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Liberarsi dal giudizio degli altri: è possibile?

di Lo Staff di Macrolibrarsi.it 3 settimane fa


Liberarsi dal giudizio degli altri: è possibile?

Ecco cosa rappresenta il giudizio

Come accade per i filtri nelle fotografie, allo stesso modo accade mentre guardiamo ciò che ci circonda. Ognuno di noi possiede una chiave di lettura, un filtro che applica alla realtà circostante. Spesso quello che noi vediamo come sbagliato, è il frutto di un apprendimento personale. La realtà è molto soggettiva!

Indice dei contenuti:

Giudizio e relazioni

Chi di noi si ricorda le sensazioni provate appena nati? La memoria fatica a portarci così lontano nel tempo e i primi ricordi che abbiamo di noi stessi risalgono solo ai primi anni di vita.

Quando nasciamo siamo come un PC senza programmi, abbiamo bisogno di creare le nostre strutture mentali per poterci muovere nello spazio. In che modo? Attraverso l'interazione con l'ambiente e l'apprendimento, datoci da genitori, parenti, insegnanti.

Impariamo a classificare le cose in base al loro nome e facciamo la stessa cosa con i comportamenti, le emozioni, il sentire quotidiano. Ci creiamo un'idea di ciò che è giusto e ciò che non lo è, in base ai programmi mentali che abbiamo installato nel nostro cervello. E con queste credenze cresciamo, giudicando in maniera negativa coloro che utilizzano altri filtri per vedere la realtà.

È come una macchina fotografica che utilizza filtri diversi per scattare una foto: a seconda del filtro applicato la realtà apparirà in un modo piuttosto che in un altro.

E se la realtà fosse soggettiva?

Potremmo azzardare che è talmente soggettiva che siamo noi stessi a crearla e allo stesso tempo abbiamo la possibilità di modificarla.

Modificando i nostri pensieri e le nostre credenze, andiamo a riscoprire quelle che realmente ci appartengono e non quelle che sono solo frutto di un insegnamento ricevuto. In questo modo ci accorgeremo che il punto di vista delle persone crea giudizio laddove non riconosciamo che l'altro ha un modo di vedere e sentire diverso dal nostro. Con il rispetto per la diversità altrui, cade la necessità di giudicare.

Possiamo scegliere, anzi dobbiamo scegliere, quali relazioni coltivare e quali non ci arricchiscono ma questo non significa giudicare. Significa iniziare a comprendere ciò che è davvero buono per noi stessi.

Sentirsi giudicati fa male

La parte peggiore del giudizio, è quando esso ricade su noi stessi.

Se è qualcun altro a giudicarci, ne soffriamo, magari ci arrabbiamo e non ci sentiamo capiti. Ed è facile a nostra volta, “controgiudicare”. Quando il giudizio degli altri smette di pesare? Solo nella misura in cui prendiamo consapevolezza che il giudizio non ci serve per vivere meglio la nostra quotidianità, quando comprendiamo che se gli altri agiscono in maniera diversa, avranno senz'altro le loro buone ragioni. Buone in base al loro filtro. Ciò che compete a noi, per migliorare la nostra vita, è accogliere ciò che arriva dagli altri come spunto di riflessione verso noi stessi, senza farci colpire da ciò che ci viene detto.

Quando il giudizio esterno colpisce e ferisce? Quando noi, per primi, a livello inconscio, giudichiamo senza pietà noi stessi, ci trasformiamo in giudici severi e inflessibili e non ci perdoniamo mai nulla. Che sia un risultato da raggiungere, che sia il chiedere sempre di più alle nostre energie fisiche ed emotive, che sia la non accettazione di parti di noi, c'è sempre il giudizio che la fa da padrone.

Il peggior giudice che dobbiamo temere siamo proprio noi stessi.

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