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Introduzione - Solo una Decrescita Felice (Selettiva e Guidata) ci può Salvare

di Alessandro Pertosa, Maurizio Pallante 11 mesi fa


Introduzione - Solo una Decrescita Felice (Selettiva e Guidata) ci può Salvare

Leggi un estratto dal libro di Alessandro Pertosa e Maurizio Pallante "Solo una Decrescita Felice (Selettiva e Guidata) ci può Salvare "

I saggi raccolti in questo libro nascono dall'esigenza di chiarire alcuni fraintendimenti sull'idea di decrescita e di dimostrare le potenzialità conoscitive, culturali e politiche insite nell'accezione che abbiamo proposto connotandola con l'aggettivo felice.

Era inevitabile che la radicale alterità del concetto di decrescita rispetto al sistema dei valori dominanti ne ostacolasse la comprensione da parte di chi è convinto di vivere nel migliore dei mondi possibili. Ed era inevitabile che, proprio per il fatto di costituire un territorio in cui sono state fatte poche ricognizioni, desse adito a interpretazioni differenziate, su certi aspetti anche non conciliabili, da parte di coloro che hanno iniziato a esplorarlo.

Per questo ci è sembrato utile esporre in maniera didascalica nella prima parte del libro i concetti fondamentali della decrescita felice, mettendone in evidenza le sintonie con alcune riflessioni teoriche svolte da Ivan Illich prima che la parola «decrescita» entrasse nel lessico politico e indicando le differenze con l'interpretazione più diffusa che ne è stata data.

Confidiamo che le riflessioni sviluppate nei primi cinque capitoli consentano di chiarire alcune incomprensioni scaturite dalla non sufficiente conoscenza delle nostre posizioni, o dalla confusione con altre interpretazioni della decrescita, da cui, pur avendone il massimo rispetto, ci è sembrato necessario per onestà intellettuale rimarcare la nostra distanza.

Naturalmente non pensiamo di aver dato risposte definitive ai problemi che alimentano la diffidenza nei confronti della prospettiva culturale e politica indicata dalla decrescita felice. E abbiamo fatto i conti solo con alcune delle obiezioni teoriche che le sono state mosse. Molti sono gli aspetti che occorrerà ancora tenacemente approfondire, ma non è stato questo l'intento che ci ha indotto a scrivere i contributi raccolti in questo libro.

In primo luogo ci siamo proposti l'obbiettivo di verificare se l'apparato concettuale della decrescita felice consenta di interpretare le dinamiche economiche, sociali e politiche, per molti versi inedite, che caratterizzano questo inizio di secolo e di millennio, in cui ci sembra si stia drammaticamente avvicinando la fine dell'epoca storica iniziata più di duecentocinquanta anni fa con la rivoluzione industriale.

Gli esiti di questa verifica sono le analisi svolte nella seconda parte del libro sulle caratteristiche impresse al lavoro, al mercato e alla globalizzazione dalla finalizzazione dell'economia alla crescita della produzione di merci.

L'estensione del modo di produzione industriale a tutto il mondo è indispensabile per far crescere l'economia e, quindi, i profitti del blocco di potere costituito dalle aziende multinazionali e dalla finanza internazionale, che operano a livello globale. Tutti i più gravi problemi che affliggono l'umanità sono causati da questo processo: le migrazioni di massa, la disoccupazione, l'estensione della povertà e l'impoverimento delle classi medie di Paesi industrializzati, la crisi climatica, la proliferazione di guerre locali che nel loro insieme costituiscono, per riportare un concetto espresso da papa Francesco, una terza guerra mondiale frammentata.

Per tenere sotto controllo il dissenso sempre più diffuso nei confronti delle scelte politiche, economiche e finanziarie che provocano questi problemi, il blocco di potere che le promuove ha deciso di porre limitazioni sempre maggiori alla democrazia, che è il pilastro fondante del modo di produzione industriale. La dialettica tra schieramenti politici contrapposti, che ne costituisce la sostanza, è stata progressivamente svuotata e sostituita da un pensiero unico che subordina le scelte politiche agli interessi dell'economia e della finanza.

Per evitare spiacevoli sorprese che potrebbero essere causate dalle minoranze non allineate e coperte, si stanno limitando i poteri delle assemblee elettive. Poiché, nonostante tutto, i risultati elettorali disattendono inaspettatamente le indicazioni dei sostenitori della globalizzazione, nonostante l'ampia disponibilità di mezzi con cui vengono promosse, si è cominciato a proporre di limitare il diritto di voto.

Solo se si osserva quanto sta accadendo dal punto di vista della decrescita è possibile capire l'assurdità insita nell'idea che si possa aiutare il modo di produzione industriale a superare le sue difficoltà soffocando la democrazia, che ne ha consentito la nascita.

Solo abbandonando l'idea che lo scopo dell'economia è far crescere la produzione di merci si può indirizzare l'enorme potenza tecnologica raggiunta a ridurre l'impronta ecologica dell'umanità con l'obbiettivo di riportarla al valore 1, ovvero a fare in modo che il consumo di energia necessario a soddisfare i suoi bisogni vitali non superi la quantità di energia inviata ogni giorno dal sole sulla terra e utilizzata dalla vegetazione per effettuare la fotosintesi clorofilliana.

Affinché la decrescita necessaria a ottenere questo risultato sia felice, occorre garantire al contempo un'elevata qualità della vita a una percentuale sempre maggiore della popolazione mondiale. Un obbiettivo che non si può pensare di raggiungere in tempi brevi - qualcuno comincia a dubitare che si possa raggiungere - ma costituisce l'orizzonte utopico a cui tendere per consentire alla specie umana di sopravvivere.

Unitamente a ciò, riteniamo che non sia possibile neppure immaginare un cambiamento di paradigma culturale senza il contributo di intellettuali, professionisti, artisti, imprenditori, lavoratori disponibili a collaborare convivialmente e con senso di condivisione umana a questo progetto che potrebbe pure venir considerato visionario, ma che in ogni caso non può essere evitato.

A tal proposito, ci stiamo anche concentrando nella costituzione di un Centro Studi (vedi l'appendice), che convogli saperi, esperienze, sensibilità diverse, al fine di delineare un orizzonte entro cui si renderà possibile immaginare nuove forme sociali, politiche, produttive e comunitarie.

Tratto dal libro:

Solo una Decrescita Felice (Selettiva e Guidata) ci può Salvare

Alessandro Pertosa, Maurizio Pallante

Il progetto della decrescita felice non propone di rinunciare al progresso ma di imparare a governarlo: ha anticipato il nuovo modo dell’uomo di cercare la felicità, l’unico modo nel quale l’umanità può guardare al futuro.

Decrescita non significa impoverimento: significa imparare a vivere meglio con meno, costruendo un mondo più sereno e più felice.

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Alessandro Pertosa

Alessandro Pertosa è laureato in filosofia ed è un pensatore eterodosso rispetto a qualsiasi ortodossia. È stato ricercatore in varie università. Cura una rubrica sul blog «Italia che cambia» e, insieme a Maurizio Pallante, un sito-rivista.
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Maurizio Pallante

Maurizio Pallante fondatore con Mario Palazzetti e Tullio Regge nel 1988 del Comitato per l'uso razionale dell'energia (CURE). Svolge attività di ricerca e di pubblicazione saggistica nel campo del risparmio energetico e delle tecnologie ambientali. E' nato a Roma, vive da qualche anno in...
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