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Per fare un Uomo ci vuole un Albero

di Riccardo Ferrari 1 anno fa



Cosa significa amare, rispettare e piantare alberi: intervista all’arborist Riccardo Ferrari

Quando ho visto sul suo sito treeboy.com le foto che lo ritraggono tra gli alti rami di alberi maestosi, sospeso e perfettamente a suo agio, la mia mente è andata immediatamente alla storia del Barone Rampante di Calvino.

Anche se ci siamo sentiti solo al telefono, del Cosimo Piovasco di Rondò calviniano Riccardo Ferrari ha certamente il piglio anticonformista e indomito.

Perito agrario, arborist, treeclimber e docente della scuola Agraria di Monza, Riccardo ha fatto della sua passione per gli alberi, la natura e la vita selvaggia un mestiere.

Lo leggiamo in questa bellissima testimonianza che ci ha regalato, fonte di ispirazione per tutti coloro che credono che la vita sia sempre una grande impresa.

- Ciao Riccardo, tu sei arboricoltore e treeclimber: ci spieghi in che cosa consiste il tuo lavoro?

Il mio lavoro consiste nello scalare gli alberi per potarli, consolidarli (cioè legare rami con appositi cavi per impedirne la rottura) o, quando è necessario, abbatterli.

Nella città moderna l’albero è elemento essenziale per tutta una serie di motivi, che ho spiegato anche nel mio libro, ma deve essere gestito in modo opportuno, ovvero mantenuto in sicurezza senza snaturarne la forma e soprattutto mantenendone bellezza e funzionalità.

Secondo me scalare gli alberi è un arte perché mette insieme abilità fisiche, conoscenze scientifiche e soprattutto etica e rispetto per questi esseri.

- Come è nato il tuo amore, la tua passione per gli alberi? Quali sono state le esperienze e anche le letture che ti hanno portato ad amarli?

Posso parlarti subito delle letture che mi hanno appassionato alla natura, ovvero dei grandi scrittori della letteratura romantica americana. Jack London, Thoreau, Emerson, e come tralasciare Melville con il suo capolavoro Moby Dick.

Alcuni di questi autori venivano spacciati per scrittori per ragazzi, invece hanno scritto racconti in cui i personaggi compiono viaggi iniziatici veri, autentici, nella natura alla scoperta dei propri limiti e pieni di voglia di conoscere il mondo selvaggio, per quanto severo e duro possa essere.

Il mio modo di procurarmi da vivere doveva essere altrettanto unico, libero e autentico, anche se ricco di prove da superare, di imprevisti, anche se a volte portare a termine una singola giornata di lavoro mi è sembrata un’impresa in cui non ho guadagnato solo il mio stipendio, ma anche una pagina di storia della mia vita.

Così facendo ho ottenuto la mia libertà, e un bagaglio di esperienze che ti si stampano in faccia e fanno capire come ti chiami e chi sei prima che tu apra bocca: questo significa essere rispettati.

- Hai scritto un libro dal titolo Chi pianta alberi vive due volte: qual è il significato profondo di questa frase?

Noi uomini ci illudiamo che se accumuliamo ricchezze poi le lasceremo ai nostri figli o ci garantiremo una vecchiaia tranquilla, in realtà tutto ciò si trasforma in competizione, perché per poter avere bisogna in qualche modo prendere.

Piantare alberi è un gesto di puro amore incondizionato per la vita, è la sola vera eredità che puoi lasciare a un figlio, perché nelle sue fibre, nella sua corteccia c’è anche la storia degli uomini.

Un uomo che pianta un albero non vivrà mai tanto a lungo da vederlo erigersi nel suo massimo splendore, eppure ci sono uomini di oltre ottanta anni che continuano a piantare alberi, come se in questo gesto avessero veramente trovato una forma di eternità.

- Anche io come te sono genitore e mi rendo conto per esperienza personale di quanto i bambini necessitino e bramino la natura e quanto questa sia purtroppo lontana dalle loro esperienze quotidiane, ad eccezione del parchetto giochi antropizzato vicino casa, bruciato dal sole in estate e spesso alluvionato in inverno. Cosa possiamo fare concretamente noi genitori per riconnetterci e riconnettere i nostri figli con la natura? Quali attività possiamo porporre?

Credo che dobbiamo essere sufficientemente folli o coraggiosi da andare oltre il convenzionale, dobbiamo donare ai nostri figli una vita piena di esperienze dove, come diceva Walt Witman, possono succhiare il midollo della vita, dormire nei boschi, pescare nei fiumi e sulle spiagge, nuotare nelle onde, arrampicarsi sugli alberi e vagabondare al sole dall’alba al tramonto per valli e monti: così avremo la certezza che non varcheranno mai la soglia di uno studio di psicologia per mancanza di autostima o vuoti esistenziali.

Una parte dell’uomo deve assolutamente rimanere selvatica e indomita.

- Cosa ci donano gli alberi a livello materiale e anche a livello spirituale?

A livello materiale? Se pensiamo che il dominio sul metallo lo abbiamo ottenuto fondendo minerali con forni alimentati a legna, che le navi, meravigliosi strumenti per esplorare il mondo, erano fatte in legno, così i ponti che congiungevano due terre, la domanda la ripropongo io: se non avessimo avuto quello che gli alberi ci hanno donato, oggi avremmo la cardiochirurgia o l’ingegneria aereo spaziale?

A livello spirituale, la domanda sembra complessa perché siamo abituati a pensare alla spiritualità come a una sfera del nostro essere estremamente difficile da contattare, in realtà proprio la sensazione di pace e solidità che gli alberi ci donano è spiritualità e non abbiamo bisogno di altro.

Loro sono lì per farci capire che quello che dobbiamo fare è essere concreti e che dobbiamo smettere di scindere le nostre azioni in azioni necessarie e azioni che ci redimono dai danni creati dalle precedenti: gli alberi sono unità, semplicità, concretezza e inesorabile attaccamento alla vita.

- Qual è l’albero a cui sei maggiormente legato?

Non c’è un albero ma degli alberi, dei quali alcuni non ci sono più.

Ci sono o c’erano gli alberi che sono legati ai miei nonni, alberi dove ancora li rivedo prendersene cura e coltivarli, poi ci sono quelli che ho piantato per i miei figli, Marta e Francesco, un Olivo e un Tiglio, infine ci sono i giganti che ho incontrato nel mondo che mi hanno regalato avventure e scoperte tra i loro rami.

- Che cosa sono gli alberi monumentali? Esiste una mappa italiana che ci permetta di scoprire i monumenti verdi presenti nella nostra regione?

Gli alberi monumentali sono alberi con i quali l’uomo ha intessuto storie, sono alberi che vengono ricordati perché noti personaggi storici li hanno amati, hanno sostato alla loro ombra o perché sono stati testimoni di battaglie o eventi memorabili.

Esistono varie opere bibliografiche che raccolgono esemplari monumentali italiani, vi sono anche i censimenti regionali o del corpo forestale, ma ancora non vi è un opera completa ed esaustiva.

Tiziano Fratus ha scritto il libro L’Italia E' un Bosco con il quale offre la possibilità di scoprire bellissimi esemplari dandoci anche interessanti riferimenti storici.

Gli alberi monumentali sono importanti perché divengono un simbolo per tutti gli altri alberi, sono testimoni e maestri per gli uomini oggi e per le generazioni future.

Piantare alberi è un gesto di puro amore incondizionato per la vita, è la sola vera eredità che puoi lasciare a un figlio, perché nelle sue fibre, nella sua corteccia c’è anche la storia degli uomini!

Articolo tratto da Vivi Consapevole 40

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Riccardo Ferrari, laureato in Fisica, ha al suo attivo la conduzione di fasi di start up, consolidamento e razionalizzazione di aziende di diverse dimensioni.
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