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Un'abilità privata - Estratto dal libro "Sonno Facile"

di Shawn Stevenson 3 mesi fa


Un'abilità privata - Estratto dal libro "Sonno Facile"

Leggi in anteprima la premessa del libro di Shawn Stevenson e scopri come dormire bene per migliorare la tua salute e la tua vita

Dormire bene non è come parlare spigliatamente in pubblico o essere bravi in uno sport. Non esiste un premio al «miglior dormiglione» e nessuno tesse le lodi di chi dorme come un ghiro.

Il sonno è un'abilità molto privata, almeno finché la sua mancanza comincia a inquinare altri aspetti della vita.

Indice dei contenuti:

Imparare a dormire bene

Il mio problema era sotto gli occhi di tutti, avvinghiato in una pubblica tresca con i chili in eccesso e altri scompensi, ma per molti versi continuavo a ignorarlo. Tutti vedevano che ero ingrassato e soffrivo per via della mia malattia, ma nessuno assisteva alla battaglia che combattevo ogni notte sul cuscino. Era una sofferenza nascosta, che affrontavo da solo. Fortunatamente, però, c'era una luce alla fine del tunnel.

Non avrei mai trovato la strada della salute se non avessi imparato a dormire bene. Ancora non riesco a credere che oggi migliaia persone in tutto il mondo dormano meglio grazie a quello che ho passato io.

Sebbene ci siano stati momenti davvero difficili, non scambierei la mia vita con quella di nessun altro. Negli anni ho imparato che i grandi maestri sono quelli che ci aiutano a crescere più in fretta. Hanno affrontato un problema e trovato una soluzione valida anche per noi.

Ognuno ha la sua storia personale, e la mia non si limita certo alla ricerca di un metodo per dormire bene. Come scoprirete leggendo questo libro, la qualità del sonno è strettamente legata all'alimentazione, all'esercizio fisico, allo stress e a molti altri fattori. Per me, come per chiunque altro, l'impostazione di un certo stile di vita ha avuto luogo in tenera età. Spero che mettendo in pratica quel che ho appreso sulla mia pelle torniate o vi manteniate in salute come non mai e dormiate meglio di quanto vi siate mai sognati di fare.

Le abitudini nocive

Mia madre era giovanissima quando mi ha messo al mondo, così ho trascorso i primi sei anni di vita con la nonna. Lei mi ha insegnato l'amore incondizionato, la dedizione allo studio e la fiducia in se stessi. Tuttavia, ha anche gettato le basi per certe abitudini alimentari che mi hanno afflitto negli anni a venire.

Sebbene lei coltivasse l'orto e il nonno fosse un appassionato di caccia e pesca, mi lasciava mangiare quello che volevo. Desiderava che fossi contento e «pulissi bene il piatto», come diceva, e mi serviva spesso pasti poco salutari: bastoncini di pesce, lasagne e pasta, panini e patatine fritte. A volte accettavo un po' di broccoli, ma solo cosparsi di formaggio. Avevo il permesso di rifiutare qualsiasi «cibo strano» che non mi andasse a genio (ossia che non fosse preconfezionato). So che la nonna mi amava molto, ma inconsapevolmente mi preparava a un appuntamento precoce con la malattia. A sette anni mi trasferii in città dalla mamma, portandomi appresso le abitudini acquisite dai nonni.

Mia madre e il suo compagno, però, mi costringevano a mangiare di tutto; a suon di urla e minacce, se necessario, cosa che naturalmente acuiva la mia paura di provare piatti diversi. In quella nuova situazione, oltretutto, avevo maggiore accesso ad alimenti che avevo visto di rado dalla nonna, come hamburger e dolciumi vari. Era un vero sogno a occhi aperti, bastava andare al negozio di alimentari più vicino e spendere pochi spiccioli in un mix di caramelle sciolte: ti davano cento pezzi per un dollaro! Ero il bimbo più ricco del pianeta, nuotavo nelle caramelle come Zio Paperone nelle monete d'oro.

Ero già andato al fast food qualche volta con la nonna, ma in città la tentazione era ovunque. Oltretutto, costava poco ed era comodo, perché la mamma e il compagno lavoravano entrambi molto, per assicurarsi che non ci mancasse nulla.

All'inizio delle elementari avevo ormai assorbito tantissimo dai miei due ambienti famigliari. Da mia madre avevo imparato a sopravvivere, a creare qualcosa dal nulla, a uscire dal letto per darmi da fare e affrontare le mie responsabilità, senza badare a quel che era successo il giorno prima. La nonna, invece, mi aveva trasmesso alcuni principi incrollabili e applicabili ad altri aspetti dell'esistenza.

Avevo capito il valore dell'istruzione ed ero affascinato dalla saggezza dei miei insegnanti. Ottenni diversi riconoscimenti scolastici e vidi con i miei occhi gli effetti nocivi della droga e dell'alcol sulla comunità di cui ero entrato a far parte quando mi ero trasferito in città (in particolare all'interno della mia stessa casa). Quelle esperienze mi chiarirono che cosa non volevo dalla vita e mi convinsero a condurre un'esistenza sana e secondo i miei principi. Non avevo ancora chiaro che cosa fosse davvero salutare, ma sapevo benissimo cosa non lo era.

La determinazione a tenermi alla larga da alcolici e stupefacenti e a ottenere i massimi voti a scuola diede i suoi risultati, ma le mie preferenze culinarie e la carenza cronica di nutrienti iniziarono a presentare il conto. Il primo segnale di avvertimento arrivò a quindici anni. Praticavo due sport a livello agonistico. Correvo 40 yard in 4,5 secondi (un requisito essenziale per giocare a football americano oltre un certo grado) e mi stavo preparando per l'inizio della stagione di atletica leggera. Chissà quali traguardi avrei raggiunto... Ma il destino aveva altro in serbo per me.

Un giorno ero in pista che provavo i 200 metri con il mio allenatore e, mentre uscivo dalla curva e imboccavo il rettilineo, mi ruppi l'anca. Nessuna caduta, nessun impatto: correvo e basta. Non capivo che cosa fosse successo. Sul momento, pensai di essermi stirato un muscolo, poi però andai dal fisioterapista, che mi fece una radiografia. E allora lo vidi, lì che fluttuava nel vuoto: un frammento della cresta iliaca (la parte superiore del bacino) strappato via da un muscolo contratto.

Mi sottoposi alla terapia standard: riposo assoluto, antinfiammatori e ultrasuoni. Per qualche settimana girai con le stampelle, uscendo prima da scuola, e tutto sommato ero contento. Nessuno, però, si era domandato come mai un quindicenne si fosse rotto il bacino. Si tratta di un infortunio che in genere colpisce chi è molto più avanti con l'età. Molti pensano che gli anziani cadano e si fratturino il bacino, mentre in realtà spesso succede il contrario: il bacino si rompe da solo e provoca la caduta. Ma perché un incidente del genere era capitato a me?

Dopo una decina di piccoli infortuni come quello, a vent'anni mi fu diagnosticata una malattia degenerativa delle ossa e dei dischi intervertebrali. Secondo i miei medici curanti, peraltro bene intenzionati, non c'erano cure né speranze di miglioramenti.

Il primo specialista che mi prescrisse una risonanza magnetica mi mostrò i risultati e illustrò la diagnosi. Pieno di ottimismo, gli domandai: «Come la risolviamo?».

Lui mi lanciò uno sguardo compassionevole e rispose: «Figliolo, è incurabile. Hai la spina dorsale di un ottantenne e non puoi farci nulla. Ti prescriverò dei farmaci, ma è una condizione con cui dovrai convivere per tutta la vita. Mi dispiace».

Confuso e avvilito, uscii dallo studio. Il mio umore peggiorò progressivamente, giorno dopo giorno, mese dopo mese. Senza dubbio, fu il momento più buio della mia vita. Frequentavo ancora l'università, ma ero costretto a saltare una lezione dopo l'altra perché avevo troppe difficoltà a muovermi. Se camminavo, stavo bene, ma se mi sedevo o mi sdraiavo, quando mi rialzavo sentivo una specie di scossa elettrica lungo la gamba. La fitta era così forte che mi mandava in spasmo l'arto. Era imbarazzante, oltre che doloroso, e mi faceva paura. In due anni e mezzo ingrassai di una ventina di chili. Il medico mi aveva prescritto il riposo assoluto e vietato qualsiasi attività fisica, così continuavo ad accumulare peso, mangiando come prima e rimanendo sveglio la notte per giocare ai videogiochi.

Consultai uno specialista dopo l'altro, alla ricerca di un po' di speranza, che però non arrivò mai. Sempre la stessa conclusione: farmaci, riposo assoluto e spiacente che sia capitato a te. Poi, una notte, tutto cambiò.

La seconda chance

Sedevo sul letto, nel mio alloggio da universitario, con il flacone dei sonniferi in mano. Li prendevo ogni sera, perché se mi muovevo nel sonno, mi svegliavo per il dolore. Fissavo le pillole e d'un tratto mi ricordai la nonna... Quando vivevo con lei ripeteva che ero speciale e diceva a tutti che un giorno avrei fatto grandi cose. Anche la mamma diceva così. Loro due credevano in me, mentre io avevo perso la fiducia in me stesso.

Mi resi conto di avere riposto tutte le speranze nei medici, ma che loro, seppur in buona fede, non erano nei miei panni e quindi non dovevano avere l'ultima parola su ciò che potevo o non potevo fare.

In quel preciso istante tutto cambiò. Decisi di guarire. È un passaggio cruciale, che molti non attraversano mai. Sovente speriamo, desideriamo o tentiamo di guarire. Anche quando preghiamo, spesso manca l'ingrediente principale per infondere vita alla preghiera: la fiducia.

Il termine «decisione» deriva dal latino de-caedere, che significa «tagliare via», perciò, quando decidi davvero qualcosa, escludi, recidi ogni possibilità che accada altro, tranne quello. Non ci sono alternative, esiste solo quello che hai deciso. Succeda quel che succeda, farai di tutto perché la visione si trasformi in realtà. E la mia visione era guarire.

La svolta

Sono una persona molto analitica per natura: mi piace scoprire come funzionano le cose, non mi accontento di sapere che funzionano. Ecco perché non mi limitai ad affidarmi alla mia ritrovata speranza ma elaborai un programma preciso, che prevedeva un'azione su tre fronti.

Non so bene perché, ma domandai al medico che per primo aveva formulato la diagnosi se il mio problema fosse legato anche all'alimentazione e se potessi trarre beneficio dall'attività fisica. Mi guardò come se fossi un extraterrestre e rispose: «Non c'entra assolutamente nulla con quel che mangi. E l'esercizio è inutile nel tuo caso». Poi mi prescrisse altri farmaci. Non mi tornava: se dovevo ingollare pillole ogni giorno, allora ciò che mettevo in bocca influiva eccome sulla mia condizione! Tutto quello che entra nell'organismo ha un effetto sul suo stato.

Seguendo questa intuizione, decisi di cambiare alimentazione. Come potete immaginare, ero ormai abituato a bomboloni e pizzette, perciò sapevo che non sarebbe stata una passeggiata. Dovevo iniziare gradualmente, quindi mi limitai a cucinare con le mie mani i cibi cui ero abituato, migliorando solo la qualità degli ingredienti. Invece di hamburger e patatine fritte del fast food, compravo carne macinata di manzo allevato al pascolo e patate biologiche da cuocere in forno, aggiungendo una verdura di contorno (di solito broccoli, senza formaggio). Al posto di bibite gassate e milkshake, bevevo litri d'acqua.

Notai un cambiamento significativo: minore infiammazione, più forze e i numeri sulla bilancia che scendevano come non capitava da anni. Queste pur minime modifiche all'alimentazione erano importanti, perché le carni dei bovini allevati in maniera convenzionale, cioè alimentati con un mix di cereali, mais e soia, contengono più acidi grassi omega-6 (che favoriscono l'infiammazione) e minori quantità di omega-3 (che hanno invece effetti antinfiammatori). Inoltre, diversi studi evidenziano come questi animali siano più esposti alle malattie e quindi trattati con dosi massicce di antibiotici, per tacere degli ormoni che vengono somministrati loro solo per incrementare la resa di carne o latte. Vi pare normale?

Le mucche sono ruminanti: da millenni si nutrono esclusivamente di erba. Certo, sono in grado di digerire anche altro, in piccole quantità, ma se la loro alimentazione si compone soprattutto di cibi per loro innaturali si ammalano, proprio come accade a noi. E quando a nostra volta consumiamo le carni di questi animali, ecco che sorgono i problemi. Per questo è importante ricordare non solo la massima «Sei quel che mangi», ma anche: «Sei quel che è stato mangiato da quel che mangi».

Mi tuffai nelle ricerche come un invasato, per capire come erano davvero fatte le mie ossa e di che cosa avevano bisogno per guarire e fortificarsi. Cominciai a studiare la salute, anziché la malattia, e feci scoperte sconcertanti. Alcune sostanze indispensabili per l'organismo (come amminoacidi solforati, polisaccaridi, magnesio, silicio e persino la vitamina C) erano totalmente assenti dal mio regime alimentare, ancora imperniato sui fast food. Le sfioravo appena con qualche pretenziosa spremuta pastorizzata o un po' di latte «arricchito» di calcio e vitamina C («arricchito» significa che questi principi nutritivi vengono prima distrutti dalla pastorizzazione e poi aggiunti in forma sintetica).

Dopo avere migliorato la qualità degli ingredienti, individuai gli alimenti che contenevano naturalmente quelle sostanze benefiche e, se non mi piacevano, li frullavo creando deliziosi smoothie. È fondamentale capire che il nostro organismo necessita di determinate sostanze basilari per rigenerarsi e ricostruire i tessuti danneggiati; se non gliele forniamo, come possiamo chiedergli di guarire? Avevo una malattia degenerativa ed era già un miracolo che fossi arrivato a quindici anni senza grossi problemi. Le mie carenze nutrizionali erano tali che il mio corpo non era in grado mantenermi in salute. Ma non era solo l'alimentazione che dovevo cambiare.

Gli ultimi tasselli del puzzle

Ricominciai anche a fare attività fisica. Niente di esagerato: me la presi comoda e mirai a fare piccoli progressi quotidiani. Iniziai con la cyclette, poi passai alle camminate, quindi a un po' di jogging e infine ripresi in mano i pesi, finché riuscii nuovamente a svolgere altre attività più «normali». Il corpo ha bisogno di movimento per guarire se stesso. Anche se riceve tutti i nutrienti che gli servono attraverso un'alimentazione corretta (com'era ormai la mia), necessita dell'esercizio fisico per assimilarli.

Mentre cercavo di approfondire l'argomento, mi imbattei in una ricerca condotta sui cavalli da corsa. Se un cavallo si rompe un osso rischia di essere abbattuto, dunque c'è tutto l'interesse ad aumentare la densità ossea dell'animale. In quel particolare studio, i ricercatori avevano aggiunto vari integratori alla dieta dei cavalli, rilevando un aumento solo trascurabile della densità ossea. Ma quando avevano introdotto anche il movimento, sotto forma di passeggiate, l'aumento era diventato significativo.

Ecco! pensai. Cibo sano più esercizio fisico, uguale possibilità di raggiungere il mio obiettivo. Mancava ancora un tassello, però...

A mano a mano che donavo al corpo le attenzioni e le cure che mi chiedeva da anni, naturalmente cominciai ad andare a letto presto e ad alzarmi presto. Innanzitutto, perché avevo di nuovo voglia di vivere, dato che vedevo il cambiamento in me; poi, perché il mio organismo aveva bisogno di riposare, per via di tutti i cambiamenti cui lo sottoponevo attraverso l'attività fisica e l'alimentazione. Mi accorsi che il sonno è davvero importante, anche se lì per lì non mi resi conto di quanto lo fosse davvero. Lo avrei capito solo anni dopo, all'inizio della mia carriera di terapista.

Come vedremo, l'organismo guarisce se stesso soprattutto mentre dormiamo. Il sonno è stato per me uno strumento essenziale per tornare in salute e rimettermi in forma. È così che ho trovato l'ultimo dei tre pilastri della salute che mi hanno cambiato la vita: un'alimentazione corretta, l'esercizio fisico e il giusto riposo.

Sei settimane dopo quella decisione cruciale presa sul letto, avevo perso quasi tredici chili, ero di nuovo in forze e, soprattutto, il dolore che mi aveva perseguitato ogni singolo giorno negli ultimi due anni e mezzo era sparito. Ero stupefatto: com'era potuto accadere? Ma riflettendo sui cambiamenti che avevo apportato alla mia quotidianità, quella realtà assumeva una certa logica. Il corpo obbedisce a una semplice legge: «usalo o perdilo». Se ci ingessano un braccio, i muscoli e i tessuti si atrofizzano.

Bene, io mi ero «ingessato» il corpo intero, creandomi una gabbia psicologica in cui stavo fermo e inerme. Avevo paura di muovermi. Quando però avevo abbandonato ogni timore e fatto ciò che i miei geni si aspettavano da me, riprendendomi la responsabilità del mio fisico, avevo rotto il gesso. E non solo avevo ritrovato la mia vita precedente, ma ne avevo scoperta una migliore.

L'inizio di qualcosa di speciale

In quel periodo frequentavo ancora l'università, e compagni e docenti mi chiedevano che cosa avessi fatto. Ricordo che una volta stavo uscendo dall'aula e il professore mi fermò, mi guardò dritto negli occhi e mi domandò: «Cosa ti è successo? Hai un aspetto così sano!» Neanche fosse stato un miracolo. Non solo ero dimagrito, ma irradiavo salute: la pelle luminosa, il corpo forte e l'incedere sicuro. Camminavo con sicurezza perché ero in grado di farlo, e perché avevo scoperto che abbiamo sempre la possibilità di capovolgere una situazione avversa.

Circa nove mesi dopo la mia decisione, tornai dall'ultimo specialista che avevo consultato e mi feci riesaminare la colonna vertebrale. Scrutò i risultati per un'eternità, sfregandosi il mento. Poi mi guardò e disse: «Qualunque cosa tu stia facendo, continua così, ragazzo mio. Non ho mai visto un miglioramento del genere prima d'ora». Le due ernie discali (L4 e L5/S1) erano scomparse e i dischi intervertebrali avevano riacquistato fluidità.

Uscii sentendomi rinato e con la consapevolezza che tutto il mio trascorso era servito a uno scopo più vasto. Studenti, professori e assistenti iniziarono a chiedermi consiglio. Così è nata la mia carriera professionale: sono diventato un allenatore certificato e ho cambiato tutti gli esami che mi rimanevano, scegliendo i corsi legati alla salute. Da allora ho trattato migliaia di persone tramite consulenze private e ne ho raggiunte centinaia di migliaia con i libri, le presentazioni, i seminari e il mio podcast. E i numeri crescono di giorno in giorno. Sono colmo di gratitudine per quel che ho attraversato e non lo cambierei per nulla al mondo. Spesso è nei momenti difficili che tiriamo fuori il meglio di noi stessi. I miei problemi mi hanno permesso di mettermi al servizio degli altri.

Volevo condividere questa storia con voi perché possiamo trarne due lezioni importanti.

La prima: la forza della decisione. C'è un potere nascosto nell'impegno a fare davvero qualcosa. Quando si scopre di avere la forza di affermare: «Caschi il cielo, niente mi fermerà!» si possono raggiungere risultati incredibili. Che si tratti di dormire meglio o di agire su qualsiasi altro aspetto della vita, ci saranno sempre delle difficoltà, ma le supereremo con la volontà.

Seconda lezione: la forza dell'alimentazione, dell'attività fisica e del sonno. Spetta a noi decidere con che materiale costruire il nostro fisico. Le scelte alimentari hanno un impatto su ogni cellula dell'organismo.

Fare esercizio fisico non significa ricercare il ventre piatto o gli addominali a tartaruga. Certo, comprende anche questi obiettivi, ma è una decisione molto più vasta. L'attività fìsica migliora radicalmente l'assimilazione dei principi nutritivi e, soprattutto, aiuta a eliminare gli scarti del metabolismo, attivando il sistema linfatico ed espellendo le tossine. Si può dire che è una questione di movimento in generale, più che di scegliere una particolare forma di allenamento.

Molti dedicano al fisico un'oretta al giorno, ma che succede nelle altre ventitré? Chi si esercita un'ora al giorno è solo marginalmente più attivo di chi non si allena affatto, per la precisione del 4%. Certo, è una percentuale comunque importante, però decidere di vivere una vita fatta di movimento e salute oggi non è più un optional: è qualcosa che i nostri geni si aspettano da noi.

Il sonno moltiplica in maniera esponenziale i risultati ottenuti con l'alimentazione e il movimento, se glielo permettiamo. Ecco di che cosa tratta questo libro. Nelle pagine seguenti troverete diverse strategie, tutte testate clinicamente, che hanno aiutato tantissime persone a dormire bene. Scoprirete esattamente perché il sonno è importante per apportare miglioramenti decisivi all'organismo, mantenersi in salute e condurre un'esistenza appagante e feconda. Qualità del sonno e qualità di vita vanno a braccetto.

Vi auguro molte notti di sonno beato e altrettanti giorni di salute e successo!

 

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Shawn Stevenson, laureato alla University of Missouri - St. Louis con un background in biologia e kinesiologia, ha fondato Integrative Health Alliance, una società che si occupa di benessere sotto tutti gli aspetti e segue sia singoli individui sia grandi aziende internazionali. Stevenson è...
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