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A lezione dai centenari - Estratto da "Impara la Longevità"

di Mario Martinez 6 mesi fa


A lezione dai centenari - Estratto da "Impara la Longevità"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Mario Martinez e scopri qual è il segreto della longevità degli ultracentenari

La maturazione è un processo naturale che tutti sperimentiamo. Quello dell'invecchiamento, al contrario, è un concetto disfunzionale: rappresenta infatti un assimilazione dei portali culturali che stabiliscono come la biologia "dovrebbe" rispondere al passaggio del tempo.

Indice dei contenuti:

Giovani a cent'anni

Ho eseguito una ricerca estensiva sui centenari (dai 100 anni in su) in buona salute cresciuti nelle culture più disparate.

Questo capitolo, basato su ciò che ho scoperto, tratta degli elementi comuni, delle credenze e delle nozioni sull'invecchiamento che contribuiscono al benessere degli individui più longevi al mondo.

Nelle prossime pagine vi insegnerò alcuni metodi per modificare la "coscienza dell'invecchiamento" in una società che non supporta la maturazione anagrafica per ciò che è: un'opportunità per aumentare il proprio valore e le proprie competenze.

Uno dei risultati più paradossali ai quali sono giunto è che, quando i centenari raggiungono il livello superiore e ancor meno comune di longevità diventando quelli che definisco supercentenari (dai 110 anni in su), la frequenza con la quale si presentano gli effetti deleteri dell'invecchiamento si riduce.

Anche se attualmente esistono al mondo poche centinaia di supercentenari effettivi (il 90 per cento dei quali sono donne), ritengo che uno dei motivi di tale incredibile longevità sia da ricercarsi nel fatto che questi individui hanno avuto più tempo per esercitarsi nelle pratiche che allungano la vita.

Portali culturali

I portali culturali veicolano potenti raccomandazioni volte a farci conservare l'identità collettiva e il controllo tribale.

Avvertimenti come «Sei troppo vecchio per fare quella cosa» o «Cosa ti aspetti alla tua età?» definiscono l'orizzonte del portale dell'anzianità e determinano il modo in cui ci si aspetta che le persone percepiscano il mondo da tale prospettiva. Le raccomandazioni di questo tipo sono ipnotiche, e restringono il campo delle opzioni disponibili nella vita stabilendo il ritmo della nostra maturazione biologica.

La maturazione è il processo con cui il mentecorpo attraversa lo spazio e il tempo, mentre l'invecchiamento è la reazione del mentecorpo alle limitazioni culturali che lo stesso assimila.

Per fortuna, i centenari di tutto il mondo sfidano ogni giorno i portali culturali delegittimanti e ci dimostrano che sono le credenze subculturali più resilienti, non la genetica, i fattori più determinanti ai fini della longevità. Provengono da culture le cui convinzioni culturali non sono troppo dissimili da quelle che sostengo contribuiscano all'invecchiamento.

Ma la loro determinazione nel mettere in dubbio ciò che a livello personale sembra non avere senso, li libera dalle restrizioni tribali: preferiscono di fatto adottare un sano atteggiamento di sfida nei confronti della tribù che conformarsi a credenze dai risvolti poco salutari.

Le lezioni scorrette apprese dagli editori culturali hanno un effetto limitato sui centenari perché si tratta di persone che hanno imparato presto nella vita a immaginare un mondo che si estende ben oltre quanto descritto dalle ottuse definizioni culturali.

Quando si incontra un pluricentenario in buona salute, ci si accorge subito che non corrisponde allo stereotipo che ci si aspetterebbe.

Tempo culturale

Secondo la teoria biocognitiva, il tempo culturale include le attribuzioni, i rituali, gli avvertimenti, le credenze e gli altri orizzonti che intrecciamo nel tempo e nello spazio della nostra percezione incarnata. Mentre la maturazione richiede solamente il passare del tempo, l'invecchiamento risente significativamente della storia culturale che incarniamo. La biologia è scolpita all'interno dei portali culturali nei quali scegliamo di entrare, mentre la longevità salutare aumenta grazie alla resilienza che impariamo dalle sfide che affrontiamo.

E' essenziale riconoscere che il tempo è un concetto che abbiamo inventato per misurare il movimento nello spazio. I nostri antenati primitivi vivevano in un presente immediato, alieno all'idea di passato e futuro. La capacità di costruire strumenti indica tuttavia l'esistenza della capacità di pianificare per il futuro: si creano oggetti da usare nel presente e si progetta di riutilizzarli in futuro ricordando come lo si è fatto in passato.

Anche se sono trascorsi ormai oltre settantamila anni da quando i nostri progenitori hanno scoperto il passato e il futuro, continuiamo ancora oggi a concepire il tempo come qualcosa di più di un artefatto utile a misurare il movimento nello spazio.

Proprio come suddividiamo il tempo in cui lavoriamo e quello in cui ci riposiamo in cicli di sette giorni, distinguiamo tra gioventù e vecchiaia in base a cicli che durano un numero variabile di anni. Si tratta sempre di cicli definiti a livello culturale, non biologico. Pensiamo per esempio al fatto che i 70 anni sono diventati i nuovi 50, o che ai tempi dei romani chi aveva 30 anni era già piuttosto anziano.

Quindi vi chiedo: è il tempo che ci fa invecchiare o è la cultura in cui viviamo a dirci come dovremmo vivere l'età che abbiamo? Vi mostrerò come si naviga nello spazio sfruttando la concezione del tempo propria dei centenari.

L'antagonismo salutare nei confronti degli editori culturali

Dai nostri editori culturali apprendiamo lezioni inestimabili: alcune sono dolorose, altre piacevoli. Ma, indipendentemente dal fatto che siano spiacevoli o gioiose, dobbiamo scegliere quali incorporare e quali scartare nel momento in cui decidiamo di spingerci oltre la cultura comunemente accettata. Alcune delle lezioni più utili sono quelle che impariamo in circostanze particolarmente turbolente.

Di conseguenza, non è il fatto di sentirsi bene o male nel momento in cui si impara a determinare se una lezione è utile o dannosa: sono l'onore, la dedizione e la lealtà che ne possiamo trarre a indicarlo. Questa distinzione ci può aiutare a decidere a quali messaggi dei nostri editori culturali faremmo bene a opporci e quali nozioni dovremmo invece assimilare con gratitudine.

I centenari che ho incontrato durante le mie ricerche sembravano tutti aver sviluppato già nelle prime fasi della vita la capacità innata di capire quali lezioni mettere in discussione e quali accettare tra quelle ricevute dai rispettivi editori culturali. Di fatto, nonostante alcuni soggetti avessero avuto a che fare con editori culturali davvero terribili, erano sempre in grado di ricordare le persone che, seppur brevemente, avevano fatto capolino tra le varie disgrazie per offrir loro un gesto d'amore.

Quai è la lezione in questo caso? Occorre rendersi conto che, indipendentemente dai gironi infernali che possiamo affrontare, nella profondità della nostra memoria si celano sempre doni dimenticati generati dagli atti di gentilezza sporadici che non abbiamo voluto assimilare. Riscoprire questi doni dimenticati può fornirci la spinta giusta per sviluppare una maggior resilienza.

Una volta, una delle pazienti affette da disturbo post-traumatico da stress che seguivo mi disse che non riusciva a ricordare di aver mai ricevuto nemmeno un singolo atto di gentilezza in tutta la vita. Dopo avermi raccontato cosa le era successo durante l'infanzia, non ci misi molto a capire perché fosse incatenata a un presente così infernale. Il padre aveva abusato sessualmente di lei fin da quando aveva 5 anni, spingendola a scappare di casa a 15. Mentre gli altri bambini non vedevano l'ora di tornare a casa da scuola per godersi le comodità di casa e l'affetto della famiglia, la mia paziente era costretta a cercare in tutti i modi di evitare i deplorevoli abusi del padre. Non riuscii a risvegliare in lei nemmeno un singolo ricordo piacevole.

Dopo alcune settimane in cui praticò una tecnica contemplativa che le avevo insegnato, riuscì finalmente a far riaffiorare il ricordo di un atto di gentilezza ricevuto. Era un pomeriggio freddo e nevoso, e stava ritornando a piedi da scuola in preda alle solite preoccupazioni. Una signora anziana che viveva a qualche casa di distanza dalla sua le aveva fatto cenno di avvicinarsi, poi l'aveva invitata a entrare in casa per ripararsi dalla neve e le aveva offerto biscotti appena preparati e cioccolata calda. Confesso che, appena la paziente finì di raccontarmi la storia, infransi la stupida regola che proibisce agli psicologi di avere un contatto fisico con i propri pazienti. La abbracciai, ed entrambi scoppiammo in lacrime. Fu poco dopo l'episodio della vecchietta gentile che la mia paziente aveva trovato il coraggio di scappare di casa.

Cos'ha a che fare questo aneddoto professionale con i centenari e la loro longevità? Semplice: sintetizza alla perfezione l'essenza dell'antagonismo salutare. Prima di mettere in discussione qualcosa in maniera virtuosa occorre sentirsi degni di compiere l'atto di antagonismo.

Sfidando la cattiveria troviamo la libertà. I centenari capiscono istintivamente che sono gli atti di gentilezza casuali a costituire la base della loro resilienza. Indipendentemente dalle tempeste emotive che hanno attraversato, riescono sempre a richiamare alla mente esempi di compassione dal passato.

Lo consapevolezza dei centenari

Resilienza, perseveranza, creatività e flessibilità sono tutte qualità che ho riscontrato in ogni centenario che ho esaminato, viaggiando tra le culture dei cinque continenti. Per fortuna è possibile impararle senza affidarsi al proprio corredo genetico o alla propria storia familiare. Non è possibile isolare i geni che identificano la mente di un centenario, ma possiamo apprendere i comportamenti che contribuiscono alla longevità passando da una mentalità condizionata dal passaggio del tempo a una improntata all'impegno nello spazio. In cosa consiste la sfida esistenziale che vi sto proponendo?

Dobbiamo staccarci dall'ipnotico concetto di tempo in cui le cose ci succedono in sequenza e prestare attenzione al modo in cui possiamo succedere nel nostro spazio tralasciando il preciso ordine degli eventi. Cercherò di rendere più chiara la questione con qualche esempio.

E lunedì mattina, e la vostra auto non ne vuole sapere di partire. Chiamate un taxi che vi porti al lavoro, e ci mette quarantacinque minuti per arrivare. Quando arrivate in ufficio vi rendete conto di aver dimenticato di scrivere un'importante e-mail a un cliente. Gli eventi turbolenti che formano questa specie di "sequenza" non chiedono altro se non di essere collegati tra loro usando i fili cognitivi che esistono solo e soltanto nella vostra mente: ma che orribile inizio di settimana! Imponiamo una sequenza al tempo per dare un senso allo spazio che percorriamo.

Ma, dato che leghiamo le sequenze agli eventi della nostra dimensione spazio-tempo per mezzo dei fili cognitivi, possiamo allo stesso modo liberarle facendo appello alle qualità che accomunano i centenari: creatività per reinterpretare attribuzioni negative, flessibilità per considerare altre opzioni, perseveranza per sopportare le turbolenze e resilienza per adottare nuovi atteggiamenti e approcci.

Lasciate che chiarisca ulteriormente. Anche se abbiamo bisogno di tessere i fili cognitivi per dare un senso al nostro mondo, quando affrontiamo una serie di circostanze simili a quelle descritte tendiamo a imporre una sequenza a eventi che risultano in realtà slegati tra loro, creando un rapporto causa-effetto falso.

L'auto che non parte e l'essersi dimenticati di rispondere a un'e-mail non sono in alcun modo correlati da un rapporto di causalità; tuttavia, imbrigliando i due eventi con i fili cognitivi, potreste arrivare alla conclusione che tutto andrà storto per il resto della giornata. Al contrario, schiantarsi con l'auto perché i freni sono in cattive condizioni o perdere una coincidenza perché il volo ha accumulato ritardo sono esempi di rapporto causa-effetto esterno.

Anche se da entrambe le serie di eventi potete concludere che non sarà una bella giornata, nel primo caso il rapporto di causalità viene creato da voi (gli imprevisti stanno succedendo perché è una brutta giornata), mentre nell'altro è completamente dimostrabile.

Verso la fine del capitolo vi spiegherò come fare vostre le qualità dei centenari che vi possono liberare dai deleteri effetti derivanti dalla creazione di relazioni causa-effetto false. Per ora cercate semplicemente di ricordare che le sequenze esistono solamente nella vostra mente, e iniziate a fare caso a quante delle conclusioni che traete sugli eventi della vostra vita si basano sul mero fatto che avete imparato a raggruppare e connettere artificialmente le vostre esperienze.

Impara la Longevità

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Mario Martinez

Mario Martinez è un neuropsicologo clinico americano che tiene lezioni in tutto il mondo su come le credenze culturali influenzino la salute, la longevità e il successo. È il fondatore della scienza biocognitiva: una scienza che indaga le cause ereditarie della salute e...
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