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Mantenere giovane il cervello

di Debora Rasio 1 anno fa


Mantenere giovane il cervello

Un corso intensivo con la dottoressa Debora Rasio ci insegna come preservare la salute del cervello

Tutti vorremmo invecchiare bene, con un corpo in salute e una mente bella sveglia. Come possiamo mantenere giovane il nostro cervello, l’organo più importante del nostro corpo? La salute del cervello passa anche, e soprattutto, dall’alimentazione e dallo stile di vita.

La buona notizia è che possiamo iniziare da subito, senza aspettare alcuna prescrizione medica, a mettere in pratica tante buoni abitudini che hanno bisogno (quasi) unicamente del nostro buon senso e della nostra voglia di stare bene. Nutrire bene il cervello è un passo fondamentale verso la salute di questo prezioso organo e, raccogliere le informazioni scientifiche più aggiornate per mantenere al meglio le cellule nervose, può essere la svolta giusta per prevenire tante patologie irreversibili e degenerative.

La dottoressa Debora Rasio – medico nutrizionista, oncologa e ricercatrice – terrà a Cesena, il 24 novembre un corso intensivo sulla salute del nostro cervello, ricco di strategie e consigli pratici da mettere in pratica da subito. L’abbiamo incontrata per avere da lei un’anteprima su questa importante tematica. Dottoressa Rasio, il danno maggiore che viene in mente quando si parla di cervello è l’Alzheimer.

Come stanno le cose? In effetti, questa malattia è un mostro dei nostri tempi contro cui non esistono ancora cure definitive. Basti pensare che sono 40 milioni i malati di Alzheimer nel mondo, mezzo milione solo in Italia, e le stime prevedono che entro il 2050 toccheranno quota 135 milioni. L’unica certezza è la prevenzione. Questo significa basare il proprio stile di vita puntando sulla protezione del cervello, così che quando diventeremo anziani potremo godere al meglio unicamente dei vantaggi della vita che si allunga ed evitare, il più possibile, gli svantaggi.

Ma c’è una causa in particolare su cui puntare l’attenzione? Alcune importanti e recenti scoperte hanno verificato che il progressivo declino cognitivo può essere generato dal venir meno della dopamina, un neurotrasmettitore indispensabile per il buon funzionamento dell’ippocampo, che è la struttura cerebrale da cui dipende la memoria. Se l’area del cervello che produce la dopamina viene a mancare durante una fase di depressione, questo potrebbe poi portare all’Alzheimer. Si ribalta così il ruolo della depressione: non più effetto, ma campanello d’allarme dell’insorgenza della malattia. La prevenzione resta l’arma più efficace contro la degenerazione delle nostre capacità cognitive.

Qual è allora la strategia migliore per assicurarci un cervello sano e longevo? Un primo aspetto da considerare è la connessione tra intestino, il nostro “secondo cervello” e il cervello principale.

Il microbioma, ovvero il DNA appartenente ai miliardi di batteri buoni che abitano l’intestino, è in costante dialogo con il cervello: si scambiano messaggi fondamentali per la sopravvivenza dell’uomo e il suo benessere. Se questo dialogo tra testa e pancia è equilibrato lo sono anche il sistema immunitario, l’attività muscolare, la difesa dalle infiammazioni, il buonumore, la capacità di apprendimento e la memoria.

Un’eventuale carenza dei neurotrasmettitori generati nell’intestino si ripercuote in negativo sull’attività cerebrale, determinandone disfunzioni quali disturbi del comportamento, ansia, depressione, fino ai primi sintomi dell’Alzheimer. Per tutti questi motivi, dobbiamo puntare a un’alimentazione adatta a proteggere la flora batterica intestinale, ricca di cereali integrali, frutta, verdura, yogurt, prodotti fermentati. Tutto questo equivale a tutelare anche la salute cerebrale. Nella conoscenza popolare, zuccheri e grassi sono considerati dei nemici per la salute.

Vale ancora di più per il cervello? Gli eccessivi livelli di zucchero nel sangue portano a una condizione d’insulino-resistenza: le cellule già sature si oppongono all’ordine dell’insulina di far entrare altro glucosio. Il problema è che non solo il glucosio, ma anche preziosi nutrienti quali la vitamina C e la carnitina stentano ad accedere alle cellule, creando in esse stress ossidativo e infiammazione e portandole ad accumulare difetti. I grassi cosiddetti “buoni” sono invece da considerare dei nostri alleati. Intendo dire quelli insaturi presenti nell’olio extravergine d’oliva o gli omega-3, tipici del pesce. Inoltre, purché in dosi contenute, quelli saturi presenti in carne rossa, burro, tuorlo d’uovo e formaggi possono essere fattori positivi.

In definitiva stiamo attraversando una fase di piena riabilitazione dei grassi alla luce della funzione protettiva che esercitano anche nei confronti del cervello e dei suoi delicati meccanismi. Se lo zucchero incrosta i neuroni, i grassi li lubrificano. Negli anni Novanta si è vista, ad esempio, l’efficacia dei grassi “buoni” omega-3 nel trattamento di patologie psichiatriche quali sindrome bipolare, depressione, ansia. Se dovesse indicarne solo uno, quale fattore riterrebbe come il più importante per la salute del cervello? Senza dubbio la socializzazione.

C’è un ormone, in particolare, che viene attivato dalle relazioni: l’ossitocina. È l’ormone che si attiva quando interagiamo con gli altri. Viene detto anche l’ormone dell’amore e svolge un ruolo fondamentale nella stimolazione del cervello, al punto che i fattori sociali possono essere, per la salute cerebrale, più incisivi di quelli genetici. Le persone meno giovani devono assolutamente incrementare la propria rete di relazioni sociali: ne va la loro difesa da malattie neurodegenerative.

Ricordiamoci che siamo animali sociali e come tali dovremmo invecchiare.


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Debora Rasio

Debora Rasio

Debora Rasio medico nutrizionista, oncologa, è ricercatore all'Università La Sapienza e dirigente medico dell’azienda ospedaliera Sant’Andrea di Roma. Vanta un’importante attività di ricerca anche all'estero (presso il "Kimmel Cancer Center"...
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