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Un'antica storia - Estratto dal libro "Genesi Aliena"

di Mauro Paoletti 8 mesi fa


Un'antica storia - Estratto dal libro "Genesi Aliena"

Leggi in anteprima l'introduzione del libro di Mauro Poletti e scopri la misteriosa civiltà che visse sulla Terra prima di noi e dalla quale discendiamo

Un giorno fu narrata una storia che riguardava "una terra di mezzo", ma non era quella di un famoso anello. Era il racconto di una "terra nel mezzo" dell'oceano, di una vasta isola dove viveva una grande civiltà; quella della stirpe di Atlante numerosa e onorata, dove il re più vecchio trasmetteva al più anziano dei suoi figli il potere.

"In tal modo preservarono il regno per molte generazioni, acquistando ricchezze in quantità ude quante mai ve n'erano state prima in nessun dominio di re, né mai facilmente ve ne saranno in avvenire, e d'altra parte potendo disporre di tutto ciò di cui fosse necessario disporre nella città e nel resto del paese.

Infatti molte risorse, grazie al loro predominio, provenivano loro dall'esterno, ma la maggior parte le offriva l'isola stessa per le necessità della vita: in primo luogo tutti i metalli, allo stato solido o fuso, che vengono estratti dalle miniere, sia quello del quale oggi si conosce solo il nome - a quel tempo invece la sostanza era più di un nome, l'oricalco, estratto dalla terra in molti luoghi dell'isola, ed era il più prezioso, a parte l'oro, tra i metalli che esistevano allora - sia tutto ciò che le foreste offrono per i lavori dei carpentieri: tutto produceva in abbondanza, e nutriva poi a sufficienza animali domestici e selvaggi.

Una terra che produceva germogli, legni, succhi trasudanti da fori o da frutti e forniva il frutto coltivato e quello secco che ci fa da nutrimento e quei frutti dei quali ci serviamo per fare il pane - tutte quante le specie di questo prodotto le chiamiamo cereali - e il frutto legnoso che offre bevande, alimenti e oli profumati, il frutto dalla dura scorza, usato per divertimento e per piacere, difficile da conservare, così quelli che serviamo dopo la cena come rimedi graditi a chi è affaticato dalla sazietà: tali prodotti l'isola sacra che esisteva allora sotto il sole, offriva, belli e meravigliosi, in una abbondanza senza fine.

Realizzarono, partendo dal mare, un canale di collegamento largo tre plettri, profondo cento piedi e lungo cinquanta stadi fino alla cinta di mare più esterna: crearono così il passaggio dal mare fino a quella cinta, come in un porto, dopo aver formato un'imboccatura sufficiente per l'ingresso delle navi di maggiori dimensioni. Inoltre tagliarono le cinte di terra che dividevano tra loro le cinte di mare all'altezza dei ponti, tanto da poter passare, a bordo di una sola trireme, da una cinta all'altra, e coprirono i passaggi con tetti, in modo tale che la navigazione avvenisse al di sotto: e infatti le sponde delle cinte di terra si elevavano sufficientemente sul livello del nutre.

La cinta maggiore, con il quale era in comunicazione il mare, era di tre stadi di larghezza e di pari larghezza era la cinta di terra a ridosso; delle due cinte successive quella di mare era larga due stadi, quella di terra aveva ancora una volta una larghezza pari alla cinta di mare; di uno stadio era invece la cinta di mare che correva intorno all'isola stessa, nel mezzo. L'isola, nella quale si trovava la dimora dei re, aveva un diametro di cinque stadi.

Questa, tutt'intorno, e le cinte, e il ponte, largo un plettro, li circondarono da una parte e dall'altra con un muro di pietra, facendo sovrastare il ponte, da entrambe le parti, da torri e porte, lungo i passaggi che portavano al mare; tagliarono la pietra tutt'intorno, al di sotto dell'isola centrale, e sotto le cinte, nella parte esterna e in quella interna, bianca, nera, rossa, e mentre tagliavano creavano all'interno due profondi arsenali la cui copertura era di quella stessa pietra.

Quanto alle costruzioni, alcune erano semplici, mentre altre le realizzavano variopinte, mescolando, per il piacere della vista, le pietre: e così rendevano loro una grazia naturale; rivestirono tutto il perimetro del muro che correva lungo la cinta esterna con il bronzo, servendosene a guisa di intonaco, mentre quello della cinta interna lo spalmarono con stagno fuso, e infine quello che circondava la stessa acropoli con oricalco dai riflessi di fuoco".

La storia continua descrivendo un palazzo reale lungo uno stadio, largo tre piccai proporzionato in altezza a queste dimensioni, rivestito d'argento all'esterno e con gli acroterii d'oro; con il soffitto d'avorio, doro, argento e oricalco; pareti, colonne e pavimento, di oricalco. Statue d'oro, Poseidone in piedi su un carro, aurica di sei cavalli alati, egli stesso tanto grande da toccare con la testa il soffitto del tempio, tutt'intorno cento Nereidi su delfini. Nell'isola sorgenti di acqua fredda e calda, di generosa abbondanza, utilizzate anche per le abitazioni e piantagioni.

"Nell'isola viveva un popolo di valenti marinai. Gli arsenali erano pieni di triremi e nel porto pullulavano imbarcazioni d'ogni genere e i mercanti giungevano da ogni parte del mondo, giorno e notte. Un territorio alto e a picco sul mare, mentre tutt'intorno alla città vi era una pianura, che abbracciava la città ed era essa stessa circondata (Li monti che discendevano fino al mare, piana e uniforme, tutta allungata, lurida tremi/a stadi sui due lati e al centro duemila stadi dal mare fin giù. Questa parte dell'intera isola era rivolta a mezzogiorno e al riparo dai venti del nord. I monti che Li (inondavano erano rinomati a quel tempo, in numero, grandezza e bellezza superiori ai monti che esistono oggi, per i molti villaggi ricchi di abitanti che vi si trovano e d'altra parte per i fiumi, i laghi, i prati, capaci di nutrire ogni sorta di animali domestici e selvaggi, per le foreste numerose e varie, inesauribili per l'insieme dei lavori e per ciascuno in particolare. Aveva la forma di un quadrilatero, rettilineo per la maggior parte, e allungato, ma là dove si discostava dalla linea retta lo raddrizzarono per mezzo di un fossato scavato tutt'intorno: ciò che si dice della profondità, larghezza e lunghezza di questo fossato non è credibile, che cioè opera realizzata dalla mano dell'uomo potesse essere di tali dimensioni, oltre agli altri duri lavori che aveva comportato.

Scavata per una profondità di un plettro, mentre la sua larghezza era in ogni punto di uno stadio, e poiché era stata scavata tutto intorno alla pianura, ne risultava una lunghezza di diecimila stadi. Riceveva i corsi d'acqua che discendevano dai monti e girava intorno alla pianura, arrivando da entrambi i lati fino alla città, da lì poi andava a gettarsi nel mare. Dalla parte superiore dì questo fossato canali rettilinei, larghi circa cento piedi, tagliati attraverso la pianura, tornavano a gettarsi nel fossato presso il mare, a una distanza l'uno dall'altro di cento stadi. Ed era per questa via dunque che facevano scendere fino alla città il legname dalle montagne e su imbarcazioni trasportavano verso la costa altri prodotti di stagione, scavando, a partire da questi canali passaggi navigabili e tagliandoli trasversalmente l'uno con l'altro e rispetto alla città. Con l'andare del tempo gli abitanti persero la parte divina mescolata più volte con un forte elemento di mortalità e il carattere umano ebbe il sopravvento, allora, ormai incapaci di sostenere adeguatamente il carico del benessere di cui disponevano, si diedero a comportamenti sconvenienti, e a chi era capace di vedere apparivano laidi, perché avevano perduto i più belli tra i beni più preziosi. Zeus, che governa secondo le leggi, poiché poteva vedere simili cose, avendo compreso che questa stirpe giusta stava degenerando verso uno stato miserevole, volendo punirli, affinché, ricondotti alla ragione, divenissero più moderati, convocò tutti gli dei nella loro più augusta dimora, la quale, al centro dell'intero universo, vede tutte le cose che partecipano del divenire, e dopo averli convocati disse... ".

E qui il racconto s'interrompe ammantando di un ulteriore mistero l'intera narrazione che ci ragguaglia su una mitica civiltà andata perduta. Tutto accadde novemila anni fa quando scoppiò la guerra tra i popoli che abitavano al di là rispetto alle Colonne di Eracle e tutti quelli che abitano al di qua. Una guerra contro Atlantide a quel tempo più grande della Libia e dell'Asia, adesso, sommersa nei flutti.

"Una civiltà tanto potente da aver invaso tutta l'Europa e l'Asia, procedendo dal di fuori dell'Oceano Atlantico quando quel mare era navigabile, e davanti a quell'imboccatura che voi chiamate colonne d'Ercole, aveva un'isola e partendo da quella era possibile raggiungere le altre isole per coloro che allora compivano le traversate, e dalle isole a tutto il continente opposto che si trovava intorno a quel vero mare. Infatti, tutto quanto è compreso nei limiti dell'imboccatura di cui ho parlato, appare come un porto caratterizzato da una stretta entrata: quell'altro mare, invece, puoi fattivamente chiamarlo mare e quella terra che interamente lo circondi! puoi veramente e assai giustamente chiamarla continente".

Un accenno alle Americhe prima che ufficialmente fossero scoperte? Atlantide governava le terre dalla Libia all'Egitto, l'Europa sino alla Tirrenia; ma non la Grecia.

"Terribili terremoti e diluvi che si manifestarono in un solo giorno e una sola notte fecero sprofondare l'isola di Atlantide nel mare; perciò anche adesso quella parte di mare è impraticabile e inesplorata, poiché lo impedisce l'enorme deposito di fango che vi è sul fondo formato dall'isola quando si adagiò sul fondale".

Questo il racconto che creò il mito di un vasto continente scomparso fra i flutti dell'oceano insieme alla grande civiltà, potente e avanzata, che abitava su di esso. Così iniziò la caccia al continente perduto ma, rovistare nel passato remoto dell'umanità è molto più complicato di qualsiasi altra impresa. Non è errato affermare che risulti impossibile.

Non è come scalare gli ottomila, traversare i poli o i deserti in solitario, come girare il mondo usando solo le scarpe. Passeggiare indietro nel tempo significa percorrere un sentiero avvolto dalle nebbie delle mille teorie e ipotesi, rischiarato a tratti da reperti che, a volte, pongono altre domande a cui è impossibile rispondere. Molto di quanto è rimasto del cammino dell'uomo è sepolto sotto terra o nel mare e riaffiora lentamente grazie al lavoro di archeologi, geologi, ingegneri, studiosi o, come alcune volte accade, dal caso.

Le teorie, le ipotesi, i teoremi pongono solo domande su domande; ciò che prima sembrava probabile può divenire impossibile, quanto oggi è asserito può in seguito essere negabile. Non si può negare invece quanto narrano le pietre, anche se presentano quesiti a cui non sappiamo rispondere.

Con i loro simboli, incisioni, linguaggi sconosciuti scolpiti in statue di re, eroi, divinità. Solitarie o ammassate fra le sabbie, sulle colline, sui monti; nascoste e protette dalla fitta vegetazione di una giungla impenetrabile. Composte, le une sulle altre, a formare fortificazioni, templi, città, megalitici monumenti che ci guardano e ci parlano da millenni di un passato avvolto dalla nebbia dell'oblio.

Tentiamo allora di diradare questa nebbia riassumendo quanto è emerso alla luce del sole, proviamo a riannodare la trama di quella tela che rappresenta la storia dell'umanità e del pianeta dove essa dimora.

 

Genesi Aliena

Genesi Aliena

Genesi Aliena riscrive la storia del nostro pianeta evocando e riscoprendo memorie perdute dietro cui si celano presenze 'impossibili', reperti anacronisctici e fuori dal tempo come gli OOPARTs, conoscenze e miti senza tempo, continenti perduti e visitatori cosmici civilizzatori dell'umanità.

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Mauro Paoletti, da sempre attratto dal fascino dell'ignoto e del mistero. Interessato alla sfera del fantastico, alle vicende storiche delle antiche civiltà che hanno popolato il pianeta in passato e alle conoscenze scientifico tecnologiche di cui erano venute in possesso. Stabilendo contatti...
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