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Cessori di formaldeide nei cosmetici: riconoscerli in etichetta per scegliere meglio

Rebecca Bruni
Giornalista e copywriter

Ha ancora senso parlare di formaldeide nei cosmetici, visto che in Europa la sostanza pura è vietata? La risposta è sì, perché alcuni conservanti possono rilasciarla poco alla volta. Vediamo qui come informarsi (senza panico) e perché l’ecobio certificato semplifica una scelta sicura

Sgombriamo subito il campo dal principale dubbio: “La formaldeide è una sostanza vietata?”. La risposta è sì: in Europa la formaldeide pura non può essere usata come ingrediente nei cosmetici. E allora perché se ne parla ancora?

I motivi principali sono due. Il primo è relativo agli acquisti online e ai prodotti che arrivano da mercati extra-UE (dove le regole possono essere diverse e i controlli meno stringenti).

Il secondo riguarda i cessori di formaldeide: conservanti che non sono formaldeide pura, ma che possono rilasciarne piccole quantità nel tempo.

In questa guida vediamo come riconoscere i prodotti potenzialmente meno sicuri, imparando a leggere l’INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients): l’elenco degli ingredienti presenti in un cosmetico, una sorta di carta d’identità della formula.

Niente panico: non si tratta di diventare chimici di laboratorio, ma soltanto di imparare a riconoscere alcune parole chiave sull’INCI. Soprattutto se abbiamo la pelle sensibile, dermatiti ricorrenti o se, semplicemente, vogliamo scegliere cosmetici più sicuri e rispettosi del nostro corpo.

Indice dei contenuti:

Formaldeide cos’è e cosa dice la legge

La formaldeide è una sostanza chimica volatile, usata in molti processi produttivi per le sue proprietà conservanti e antimicrobiche. E proprio perché aiuta a impedire la proliferazione di batteri e microrganismi, in passato, è stata utilizzata anche in prodotti cosmetici e di cura personale. Una manna per le aziende: formula facile ed efficace nei risultati. Senza dimenticare i bassi costi di realizzazione.

Il rovescio della medaglia? Presto detto: la formaldeide non è una sostanza qualunque. L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, IARC, la classifica nel gruppo 1, cioè tra le sostanze cancerogene per l’uomo.

Qui mi fermo per una precisazione importante: dire che la formaldeide è cancerogena non significa che ogni contatto, in qualunque quantità, provochi automaticamente un danno. Il rischio concreto dipende da quantità, durata dell’esposizione, via di assorbimento e sensibilità individuale.

In ogni caso, la normativa europea si è mossa in modo netto. Ne è la prova il Regolamento UE 2022/1181 che stabilisce che la formaldeide nei cosmetici è vietata come sostanza “in sé”, figurando nella black list delle sostanze non ammesse. Motivo per cui, se compri un cosmetico regolarmente venduto nell’Unione Europea, non la trovi tra gli ingredienti.

Tutto risolto? Non proprio, perché il tema attuale non è tanto la formaldeide dichiarata in etichetta, quanto i conservanti che possono rilasciarla.

I cessori di formaldeide: conservanti "sotto mentite spoglie"

I cessori di formaldeide: conservanti "sotto mentite spoglie"

I cessori di formaldeide nei cosmetici, in inglese formaldehyde releasers, sono sostanze usate come conservanti. La loro funzione è impedire che il prodotto venga contaminato da batteri, muffe e lieviti, soprattutto quando contiene acqua. Si trovano più di frequente in: shampoo, balsamo, bagnoschiuma, detergenti liquidi, creme, lozioni idratanti, smalti per unghie, dentifrici e anche collutori.

Vale la pena conoscerli meglio, dal momento che questi conservanti possono rilasciare formaldeide gradualmente all’interno del flacone. Non troverai quindi la dicitura “Formaldehyde” nell’INCI, ma potresti individuare sostanze che la liberano poco alla volta per stabilizzare il cosmetico.

È lo stesso Regolamento UE 2022/1181 a definire questi ingredienti come conservanti che rilasciano formaldeide per svolgere una funzione conservante nel prodotto finito. Ovviamente, questo non significa che ogni prodotto convenzionale sia pericoloso.

Le formule in commercio devono rispettare i limiti di legge.


Però, per alcune persone, questi micro-rilasci possono essere un problema, soprattutto in caso di pelle reattiva, sensibilizzazione alla formaldeide, dermatiti da contatto o uso frequente di prodotti leave-on, cioè che permangono sulla pelle.


Io, per esempio, faccio così: se sto scegliendo una crema corpo o una crema viso, o un altro prodotto che resta addosso molte ore, controllo con più attenzione la parte finale dell’INCI, dove solitamente si elencano i conservanti. Te ne parlo qui sotto.

Dizionario INCI pratico: i nomi da riconoscere

Per orientarti tra i cessori di formaldeide, ecco alcuni nomi da tenere d’occhio:

  • DMDM Hydantoin
  • Imidazolidinyl Urea
  • Diazolidinyl Urea
  • Sodium Hydroxymethylglycinate
  • Bronopol, o 2-Bromo-2-Nitropropane-1,3-Diol
  • Polyoxymethylene Urea

Un caso a parte è il Quaternium-15, oggi vietato in UE. È utile citarlo perché mostra bene come la sensibilità normativa e scientifica sul tema sia cambiata nel tempo. Un’altra informazione importante è l’abbassamento della soglia oltre la quale in etichetta deve comparire l’avviso “rilascia formaldeide”.

In Europa, intesa come Unione Europea, la soglia è stata portata a 10 ppm, cioè 0,001%, sulla base delle valutazioni del Comitato scientifico per la sicurezza dei consumatori (SCCS).

Come leggere l’INCI senza impazzire

A questo punto potresti pensare: “Ok, ma davvero devo trasformare ogni acquisto in un’analisi chimica?”. Per fortuna no. Per selezionare cosmetici senza cessori di formaldeide basta un approccio semplice. Ti condivido quello che solitamente uso io:

  • Guardo se c’è una certificazione ecobio affidabile.
  • Se il prodotto non è certificato, controllo almeno i conservanti.
  • Cerco eventuali nomi sospetti, come DMDM Hydantoin, Imidazolidinyl Urea o Diazolidinyl Urea.
  • Se è un prodotto leave-on, sono più selettiva.

Cessori di formaldeide: come leggere l’INCI senza impazzire

Alleggerire il "carico tossico": perché il cosmetico fa la differenza

Potresti pensare che il problema non ti riguarda, se tendi a usare pochi prodotti cosmetici. Ma ti sei mai chiesta la formaldeide dove si trova?

La risposta potrebbe non piacerti, perché questa sostanza non si trova solo nei cosmetici, ma può essere presente in altre micro-fonti quotidiane: arredi, pannelli in legno composito, colle, fumo, materiali da costruzione, inquinamento indoor.

Personalmente, ritengo che non sia possibile controllare tutto e che un ambiente sano ed eco-friendly al 100% sia difficile da creare in condizioni "normali", come quelle di chi vive in città o di chi lavora in ufficio, per esempio.

Quello che possiamo fare è agire sulle scelte, soprattutto quelle quotidiane, come la scelta di cosa mettere sulla nostra pelle e di rispettare il microbioma cutaneo.


I cosmetici sono prodotti che possiamo controllare, basta leggere l’etichetta, evitare certi conservanti e scegliere prodotti certificati.


Così facendo, riusciamo ad alleggerire un po’ il carico quotidiano a cui sottoponiamo pelle e organismo. In altre parole: se esistono creme, shampoo, detergenti e make-up senza cessori di formaldeide, perché non preferirli?

Qui trovi una selezione di prodotti senza cessori di formaldeide:

Il caso degli smalti: tra resine indurenti e marketing

Gli smalti meritano un capitoletto a parte, perché qui la formaldeide è stata storicamente usata con una funzione diversa. Non solo come conservante, ma anche come corroborante di resine e ingredienti capaci di rendere il prodotto più duro, resistente e performante.

Per questo quando si parla di smalti senza formaldeide è facile imbattersi in diciture come 3-Free, 5-Free, 7-Free, 10-Free. Sembrano tutte rassicuranti, ma vanno sapute interpretare. Ecco cosa significano in linea di massima:

  • 3-Free indica formule senza alcuni ingredienti tradizionalmente discussi, come formaldeide, toluene e DBP;
  • 5-Free aggiunge altre sostanze escluse;
  • 10-Free amplia ulteriormente la lista.

Il problema è che “free” è una parola molto performante anche dal punto di vista del marketing, motivo per cui richiede un minimo di attenzione in più. Se, per esempio, voglio comprare uno smalto da regalare preferisco andare oltre la confezione e verificare le formule con certificazioni o i claim spiegati con chiarezza.

Un buon criterio pratico è questo: più il brand è trasparente sulla lista delle sostanze escluse, più è facile capire cosa stai comprando. E se cerchi formule pulite e traspiranti, la trasparenza dell’etichetta conta più della promessa stampata in grande sul flacone.

Cerchi smalti senza cessori di formalideide? Scopri la nostra selezione: 

Cosmetici ecobio: trova le formule senza cessori

Cosmetici ecobio: trova le formule senza cessori di formaldeide

Qui arriviamo al punto più utile per chi non ha voglia di passare mezz’ora su ogni etichetta e non ha una particolare passione per le formule chimiche. Sul mercato l’alternativa ai prodotti industriali tradizionali c’è.

Mi riferisco ai cosmetici ecobio certificati. Non si tratta di seguire una moda "alternativa", a mio avviso, ma di affidarsi a disciplinari più restrittivi rispetto all’industria cosmetica convenzionale.


Nei cosmetici ecobio certificati, l’assenza di sostanze come i cessori di formaldeide non dipende da una promessa generica del brand, ma da regole precise e liste controllate di ingredienti consentiti o esclusi.


Per avere una garanzia, gli standard principali - che trovi anche sul nostro e-commerce - sono COSMOS, NATRUE, ICEA e AIAB.

Tali certificazioni ti mettono al sicuro dal rischio di marketing in stile greenwashing: un prodotto può avere foglie disegnate sulla confezione, un nome botanico e una promessa ecologica, ma contenere ingredienti poco coerenti con l’idea di cosmetico ecobio.

Senza dimenticare che scegliere cosmetici ecobio non equivale a rinunciare alla sicurezza microbiologica.

Si tratta di prodotti certificati che si conservano grazie ad alternative ammesse dai disciplinari, come acido benzoico, acido sorbico, sali o altre soluzioni conservanti compatibili con formule naturali e biologiche.

Meno dubbi in etichetta e più fiducia sulla pelle

Alla fine di questo articolo, mi piacerebbe lasciarti con la voglia di leggere l’INCI come un gesto di cura personale. Non serve diventare chimici, né imparare a memoria liste infinite. Puoi partire da tre abitudini semplici:

  • scegli prodotti certificati;
  • controlla i conservanti più comuni
  • preferisci se possibile cosmetici senza cessori di formaldeide, soprattutto per i prodotti che restano a lungo sulla pelle.

In fondo, il punto di forza dell’ecobio certificato è questo: rendere più semplice una scelta altrimenti complicata.


Meno dubbi e più fiducia in quello che metti sulla pelle ogni giorno: invece di accettare conservanti che rilasciano formaldeide entro soglie minime tollerate, i cosmetici ecobio certificati propongono formule che eliminano il problema alla radice.

I 10 cosmetici ecobio senza cessori di formaldeide preferiti dai nostri clienti: 

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