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Mi chiamo Philip Corso - Estratto da "Roswell - Il Giorno Dopo"

di Philip J. Corso 4 mesi fa


Mi chiamo Philip Corso - Estratto da "Roswell - Il Giorno Dopo"

Leggi in anteprima l'introduzione al libro del colonnello Philip J. Corso e scopri i segreti del più grande insabbiamento della storia del governo americano

Mi chiamo Philip J. Corso e per due incredibili anni all'inizio dei Sessanta, con il grado di tenente colonnello sono stato a capo dell'Ufficio Tecnologie Straniere nella Divisione Ricerca e Sviluppo dell'Esercito (U.S. Army R&D), al Pentagono. La mia vita di allora fu doppia, una alla luce del sole, l'altra segreta.

Indice dei contenuti:

Una divisione segreta

In qualità di responsabile ricerca e valutazione dei sistemi d'arma per conto dell'Esercito, ebbi modo di studiare armamenti elicotteristici francesi, mezzi tattici di un sistema missilistico antimissile e nuove tecnologie per il vettovagliamento delle nostre truppe. Mi sono aggiornato, mediante relazioni tecniche e incontri con ingegneri collaudatori dell'Esercito, sia sui nuovi arsenali sia sulla destinazione di fondi di programmazione tecnica.

Sottoponevo i loro rapporti al mio superiore, il Tenente Generale Arthur Trudeau, capo della Divisione Army R&D e responsabile di un organico di oltre tremila uomini, impegnato in progetti a livelli differenziati. All'apparenza, soprattutto agli occhi dei parlamentari preoccupati del giusto impiego dei soldi dei contribuenti americani, si trattava di semplice routine.

In realtà, le mie mansioni alla R&D dell'Esercito includevano il ruolo di ufficiale di Intelligence e di consigliere per il Generale Trudeau, il quale aveva già diretto i servizi segreti dell'Esercito, prima di passare alla R&D. Avevo ricevuto un addestramento specifico durante la Seconda Guerra Mondiale e la Guerra di Corea. Al Pentagono lavoravo in settori altamente classificati dell'intelligence militare e analizzavo le informazioni per conto del Generale Trudeau.

In Corea, nello stato maggiore del Generale MacArthur, mi resi conto che - nel 1961 e forse ancora oggi - mentre il popolo americano guardava in televisione II Dr. Kildare e Gunsmoke, veterani americani della Seconda Guerra Mondiale e della Corea, erano rinchiusi in condizioni da gulag in campi di prigionia sovietici e coreani. Alcuni di loro, vittime di inimmaginabili torture psicologiche, non sarebbero mai tornati a casa.

Come ufficiale di intelligence, venni a conoscenza di un segreto inquietante: alcune delle più autorevoli istituzioni di governo erano state infiltrate da agenti del KGB e certi aspetti chiave della nostra politica estera venivano pilotati dal Cremlino.

Lo testimoniai per la prima volta nell'Aprile del 1962 in sede di sottocommissione senatoriale presieduta dal Senatore Everett Dirksen dell'Illinois e, un mese dopo, direttamente al Ministro della Giustizia Robert Kennedy, il quale sono certo ne informò il fratello, il Presidente John Kennedy. Per ironia della sorte, dopo il mio congedo dall'Esercito, nel 1964 ero nello staff del Senatore Strom Thurmond e condussi indagini per conto del Senatore Richard Russell, membro della Commissione Warren.

All'oscuro di tutti, al centro della mia doppia vita e sepolto nel mio passato nei servizi segreti militari, al Pentagono c'era un armadietto singolo contenente il segreto più impenetrabile e protetto dell'Esercito: l'archivio Roswell, pieno di fascicoli, reperti e rapporti informativi, che riguardavano un'operazione notturna condotta da uomini del 509° stormo bombardieri della Base Aerea dell'Esercito, a Roswell.

Nella prima settimana del Luglio 1947 i militari avevano recuperato i rottami di un disco volante precipitato nelle vicinanze della città, nel deserto del New Mexico. Il fascicolo Roswell rappresentava l'eredità tangibile di ciò che avvenne nelle ore e nei primi giorni successivi all'incidente, quando scattò il cover-up governativo ufficiale.

Mentre i militari si interrogavano sulla natura, la provenienza e le intenzioni degli occupanti dell'oggetto, venne costituito un gruppo segreto guidato dal direttore dell'Intelligence, l'Ammiraglio Roscoe Hillenkoetter per studiare l'origine dei dischi volanti, raccogliere tutte informazioni sulla fenomenologia degli incontri e, nel contempo, ufficialmente negarne l'esistenza. Tale operazione è stata condotta per cinquanta anni sotto varie forme, nel più totale e assoluto riserbo.

Roswell 1947

Non mi trovavo a Roswell nel 1947, né ero al corrente di alcun dettaglio sull'incidente, il muro di gomma per ovvie ragioni coinvolgeva anche l'interno degli apparati militari. Situazione comprensibile, se si ricorda l'epica "La Guerra Dei Mondi" messa in scena al Mercury Theater da Orson Welles nel 1938, trasmessa radiofonicamente in tutta la nazione.

Il Paese sprofondò nel panico totale alla notizia dell'atterraggio di invasori marziani a Grovers Mills, nel New Jersey e all'attacco da loro sferrato contro la popolazione locale. La ricostruzione dei fatti, i racconti dei testimoni oculari atterriti dalle violenze e dall'impotenza delle nostre forze armate di fronte alle creature, fu altamente realistica. Sterminavano chiunque si frapponesse alla marcia su New York delle loro macchine da guerra, raccontava al microfono Orson Welles.

In quella notte di Halloween il radiodramma generò un tale terrore e i militari apparvero così incapaci nel proteggere la popolazione, che le forze dell'ordine furono sommerse dalle chiamate di emergenza. Il Paese sembrò impazzire, e scricchiolarono le impalcature del potere costituito.

A Roswell però, nel 1947 un disco volante atterrò veramente. Niente fantasie, la pura realtà. I militari nulla poterono per impedirlo e l'ultima cosa che le autorità volevano era ritrovarsi alle prese con un'altra "Guerra dei Mondi".

Ecco spiegata la disperata necessità di insabbiare tutta la storia. Inoltre, sulle prime, l'Esercito ritenne che il velivolo potesse essere una nuova arma sperimentale sovietica, infatti era simile ad alcuni velivoli tedeschi costruiti verso la fine della guerra, in particolare all'ala volante a mezzaluna progettata da Horton. E se i Sovietici avessero sviluppato una loro versione dell'ala volante?

I resoconti sull'incidente nei dettagli differiscono. Non avendo vissuto direttamente i fatti, mi sono attenuto a diverse fonti, anche militari. Fra le versioni emerse nel corso degli anni, il ritrovamento dei rottami del velivolo era stato attribuito a un gruppo di archeologi, o al mandriano Mac Brazel.

Per il punto di impatto, i rapporti militari che ho letto si riferivano a diverse località, alcune non lontane dalla base aerea di Roswell, come San Augustin e Corona, altre a siti più vicini alla cittadina. Erano rutti rapporti classificati, pertanto non ho potuto trattenerne o farne copia per uso personale dopo il congedo. Per la datazione, si davano indicazioni sul due, il tre e il quattro di Luglio.

In ogni caso, pur nell'intreccio di discussioni sulla sequenza dei fatti, un elemento essenziale coincide: qualcosa cadde nella piana desertica di Roswell, nelle immediate vicinanze di installazioni militari estremamente nevralgiche, come Alamogordo e White Sands, tanto da indurre l'Esercito a reagire rapidamente e convulsamente appena venne a conoscenza dell'incidente.

Indipendentemente dalle discrepanze rilevate nei resoconti, il file top secret su Roswell giunse nelle mie mani nel momento in cui, nel 1961, fui incaricato di dirigere l'Ufficio Tecnologie Straniere della R&D. Il mio capo, il Generale Trudeau mi chiese di utilizzare i programmi sugli armamenti dell'Esercito per far affluire le scoperte sulla "tecnologia Roswell" alle industrie appaltatoci nel campo della difesa.

Oggi sono d'uso comune i laser, i circuiti integrati, le reti a fibre ortiche, i dispositivi a fasci di particelle accelerate e il Kevlar dei giubbotti antiproiettile. Ma le loro matrici furono scoperte all'interno dello scafo alieno precipitato a Roswell e la loro esistenza era ampiamente documentata nei fascicoli giunti nel mio ufficio, quattordici anni dopo.

E questa è solo una parte della storia. Nelle concitate ore che seguirono il ritrovamento di Roswell, l'Esercito ragionò per esclusione e, in mancanza di informazioni alternative, concluse che il velivolo doveva essere extraterrestre.

Cosa ancora più grave, sia quell'oggetto, sia altri dischi volanti, avevano ripetutamente sorvolato e sorvegliato le nostre postazioni difensive e sembravano evidenziare tecnologie precedentemente riscontrate nei velivoli discoidali progettati dai Nazisti. Ciò indusse i militari a ritenere che le intenzioni dei dischi volanti fossero ostili, non escludendo che avessero già potuto interferire negli eventi del conflitto.

Non sapevamo quali fossero le intenzioni degli occupanti di quei velivoli, ma desumemmo, soprattutto dal modi in cui si intromettevano nella vita quotidiana degli umani e dalle mutilazioni di bestiame, che rappresentavano potenziali nemici. Il che implicava un nemico dotato di mezzi superiori ai nostri e di armi in grado di annientarci.

Nello stesso tempo, eravamo coinvolti nella Guerra Fredda contro i Sovietici e in Indocina, mentre agenti del KGB si infiltravano sistematicamente nelle nostre reti di intelligence. Ed eccoci invischiati fino al collo su un doppio fronte: contro i Comunisti che minacciavano i nostri alleati tentando di minare le nostre istituzioni e, per quanto incredibile possa sembrare, contro un pericolo extraterrestre ben più temibile dei Comunisti.

Riuscimmo a ritorcere la tecnologia aliena contro i legittimi proprietari, fornendola alle industrie americane per adattarla a progetti di difesa spaziale. Ci lavorammo su fino agli anni Ottanta, ma alla fine il risultato è arrivato attraverso l'impiego di una buona parte delle tecnologie nel programma SDI, l'Iniziativa di Difesa Strategica, le "Guerre Stellari" per ottenere la capacità di abbattere satelliti, neutralizzare i sistemi di puntamento elettronico di testate nucleari, mettere fuori uso navi spaziali nel caso costituissero una minaccia.

Abbiamo usato tecnologia aliena per realizzare: raggi laser, armi a fasci di particelle accelerate, aerei a prestazioni "Stealth". In definitiva, non solo abbiamo surclassato i Sovietici ponendo fine alla Guerra Fredda, ma abbiamo imposto una situazione di stallo a extraterrestri che, dopo tutto, si sono rivelati non troppo "invulnerabili".

Ciò che accadde dopo Roswell, il nostro usufruire delle tecnologie degli extraterrestri contro di loro e il modo in cui abbiamo vinto la Guerra Fredda, è una storia incredibile. Io stesso non riuscivo a capacitarmene. Ogni giorno il lavoro al Pentagono era di routine, sin quando iniziammo a concentrare una mole sufficiente di tecnologie aliene nei nostri programmi, allora la macchina si mise in moto e dalle industrie ci arrivarono applicazioni concrete.

All'inizio non fui pienamente conscio della portata dei risultati conseguiti dalla Divisione RScD quando il Generale Trudeau ne assunse il comando e la fece crescere da unità disorganica all'ombra dell' ARPA (Advanced Research Projects Agency) a struttura che avrebbe creato i missili militari teleguidati, i missili antimissile e il sistema anti-satellite a fasci di particelle accelerate. Solo molti anni dopo compresi che avevamo scritto una pagina di storia.

Di me, oltretutto, ho sempre pensato di essere solo un piccolo uomo di una piccola città della Pennsylvania, senza rendermi conto di quanto fosse importante quello che noi della R&D, la Divisione Ricerca e Sviluppo dell'Esercito, avevamo raggiunto, soprattutto con la tecnologia derivata dai rottami del Roswell crash.

Tutto è divenuto più chiaro trentacinque anni dopo il mio congedo dall'Esercito. Mi accingevo a raccogliere i miei ricordi per un libro che avrebbe dovuto essere completamente diverso da questo. Rileggendo i vecchi diari e riportando alla luce i memorandum che avevo redatto per il Generale Trudeau, finalmente ebbi piena coscienza di ciò che accadde nei giorni successivi all'incidente di Roswell: gli eventi probabilmente più fondamentali degli ultimi cinquanta anni.

Che ci si creda o meno, questo è il resoconto di ciò che avvenne nei giorni dopo Roswell e di come un piccolo gruppo di ufficiali dell'intelligence militare cambiò il corso della storia dell'umanità.

Roswell - Il Giorno Dopo

Il cover-up del governo americano sugli UFO e le entità biologiche extraterrestri denunciato da un alto ufficiale del Pentagono

Philip J. Corso

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Philip J. Corso

Il tenente colonnello Philip J. Corso, ufficiale d'Intelligence nello staff del generale Douglas MacArthur durante la Guerra di Corea, dal 1953 al 1957 fece parte del National Security Council nell'amministrazione Eisenhower, al coordinamento dei sistemi di sorveglianza aerea e missilistica. Dal...
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