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Sangat: rinnovare il senso di solidarietà con lo yoga

  1 anno fa


Sangat: rinnovare il senso di solidarietà con lo yoga

Una meditazione per riavvicinarci ai nostri cari, ricucire gli strappi, vincere le gelosie, condividere pace e armonia

Oltre ai benefici che porta al corpo fisico, alla capacità di concentrazione, alla sfera emotiva e a quella spirituale, lo yoga può aiutarci a riscoprire e rinnovare il senso di solidarietà, a superare i conflitti e a vivere serenamente in comunità con le nostre famiglie e i nostri gruppi sociali.

Se la pratica individuale è uno strumento importante per chi fa yoga, praticare in gruppo è un’esperienza altrettanto fondamentale. I benefici del lavoro di gruppo sono ben noti, anche in ambito terapeutico, e lo yoga non fa eccezione.

Fare yoga in una classe è una “pratica nella pratica” in cui, per quanto si sia concentrati su se stessi e sul proprio percorso, tutti siamo chiamati a essere fortemente consapevoli dei nostri vicini – da un punto di vista pratico, per prendere le misure e muoverci senza disturbi; da un punto di vista sottile, per le energie particolari messe in moto dal lavorare in gruppo.

Le persone che incontriamo a lezione di yoga sono forse diverse da noi sotto tanti aspetti, ma tutti condividiamo qualcosa, consapevolmente o meno: un desiderio di crescita e cambiamento, l’intenzione di evolvere e conoscere meglio noi stessi.

Questo tratto che accomuna la classe di yoga è simile nello spirito al senso di comunità degli ashram. Gli ashram nella tradizione indiana sono luoghi di eremitaggio in cui i saggi si dedicano alla meditazione, alle pratiche spirituali e allo yoga.

Oggi l’ashram è un modello di comunità diffuso in tutta l’Asia e anche in Occidente, inteso come una comunità di persone che vivono insieme, svolgendo ognuna il proprio servizio, ma aperta anche a visitatori che vi trascorrono soggiorni limitati nel tempo.

Chi vive o frequenta un ashram condivide la ricerca di crescita spirituale, spesso sotto la guida di un maestro.

Indice dei contenuti:

Sangat: condividere crescita e cambiamento

Quando ci si riferisce alla comunità, alla famiglia e al gruppo, nel Kundalini Yoga si parla di “sangat”.

Sangat è una parola sanscrita che arriva dalla tradizione Sikh, dove designa “l’assemblea dei devoti” che si raccoglie per ascoltare le parole del guru, per pregare, per praticare il kirtan (la meditazione con la musica e il canto dei mantra).

Sangat ha anche un significato secolare, non legato alla pratica religiosa, ed è quello di “comunità”, intesa come un gruppo che condivide un percorso di crescita e di evoluzione del proprio pieno potenziale. In questo senso, anche il “semplice” gruppo della classe di yoga è a tutti gli effetti sangat.

Riconoscere questo legame con i nostri compagni di pratica ci dona un’occasione importante per riflettere sul senso di gruppo e per essere riconoscenti di poter condividere con altri il nostro viaggio.

Il sangat nel quotidiano

Il Kundalini Yoga è, nelle parole di Yogi Bhajan, uno yoga per chi vive la vita reale: «Questo non è lo yoga che si pratica in solitudine in cima a una montagna e fuori dalla realtà: è stato insegnato per la gente che lavora, che ha una famiglia e che è sottoposta allo stress di ogni giorno».

Certamente è proprio nella quotidianità che possiamo riconoscere, tutti i giorni, il nostro sangat: nella famiglia, nelle amicizie, con i compagni di corso, con i nostri affetti e tutti coloro con cui instauriamo un rapporto onesto e armonioso.

Proprio ora si avvicinano le festività invernali, un periodo che predispone alla spiritualità e a vivere il sangat con gioia, un’occasione per riavvicinarci ai nostri cari, ricucire gli strappi, vincere le gelosie, condividere pace e armonia.

Per consolidare il senso di sangat all’interno della nostra comunità, il Kundalini Yoga ci suggerisce una meditazione di gruppo che crea un’aura di collaborazione, apre il cuore alla solidarietà e aiuta a superare i conflitti.

Potresti proporre alla classe con cui pratichi yoga questo momento di riflessione, come saluto e augurio prima della pausa delle lezioni.

Una meditazione per la solidarietà di gruppo

Sedetevi in cerchio, seduti a terra a gambe incrociate. Se qualcuno non è in grado di sedersi a terra, ci si può sedere tutti sulle sedie. Come sempre, aprite la sessione con i mantra (li trovi su www. leviedeldharma.it/mantra-di-apertura).

Mudra: aggancia le braccia delle persone accanto a te, da un lato e dall’altro.

Posizione degli occhi: sono aperti e fissano la punta del naso.

Respiro: inspira dal naso silenziosamente in 4 segmenti, abbinando il movimento della testa e la ripetizione mentale del mantra Sa Ta Na Ma.

  1. Gira la testa verso la spalla sinistra e mentalmente canta Saa, mentre inspiri il primo segmento.
  2. Gira la testa verso la spalla destra e mentalmente canta Taa mentre inspiri il secondo segmento.
  3. Gira la testa verso la spalla sinistra e mentalmente canta Naa mentre inspiri il terzo segmento.
  4. Gira la testa verso la spalla destra e mentalmente canta Maa mentre inspiri l’ultimo segmento.
  5. Porta la testa al centro, in linea con il corpo, fermati e canta a voce alta il mantra: Waa-he Guruù, Waa-he Guruù, Waa-he, Waa-he, Waa-he Guruù.

Riprendi il respiro segmentato in 4 parti, il movimento della testa e la vibrazione silenziosa del mantra.

Quando espiri e torni al centro con la testa, canta nuovamente a voce alta, continuando il ciclo. Muovetevi, cantate e fermatevi al centro tutti all’unisono.

Tempo: 11 minuti, il tempo massimo da non superare.

Per chiudere la meditazione, inspira ed espira dal naso per tre volte, con la testa ferma al centro.

Articolo tratto da Vivi Consapevole n. 43

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