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Le tradizioni e la tradizione massonica - Estratto da "I Simboli Massonici Disvelati"

di Paolo Enrico De Faveri 2 mesi fa


Le tradizioni e la tradizione massonica - Estratto da "I Simboli Massonici Disvelati"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Paolo Enrico de Faveri e impara tutti i segreti dei simboli della Massoneria

Secondo "le storie", a Londra, agli inizi del XVIII secolo, esistevano quattro Logge che si riunivano alla taverna "All'oca e alla graticola", alla taverna "Alla corona", alla taverna "Al melo" e alla taverna "Al bicchiere e all'uva".

Quelle Logge, o meglio alcuni membri di esse, lavorarono in modo da far nascere un Ordine differente dalla preesistente Muratoria. Si giunse così al 24 giugno 1717, giorno di convocazione di un'assemblea generale dalla quale uscì la Gran Loggia di Londra che generò la moderna Massoneria, la quale nulla ha a che vedere con la Massoneria antica e operativa.

È chiaro che la data del 24 giugno 1717 è la data storica che segna questa nascita, tuttavia essa è puramente convenzionale. Molti punti dimostrano come in realtà essa è semplicemente la nascita di un gruppo, il quale, per ragioni legate alla geografia, alla politica e a fattori storici ed economici, colse l'opportunità di prevalere sugli altri.

La Tradizione è tutt'altro che la trasmissione meccanica di una cosa inerte: è invece la comunicazione vivente e la manifestazione progressiva di una verità globale di cui a ogni nuova ora si scopre un aspetto.

La parola tradizione deriva dal latino tradere, che vuol dire consegnare, mettere in mano, da trans e dare.

Di tradizione si parla quando si consegnano conoscenze, fatti storici, leggende, usi, perlopiù oralmente.

Se ci attenessimo a questo significato stretto, per Tradizione iniziatica dovremmo intendere delle conoscenze, vere, simboliche o presunte, riservate a delle persone ammesse in un gruppo ristretto con una cerimonia di Iniziazione e che devono essere tramandate senza alterazioni, nella loro forma e contenuti originari, per una riconosciuta importanza o autorevolezza delle stesse.

Al riguardo la Tradizione massonica ha qualche lacuna, visto che i Rituali sono stati modificati nel tempo, sicuramente nella forma, a volte nella sostanza: va detto, però, che il contenuto simbolico, nella sua essenza, è giunto ai nostri giorni in forma pressoché inalterata, nonostante le diversità tra Rituali di varia provenienza (si vedano le citate differenze tra quelli anglosassoni e quelli italiani e francesi), laddove, più che di differenze (non essenziali), si dovrebbe parlare di omissioni e manchevolezze degli uni rispetto agli altri.

Senza entrare nel merito, per ora, della Tradizione più specificatamente massonica, occorre individuare che cosa costituisca il punto centrale della trasmissione tradizionale negli Ordini iniziatici e, per farlo, è necessario individuarne, innanzitutto, le caratteristiche specifiche.

Come nascono gli Ordini iniziatici?

Perché nasca un Ordine iniziatico, è presupposto necessario che vi siano dei Maestri o Sacerdoti o Sapienti che siano in possesso di una qualche verità "divina" (così negli Ordini iniziatici veri e degni di questo nome) e sia nelle loro intenzioni trasmettere la conoscenza di questa verità a soggetti che siano 0 si rendano meritevoli di conoscerla.

La verità in questione dovrà essere reale, non simbolica. A tal fine si creeranno dei "Misteri" o iniziazioni e nello stabilire il Rituale di questi misteri si useranno dei simboli, di mano in mano più rivelatori, quanto più il Grado sarà elevato.

Interessante è, a questo proposito, quanto dice Pessoa:

"Supponiamo che i Maestri o Sacerdoti siano in possesso, come tali, di una verità divina, e supponiamo che questa verità divina sia quella del Verbo Incarnato e sacrificato per il mondo [Gesù, a titolo di esempio, N.dA.].
Supponiamo poi che i Sacerdoti in possesso di questa verità reale e non simbolica vivano in un mondo pagano, che crede nei molteplici dei della religione greca o romana. Supponiamo inoltre che questi Maestri della dottrina segreta vogliano comunicare a chi lo meriti, per metterne alla prova il valore, la dottrina di cui sono in possesso. A tal fine creeranno dei Misteri o delle Iniziazioni. E nello stabilire il Rituale di questi misteri, procederanno nel modo seguente.
Dapprima cercheranno tra gli dei pagani quello la cui storia possa adattarsi, come l'ombra al corpo che la proietta, alla vita e alla morte del Verbo. Troveranno ad esempio Bacco, la cui storia divina presenta evidenti analogie con quella del Verbo incarnato, sebbene a un livello diverso, che è appunto quanto si richiede. Essi redigeranno una formula mediante la quale, eliminando quei particolari che offuscano la somiglianza, riescano a rappresentare nella storia di Bacco, per simbolo e analogia, la storia del Verbo.
Questa si chiamerà formula del transetto. In essa è racchiuso il segreto supremo di quell'ordine o mistero che volevano creare, ma il vero segreto è custodito dagli Alti iniziatori, poiché quanto trasmetteranno come verità suprema in questo mondo pagano è solo un'ombra della verità".

A questo punto il procedimento di trasposizione simbolica non è ancora terminato.

"Fatto ciò proseguono. E cercano allora una figura reale o mitica in cui trasporre gli eventi, non quelli relativi alla vita e alla morte del Verbo, ma quelli relativi alla vita e alla morte di Bacco. Potrà andare bene qualsiasi figura, purché non vi sia bassezza e se quanto la riguarda possa indirettamente attirare. Sarà meglio quindi una figura o del tutto mitica, o di cui la storia riporti così poco che le si possa attribuire senza rischi quello che si vuole...  Ci sarà maggiore e più profonda distanza tra questa figura e quella di Bacco, che non tra quella di Bacco e quella del Verbo. Trovata tale figura, si mettono in parallelo la sua vita e la sua morte con quelle di Bacco: ed è intorno a questa figura, doppiamente simbolica, che viene elaborato il Rituale. Così ogni Rituale è il simbolo di un simbolo, l'ombra di un'ombra. Ed è questo il Rituale che, comunicato per Iniziazione ai candidati, prende il nome di Formula della soglia".

Egli asserisce che gli Ordini iniziatici, nella loro organizzazione e struttura e in rapporto al loro livello iniziatico, si fondano su una disposizione simbolica del Tempio di Salomone.

Quindi esistono gli Ordini dell'Atrio, del Chiostro (o Camera di Mezzo) e del Santuario (o Tempio). I primi forniscono le prime conoscenze di ciò che è occulto per mezzo di simboli, mediante una spiegazione simbolica centrale, detta Formula della Soglia, e quelli che saranno capaci di avvalersene culmineranno nella Formula del Transetto, comunicata al di fuori dei Rituali. Per mezzo di questa si accede ai secondi. I secondi forniscono le chiavi ermetiche, non spiegazioni simboliche, per comprendere i simboli dell'Atrio, ovvero la Formula dell'Atrio. Quelli del Santuario conferiscono la conoscenza vera.

Fatta questa doverosa premessa, è ora necessario cercare di comprendere di che natura siano queste verità tradizionali, ovvero quale sia l'oggetto della Tradizione negli Ordini iniziatici.

Per Elémire Zolla non vi sono dubbi che l'oggetto della Conoscenza sia il Divino:

"...Ma la Tradizione per eccellenza, cui compete per l'esattezza e non per accorgimento rettorico [così nel testo, N.d.A.] la maiuscola, è la trasmissione dell'oggetto ottimo e massimo, [cioè] la conoscenza dell'Essere perfettissimo. Questa la Tradizione superiore a ogni altra perché logicamente anteriore, implicita anzi nello strumento stesso di ogni trasmissione, il linguaggio".

E le parole determinano le cose:

"Ogni sostantivo è il segno di una sostanza, che si coglie nella misura in cui agisca o semplicemente si palesi: in quanto si faccia verbo, di moto o di stato. Quest'ultimo, essere, è la condizione, dunque il contenente di tutti i contenuti linguistici. Dei modi e dei tempi di questo verbo, il primo è l'infinito: essere non è, non fu, non sarà, essendo superiore ai limiti del tempo e dello spazio. Come ogni figura percepibile implica il punto inesteso, ogni numero modifica in più o in meno l'idea dell'unità, così ogni parola partico-lareggia l'infinito essere. Essere è nel linguaggio ciò che il punto è nello spazio, l'unità fra i numeri".

Delle caratteristiche dell'Iniziazione in sé e dei riti o cerimonie che la conferiscono, si dirà più avanti: ora ci basti rilevare che la Massoneria è certamente un Ordine iniziatico tradizionale,5 nel senso proprio del termine, poiché vi si accede tramite Iniziazione e vi si conferiscono insegnamenti simbolici e chiavi ermetiche.

Oggetto della Tradizione massonica è, quindi, più precisamente, un insegnamento iniziatico. Ma che cos'è esattamente l'insegnamento iniziatico?

Scrive Guénon: "Sembra che, in maniera assai generale, non ci si renda tanto esattamente conto di quel che è, o di quel che deve essere, l'insegnamento iniziatico, né di quel che lo caratterizza essenzialmente, differenziandolo profondamente dall'insegnamento profano. Molti, in una simile materia, considerano le cose in modo troppo superficiale, si arrestano alle apparenze e alle forme esteriori e così non vedono niente di più, come particolarità degna di nota, che l'uso del simbolismo, del quale non comprendono per nulla la ragione d'essere, si può persino dire la necessità, e che, in tali condizioni, sicuramente non possono far altro che trovare strano e persino inutile".

Non c'è dubbio che questa superficialità sia presente, a volte, anche in Massoneria, benché nessun Massone metta in discussione che si tratti di un Ordine iniziatico. Prosegue l'Autore:

"A parte questo, essi suppongono che la dottrina iniziatica non sia, in fondo, nient'altro che una filosofia come le altre, forse un poco differente per il suo metodo, ma in ogni caso niente di più, perché la loro mentalità è siffatta ch'essi sono incapaci di concepirla altrimenti [...]. E se questa maniera quantomeno difettosa di considerare l'insegnamento iniziatico non è dovuta, dopotutto, che all'incomprensione della sua vera natura, ce n'è un'altra che lo è pressoché altrettanto, benché in modo apparentemente del tutto opposto a essa. E quella che consiste nel volere a ogni costo opporlo all'insegnamento profano, pur d'altra parte attribuendogli come oggetto una certa scienza speciale, più o meno vagamente definita, messa a ogni istante in contraddizione e in conflitto con le altre scienze e sempre dichiarata superiore rispetto a queste senza che se ne sappia troppo il motivo, poiché essa non è né meno sistematica nella sua esposizione, né meno dogmatica nelle sue conclusioni. I partigiani di un insegnamento di questo genere, sedicente iniziatico, affermano tuttavia, questo è vero, che è di tutt'altra natura rispetto all'insegnamento ordinario, sia esso scientifico, filosofico, religioso; ma di questo non forniscono alcuna prova e, malauguratamente, non si limitano affatto a ciò, quanto ad affermazioni gratuite e ipotetiche. Ben di più: raggruppandosi in molteplici scuole e sotto denominazioni diverse, si contraddicono più fra loro di quanto non lo facciano, sovente per partito preso, i rappresentanti delle diverse branche dell'insegnamento profano, il che però non impedisce affatto a ciascuno di essi di pretendere di venir creduto sulla parola e di essere considerato più o meno infallibile".

Quindi resta da definire che cosa sia l'insegnamento iniziatico, e Guénon ne delinea innanzitutto il metodo, ovvero l'insegnamento basato sul simbolismo:

"[...] Ma se l'insegnamento iniziatico non è né il prolungamento dell'insegnamento profano, come vorrebbero gli uni, né la sua antitesi, come sostengono gli altri, se esso non è un sistema filosofico né una scienza specializzata, ci si può chiedere che cosa sia in realtà, perché non basta aver detto ciò che non è... Che il simbolismo, che è per così dire la forma sensibile di tutto l'insegnamento iniziatico, sia, in effetti, realmente un linguaggio più universale dei linguaggi volgari, non è permesso dubitarne un solo istante, se solo si considera che un simbolo è suscettibile di molteplici interpretazioni, niente affatto in contraddizione tra loro, ma al contrario che si completano le une con le altre e tutte ugualmente vere quantunque procedenti da diversi punti di vista; e se è così, è perché questo simbolo è la rappresentazione sintetica e schematica di tutto un insieme di idee e concezioni che ciascuno potrà afferrare secondo le proprie attitudini mentali e nella misura in cui è preparato alla loro comprensione. E così il simbolo, per chi perverrà a penetrare il suo significato profondo, potrà far concepire molto più di tutto quel che è possibile esprimere mediante parole".

L'insegnamento iniziatico, dunque, è la comunicazione di un segreto iniziatico attraverso il linguaggio dei simboli. Si è detto che i simboli hanno cinque livelli di comprensione e il cammino dell'iniziato si concretizza nell'arrivare alla comprensione del significato più profondo, attraverso l'intelligenza degli altri quattro significati.

"Il significato profano è come il tatto delle cose, oscuro e materiale; quello allegorico come il gusto, che è un tatto intimo, ancora più materiale; quello morale come l'olfatto, che è il gusto dissolto, mentalizzato, inteso nella sua essenza e nell'accezione di chi lo ha dato; lo spirituale come l'udito... soltanto nel significato divino, che in quanto uomini [comuni, N.d.A.], non possiamo cogliere, si raggiunge la pienezza della conoscenza, ormai senza tatto, senza olfatto, senza... [gusto, senza udito, con il quinto senso] che è rappresentato dalla vista".

Ma che cos'è il segreto iniziatico? Ogni processo iniziatico presenta una relazione, nelle sue diverse fasi, sia con la vita umana individuale, sia con l'insieme della vita terrestre e si può considerare come la stessa evoluzione vitale, particolare e generale, come lo sviluppo di un piano analogo a quello che l'iniziato deve realizzare per se stesso nella completa espansione di tutte le potenze del suo essere.

Si tratta sempre e ovunque di piani corrispondenti a una stessa concezione sintetica, di modo che essi sono principialmente identici e, benché tutti differenti e indefinitamente variati nella loro realizzazione, essi derivano da un unico archetipo ideale, piano universale tracciato da una Forza o Volontà cosmica che potremmo chiamare, d'altronde senza pregiudicare per nulla la sua natura, il Grande Architetto dell'Universo.

Detto quanto sopra, non si può che convenire con la definizione che E. Zolla dà della Tradizione, che ben si adatta a quella massonica:

"La Tradizione è la trasmissione dell'idea dell'Essere nella sua perfezione massima, dunque di una gerarchia tra gli esseri relativi e storici fondata sul loro grado di distanza da quel punto o unità. Essa è talvolta trasmessa non da uomo a uomo, bensì dall'alto; è una teofania. Essa si concreta in una serie di mezzi: sacramenti, simboli, riti, definizioni discorsive il cui fine è di sviluppare nell'uomo quella parte, o facoltà o potenza o vocazione che si voglia dire, la quale pone in contatto con il massimo di essere che gli sia consentito, ponendo in cima alla sua costituzione corporea e psichica lo spirito o intuizione intellettuale".

Certo, poiché il principio di uguaglianza non trova albergo nel cammino spirituale e ognuno potrà raggiungere solo quel tanto che gli verrà consentito dal livello spirituale da cui parte e il livello è determinato dal cammino effettivamente compiuto.

Tratto dal libro:

I Simboli Massonici Disvelati

Inedite speculazioni

Paolo Enrico De Faveri

Un libro che, senza alcuna pretesa di esaustività, nasce dal desiderio di essere utile ai Fratelli Massoni di ogni Obbedienza. Infatti, principalmente, è diretto a essi più che al lettore profano.

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Paolo Enrico de Faveri, laureato in Giurisprudenza all’Università di Bologna, esercita la professione forense a Padova. Ha pubblicato tre raccolte di poesie, il poemetto in endecasillabi, Il mistico Connubio di contenuto ermetico alchemico e I dialoghi, due dialoghi sulla falsariga...
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