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Il nostro microbioma - Estratto dal libro "Segui la Pancia"

di Brendan Buhler, Rob Knight 10 mesi fa


Il nostro microbioma - Estratto dal libro "Segui la Pancia"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Rob Knight e Brendan Buhler e scopri perché non tutti i microbi sono negativi: alcuni sono indispensabili

Quando sei un genitore, per tuo figlio desideri il meglio. Se sei uno scienziato, potresti avere maturato un'idea molto precisa, basata su statistiche c dati sperimentali, di cosa sia meglio per lui.

E sei uno scienziato come me, che studia il ruolo e la funzione delle microscopiche forme di vita che ci abitano dalla nascita in poi, questa idea potrebbe prendere una piega bizzarra.

Indice dei contenuti:

Da dove viene il nostro microbioma?

Quando io e la mia compagna Amanda eravamo in attesa del nostro primo figlio, abbiamo stilato un programma superdettagliato, avvalendoci dell'aiuto di una doula (una figura che assiste le gestanti nel periodo perinatale, perché a volte non guasta avere accanto qualcuno che sta davvero dalla tua parte, e non da quella della tua compagnia assicurativa). Ma i bambini, ancor prima di nascere, non nutrono un gran rispetto per i programmi. Il 2 novembre 2011 il team di ricerca del Progetto microbioma umano, di cui io facevo parte, stava per pubblicare sull'importante rivista scientifica «Nature» due lunghi articoli che presentavano i risultati ottenuti. Era stata una battaglia estenuante, che aveva messo a dura prova i nostri nervi. Io e Amanda volevamo festeggiare la meritata vittoria. Ma Amanda era incinta, così mi è toccato bere per tutti e due - o forse per tutti e tre.

Comunque nostra figlia non sarebbe arrivata prima di tre settimane: la montagna di cose da preparare per il pano poteva aspettare fino a domani Verso mezzanotte stavamo andando a dormire, quando d'un tratto sul volto di Amanda è apparsa una strana espressione Mentre si chinava a toccare il tappeto sotto i suoi piedi ha detto: «Credo mi si siano appena rotte le acque». Ha chiamato l'ospedale, e ci hanno detto di andare lì immediatamente. Ci siamo vestiti in fretta e furia, siamo saliti in macchina e Amanda ha guidato per i quattro chilometri che separano l'ospedale da casa nostra.

L'ostetrica ci ha confermato la rottura delle acque: nostra figlia stava per nascere, tre settimane prima del previsto Okay, abbiamo detto noi. facciamo un salto a casa a prendere le cose della bambina - tutine, coperte, biberon -, che avevamo già comprato in attesa di metterle in valigia. Ma lei ha proibito categoricamente ad Amanda di lasciare l'ospedale prima della nascita della bambina.

Eravamo di fronte a un dilemma: io non ero in condizioni di guidare, benché la mia sbronza stesse svanendo alla velocità della luce. Cosi ho chiamato un taxi, ma il tassista non riusciva a trovare l'ospedale (a livello di taxi, la nostra città non è esattamente New York), e dopo un'ora non ne era ancora venuto a capo. A quel punto ho capito che stavo aspettando inutilmente e ho camminato fino a casa sotto la neve con la lista dettagliata di quello che ci serviva. Sono riuscito a stipare tutto quanto nei tre zaini che possedevamo e ho arrancato fino all'ospedale Stava andando tutto bene O almeno così pareva. Dopo ventiquattr'ore, però, i medici hanno cominciato a dare segni di preoccupazione Nostra figlia era in sofferenza fetale. Ci siamo consultati con la doula: secondo lei, non potevamo più sperare che la natura facesse il suo corso. Era il momento di mettersi nelle mani della medicina moderna.

Nostra figlia è nata con un parto cesareo decisamente fuori programma, e nel giro di venti minuti la tenevo in braccio. Ma la scienza medica non può arrivare ovunque. Quando si è trattato di pensare ai suoi microbi, io e Amanda abbiamo preso in mano la situazione, strofinandola con campioni prelevati dalla vagina della madre. La nostra piccola aveva bisogno di quei microbi.

Quando raccontiamo questa storia, in genere ci fanno tre domande. Per prima cosa, ci chiedono se ci stiamo esercitando per quando la racconteremo a nostra figlia alla vigilia del suo primo ballo di fine anno. Poi ci chiedono come abbiamo fatto. Be', nessuno ha inventato un sistema preciso. Noi abbiamo usato bastoncini di cotone sterile per prelevare campioni di microbi dalla vagina, dopodiché li abbiamo passati su varie parti del corpo della piccola: la pelle, le orecchie, il naso - tutti i posti in cui sarebbero finiti naturalmente se fosse passata per il collo dell'utero.

La terza domanda - come mai eravamo tanto convinti che fosse una buona idea è talmente arguta da richiedere una spiegazione dettagliata.

Un neonato eredita i primi microbi dalla madre, nel momento in cui passa attraverso il collo dell'utero. E stato provato che, prima della nascita di un figlio, il microbioma della madre si prepara all'evento. Durante la gravidanza, la flora batterica vaginale è dominata da particolari tipi di Lactobacfflus. La flora intestinale man mano si arricchisce di microbi che, meglio degli altri, sono in grado di estrarre energia dal cibo Sfortunatamente, una flora di questo tipo rende anche più facile contrarre infiammazioni intestinali, soprattutto durante il primo trimestre, perché innesca un fenomeno complesso che contribuisce, tra gli altri problemi, all'insorgenza di crampi e diarrea.

Come facciamo a sapere che durante la gravidanza il microbioma della donna si modifica? La risposta ha a che fare con siringhe piene di feci e il nostro bistrattassimo aiutante, il topo da laboratorio. Un team di ricerca internazionale composto da scienziati statunitensi, finlandesi e svedesi ha iniettato campioni di feci prelevati da donne incinte nell'organismo di topi allevati in ambiente sterile, cioè privi di una qualsiasi flora batterica. I topi sono stati divisi in due gruppi Al primo gruppo è stata iniettata la materia fecale di donne al primo trimestre di gravidanza, mentre negli altri topi sono stati immessi campioni di donne al terzo trimestre. Entrambi i gruppi hanno seguito una dieta identica. Alla fine dell'intervallo sperimentale, tuttavia, i topi del terzo trimestre erano più grassi degli altri e presentavano tutta una serie di caratteristiche metaboliche e immunologiche osservate generalmente durante la gravidanza.

Impiantando i microbi nei topi, possiamo capire se le variazioni della flora batterica sono semplici risposte alla gravidanza o se invece i catalizzatori sono proprio i microbi. Le comunità microbiche che risiedono nell'intestino delle donne incinte potrebbero modificarsi per consentire alle future mamme di ricavare più energia e più sostanze nutritive dal cibo e passarle al bambino O magari i microbi stessi si stanno preparando per trasferirsi sul feto. Sappiamo che ciò accade negli animali con diete selettive, come i koala, che devono digerire le foglie di eucalipto, o i pipistrelli, che devono digerire il sangue.

Non è ancora del tutto chiaro se il feto assorba microbi all'interno dell'utero. Sono stati in effetti rilevati microbi all'interno del liquido amniotico e sulla placenta di nascite premature. Tali scoperte, tuttavia, rimangono casi isolati. Oggi si tende a pensare che un feto sano sia del tutto privo di batteri Come sempre accade nella scienza, però, l'arrivo di nuovi dati sperimentali potrebbe capovolgere lo scenario.

Probabilmente i nostri primi microbi arrivano con la nascita. Ce li procuriamo passando attraverso il collo dell'utero, tappezzato di batteri vaginali Benché le comunità microbiche vaginali possano variare notevolmente da donna a donna, durante la gravidanza assumono tutte la stessa composizione 1 II che risulta perfettamente logico se, come crediamo, questi microbi si evolvono per avvolgere il bambino in una sorta di membrana destinata a proteggerlo dal mondo esterno. Un po' come in uno di quei disegni in cui un bambino che viene al mondo è accolto da un nugolo di farfalle e usignoli svolazzanti - solo che al posto di farfalle e usignoli ci sono microbi pelosi trasmessi al neonato attraverso un liquido vischioso.

Ipotizziamo che i primi microbi di un bambino vengano dalla vagina e dal collo dell'utero della madre. Cosa succede se il piccolo nasce in un altro modo? In molti Paesi si sta registrando un aumento esponenziale dei parti cesarei vuoi perché le complicazioni mediche sono sempre più frequenti, vuoi perché un cesareo si può programmare.

Maria Gloria Dominguez-Bello, ricercatrice presso il Langone Medicai Center dell'Università di New York, ha approfondito il microbioma dei neonati. Io e lei abbiamo lavorato a uno studio da cui è emerso che questo, a differenza di quello degli adulti, composto di svariati ecosistemi distinti, non presenta una grande varietà Un neonato che «eredita» i propri microbi dalla vagina materna avrà un microbioma che riproduce quello delle suddette comunità vaginali; se invece nasce con un cesareo, i suoi microbi saranno simili a quelli rilevati sulla pelle di un adulto, una comunità completamente diversa. Non è un caso che i bambini nati con un taglio cesareo risultino interessati da percentuali più alte di disturbi associati al microbioma e/o al sistema immunitario, come l'asma e - sebbene recenti studi abbiano dato risultati contrastanti probabilmente l'obesità, le intolleranze alimentari'' e la dermatite atopica" (una sorta di eczema cronico).

Ma se vostro figlio è nato con un cesareo, niente paura: è probabile che sarà sano come un pesce Stiamo infatti parlando di un leggero incremento di rischio su malattie relativamente rare.

 

Tratto dal libro:

Segui la Pancia

Non tutti i microbi vengono per nuocere

Brendan Buhler, Rob Knight

Un adulto medio trasporta all'incirca un chilo e trecento grammi di microbi. Ma quanti microbi ospitiamo? Rob Knight, da anni impegnato a studiare e a mappare questo incredibile universo, ci dice che sono almeno dieci volte le cellule propriamente umane.

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Brendan Buhler


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Rob Knight

Rob Knight è professore di pediatria e ingegneria informatica, e direttore del Microbiome Initiative presso l'University of California, San Diego. È cofondatore dell'American Gut Project e dell'Earth Microbiome Project.
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