800 089 433 / 0547 346 317
Assistenza Clienti — Lun/ven 9:00-18:00

Partiamo dalle basi - Estratto da "Liberarsi dalla Dipendenza Affettiva"

di Maria Cristina Strocchi, Sonny Raumer, Tullio Segato 8 mesi fa


Partiamo dalle basi - Estratto da "Liberarsi dalla Dipendenza Affettiva"

Leggi in anteprima il primo capitolo del libro di Maria Cristina Strocchi, Sonny Raumer e Tulio Segato e scopri come liberarti di questa dipendenza nociva

Prima di parlare di dipendenza affettiva è necessario innanzitutto soffermarsi sulla definizione di dipendenza.

Spesso infatti si usa tale termine, nel linguaggio comune, per identificare quella categoria di persone che fa uso e abuso di sostanze stupefacenti, ignorando talora che esistono svariate forme di dipendenza non necessariamente correlate all'uso di droghe, sostanze psicotrope o alcoliche.

Indice dei contenuti:

Che cos'è la dipendenza

La dipendenza è definibile come un'alterazione del comportamento della persona, caratterizzata da bisogni intensi e spesso incontenibili nei confronti di sostanze, oggetti, situazioni o perfino altre persone. Questa alterazione del comportamento nasce da un'abitudinaria ricerca del piacere fisico e/o psicologico che con il tempo fa perdere all'individuo il controllo della situazione, portandolo a una condizione più grave, definibile patologia.

La dipendenza può essere di tipo fisico e/o di tipo psichico.

Nella dipendenza fisica assistiamo a modificazioni fisiologiche nell'organismo della persona e nel funzionamento del sistema cerebrale: le sostanze stupefacenti, ad esempio, possono indurre le modificazioni fisiologiche maggiori e più gravi, sia nella fase dell'abuso che in quella dell'astinenza. Eroina, cocaina, ecstasy, alcol e derivati sono (sia nell'immaginario collettivo che nella clinica) le sostanze che più di altre possono portare a conseguenze fisiche e comportamentali particolarmente gravi.

Esistono però anche sostanze che all'apparenza sembrano indurre effetti fisici minori. Ad esempio, nella società moderna è ormai accertato che una buona fetta della popolazione fuma sigarette; essendo però ormai il "fumatore" culturalmente accettato, si tende in modo quasi automatico a sottovalutare il potere di modificazione nel corpo che apportano la nicotina e le migliaia di sostanze contenute assieme a essa nel tabacco da sigaretta.

In questo caso gli effetti negativi a breve termine possono essere relativamente lievi ma, a lungo termine, la ricerca scientifica ci ha dimostrato come un fumatore abbia probabilità maggiori rispetto a una persona che non fuma di incorrere in patologie tumorali o problematiche cardiache e polmonari anche di grave entità. Esistono quindi dipendenze da "oggetti" che solo all'apparenza sembrano creare minori conseguenze negative.

Se la dipendenza fìsica è superabile con relativa facilità (esistono farmaci agonisti che riducono progressivamente i sintomi astinenziali diminuendo la voglia di ricorrere alla sostanza usata abitualmente), diverso è invece il caso della dipendenza psichica: la stessa agisce infatti in modo incisivo e pervasivo sul modo di pensare della persona e conseguentemente sui suoi comportamenti. Se la distinzione tra dipendenza fìsica e psichica può essere fatta su un piano clinico, nella realtà dei fatti le due forme interagiscono in modo molto stretto l'una con l'altra, creando di fatto una situazione di elevata complessità nel trattamento e nella riabilitazione terapeutica di chi soffre di tale patologia.

Anche situazioni o condizioni che non abbiano necessariamente a che fare con le sostanze possono indurre delle modificazioni fisiologiche nell'organismo: pensiamo ad esempio al gioco d'azzardo, alla dipendenza da internet, a quella sessuale o dal lavoro, condizioni che comportano, anche se a un livello minore e differente, dei cambiamenti fisiologici indotti da un nuovo modo di pensare.

Tutte queste forme di dipendenza hanno degli aspetti comuni, al di là che l'oggetto della problematica sia una sostanza, una situazione, una persona:

  • Abbiamo la presenza di una sindrome di astinenza (altrimenti detta crisi d'astinenza) e cioè una condizione più o meno grave che si manifesta quando viene sospeso l'utilizzo di ciò che provoca la dipendenza. La persona, quando smette l'uso della sostanza o abbandona l'oggetto della dipendenza, dopo qualche ora o qualche giorno può diventare insonne, avere sensazioni di nausea o vomito (tali sensazioni possono poi concretizzarsi in episodi effettivi di vomito), presentare allucinazioni (specie dopo l'uso di sostanze o alcol), stati ansiosi, difficoltà nel riposo notturno, tremori. Tutte queste condizioni creano solitamente elevato stress, tale da incidere in modo negativo e significativo nell'area lavorativa, sociale, relazionale.
  • Abbiamo poi una condizione di tolleranza o assuefazione: la persona sente il bisogno di aumentare progressivamente la "dose" (sostanza o situazione che sia) per ottenere lo stesso effetto provato precedentemente.
  • Abbiamo una continua ricerca delle sostanze (situazione o persona), che si manifesta con il craving, una modifìcazione del pensiero su base impulsiva che indirizza l'individuo unicamente verso l'oggetto del desiderio.

Assistiamo a una compromissione sempre più grave dei contesti di vita maggiormente significativi, quali quello lavorativo, familiare, sociale/amicale. La persona mette in atto comportamenti che sono volti a mantenere in vita la dipendenza a discapito delle relazioni, anche quelle più significative, andando incontro a un vuoto relazionale e a condizioni di solitudine particolarmente invalidanti.

Ma cos'è che distingue la dipendenza affettiva dalle altre forme di dipendenza? Risposta: l'oggetto del desiderio, che in questo caso è rappresentato da una persona in carne e ossa, il partner della nostra relazione amorosa, il fidanzato/a, il compagno/a, il marito o la moglie.

Dipendenza affettiva

La dipendenza affettiva si presenta quando l'affetto, l'attrazione, l'amore che proviamo verso una persona assumono le caratteristiche di una vera e propria dipendenza, con tutte le particolarità negative che abbiamo visto precedentemente.

Tutti noi abbiamo sperimentato una condizione di dipendenza affettiva "sana": pensiamo ad esempio a quando siamo stati bambini e venivamo accuditi dai nostri genitori in modo affettuoso ed equilibrato. In questo caso ne abbiamo sperimentato una forma necessaria e utile per lo sviluppo del nostro benessere psicofìsico e per la nostra crescita.

Durante l'adolescenza poi la maggior parte delle persone sviluppa una "sana" dipendenza dal gruppo dei pari, che diventa punto di riferimento e di paragone e che aiuta nel passaggio dal talora burrascoso periodo adolescenziale a quello dell'adultità, con tutti suoi punti di forza e le sue criticità.

Anche nel rapporto con i partner un certo grado di dipendenza esiste: quando questa permette però che ognuno si senta libero di "fare e di essere" all'interno del rapporto di coppia, allora parliamo di una condizione di equilibrio dove entrambi i membri beneficiano degli aspetti positivi dello stare insieme e allo stesso tempo fronteggiano in modo maturo le eventuali difficoltà o divergenze che naturalmente esistono nei rapporti con l'altro.

Quando allora la dipendenza dall'altro diventa un problema?

Lo diventa quando il partner rappresenta il nostro unico obiettivo di vita, quando pensiamo che possa essere colui/co-lei che risolverà i nostri problemi personali, quando vediamo nell'altro il nostro ideale assoluto d'amore senza averne una visione più realistica (con pregi e difetti... e spesso questi ultimi sono evidentissimi ma negati, come se avessimo le fette di salame sugli occhi!), quando la nostra stessa esistenza viene messa in secondo piano rispetto a quella del nostro partner.

Ma allora quali sono le caratteristiche che contraddistinguono la dipendenza affettiva?

Prima di tutto occorre specificare che, contrariamente ad altre forme di dipendenza (sostanze stupefacenti, alcol, cannabis...), quella affettiva non viene attualmente annoverata tra le patologie incluse nei più diffusi sistemi diagnostici come il DSM-V.

L'argomento è stato messo in risalto negli anni '70 da Robin Norwood, psicologa e terapeuta familiare americana che ha lavorato nell'ambito delle dipendenze da sostanze e che ha scritto il famoso libro Donne che amano troppo. In tempi più recenti, anche sull'onda di una maggior diffusione a livello popolare dei più conosciuti argomenti psicologici, la dipendenza affettiva è diventata una problematica trattata in modo più ampio, descritta in modo più chiaro e semplice, raggiungendo tramite i media (radio, televisione, internet) una fetta corposa di popolazione.

La dipendenza affettiva si caratterizza per essere persistente; è quindi una condizione che perdura nel tempo, nella quale i protagonisti della danza della dipendenza si vincolano a vicenda in un rapporto contrastato, ambiguo, a tratti quasi sadico-masochistico. Tale persistenza si protrae anche per moltissimi anni: esistono coppie che addirittura non prenderanno mai consapevolezza del problema, altre che pur nella consapevolezza continuano a permanere nella condizione di amore disagiato.

E una condizione permeata da ossessività (riferita sia ai pensieri che ai comportamenti): ambedue i membri della coppia possono, ognuno a modo proprio, sviluppare dei pensieri ricorrenti e simili nel contenuto che occupano la maggior parte della loro giornata. È ancora più vero per chi nella coppia è dominato, è dipendente dall'altro, poiché il partner diventa l'unico e magnifico punto di riferimento della vita quotidiana, il solo scopo della vita della persona, l'oggetto del proprio "amore".

Altra caratteristica che possiamo trovare nel dipendente affettivo è l'impulsività, quella condizione che fa venir meno la capacità di riflettere e spinge talvolta ad agire istintivamente, portandoci a pronunciare parole o compiere atti con eccessiva "spontaneità". Se infatti in alcuni casi un agire di tipo impulsivo può incentivare la presa di decisione di fronte alla risoluzione di un problema, nella maggior parte un tale atteggiamento tende ad allontanare le persone attorno a noi, creando terreno bruciato. Questo succede perché l'imprevedibilità dei comportamenti impulsivi genera solitamente molta ansia correlata al pensiero "chissà cosa succederà".

Accanto all'impulsività e ancor di più ai pensieri di tipo ossessivo possiamo trovare spesso comportamenti di tipo compulsivo. Sono quelli che vengono ripetuti con frequenza sempre maggiore, dai quali la persona non riesce a fuggire perché la volontà viene quasi annullata. Chi mette in atto questi comportamenti viene rassicurato dagli stessi ma, se non vengono trattati, consolidano una dipendenza non semplice da risolvere. In questa situazione viene a mancare totalmente il controllo, mentre prevale il "principio del piacere".

 

Tratto dal libro:

Liberarsi dalla Dipendenza Affettiva

In 5 mosse

Tullio Segato, Maria Cristina Strocchi, Sonny Raumer

Questo libro propone 5 pratiche mosse per dire basta alla dipendenza affettiva e alla manipolazione di partner dominanti, narcisisti e violenti. Questo si crea quando l’affetto, l’attrazione, l’amore che proviamo verso una persona assumono le caratteristiche di una vera e propria dipendenza, che può portare a conseguenze drammatiche

Vai alla scheda

Maria Cristina Strocchi

Maria Cristina Strocchi psicologa psicoterapeuta, e docente e supervisore dell'AIAMC - Associazione Italiana Analisi e Modificazione del Comportamento. E esperta di interventi sulla balbuzie ed e autrice di numerose pubblicazioni sui disturbi del linguaggio e sul tema della coppia.
Leggi di più...

Dello stesso autore


Sonny Raumer

Sonny Raumer, psicologo e psicoterapeuta, è specialista in disturbi da uso di sostanze e gioco d’azzardo problematico. Lavora in strutture che trattano, oltre alla dipendenza, patologie psichiatriche (psicosi e disturbi della personalità).
Leggi di più...

Tullio Segato

Tullio Segato, sociologo, criminologo clinico, già Ufficiale di Polizia Giudiziaria, collabora con gli autori attraverso l’associazione “Volere è Potere”, effettuando incontri informativi e di prevenzione della violenza contro le donne.
Leggi di più...

Gli ultimi articoli


Non ci sono ancora commenti su Partiamo dalle basi - Estratto da "Liberarsi dalla Dipendenza Affettiva"

Golden Books S.r.l.
Via Emilia Ponente 1705
47522 Cesena (FC)
P.iva e C.F. e C.C.I.A.A. 03271030409
Reg. Impr. di Forlì – Cesena n.293305
Capitale Sociale € 12.000 I.V.
Licenza SIAE 4207/I/3993
Macrolibrarsi è un marchio registrato
di Golden Books S.r.l. - Nimaia e Tecnichemiste