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Un'arte da apprendere - Estratto da "Come Fare la Valigia Perfetta"

di Hitha Palepu 2 mesi fa


Un'arte da apprendere - Estratto da "Come Fare la Valigia Perfetta"

Leggi in anteprima l'introduzione al libro di Hitha Palepu e impara come preparare i tuoi bagagli al meglio e, soprattutto, senza stress

Sono il tipo di persona che si gode il viaggio tanto quanto l'arrivo a destinazione.

Indice dei contenuti:

Dimmi che valigia fai e ti dirò chi sei

Il primo volo di cui ho memoria lo presi a sei anni per andare in India con mia madre. Ci ero già stata altre volte a trovare i nostri parenti, ma di quei viaggi ho solo ricordi sfuocati: la grande terrazza dei miei nonni da cui ammiravo gli aquiloni colorati che volteggiavano nel cielo, le polpette di riso di mia zia e i suoi racconti divertenti sulla mitologia induista...

Tuttavia, quello che mi è rimasto più impresso sono i bagagli che ci portavamo al seguito. La settimana prima di partire, mia mamma tirava fuori quattro valigie mastodontiche, le piazzava in salotto e cominciava a riempirle con qualunque cosa: rotoli di carta igienica, pacchi di caramelle, pile di camicie. C'era il vestitino tutto pizzi da regalare a mia cugina e accanto una nuova padella antiaderente. Mano a mano che il giorno della partenza si avvicinava, le valigie si riempivano di regali.

Ai miei occhi quelle valigie erano indistruttibili, ma in realtà, per via del peso e dei maltrattamenti che subivano negli aeroporti, erano tutte sbrindellate, rattoppate con gli adesivi di Air India e tenute insieme da svariati giri di ruvido spago.

Miracolosamente, i regali arrivavano in condizioni perfette: la zia prendeva la padella nuova e si metteva subito a friggere le patate piccanti per le quali andavo matta, mentre mia cugina, estasiata, si provava immediatamente il vestitino facendo mille giravolte.

Ma a me restavano impresse soprattutto l'espressione di gioia pura di mia madre e la sua soddisfazione. Si sentiva ripagata di tutto il tempo dedicato agli acquisti, ai preparativi e ai bagagli.

La mia prima lezione di viaggio fu: «Dimmi che cosa metti in valigia e ti dirò chi sei». Mia mamma, una donna estremamente generosa, preparava sempre le valigie pensando agli altri e mai a se stessa.

Io, invece, faccio sempre le valigie per l'immagine che voglio dare di me stessa. Da bambina mi sentivo un'artista e quindi nel mio bagaglio c'era sempre una scatola di matite nuove, oltre ai libri e al diario. Da adolescente, quando traslocai dalla Pennsylvania a Londra, mi portai dietro tutti quei capi alla moda che non avevo mai avuto il coraggio di indossare nelle scuole americane. Più di ogni altra cosa volevo apparire cool.

Da adulta, tuttavia, in occasione del mio primo viaggio di lavoro, vidi fallire clamorosamente tutti i miei sforzi per darmi un'aria da dirigente d'alto livello sicura di sé. Dovevo prendere un volo da Seattle a Dallas per presentarmi a un colloquio importantissimo, ma dimenticai di mettere in valigia un paio di scarpe adatte alla circostanza. Per fortuna, da abile venditrice quale sono, con una sviolinata convinsi il direttore di un grande magazzino ad aprire in anticipo, riuscendo ad acquistare un paio di décolleté nere senza perdere l'aereo. Quel successo mi diede la carica: i colloqui andarono benissimo e mi vidi proporre una posizione che accettai con entusiasmo.

Ma fu solo quando cambiai lavoro che appresi l'arte di preparare le valigie. Costantemente in viaggio, visitai in lungo e in largo tutta la costa nordorientale degli Stati Uniti. Era un continuo fare, disfare e rifare le valigie. Il lavoro mi impegnava così tanto da non lasciarmi né il tempo né le energie per affrontare il dilemma interiore del «che cosa mi metto e che cosa mi porto».

A un certo punto, nel mio guardaroba da viaggio approdarono alcuni capi classici più due paia di scarpe (senza tacco e con tacco medio) intramontabili e adatte a qualsiasi completo e circostanza. Quanto ai gioielli, invece di cambiarli tutte le volte, ne scelsi alcuni e li misi in una classica pochette di pelle, che da allora fa compagnia agli articoli da toilette.

La mia valigia si ridusse di dimensioni, il tempo dedicato a prepararla diminuì e, guarda caso, io diventai più sicura di me stessa anche sul lavoro. Avevo finalmente capito chi volevo essere veramente e come dovevo fare i bagagli per proiettare l'immagine che intendevo dare.

Da collaboratrice diventai protagonista: cominciai a organizzare riunioni, a concludere contratti e a presentare progetti, tutte cose che fino ad allora avevo fatto solo marginalmente. Ero entrata nell'azienda come responsabile di progetto e la lasciai in qualità di vicedirettore degli sviluppi commerciali, dopo aver contrattato affari per oltre trecento milioni di dollari. Forse vi sembrerà un'esagerazione, ma personalmente attribuisco il mio successo all'arte, o alla scienza, di fare le valigie senza lasciare nulla al caso.

Una volta scoperta l'importanza di fare bene i bagagli, decisi di insegnare quest'arte anche ad altre donne e aprii un blog, dove iniziai a postare una serie di consigli. Ogni volta affrontavo uno specifico «dilemma» da preparativi. Il blog ebbe subito successo e le mie lettrici cominciarono a pormi domande d'ogni genere sui bagagli. Decisi, perciò, di offrire pacchetti di lezioni personalizzate e mi accorsi che molte mie clienti soffrivano di blocchi mentali e commettevano errori diffusissimi.

Nella vita di tutti i giorni erano generalmente persone realizzate e sicure di sé, ma l'idea di riempire una valigia le intimidiva mentalmente e psicologicamente. Se si trattava di un viaggio d'affari, più era importante e più andavano in confusione. Se dovevano andare in vacanza in un posto esotico sognato per mesi, si accorgevano di aver dimenticato l'indispensabile golfino per la sera e quindi a cena avevano i brividi.

A quelle signore ho insegnato che il modo di fare una valigia la dice lunga su una persona e che chi apprende a fondo quest'arte si gode maggiormente qualsiasi viaggio e crea molti meno problemi ai propri compagni.

Il mio metodo garantisce viaggi perfetti, o almeno non rovinati da bagagli preparati malamente. Quando avrete finito di leggere questo manuale, vi sarete sbarazzate della paura, dell'ansia e dell'insicurezza spesso legate ai preparativi e potrete pregustare con entusiasmo e disinvoltura i vostri prossimi viaggi.

Ecco come procederemo: per prima cosa identificheremo il vostro approccio ai bagagli, poi, una volta capite le motivazioni che vi guidano nei preparativi, passeremo ai dettagli pratici. Cominceremo dalla creazione di una «postazione bagagli», passeremo alla selezione dei capi e degli accessori più adeguati al tipo di meta e infine vedremo il metodo migliore per sistemarli in valigia, in modo che siano pronti all'uso. Vi insegnerò a passare rapidamente attraverso i controlli di sicurezza e a godervi pienamente il tragitto.

È scoccata l'ora di preparare i bagagli a regola d'arte, ogni volta per ogni viaggio, a partire da adesso.

L'approccio ai bagagli

Individuare i propri punti deboli è il primo passo per diventare viaggiatrici più efficienti. Per sfruttare al massimo il mio metodo dovete identificare le vostre caratteristiche basandovi sui «tipi» elencati di seguito.

L'ANSIOSA CHE ECCEDE

  • Avete paura di dimenticare qualcosa di indispensabile.
  • Siete convinte che il più è meglio.
  • Volete avere varie opzioni, anche molto simili tra loro.
  • Volete sfruttare tutto il peso del bagaglio in stiva consentito.
  • Quando siete in viaggio, passate la mattinata a provare completi diversi prima di decidere quale indossare.

SUGGERIMENTO: dovete acquisire più sicurezza. Sapete benissimo che cosa vi serve, quindi siete autorizzate a svuotare impietosamente la valigia di tutto il superfluo.

LA SMEMORATA INCORREGGIBILE

  • La vostra prima tappa è il centro commerciale più vicino per comprare ciò che non è entrato in valigia.
  • Spesso soffrite il caldo o il freddo perché non consultate mai il meteo della vostra destinazione prima di fare i bagagli.
  • I vostri famigliari (e anche le amiche) sono costretti a controllarvi la valigia la sera prima della partenza per elencarvi le cose che state dimenticando.

SUGGERIMENTO: la vostra migliore alleata è la lista delle cose da prendere. Controllatela e ricontrollatela ancora. Vi aiuterà a concentrarvi solo sull'indispensabile.

LA PASTICCIONA

  • Gli indumenti escono dalla valigia sgualciti.
  • Il flacone dello shampoo esplode sempre.
  • Sulla porta di casa vi vengono in mente gli articoli più disparati e li gettate in valigia alla rinfusa.
  • Bloccate la coda mettendoci una vita a recuperare i vostri effetti personali.
  • Perdete un mucchio di tempo a cercare qualcosa nel «buco nero» del bagaglio a mano.

SUGGERIMENTO: è importante imparare a tenere in un certo ordine il contenuto della valigia. Gli organizer e il piega indumenti potrebbero tornarvi utilissimi.

LA SOGNATRICE IMPREVIDENTE

  • Siete talmente emozionate all'idea della vacanza al mare che dimenticate il golfino per la sera.
  • Cambiate completamente il guardaroba da viaggio perché siete convinte che in vacanza sarete un'altra persona. Dopo tutto, state partendo all'avventura!

SUGGERIMENTO: la vostra avventura sarà ancora più memorabile se basata su una solida preparazione. Avere con voi capi «testati» vi aiuterà a restare con i piedi per terra.

Come Fare la Valigia Perfetta

Il metodo Smart per farci stare tutto

Hitha Palepu

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Hitha Palepu è Laureata in biochimica e storia, è imprenditrice e scrittrice. È stata responsabile commerciale di una società farmaceutica, ed è cofondatrice e direttore generale di Bridge2Act, una start-up che sviluppa piattaforme tecnologiche per le...
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