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Un buon inizio? - Estratto dal libro "L'Uomo che ha Inventato il XX Secolo"

di Robert Lomas 3 mesi fa


Un buon inizio? - Estratto dal libro "L'Uomo che ha Inventato il XX Secolo"

Leggi il prologo del libro di Robert Lomas e scopri la figura affascinante e geniale dello scienziato Nikola Tesla, una delle più grandi menti del Novecento

Una bella mattina d'estate del 1884, il treno per Calais stava lasciando Parigi. Sulla banchina c'era un giovane alto, magro e dai folti capelli neri pettinati con la riga in mezzo. I suoi baffi nascondevano a fatica i movimenti nervosi delle labbra, mentre era impegnato a cercare qualcosa nelle tasche dell'impermeabile, con la concentrazione di chi ha appena perso il portafoglio.

In effetti quell'uomo aveva perso ben più del portafoglio: era stato derubato di tutti suoi averi, compresi i suoi ultimi risparmi e il biglietto per New York, che a malapena era riuscito a permettersi. Fece appena in tempo a rendersi conto del disastro che sentì il treno fischiare, le porte si chiusero violentemente davanti a lui e sentì l'odore del fumo e del vapore, mentre i vagoni lentamente iniziavano ad avviarsi.

Che fare? A Parigi non c'era più niente per lui: aveva perso tutti i suoi averi, abbandonato il suo posto d'ingegnere e lasciato il suo appartamento. Chiuse gli occhi in preda alla disperazione e, grazie alla sua incredibile memoria fotografica, gli apparve chiaramente il numero del suo biglietto del piroscafo. Con solo questa informazione, sarebbe riuscito ad arrivare lo stesso a New York? Senz'altro, pensò, la società di navigazione avrà avuto una lista con quel numero prenotato a suo nome, e lui avrebbe potuto reclamare la sua cabina. Mentre si disperava, il treno aveva già cominciato ad avanzare. Se avesse perso anche la nave, la possibilità di raggiungere la "terra promessa" sarebbe definitivamente svanita, insieme a tutto il resto.

Decise in fretta, si voltò e iniziò a correre lungo il binario, sfruttando tutta la lunghezza delle sue gambe sottili per riuscire a raggiungere e saltare sul treno in corsa. Nel lungo tragitto verso la costa ebbe tutto il tempo di riportare alla mente i più piccoli dettagli del biglietto perduto.

L'uomo dalla sorprendente memoria era un cittadino serbo di ventotto anni, Nikola Tesla. Sappiamo ciò che accadde quel giorno perché lui stesso, negli anni a venire, ricordò in una serie di articoli molti episodi della sua gioventù, tra cui anche la storia del bagaglio rubato. Arrivato al porto, scoprì che ricordare il numero del biglietto non bastava a convincere la compagnia di navigazione a farlo salire a bordo.

Compresa la situazione, iniziò a frugarsi nelle tasche: trovò qualche moneta, un fazzoletto, alcune poesie e articoli scritti da lui, un quaderno di calcoli relativi alla soluzione di integrali irrisolvibili, chiuso con un nastro, alcuni studi per un nuovo progetto di una macchina volante e una lettera. Questa era di un amico inglese, Charles Batchellor, con il quale aveva spesso giocato a biliardo a Parigi.

Questi conosceva il famoso inventore Thomas Edison, ed era stato proprio lui a suggerire a Tesla che l'America era il paese dove avrebbe potuto farsi un nome come scienziato, proponendogli di scrivere una lettera di presentazioni a Edison. Ovviamente Tesla aveva posto più attenzione a quella lettera che al portafoglio e a tutti i suoi bagagli. Forse adesso avrebbe potuto usarla per superare quella situazione spiacevole. Apri con attenzione la busta, e lesse:

All'egr. sig. Thomas Edison... questa lettera le viene consegnata dal sig. Nikola Tesla...

Ecco la prova della sua identità. La mostrò agli ufficiali dell'imbarco e, quando nessun altro Nikola Tesla si presentò a reclamare il biglietto, gli venne finalmente concesso di salire a bordo.

La traversata fu piacevole, ma si può immaginare lo sconforto di Tesla. I pasti erano compresi e aveva una cabina dove dormire, ma non possedeva altro che i vestiti che aveva indosso - nemmeno un cambio di biancheria. Per un gentiluomo europeo esigente, colto e con un'istruzione superiore era decisamente una nuova esperienza. Con il passare dei giorni si sarà sentito sempre più a disagio per l'inevitabile mancanza di igiene personale; era a tal punto consapevole del suo cattivo odore che trascorse la maggior parte del tempo seduto a poppa, con la speranza-che la brezza marina lo avrebbe disperso più agevolmente. Da abile nuotatore qual era, conservò la speranza che se un miliardario fosse caduto in acqua, lui avrebbe potuto salvarlo, meritandosi così una ricompensa. Ma questo non successe e lui, per la gran parte della traversata atlantica, rimase lì seduto sopportando, più che godendo, l'aria fresca del ponte.

Avrebbe cercato un lavoro con l'inventore più famoso del mondo, un imprenditore di successo che aveva raggiunto una fama planetaria. Tesla aveva visto per la prima volta il nome di E-D-I-S-O-N - così era scritto, a lettere luminose - su un cartello a motore sulla cima del padiglione Edison, all'Esposizione sulla Salute di Berlino.

Desideroso di veder apprezzate le sue capacità tecniche e le sue idee rivoluzionarie, Tesla avrebbe annunciato al famoso inventore, vent'anni più anziano di lui, che le idee che aveva in testa sarebbero state capaci di rivoluzionare l'industria elettrica, ancora agli albori. Sperava che dopo avergli rivelato le sue teorie sulla corrente alternata, Edison sarebbe stato entusiasta di finanziare le sue ricerche.

Edison, all'epoca già affermato inventore elettrico, aveva ideato molti meravigliosi dispositivi che tutto il mondo era ansioso di acquistare, tra cui il fonografo - il primo registratore in grado di riprodurre i suoni mediante dei cilindri metallici - e una lampada elettrica, entrambi già brevettati; sembrava un uomo capace di trasformare le idee in denaro.

Intuì la possibilità di fare fortuna con la lampada elettrica quando capì che la gente non voleva soltanto comprare una lampadina, ma voleva un'installazione completa per l'illuminazione, per sostituire nelle case e negli uffici la luce a gas con la più comoda elettricità. In quel periodo l'industria dell'illuminazione a gas era al suo massimo sviluppo in America, e guadagnava intorno ai i^o milioni di dollari l'anno: Edison stava iniziando a sviluppare impianti elettrici per sostituirla. Tesla aveva avuto informazioni di prima mano sull'ambizioso progetto, avendo lavorato a Parigi per la Continental Edison, una società associata. Aveva poi letto "un'intervista a Edison su un quotidiano francese, in cui il grande inventore dichiarava:

Dovevo ricreare una perfetta imitazione di tutto quello che funzionava a gas, in modo da sostituire l'illuminazione a gas con quella elettrica. L'illuminazione sarebbe stata migliorata a tal punto da soddisfare tutte le richieste delle condizioni naturali, artificiali e commerciali.

Tesla conosceva la reputazione di Edison, quella di un uomo che aveva fatto grandi cose. Era stato un umile operatore del telegrafo, trovando poi il modo di migliorare quel sistema: aveva costruito un dispositivo, chiamato ripetitore del telegrafo, per ricevere i messaggi telegrafici e ritrasmetterli alla stazione successiva senza bisogno dell'intervento umano.

Questa invenzione aveva permesso di aumentare le distanze di trasmissione dei messaggi e di risparmiare molto sulla manodopera, evitando allo stesso tempo gli errori che i diversi operatori potevano commettere, trascrivendo manualmente il messaggio. Tesla ammirava il modo in cui Edison era riuscito a creare un dispositivo capace di trasmettere quattro messaggi in contemporanea lungo un unico filo del telegrafo, e il solo motivo che lo aveva spinto ad attraversare l'Atlantico era di poter incontrare quel mago dell'elettricità.

A Parigi si erano diffuse storie pittoresche sulla famosa esibizione di Edison, che venivano raccontate dagli ingegneri americani in viaggio in Europa. Tesla aveva sentito dell'inserviente nero il cui cappello s'illuminava mentre consegnava un volantino a ogni visitatore; delle centinaia di persone che avevano marciato sulla Fifth Avenue con delle lampade in testa, al seguito di un ufficiale che roteava una bacchetta con la punta illuminata elettricamente; e delle ballerine che danzavano indossando costumi pieni di luci. Chiunque possa permettersi una dimostrazione così costosa dovrà avere molti capitali da investire, pensava, e Charles Batchellor gli aveva fatto capire che se fosse andato in America Edison si sarebbe convinto a finanziarlo, così che Tesla avrebbe potuto realizzare il nuovo motore elettrico che aveva progettato.

E mentre sedeva a poppa del piroscafo senza più il becco di un quattrino, l'idea del denaro che Edison gli avrebbe offerto per portare avanti le sue idee sull'elettricità aiutarono Tesla a sopportare la difficile situazione.

Lo sbarco a New York avrà sicuramente avuto un grande effetto sul giovane scienziato. Era stato a Praga, Budapest, Berlino e Parigi, imparando a conoscere le grandi capitali europee, ma non era pronto alla cruda asprezza di New York. I profili e le sinuosità dell'architettura europea lo avevano affascinato, e la sua natura poetica trovava affascinanti le curve gotiche e le alte guglie - ma New York era una metropoli sporca e affollata, e i suoi edifici apparivano rudimentali come scatole rovesciate; era rozza, incompiuta e brulicante di indaffarati che correvano su e giù pensando ai fatti loro. Parlavano uno strano accento strascicando le vocali.

Con solo quattro centesimi in tasca, in piedi alla fine della passerella, si sarà senz'altro chiesto come avrebbe fatto a sopravvivere in un luogo così volgare e minaccioso. Ignorava inoltre come fare a rintracciare Thomas Edison alla Edison Electric Light, per consegnare la sua lettera di presentazione; sapeva che la sede degli uffici era sulla Fifth Avenue - ma dove si trovava la Fifth Avenue?

Appena fuori dal porto si perse immediatamente. Chiese aiuto a un uomo in uniforme, di certo un poliziotto newyorchese, chiedendogli informazioni per gli uffici del signor Edison. Urlando per farsi capire al di sopra dei rumori della strada, il poliziotto gli fornì un'aggressiva quanto incomprensibile risposta. Nessuna delle dodici lingue che Tesla parlava fluentemente poté aiutarlo in quel momento e, consapevole di sembrare uno straccione dopo un periodo tanto lungo senza cambiarsi, ripeté nervosamente la domanda. Il poliziotto gli indicò la fine della strada col suo pesante manganello.

Dopo averlo ringraziato Tesla si incamminò. New York, con la sua frenesia, era molto diversa dalle tranquille città continentali. Nelle città europee, di cui conosceva le origini e le architetture, si sentiva come a casa propria, qui invece era uno straniero. Anche la lingua era diversa dall'inglese formale che aveva imparato a scuola. Era disorientato, sporco e affamato, con pochi spiccioli in tasca. Cominciava a chiedersi come avrebbe pagato il suo prossimo pasto, visto che era già mattina inoltrata.

Nel 1917, durante un discorso all'Istituto Americano di Ingegneria elettrica, in occasione della consegna della Edison Gold Medal, Tesla ricordò quelle prime ore a New York. Raccontò che dopo essersi incamminato lungo la strada all'uscita del porto si era ritrovato davanti alla porta aperta di una piccola officina, in un vicolo e, per la prima volta in America, aveva visto qualcosa che gli era familiare: una grande dinamo, lo stesso tipo di quelle che aveva installato a Parigi e a Stoccarda. Un uomo ci stava lavorando, e dal suo tono di voce era chiaro che fosse in difficoltà. Incapace di resistere, varcò la soglia per vedere da vicino di cosa si trattasse, e chiese quale fosse il problema.

L'uomo rispose che le dinamo straniere erano impossibili da riparare: quella era una macchina europea, e lui non riusciva a cavarci un ragno dal buco. Il giovane ingegnere si tolse allora la giacca e offrì il proprio aiuto, entusiasta di potersi rendere utile. Alla fine del pomeriggio aveva già finito il suo lavoro, e l'uomo gli offrì subito un impiego come riparatore. Tesla rifiutò cortesemente, spiegando che era appena sbarcato per cercare un lavoro presso il signor Edison; allora l'uomo lo ringraziò dell'aiuto e gli diede venti dollari. Sorpreso e felice, Tesla poteva adesso permettersi un letto per la notte e, prima di andarsene, si fece spiegare per bene come raggiungere la Fifth Avenue il mattino seguente.

«Non può sbagliare», gli aveva detto il meccanico. «Nessun altro ha così tante veneziane alle finestre del proprio palazzo.»

Il giorno seguente - rinfrescato, ristorato e con la biancheria pulita - Tesla si diresse alla sede centrale degli uffici di Edison, al numero 65 della Fifth Avenue, all'estremità occidentale di una lunga fila di moderni edifici. Il meccanico aveva ragione: la casa spiccava tra tutte le altre dell'elegante quartiere perché era l'unica con tutta una serie di colorate tende veneziane a ogni finestra, quattro su ognuno dei tre piani, che affacciavano a sud.

Avvicinandosi, Tesla udì il rombo di una macchina a vapore provenire dalla piccola rimessa sul lato occidentale del seminterrato. Fermandosi ad ammirare il portico, si chiese come mai anche questo avesse avuto bisogno delle vistose tende per tenere lontano il sole. Il pianterreno si trovava al di sopra del livello stradale, e da lì partiva un'ampia scalinata di quindici gradini. Gli uffici erano straordinari: le brillanti tende avvolgibili catturavano l'attenzione durante il giorno, mentre l'illuminazione elettrica degli interni risplendeva nell'oscurità della sera. Tesla si fermò un istante in cima alla scalinata, scrutando la Fifth Avenue. Era nello stesso punto da dove Edison osservò la grande sfilata di uomini illuminati dalla luce elettrica, e non aveva idea che ben presto anche lui sarebbe stato riconosciuto con lo stesso onore. Poi entrò, mostrò la lettera di Batchellor e chiese di vedere il signor Edison.

Entrando nell'ufficio del grande inventore, Tesla trovò una stanza in assoluto disordine, con molti scaffali, un banco da lavoro e una scrivania, tutto vivacemente illuminato dalla luce elettrica. Lo colpì l'aspetto molto semplice di Edison, apparso nel suo completo a tre pezzi, camicia bianca e cravattino: non sembrava l'eroe immortale che Tesla si era aspettato, piuttosto un agricoltore benestante vestito per la messa della domenica. Poco più basso di Tesla, aveva pochi capelli grigi e le spalle curve, ma il suo viso pulito aveva un che di rassicurante, e suggeriva allo stesso tempo che sapeva il fatto suo. Salutò calorosamente Tesla, lesse la lettera-di Batchellor e gli offrì immediatamente un impiego, senza scomporsi. Il giovane accettò immediatamente, iniziando a spiegare a Edison come, secondo i suoi calcoli, la corrente alternata potesse azionare un nuovissimo tipo di motore. Edison lo ascoltò distratto per qualche minuto, e poi disse a Tesla che non aveva alcun interesse per altre nuove teorie sull'elettricità. Aveva già un sistema che faceva il suo lavoro, che aveva scoperto da sé, e soprattutto senza alcun bisogno di astrusi calcoli matematici.

Tesla rimase folgorato: come aveva fatto un uomo simile, senza alcun vantaggio sociale o particolare formazione scientifica, ad aver realizzato così tanto? Dubitando di se stesso come mai prima d'allora, si chiese se non avesse sprecato il suo tempo studiando matematica, scienza, letteratura, arte e dodici lingue. Sarebbe stato meglio non aver passato tanto tempo a leggere qualsiasi cosa, dai Principia di Newton ai romanzi di Paul de Kock. Se Edison aveva avuto tanto successo senza alcuna formazione teorica a che cosa serviva allora lo studio accademico?

Per un attimo, l'evidente disinteresse di Edison per la teoria dell'elettricità lo fece dubitare di tutti i suoi studi e dell'educazione a cui aveva dedicato tanto tempo, e comprese che l'unico modo per conquistarsi la fiducia di quell'uomo era quello di dimostrare sul campo le sue doti d'ingegnere. Solo allora Edison avrebbe ascoltato le sue idee sul futuro dell'elettricità. Perciò, mentre Edison parlava, Tesla pensava già al modo di dimostrare le sue capacità tecniche.

Il famoso architetto navale Louis Nixon aveva incaricato Edison di installare un impianto elettrico sulla nave a vapore Oregon, un transatlantico costruito per attraversare l'oceano. Vi erano stati installati due generatori, che sfortunatamente avevano la dinamo principale e quella di riserva danneggiate. Erano però troppo grandi per essere trasportati fuori della nave per venire riparati, quindi la nave non poteva salpare.

Edison inoltre aveva appena saputo che sua moglie si era ammalata di tifo, e non era dell'umore.adatto per sentire le strampalate teorie di un giovane ingegnere serbo. Tesla ricordò a Edison che aveva già riparato impianti simili lavorando presso la Continental Edison a Parigi, e gli chiese di poter riparare la Oregon, rimanendo sorpreso e felice della risposta affermativa di Edison.

Prima dell'invenzione dei sistemi per l'illuminazione elettrica, le uniche cose per fare luce che si potevano usare in alto mare erano le lampade a olio e le candele. Le lampade a gas non potevano essere usate poiché non era possibile produrre o immagazzinare sufficiente gas a bordo. Un impianto di illuminazione elettrica era quindi molto più conveniente ed efficace delle lampade a olio, e quando Edison cominciò a vendere generatori autonomi per l'illuminazione, gli armatori colsero l'opportunità di rendere più efficienti le proprie navi. Louis Nixon aveva quindi costruito la Oregon, il mezzo più veloce, comodo e moderno per attraversare l'Atlantico, con a bordo tutte le ultime scoperte scientifiche, tra cui un impianto di illuminazione di Edison.

Nel corso dei primi viaggi, il nuovo sistema elettrico venne salutato come un trionfo e una conquista per l'illuminazione navale, ma verso la fine dell'estate del 1884 le luci dell'Oregon si erano spente definitivamente.

Quando Tesla salì a bordo si accorse subito che in entrambe le dinamo si erano fulminati i fili delle bobine principali. Secondo lo staff di Edison le dinamo potevano essere riparate solo in fabbrica, ma erano troppo grandi per rimuoverle dalla stiva: erano state installate mentre la nave veniva costruita, e non era più possibile farle passare attraverso il portello del boccaporto ormai ultimato. Anche se un po' seccato per il fatto che a nessuno fosse venuto in mente di verificare le misure definitive dei portelloni, così da consentire un uso più pratico dei generatori, Tesla non aveva il tempo di rifletterci troppo, perché il transatlantico non poteva salpare senza luci, e per ogni minuto in più passato in porto, il proprietario perdeva denaro sonante. In un attimo il giovane ingegnere organizzò una squadra di marinai, smontò le macchine e, lavorando tutta la notte, le riassemblò. Alle cinque del mattino successivo la nave era pronta a salpare.

Lasciando il porto e incamminandosi verso la città, Tesla si sentiva molto stanco, ma anche fiero di aver dimostrato le sue doti agli occhi di Edison. Erano le 5:30 del mattino, e le strade erano ancora deserte quando passò di fronte agli uffici di Edison. Con sua grande sorpresa, Charles Batchellor era lì. All'arrivo di Tesla, Edison disse a Batchellor in tono sarcastico: «Ecco il nostro parigino che è stato in giro tutta la notte».

Fu invece piacevolmente sorpreso nell'apprendere che Tesla aveva già riparato entrambi i generatori della Oregon. La raccomandazione di Batchellor aveva infine incontrato l'approvazione di Edison, poiché Tesla lo aveva sentito dire, mentre si allontanava parlando con l'amico: «Batchellor, mi hai portato un uomo dannatamente in gamba!».

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Robert Lomas, inglese, è nato nel 1947 e si è laureato in ingegneria elettronica prima di dedicarsi alla ricerca nel campo della fisica degli stati solidi. Ha collaborato all’elaborazione di sistemi di guida per i missili Cruise e ha contribuito allo sviluppo dei primi personal computer. Ha...
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