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Introduzione - Vivere senza Carne - Libro di Biagio Tinghino

di Biagio Tinghino 1 anno fa


Introduzione - Vivere senza Carne - Libro di Biagio Tinghino

Leggi un estratto dal libro di Biagio Tinghino "Vivere senza Carne"

Indice dei contenuti:

Per cominciare

Siamo sopravvissuti alle malattie infettive, ma se non cambiamo stile di vita la nostra vecchiaia sarà tormentata dai tumori e dalle malattie cardiovascolari. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha lanciato l'ennesimo allarme: bisogna fare attenzione alle carni rosse, in particolare quelle lavorate. Sotto accusa gli affumicati, i salumi, la bistecca di manzo.

I motivi sono contenuti in una lunghissima serie di studi che si susseguono sin dalla fine degli anni '70. Il fumo utilizzato nella lavorazione del salmone e dei prosciutti, per esempio, è denso di sostanze cancerogene, come il benzene e gli idrocarburi policiclici. Sostanze che sono contenute, per esempio, nel fumo di sigaretta.

La massima istituzione sanitaria del mondo sancisce in modo ufficiale quello che sapevamo già dagli studi epidemiologici degli ultimi 40 anni. È il marchio dell'autorità su ciò che ricercatori e scienziati hanno scoperto da tempo e che però fa fatica ad affermarsi, in un mondo dominato dall'industria alimentare e da tradizioni che non sempre fanno bene alla nostra salute.

Nel 1991, nel mio libro Prevenzione è vita, avevo contraddetto quanto molti nutrizionisti e medici di allora credevano, e cioè che senza carne si vive male. Ma io faccio il medico e sono un vegetariano. Anche i miei figli sono vegetariani e da qui viene, ancor prima che dai dati scientifici, la risposta alla domanda che spesso mi viene rivolta da amici e colleghi: come si può "vivere senza carne"? Si può vivere bene, questo è il punto.

Ora sappiamo anche che mangiare molta carne accorcia la vita ed è alla base di molte malattie del nostro secolo: tumori, infarti, patologie croniche e degenerative. Cercherò di dirlo in modo semplice in queste pagine, mettendo a disposizione la mia esperienza clinica (ho seguito molte "transizioni" verso il vegetarianesimo) e un po' dei tanti aneddoti che costellano la vita di chi fa questa scelta. Ma soprattutto spiegando perché L'Organizzazione Mondiale della Sanità è giunta a queste conclusioni.

Questo libro affronterà nel dettaglio il perché la carne fa male, sintetizzando quarant'anni di ricerca scientifica. Saranno spiegati i motivi per cui una dieta sbagliata può causare infarti e ictus, facilitare la demenza e danneggiare il sistema immunitario. Anche se il segreto della salute è ben altro che togliere la carne dalla tavola.

Dall'altra parte molte persone vorrebbero diventare vegetariane e non sanno come fare. Si chiedono se un'alimentazione siffatta possa provocare problemi di salute, carenze, se i cibi carnei possano essere abbandonati di punto in bianco. Per questo motivo una parte importante di questo libro sarà dedicata al "come" essere vegetariani, in che modo affrontare la transizione, passo dopo passo.

Infine servirà approfondire una serie di temi molto dibattuti, come l'uso della soia, del latte e dei latticini, la questione della dieta "alcalina". Verranno dati suggerimenti su come evitare la carenza di ferro e vitamina B12, e anche consigli specifici per i vegani.

Mi sono sforzato, in un dibattito che sembra essere ormai accecato dalle polemiche tra le varie fazioni, di fare informazione scientifica serena, fondata sulle evidenze e, quando era il caso, critica.

Evitare il cancro, sì, ma anche vivere a lungo e soprattutto bene. Questo è l'obiettivo a cui vogliamo puntare con una dieta sana e degli stili di vita salutari.

Cambiare cibo vuol dire, per certi versi, cambiare vita. Avere a fianco un medico che ha fatto questa esperienza può rivelarsi utile.

Amo la vita, non solo la mia

La carne fa male, è vero, ma se il motivo fosse solo quello una scelta vegetariana totale non sarebbe del tutto sostenibile. Ritengo importante pensare all'alimentazione come un atto di amore verso la vita e allo stesso tempo una scelta spirituale.

Quando osservo una bistecca nel piatto del mio vicino al ristorante, non posso fare a meno di pensare che non si sta parlando di una "cosa" ("bistecca" è un termine molto astratto), ma di una parte di un essere che fino a pochi giorni prima viveva, aveva emozioni, usava i suoi muscoli (quando poteva, o se avesse potuto) per correre, saltare, assaporare la sua esistenza come la natura gliel'aveva data in dono.

La "carne" ha una sua storia personale. Il fatto che sia finita in un piatto, attraverso una lunga trafila di operazioni che ci sono nascoste allo sguardo, è irrilevante.

Ho parlato di amore come significato fondante, perché senza questo sentimento consapevole non si intraprendono grandi percorsi nella vita. Non è un concetto melenso. Non sposeremmo mai una persona solo perche è sana e i suoi organi interni funzionano bene. Allo stesso modo, non si diventa (e soprattutto non si resta) vegetariani se non si arriva a una consapevolezza universale della vita.

La scelta del rispetto dell'esistenza animale è legata a un pensiero più generale sulla nonviolenza. Il vegetarianesimo, in qualche modo, è anche la contestazione del principio che la sopravvivenza si fonda su una lotta in cui vince il più forte, e rappresenta l'affermazione che in natura la cooperazione e il rispetto degli equilibri a un certo punto possono essere più efficaci della violenza.

Nell'uomo, ormai da tanto tempo, la sopraffazione del più debole (altri uomini o gli animali non umani, non importa) ha perso la giustificazione della lotta per la sopravvivenza e si è rivelata per ciò che veramente è: un egoismo narcisista che lo sta portando a distruggere il Pianeta e alla fine anche la propria specie. Altro che evoluzione.

In secondo luogo, sono convinto che un'alimentazione senza carne sia più sana, più adatta all'uomo, anche se con alcuni distinguo. Passeremo in rassegna gli studi sul vegetarianesimo e il cancro, le malattie cardiovascolari, le patologie degenerative. Scopriremo che c'è un senso nell'eliminare la carne, oltre al fatto che questa alimentazione è indicata in ogni fase della vita.

Perché dovremmo far soffrire gli altri animali per usarli come cibo, quando, evitandolo, possiamo addirittura stare meglio in salute?

Infine, e anche qui i dati più recenti parlano chiaro, scegliere un'alimentazione basata sui vegetali vuol dire dare un contributo determinante contro la fame nel mondo e facilitare la salvezza del nostro pianeta.

Il punto è che la maggior parte delle persone sono state condizionate sin da piccole a mangiare carne, come io ho probabilmente condizionato i miei figli a essere vegetariani. Tutte le abitudini dei genitori condizionano. La soluzione non è pensare di diventare esenti dalle influenze familiari e sociali, perché questa sarebbe utopia, ma cominciare criticamente a prendere coscienza dei condizionamenti, aumentando le nostre possibilità di scelta. Questo potrebbe essere un buon punto di equilibrio per tutti, e favorirebbe l'umiltà e il rispetto reciproco.

Solo col rispetto delle opinioni dei nostri simili le esperienze umane diventano una risorsa per gli altri. E per il vegetarianesimo è la stessa cosa.

Un bambino cresciuto "senza carne"

I miei genitori avevano già fatto una scelta vegetariana. Ho vissuto perciò in prima persona la storia di un "bambino che non mangia la carne", con annesse preoccupazioni e allarmismi, soprattutto da parte dei parenti più stretti.

Fino a 8-9 anni ero gracile e ossuto. Gli zii e gli amici si allarmavano. La società di allora amava i bambini "cicciottelli". Non so se avete presente quella pubblicità dei biscotti dietetici, che poi sullo sfondo mostrava come sarebbero diventati i bambini-consumatori: alti, muscolosi e con uno scalpello in mano, che serviva a scolpire le colonne greche. Io ero il contrario. Qualcuno prendeva da parte mia madre per suggerirle di darmi della carne di nascosto: "Non dirlo a tuo marito, non se ne accorgerà". Ma la scelta non era solo di mio padre, era di entrambi.

Qualche volta le pressioni prendevano una strada un po' imbarazzante, e includevano i tentativi - quando andavamo a far visita ai parenti - di rifilare almeno un po' di tritato di manzo nelle polpette, dicendo che erano vegetariane. Confesso che non mi piacevano e mi sentivo molto a disagio. Ero un bambino, è vero, ma non volevo che qualcuno mi forzasse a fare ciò che non volevo, e io non volevo mangiare carne. Mi è rimasto il dubbio che un po' tutti i bambini siano spinti a mangiare carne senza volerlo, almeno all'inizio.

Alla fine mi sono sviluppato discretamente bene, nonostante la mia curva di crescita prevedesse per motivi genetici di essere un po' magro da ragazzino. Mio padre ebbe comunque la fortuna di trovare un pediatra che aveva buone conoscenze dietologiche, ma soprattutto larghe vedute, e questa cosa servì a tranquillizzarci.

Quando cominciai a frequentare la facoltà di Medicina mi resi conto che avrei acquisito molti strumenti per capire se la mia scelta era rischiosa per la salute.

Una studentessa di medicina da sempre fuori corso una volta mi disse che quando avessi esaurito le scorte di vitamina B12, che mi aveva trasmesso mia madre in gravidanza, io mi sarei ammalato. Sto ancora aspettando che le riserve finiscano. 

A quel tempo c'era molta ignoranza anche da parte dei medici e dei docenti universitari. La scienza dell'alimentazione, semplicemente, non era una materia obbligatoria nella facoltà di Medicina. Figurarsi lo studio delle "varianti" alimentari come il vegetarianesimo.

Ricordo una lezione di Fisiologia umana nel 1983. L'aula era strapiena e il docente, un autorevole neurofisiologo, ci spiegava qualcosa sul sistema nervoso di alcuni uccelli. Parlava di un esperimento in cui venivano uccisi un bel po' di questi volatili. Era lampante che quell'esperimento aveva previsto un sacrificio eccessivo di animali.

Il docente dovette cogliere il clima dell'aula, qualche smorfia dei colleghi tra le prime file, e si lanciò in un'infelice difesa della scienza: "Qui forse ci sono alcuni che fanno il tifo per le oche e poi se le mangiano a pranzo. Oppure sono vegetariani, e poi si ammalano di tubercolosi..." Mi sentii toccato in prima persona. Alzai la mano e chiesi: "Scusi, lei sta dicendo che i vegetariani sono più esposti alla tubercolosi. Da cosa risulta? Io sono vegetariano e vorrei avere qualche dato in più".

Il professore iniziò un improbabile slalom di paroloni, ma era chiaro che stava evitando il punto. Dopo cinque minuti era già su un altro tema. Uno studente seduto vicino alzò la mano e disse: "Professore, non mi sembra che lei abbia risposto al collega di prima...".

Il docente dovette ammettere che la sua frase era un'iperbole, ma da quel momento "il vegetariano" fu sdoganato e tra gli studenti cominciò a crescere la simpatia per questo regime alimentare, tanto che qualcuno diventò vegetariano.

Tratto dal libro:

Vivere senza Carne

Una guida alla sana alimentazione scritta da un medico vegetariano

Biagio Tinghino

Un libro dedicato a tutti coloro che vogliono diventare vegetariani ma non sanno come farlo!

Questo libro affronterà nel dettaglio il perché la carne fa male, sintetizzando quaranta anni di ricerca scientifica. Saranno spiegati i motivi per cui una dieta sbagliata può causare infarti, ictus, facilitare la demenza e danneggiare il sistema immunitario.

Ma non solo...

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Biagio Tinghino

Biagio Tinghino è laureato in medicina e chirurgia, esperto di nutrizione, ha due specializzazioni internistiche ed è attualmente Dirigente Medico di un Servizio per le Dipendenze.
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