sono le nostre. Ogni riferimento è puramente casuale... io romantica persa e Federico pragmatico da sempre.

La stessa cosa vale per come viviamo la quotidianità e le cose che ci accadono. Ognuno le vive a suo modo. Ognuno di noi ha un modo unico di vedere la vita.

Entriamo un po’ più nello specifico. La realtà non è qualcosa di oggettivo, bensì è soggettiva e corrisponde al tuo mondo interiore: ciò che tu percepisci del mondo, delle persone e degli eventi lo fai in base a modelli appresi e integrati nel passato.

La prima bella notizia è che devi soltanto diventare la versione di te che corrisponde alla realtà che desideri. Immagina di versare una intera bottiglia di acqua in un bicchiere. È fisicamente impossibile che riesca a contenere tutto il contenuto. Noi siamo quel bicchiere che per raccogliere e contenere tutte le opportunità e la prosperità che la vita ci offre dobbiamo iniziare un processo di vera e propria mutazione in un contenitore più capiente.

Possiamo raffigurare i livelli all'interno dei quali possiamo trasformare la nostra vita, attraverso una piramide rovesciata che dall’esterno va sempre più in profondità verso l’interno.

  • Ambiente
  • Azioni/Comportamenti
  • Emozioni
  • Credenze/Convinzioni
  • Credenze chiave/Modelli di realtà
  • Identità

Genitori di un Nuovo Mondo

Guida la tua famiglia verso la felicità sostenibile

Daniela Barra, Federico Parena

Genitori di un Nuovo Mondo vuole essere un libro di ispirazione per tutti quei genitori che hanno a cuore il domani dei propri figli e dei futuri nipoti, consapevoli di avere il potere di imprimere alla propria famiglia la...

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Daniela Barra

Daniela Barra, 32 anni, laureata in scienze e tecniche psicologiche dello sviluppo e dell’educazione presso l’ Università degli studi di Torino. Facilitatrice PSYCH-K® e BRAIN GYM, compagna di vita di Federico e mamma di Giorgia, Gabriele e Gaia, è coautrice del libro “Genitori al...
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Federico Parena

Federico Parena, 33 anni, laureato in studi internazionali e scienze dell’amministrazione è appassionato di crescita personale. Coautore del libro “Genitori al contrario” in uscita ad Ottobre 2015 edito da Uno Editori, si occupa di coaching spirituale a livello individuale e nella coppia....
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