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Vita e morte: sono davvero separate?

di Selene Calloni Williams 10 mesi fa


Vita e morte: sono davvero separate?

Superare l’inganno della separazione vita/morte con un’immersione totale nella Natura

La morte è il fondamento di ogni civiltà. Affinché vi sia una civiltà bisogna che vi sia la morte, la quale non esiste nello stato di natura. Eva e Adamo, che mangiano dall’albero della conoscenza e divengono mortali, sono il simbolo di ciò.

Indice dei contenuti:

La morte non esiste


Dopo aver separato la vita dalla morte, ogni civiltà porta in essere il proprio senso del bene e crea i propri valori, leggi, norme, regole e governa gli individui. La riunificazione della vita e della morte è possibile: bisogna andare oltre l’ipnosi esercitata dalla propria civiltà. Le civiltà squilibratamente matricentriche mettono il bene nei valori femminili, lunari, notturni, nell’invisibile, praticano le arti magiche, dedicano più attenzioni e sforzo alla morte che alla vita, costruendo monumenti funebri di enorme importanza, praticano il sacrificio umano.

Presso la civiltà Maya, per esempio, si pensa che i sacrifici umani fossero addirittura premi per la vittoria al gioco della palla; gli atleti che si cimentavano in questo sport nazionale e che lo vincevano ricevevano in premio la morte. Le civiltà squilibratamente patricentrice mettono tutto il bene nei valori maschili, solari, diurni, razionali, in ciò che è visibile e sentono la morte come la più grande sciagura.

Il problema non è mai la morte o la vita in sé, ma la separazione delle due dimensioni. Se non c’è paura, c’è visione e c’è la possibilità di morire con consapevolezza, attraversare la morte consapevolmente, rinascere consapevolmente, vivere consapevolmente e di nuovo morire consapevolmente in un unico ciclo di coscienza ininterrotto che riunifica le due dimensioni e mostra che tutto accade proprio ora. 

Tutto è nell’attimo presente

«Ogni cosa, a ognuno, accade precisamente, precisamente ora» (J. L. Borges). Tutto è nell’attimo presente, ma la mente umana non può afferrarlo, quindi filtra a poco a poco la realtà, creando la sensazione del prima e del dopo.

A partire da ciò si crea la sensazione della causa e dell’effetto e il pensiero logico. Ma è sempre possibile per l’individuo vincere l’inganno della morte attraverso l’amore. In questo cammino la natura è la grande maestra.

Chi vuole il risveglio deve andare sia oltre al pensiero logico-analitico – che con il suo riduzionismo non vede che la parte – sia oltre al pensiero mitico- magico – che con il suo olismo non vede che il tutto. Il pensiero del cuore sa fare ciò e sa vedere che gli eventi non accadono perché hanno delle cause, ma perché hanno un fine. Il pensiero del cuore è il segno distintivo dei mistici e dei poeti. Per cominciare un cammino di risveglio devi ricevere un’iniziazione, che a volte ti dà la vita stessa, altre volte un maestro, puoi riceverla persino da un libro.

La Natura come maestra

Presso gli sciamani della Mongolia e della Siberia la morte non è l’antitesi della vita, ma una dolce maestra. Lo sciamano ha i sensi sottili aperti, egli è in grado di vedere simultaneamente nella dimensione visibile e invisibile, sa viaggiare oltre la grande soglia e fare ritorno con un puro atto di consapevolezza. Presso gli altaici e i turco mongoli, lo sciamano viene iniziato dal suo maestro all’arte del viaggio sciamanico, che è il viaggio oltre la grande soglia, in un complesso rituale che comporta una morte e una rinascita. Ho descritto questo rituale nel libro Il profumo della luna, edizioni Studio Tesi. Il libro svela le chiavi del viaggio sciamanico, dando al lettore la possibilità di compiere a sua volta la grande avventura.

Infatti Il profumo della luna è la trascrizione romanzata di una “favola di potere”. Per gli sciamani dell’Altai la “favola di potere” è un racconto che contiene chiavi di attivazione di talenti e possibilità comunemente sconosciute. Altra maestra sublime del grande viaggio è la Natura, per questo ho deciso di contribuire a divulgare l’arte di apprendere da essa. È di recentissima pubblicazione, per i tipi di edizioni Studio Tesi, il mio libro Shinrin Yoku. L’immersione nei boschi. Si tratta della descrizione di un potente rituale di comunione con la natura ispirato allo Shintoismo e allo Zen.

Superare l’inganno della separazione vita/ morte significa sciogliere la paura. Meno hai paura e più felicemente vivi, trovando il vero scopo della tua vita e raggiungendo i tuoi obiettivi quotidiani in assenza di sforzo. Se vuoi essere vincente devi sciogliere la paura profonda, risolvendo l’inganno che la nutre. Si tratta di un percorso a tappe di intensità sempre crescenti, che sostiene una trasformazione alchemica definibile in quattro tappe:

1. La condizione di vittima. L’individuo pensa “accade a me” ed è in una relazione di vittimismo.

2. La condizione di apprendista. L’individuo ha l’impressione che gli eventi accadano per la sua capacità di portarli in essere. Attribuisce grande importanza al suo potere di visualizzazione e di volontà. È ancora influenzato dai valori del mondo.

3. La condizione di veicolo. L’individuo ha compreso che gli eventi non sono accadimenti meccanicistici, ma “enti”, “entità”, “spiriti”. Allora si rende disponibile a farsi canale del divenire. Quello che conta non è più il quoziente d’intelligenza, ma il quoziente di apertura. L’individuo raggiunge gli obiettivi in assenza di sforzo e si tratta sempre di traguardi liberi, non influenzati dall’ipnosi sociale e in armonia con la volontà cosmica. A questo livello l’individuo è ispirato, vede ed è guidato. È nell’eudaimonia. La parola “eudaimonia” significa essere in compagnia di un buon demone, un buono spirito guida, per gli antichi l’eudaimonia era sinonimo di felicità.

4. La condizione di non dualità. Questo è lo stato in cui la morte e la vita sono riunificate in un unico, libero atto di lucida consapevolezza che vede la vita e la morte come due dimensioni distinte, ma non separate. La paura è vinta, la sofferenza recisa alla radice, la realizzazione è totale.

Shinrin-Yoku - L'Immersione nei Boschi

Il rituale giapponese per liberarsi dall’ansia e dallo stress

Selene Calloni Williams, Noburu Okuda Do

(8)

Il termine Shinrin-Yoku, ovvero “bagno di foresta”, coniato in Giappone negli anni Ottanta dal direttore dell’ente forestale nipponico, fa riferimento all’immergersi nella natura con i cinque sensi. Lo Shinrin-Yoku...

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