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Il magico potere della filosofia - Lezioni di Meraviglia - Maura Gancitano e Andrea Colamedici

di Maura Gancitano, Andrea Colamedici 5 mesi fa


Il magico potere della filosofia - Lezioni di Meraviglia - Maura Gancitano e Andrea Colamedici

Leggi in anteprima il capitolo 5 del libro "Lezioni di Meraviglia" di Maura Gancitano e Andrea Colamedici

La magia è, banalmente, l'arte di modificare la realtà.

Quindi piegare gli avvenimenti ai propri scopi, influenzare il destino, cambiare il corso degli eventi? Non proprio. Il mago è colui che innanzitutto osserva meticolosamente il reale per comprenderne la forma, il senso, le pieghe e le direzioni future. È un fan del mondo, ne è una groupie: il reale è il suo primo pensiero appena sveglio, l'ultimo prima di addormentarsi e il centro di ogni suo sogno.

E così, ossessionato dal funzionamento del mondo, si riscopre innamorato della vita: e se all'inizio intendeva modificare la realtà per raggiungere i propri obiettivi, a forza di osservare il mondo ha finito con l'innamorarsene. Questo “amore” genera una mappa del reale, l'insieme delle “abitudini” che l'amante riconosce all'amato: in che posizione dorme il mondo? Che cibi preferisce? E cosa sogna?

Così, sulla base della mappa dell'amore, sorge in lui un nuovo desiderio: modificare sé stesso in funzione della realtà.

Attenzione: il mago non si adegua alla civiltà, alla società o, peggio, all'ideologia: il mago si dispone alla realtà, le si confà, perché comprende quanto possa essere egoisticamente soddisfacente offrirsi al mondo in maniera totalmente altruistica.

Ogni buon mago – quindi ogni buon filosofo – a un certo punto del proprio percorso si accorge che l'atto più utile che può compiere per sé consiste nel rendersi utile agli altri, nel rendersi strumento della realtà. Non c'è nulla che dia più soddisfazione a un ammiratore della realtà che aiutare la realtà a essere sé stessa.

Alcuni maghi hanno bisogno di prendersi in giro: devono raccontarsi la storia secondo la quale hanno imparato a “modificare la realtà attraverso la propria intenzione, facendola aderire ai propri desideri”. In altre parole, non riescono a capire che nessuno cambia la realtà più di quanto lo faccia chiunque altro: siamo tutti agenti del cambiamento.

È, piuttosto, una questione di qualità: il fantomatico cambiamento accade malgrado o attraverso te?

Spesso il mago si convince di dover indirizzare l'agire del mondo e si ritrova a faticare come un pazzo per fame di magia, salvo poi ritrovarsi ad aver servito inconsapevolmente uno scopo superiore che ha usato i suoi sforzi malgrado il suo intento. Il potere magico, quindi, consiste nella capacità di saper indirizzare la propria volontà in quella del mondo: se questo fosse un teatro, il mago, una volta riconosciute le battute del copione, non cercherebbe disperatamente di inventarsene di nuove e di sfuggire alla drammaturgia, ma giocherebbe a muoversi all'interno delle parole, a indovinare la più celata volontà dell'autore.

Il potere magico è il potere di agire creativamente nel mondo, contribuendo attivamente alla creazione.

E la filosofia è l'arte con cui è possibile conoscere, amare e sviluppare questo magico potere, riconoscendosi parte di quel lignaggio ideale che ha unito nei millenni tutti coloro che hanno saputo porre la ricerca della verità come propria stella polare.

Indice dei contenuti:

Storie e Carne

Siamo fatti di storie e di carne, e passiamo molto tempo a far finta che non sia così. Fingiamo di non essere composti di sangue, parole e immagini, ma basiamo la nostra civiltà sul racconto reciproco di cose inesistenti che, a forza di essere raccontate, diventano sempre più veritiere. Vi fondiamo le nostre relazioni, i nostri scambi, la nostra istruzione.

La filosofia si è accorta di questo nostro desiderio di incorporeità e ha portato l'attenzione negli ultimi anni sul corpo, sull'abbraccio, sull'incontro con l'Altro: Hannah Arendt, Emmanuel Lévinas, Merleau-Ponty e molti altri hanno piantato il discorso nella carne. Inventiamo storie per sostenere il peso del mondo e creiamo realtà alternative per paura di accorgerci che, in fondo, il mondo è leggero e le sfide più grandi sono ancora invisibili.

Riportare le storie al corpo serve a penetrare in profondità nel mondo: se una teoria vuole diventare più grande della realtà sta solo manifestando il terrore di chi l'ha inventata e di chi la sta usando.

Molti ripetono la frase “la mappa non è il territorio” per indicare la differenza tra teoria e realtà. Ma c'è molto di più.

Il primo a sostenere che la mappa non è il territorio è stato Alfred Korzybski durante un incontro del 1931 a New Orleans. Con questa affermazione intendeva mostrare la differenza tra un oggetto e la rappresentazione dell'oggetto, tra una realtà e la rappresentazione di quella realtà: era convinto che in molti faticassero a distinguere le due cose. Assieme a questa frase Korzybski ne aggiungeva un'altra: «La parola non è la cosa», che spiega ancora meglio quali siano le conseguenze del farsi carico di questa comprensione.

La mappa e la parola hanno strutture simili rispetto al territorio e alla cosa, ma non esauriscono quel che rappresentano.

L'insegnamento più difficile e potente di questa comprensione è però ancora più profondo, e riguarda la sostanziale impossibilità di conoscere pienamente qualsiasi territorio: accecati da mappe incrociate che ci sottopongono miriadi di dati, siamo convinti che questo garantisca la conoscibilità totale del territorio. Ma “innumerevoli aspetti” non è “tutti gli aspetti”, e una rappresentazione dettagliatissima della realtà non potrà mai essere la realtà: ogni realtà aumentata a ben vedere sarà sempre una diminuzione di realtà.

«Incantata dal suo rigore, l'umanità dimentica che si tratta d'un rigore di scacchisti, non di angeli», scrive Jorge Luis Borges in Tlön, Uqbar, Orbis Tertius.

La differenza sostanziale tra gli scacchisti e gli angeli è che i primi sono il risultato di un'elaborazione iper-razionale della realtà, mentre i secondi rappresentano l'azione dell'ignoto, di ciò che supera la comprensione ordinaria. Gli scacchisti si muovono perfettamente all'interno delle logiche ordinarie: creano un mondo rigoroso, quindi rigido, i cui confini sono complessi ma ovvi, geniali ma definiti. Gli scacchisti sono fermi al quinto stadio individuato da Nietzsche nella Storia di un Errore: quello positivista.

Rigori e Magie

Scriveva Gregory Bateson che il territorio non può mai essere colto nella sua interezza, e che approssimare troppo la mappa al territorio – aumentando la definizione della mappa – è solo un modo per complicare le cose: le mappe (e le parole, piccole cartine geografiche della nostra psiche) servono per muoversi nel reale, ma se sono troppo vaste diventano ingombranti e pericolose.

E Paul Valéry espresse così questo pensiero: «Tutto quel che è semplice è falso. Tutto ciò che è complesso è inutilizzabile». Il rigore degli angeli, per tornare a Borges, è di un altro ordine rispetto a quello degli scacchisti.

Il potere magico della filosofia consiste proprio nell'alimentare la voglia e la capacità di decifrare l'incommensurabile ordine della realtà. Il capovolgimento di questo potere, quella che potremmo definire magia nera, è la costruzione artificiale di un mondo vasto e minuzioso a cui sottomettersi gioiosi.

Lezioni di Meraviglia

Viaggi tra filosofia e immaginazione

Maura Gancitano, Andrea Colamedici

“La filosofia non si pone prima della concretezza del mondo, ma dopo. Non rappresenta un modo per sfuggire alla realtà ma la via per affrontarne l’ultimo lembo possibile. La filosofia, cioè, non è per codardi ma per...

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Maura Gancitano (Mazara del Vallo, 1985) è scrittrice, filosofa e fondatrice del progetto Tlon. Si occupa di filosofia e immaginazione, ricerca interiore, educazione di genere, letteratura. Ha pubblicato i saggi Igiene e cosmesi naturali (Il Leone Verde 2013), Malefica, trasformare la...
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Andrea Colamedici è filosofo, editore, regista e attore teatrale. Insegnante di filosofia per bambini, ha tradotto testi di Alejandro Jodorowsky, E. J. Gold e Stanislav Grof. È l’ideatore di Tlön.
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