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La felicità del bambino - Estratto da "Montessori per i Genitori"

di Antonella Di Marco, Nicoletta Cola 1 mese fa


La felicità del bambino - Estratto da "Montessori per i Genitori"

Leggi un estratto dal libro di Nicoletta Cola e Antonella Di Marco e scopri come usare questo metodo a casa per far crescere il tuo bambino autonomo e felice

Molti studi di psicologia ormai lo confermano: il benessere e il successo delle persone (cioè la conquista di una vita piena e soddisfacente) non sono tanto determinati dal loro Ql (quoziente intellettivo) ma dal loro QE (quoziente emotivo), cioè dalla capacità di gestire le proprie emozioni, lo stress e le relazioni sociali.

Indice dei contenuti:

La strada verso la felicità

Più è alto il nostro quoziente emotivo più possiamo dire di essere felici: proviamo prevalentemente emozioni positive, il tono dell'umore è buono ma non slamo invasati. Ci godiamo la vita, insomma. Sappiamo ascoltare le nostre emozioni negative ma non permettiamo loro di sommergerci fino a oscurare il nostro raziocinio.

Come si costruiscono queste capacità (che possiamo facilmente collegare alla nostra felicità personale)? Abbiamo visto nel paragrafo precedente che secondo Montessori (e gli psicologi dell'esperienza del flusso) il lavoro giusto per noi (quello che ci piace) genera benessere e senso di soddisfazione. Il ruolo del lavoro nella formazione e nel benessere della persona appare dunque un elemento importante, per non dire fondamentale.

Anche qui la dottoressa ci costringe a guardare alle parole che usiamo tutti i giorni con occhi nuovi: il lavoro di cui lei parla non è affatto quella cosa noiosa che alcuni di noi sono costretti a fare tutti i giorni per sopravvivere (se non hanno la fortuna di fare un lavoro che amano), è più un qualcosa di simile all'hora et labora dei monaci medievali: un'esperienza molto spirituale.

Essenziale quindi precisare la distinzione tra il lavoro dell'adulto e il lavoro (l'attività) del bambino. Le differenze sono sostanziali: attraverso il lavoro, l'adulto costruisce prevalentemente qualcosa di esterno a sé...

Viceversa il bambino, attraverso il proprio lavoro, veramente instancabile, costruisce qualcosa di molto più importante: se stesso, la propria psiche. Lo scopo inconsapevole del lavoro del bambino è quindi quello di costruire un essere umano: in questo senso Montessori definisce il bambino come "padre dell'uomo" (cit).

Oggi noi sappiamo che nei primi tre anni di vita abbiamo un'esplosione delle reti di neuroni che formano il nostro cervello. Questa esplosione è direttamente proporzionale alle esperienze che possiamo fare nel nostro ambiente, in altre parole, a quanto e come utilizziamo i nostri sensi, il nostro corpo e soprattutto le nostre mani.

Riuscite dunque a immaginare un lavoro più importante di quello del bambino soprattutto sotto i tre anni? Eppure quante volte mostriamo il giusto rispetto per le sue attività? Il rischio che corriamo tutti i giorni come adulti è di fermarci alla superficie del bambino e di perdere invece il contatto con il suo essere più profondo, come ci ricorda Montessori:

"È certo che per il bambino l'attitudine al lavoro rappresenta un istinto vitale, perché senza lavoro non si può organizzare la personalità, [...] l'uomo si costruisce lavorando. [...] effettuando lavori manuali in cui la mano è lo strumento della personalità, l'organo dell'intelligenza e della volontà individuale, che edifica la propria esistenza di fronte all'ambiente. L'istinto dei bambini conferma che il lavoro è una tendenza intrinseca della natura umana, l'istinto caratteristico della specie". M. Montessori, Il segreto dell'infanzia, op. cit., p. 262.

Riconoscere un'espressione felice

Se, attraverso il lavoro, l'attività intensa e concentrata, l'esperienza del flusso, il bambino e la bambina raggiungono una felicità vera, che possiamo definire anche come una soddisfazione profonda e inizialmente inconsapevole per quello che stanno facendo, forse dobbiamo imparare a cambiare anche il nostro modo di percepire i segnali di felicità del bambino.

Ma come facciamo a capire quando un bambino o una bambina sono nell'esperienza del flusso? Ad esempio guardando l'espressione del loro volto!

Provate a pensare all'espressione che assumete voi stessi quando siete concentrati su un lavoro importante, su qualcosa che vi appassiona: ad esempio quando non riuscite a staccare gli occhi da un romanzo avvincente o avete trovato un lavoro che rappresenta la vostra vera passione. Com'è la vostra espressione in questi casi?

È seria ma non triste, i vostri movimenti sono misurati, lo sguardo è puntato sull'oggetto d'interesse, la vostra mente è al lavoro...

In una scuola Montessori, i volti dei bambini e delle bambine concentrati sul loro lavoro rassicurano l'insegnante sulla bontà del proprio lavoro... un po' meno tranquilli appaiono a volte i genitori, ma solo fino a quando tendono a confondere l'espressione del volto concentrato con l'espressione della tristezza.

L'occhio allenato dell'educatore Montessori, e ci auguriamo a questo punto anche il vostro, distingue chiaramente tra l'espressione del bambino concentrato e l'espressione del bambino triste!

Coltivare la felicità, custodire la felicità

Come conseguenza logica di quanto detto finora, andremo alla ricerca del lavoro più utile per favorire la concentrazione dei bambini e delle bambine. E anche in questo i bambini stessi ci verranno in aiuto comunicandoci in tutti i modi di cosa hanno bisogno. Dobbiamo però imparare ad ascoltarli, questi piccoli, anche e soprattutto quando ancora non sanno parlare.

Spesso i genitori spremono il loro cervello (e il loro portafoglio!) alla ricerca delle attività più allettanti per tenere occupati i loro figli, ma questi sforzi, specialmente quando hanno meno di tre anni, sono del tutto Inutili se non addirittura dannosi: i bambini hanno bisogno di cose semplici!

Di seguito trovate qualche esempio per aiutarvi a osservare ciò che fanno i vostri bambini. Migliore sarà la vostra capacità di osservazione, più diventerete bravi nello scegliere le attività da proporre. La misura del vostro successo? Probabilmente è determinata dalla quantità di tempo che lui o lei passeranno con gli oggetti che avete proposto...

Esempio 1: I bambini sono piccolissimi e cominciano a guardarsi in giro? Ci stanno dicendo che hanno bisogno di avere intorno cose da guardare. Possiamo mettere alla loro vista alcuni "mobile" di diverso tipo, anche e soprattutto preparati da noi, graduati sull'evoluzione delle capacità percettive e di coordinamento oculo-manuale del bambino, come ad esempio questi usati nei nidi Montessori.

Esempio 2: I bambini cominciano a portare alla bocca le loro mani e gli oggetti che riescono ad afferrare? Ci stanno dicendo che hanno bisogno di avere cose maneggevoli da mettere in bocca. Possiamo mettere a loro disposizione un Cestino dei tesori con oggetti di diverso materiale (vedi pagina 26).

Esempio 3: I bambini iniziano a camminare e pensano di essere fortissimi? Pretendono di aiutarci a portare la cassa con le bottiglie dell'acqua? Possiamo mettere a loro disposizione oggetti robusti e pesanti da trasportare, sacchetti in tela pieni di sabbia, bottiglie di plastica piene, tronchetti di legno levigato, ecc., ma anche carrellini e giochi da tirare o da spingere per aiutare questo interesse per il trasporto.

Esempio 4: L'interesse per il portare alla bocca gli oggetti del cestino sta scomparendo progressivamente per lasciare il posto all'esplorazione delle relazioni tra gli oggetti il bambino apre gli sportelli per svuotarne il contenuto e gioca con le vostre pentole? Per rispondere a queste nuove esigenze possiamo mettere a sua disposizione contenitori di diverso tipo e materiali in grande quantità, riproducendo in piccolo quello che nei nidi Montessori di chiama Gioco euristico (vedi pagina 28).

Esempio 5: E quando sono più grandicelli? Quante occasioni di lavoro utile ci sono nella nostra quotidianità per i nostri bambini? Le attività di Vita pratica (di cura dell'ambiente e di cura della persona) rappresentano il cardine della metodologia Montessori, soprattutto per i bambini al di sotto dei tre anni. Il loro desiderio di autonomia nelle attività quotidiane, e di collaborazione alle attività domestiche, sarà sempre la guida per le vostre proposte. Anche in questo caso Montessori ci ricorda come lo snodo fondamentale in questo passaggio sia l'atteggiamento di noi adulti:

"Chi non comprende che insegnare a un bambino a mangiare, a lavarsi, a vestirsi, è lavoro ben più lungo, difficile e paziente che non imboccarlo, lavarlo e vestirlo? Il primo è il lavoro nobile dell'educatore, il secondo il lavoro inferiore e facile del servo". M. Montessori, La scoperta del bambino, op. cit., p. 62.

Questo è un punto di snodo fondamentale nella metodologia montessoriana; qui si costruisce il rapporto che vogliamo avere con il bambino: se non desideriamo essere schiavi ma educatori è necessario imparare finalmente a guardare alle cose dal punto di vista dei bambini.

Montessori per i Genitori

Proposte pratiche per applicare il metodo a casa - Bambini da 0 a 3 anni

Nicoletta Cola, Antonella Di Marco

Una piccola guida per i genitori per aiutare i propri bambini a sviluppare le proprie capacità utilizzando il metodo di Maria Montessori. “… i bambini devono essere messi in condizione di sviluppare le loro enormi...

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