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Scopri il potere dell’Empatia

di Elena Bernasconi 4 mesi fa


Scopri il potere dell’Empatia

La Comunicazione Empatica o Nonviolenta ci aiuta nelle relazioni e nella gestione dei conflitti

Viviamo in relazione: da quando nasciamo, la nostra vita è programmata per stare con gli altri, vivere accanto, crescere insieme. Per tutta la vita cerchiamo relazioni soddisfacenti: in famiglia, sul lavoro, nelle amicizie. Spesso però l’ideale si scontra con il reale: tutti noi abbiamo fatto esperienza di quanto sia faticoso capire gli altri e farci capire.

Quando la comunicazione è inceppata, quando i no, i muri e le barricate ci dividono dalle persone che amiamo o con cui vogliamo o “dobbiamo” entrare in relazione possiamo chiedere aiuto alla Comunicazione Empatica. Di cosa si tratta? Ne parliamo con Elena Bernasconi trainer certificata di Comunicazione Nonviolenta presso il Centro Internazionale di Comunicazione Nonviolenta.

Ciao Elena e grazie per questa intervista: ci spieghi che cos’è la Comunicazione Nonviolenta o Empatica? Quando nelle relazioni le cose non vanno come vorremmo, abbiamo appreso a scaricare il nostro disagio dicendo cosa non va negli altri o in noi stessi (critiche, accuse, lamentele, sensi di colpa ecc.). Questo modo di pensare e di parlare tende a creare distanza tra le persone e spesso ci lascia stanchi e stremati. La Comunicazione Empatica (o Nonviolenta) – sviluppata da Marshall Rosenberg negli anni Sessanta – è un approccio alla comunicazione che ci invita a diventare più consapevoli delle abitudini di pensiero e di linguaggio che bloccano le relazioni, offrendo una serie di strumenti semplici e pratici per favorire la chiarezza, il dialogo e la comprensione tra le persone. Se in relazione (di coppia, madre figlio/a, con un collega al lavoro) ho delle divergenze, quali strumenti mi offre la Comunicazione Empatica per la risoluzione dei conflitti?

Di fronte a delle divergenze, l’atteggiamento reattivo ci porta ad “attaccare” con critiche e accuse gli altri o noi stessi. Avviamo una vera e propria competizione per “averla vinta”, per dimostrare chi ha ragione e chi ha torto. Se “vinciamo” la persona si adeguerà al nostro volere, se “perdiamo” saremo noi ad adeguarci al volere dell’altra persona. In ogni caso nessuno “vince” veramente. Chi vince, si confronterà con una persona che aderisce senza gioia. Chi perde, ribollirà nel risentimento e prima o poi si ribellerà oppure si sfogherà con cibo, TV, shopping ecc.

La Comunicazione Empatica (Nonviolenta) ci invita a cercare soluzioni in cui entrambe le persone “vincono”. Ci invita infatti a tradurre i pensieri di giudizio in importanti valori e bisogni. Anziché dire cosa non va in noi e negli altri, impariamo ad esprimerci in modo onesto e rispettoso dicendo cosa ci sta a cuore, diventando più assertivi (empowerment). Impariamo anche ad ascoltare con empatia parole e comportamenti che sarebbero altrimenti difficili da accogliere. Diventiamo sempre più consapevoli che attraverso parole o comportamenti poco piacevoli, gli altri stanno solo cercando di esprimere importanti bisogni e valori.

E lo fanno nel modo migliore che conoscono, ossia attraverso il linguaggio del giudizio appreso dalla nostra cultura. Quando iniziamo ad ascoltarci attraverso il filtro dei bisogni, iniziamo a riconoscere l’umanità in noi e negli altri.

Possiamo rilassarci e – una volta che i bisogni di tutti sono stati messi sul tavolo – le soluzioni che emergono spontaneamente sono in genere molto più creative, innovative e fuori dagli schemi, con la soddisfazione di tutte le parti coinvolte. Ho letto sul tuo blog che in Danimarca si insegna nelle scuole l’empatia (un’ora obbligatoria a settimana): chi come me ha figli in età scolare vede una realtà molto difficile in cui gli episodi di bullismo, mancato rispetto degli altri e delle strutture, difficoltà di integrazione delle diversità sono all’ordine del giorno. La Comunicazione Nonviolenta potrebbe essere un efficace strumento educativo, didattico e di arricchimento per studenti, insegnanti e genitori? Come si potrebbe fare per farla entrare nelle nostre scuole? A mio parere la Comunicazione Empatica (Nonviolenta) offre un valido strumento in ambito scolastico per prevenire forme di bullismo e per sviluppare negli studenti quelle capacità relazionali, che li porteranno a diventare cittadini attivi e attenti al bene della collettività. Il modo per far entrare la Comunicazione Empatica nelle scuole, a mio avviso, è attraverso la formazione dei docenti e possibilmente anche delle famiglie, prima ancora che degli studenti.

L’ideale sarebbe introdurre la Comunicazione Empatica (Nonviolenta) già nelle scuole dell’infanzia e primaria, così che gli studenti arrivino alle medie con delle competenze relazionali che permettano loro di far fronte a tutti i cambiamenti con cui si devono confrontare in questo delicato periodo della loro vita. La formazione ai docenti può essere offerta attraverso enti accreditati Miur. Ci sono poi corsi di formatrici e formatori di Comunicazione Empatica (Nonviolenta) su tutto il territorio italiano, a cui genitori e docenti possono partecipare.

Mi sembra che in Italia e in tutto il mondo ci sia sempre più interesse per cambiare l’attuale paradigma, per passare dalla competizione alla collaborazione, per creare una società sempre più consapevole, coesa e che si prenda cura del bene collettivo (natura inclusa). Come diceva Gandhi: “Sii il cambiamento che desideri vedere nel mondo”. Sta a noi adulti diventare questo cambiamento… e il tempo per farlo è ora.

 

Sos genitori: regole ed empatia È possibile conciliare un approccio educativo empatico con il rispetto delle regole? Ce ne parla Giorgia Cozza, giornalista ed esperta di genitorialità consapevole.

L’empatia è il segreto che potrà aiutarci a proporre e far interiorizzare le regole di famiglia ai nostri figli. È un’alleata importante della relazione prima di tutto, ma anche dell’educazione.

Quando il bimbo è piccino, metterci nei suoi panni, sintonizzarci con lui, è necessario per calibrare le nostre richieste. Non è raro, infatti, che il mancato rispetto di una regola sia dovuto al fatto che al bimbo è stato richiesto qualcosa che andava oltre le sue possibilità. L’empatia ci aiuta anche a comprendere e accettare le difficoltà incontrate dal bambino (o dal ragazzino) nel rispettare la regola e soprattutto, ci aiuta a comunicare in modo efficace con lui. Facciamo un esempio pratico: il bambino protesta di fronte a una nostra indicazione.

Possiamo “fare muro” dichiarando che deve obbedire e basta, ma i risultati di questo atteggiamento sono dubbi, oppure possiamo dichiarare che comprendiamo le sue motivazioni (“Avresti voluto giocare ancora con lo scivolo”), possiamo accogliere e riconoscere le sue emozioni (“Vedo che sei molto arrabbiato/dispiaciuto”), e infine ribadire l’indicazione (“Adesso però dobbiamo andare. Torneremo domani”).

Quando un figlio si sento compreso e accolto diventa più facile accettare le richieste del genitore. L’empatia, a tutte le età, è la chiave che ci permette di mantenere aperto il canale della comunicazione. A tutto vantaggio della comprensione reciproca e dell’applicazione delle regole stesse.


Elena Bernasconi

Elena Bernasconi (Trainer certificata dal Centro Internazionale di Comunicazione Nonviolenta) ci racconta:"Sono mamma di due bambine, nonché figlia di una mamma austriaca e un papà romagnolo, nata e cresciuta nella Svizzera italiana.Da sempre la comunicazione e le diverse culture...
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