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I fattori che influenzano la memoria - Estratto da "L'Illusione della Memoria"

di Julia Shaw 7 mesi fa


I fattori che influenzano la memoria - Estratto da "L'Illusione della Memoria"

Leggi in anteprima l'introduzione al libro di Julia Shawe e scopri perché spesso la nostra memoria è poco affidabile e perché i suoi errori dicono molto di noi

Quando viene assegnato un premio Nobel, l'onorificenza è accompagnata da una breve motivazione, l'equivalente di un Twitter.

Da quando l'ho saputo, ho trascorso probabilmente sin troppo tempo a esaminare queste spiegazioni che in un massimo di centoquaranta caratteri descrivono il profondo impatto che i vincitori hanno avuto sul mondo.

Indice dei contenuti:

Le motivazioni del prrmio Nobel in un tweet

Una delle mie preferite in assoluto sintetizza il lavoro di Seamus Heaney, insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1995. Il comitato di Stoccolma ha premiato il poeta irlandese «per aver creato opere di bellezza lirica e profondità morale che esaltano i miracoli quotidiani e il passato vivente». Che frase straordinaria! Bellezza, etica e storia intrise di un senso di meraviglia ed espresse in poche parole. Ogni volta che leggo quelle parole, sorrido.

Trascrivo sempre le motivazioni dei Nobel sulla lavagnetta bianca che tengo sulla scrivania: per me sono una fonte d'ispirazione. Le uso anche durante le lezioni all'università e cerco di intrecciarle alla mia scrittura. Esprimono bene il concetto secondo cui persino le più grandi conquiste dell'umanità possono essere spiegate in poche righe. Quest'idea è stata ripresa da molti grandi della storia: perché il nostro lavoro abbia un significato, dobbiamo essere in grado di spiegarlo in modo semplice.

Anch'io ho adottato questo principio di parsimonia esplicativa, sebbene, naturalmente, talvolta vada a discapito dell'adeguatezza della spiegazione. In altre parole, quando esprimo un concetto utilizzando analogie, storie o semplificazioni, corro sempre il rischio di perdere alcune sfumature delle questioni intrinsecamente complesse di cui sto discutendo.

I temi che tratterò in questo libro, la memoria e l'identità, sono incredibilmente articolati, perciò posso solo sperare di introdurre il lettore alla straordinaria ricerca condotta sull'intersezione di queste due aree. Non posso certo promettere di rendere l'intero quadro scientifico, tuttavia spero di avviare un processo di domande e risposte, che affronti quesiti fondamentali che probabilmente hanno tormentato la maggior parte di noi da quando abbiamo iniziato a utilizzare il dono dell'introspezione.

Come molti, mi sono accorta per la prima volta delle mie capacità introspettive durante l'infanzia. Ricordo che da bambina restavo sveglia per ore: non riuscivo ad addormentarmi perché ero assorta nei miei pensieri. Sdraiata nella cuccetta più alta del letto a castello premevo le piante dei piedi contro il soffitto bianco della mia cameretta e riflettevo sul senso della vita. Chi sono? Che cosa sono? Cos'è reale?

Anche se in quel momento non lo sapevo, è stato allora che ho iniziato a diventare una psicologa. Queste domande, infatti, riguardano gli aspetti fondamentali di ciò che significa essere umani. Da bambina ignoravo di essere in buona compagnia quando non trovavo le risposte.

Anche se non ho più un letto a castello, mi pongo ancora le stesse domande. Invece di filosofeggiare guardando il soffitto, ora conduco ricerche. Invece di dissertare con il mio orsetto musicale su chi sono, ne discuto con colleghi scienziati, studenti e altre persone curiose quanto me. E adesso iniziamo la nostra avventura nel mondo della memoria partendo da dove tutto ha inizio, da dove la ricerca è ricerca di sé. La prima domanda quindi è: che cosa fa di noi ciò che siamo?

L'identità personale

Per descriverci, spesso ricorriamo a fattori come sesso, etnia, età, professione e ad alcuni indicatori della vita adulta: per esempio, il livello d'istruzione conseguito, l'aver acquistato una casa, l'esserci sposati, avere dei figli o essere in pensione. Magari pensiamo anche ai tratti caratteristici della nostra personalità - se tendiamo a essere ottimisti o pessimisti, spiritosi o seri, egoisti o altruisti.

Inoltre, probabilmente ci mettiamo a confronto con altre persone, spesso controllando che cosa stanno facendo i nostri amici su Facebook o le connessioni di Linkedln, per vedere se siamo al loro stesso livello. Tutti questi descrittori possono essere modi più o meno adeguati per definirci, ma la vera origine di ciò che siamo si trova quasi certamente nei nostri ricordi personali.

Sono questi ricordi che ci aiutano a capire le traiettorie della vita. E solo grazie ai miei ricordi personali che posso rievocare le conversazioni con uno dei professori che mi hanno maggiormente ispirata all'università, Barry Beyerstein: mi ha insegnato il pensiero critico e spesso ha condiviso con me plumcake al limone e semi di papavero. Oppure le conversazioni di fine lezione con Stephen Hart, che per primo mi ha incoraggiata a conseguire il dottorato. O ancora, il grave incidente stradale accaduto a mia madre alcuni anni fa, un'esperienza che mi ha insegnato l'importanza di esprimere le emozioni alle persone che amo.

Questo tipo d'interazioni sono pietre miliari che hanno per noi un enorme significato e ci aiutano a organizzare la nostra storia personale. Più in generale, i ricordi costituiscono la base della nostra identità. Danno forma a ciò che pensiamo di aver vissuto e, di conseguenza, a ciò che crediamo di poter fare in futuro. Per questo motivo, se iniziamo a mettere in dubbio la memoria, siamo costretti a mettere in discussione anche le fondamenta stesse di ciò che siamo.

Facciamo un esempio teorico: cosa succederebbe se una mattina vi svegliaste senza riuscire a ricordare tutto ciò che avete fatto, pensato o imparato? Sareste ancora la stessa persona?

Di fronte a un simile scenario magari reagiremmo istintivamente con un senso di paura. Forse proveremmo la sensazione immediata che tutto ciò che siamo potrebbe esserci sottratto semplicemente privandoci della memoria, lasciando solo il guscio di ciò che eravamo.

Se i nostri ricordi scompaiono, che cosa ci resta? Una situazione simile potrebbe essere l'inizio di un terrificante film di fantascienza: 'Quando si svegliarono, nessuno di loro sapeva più chi era'. Oppure, al contrario, una prospettiva di questo genere potrebbe procurare una sensazione di sollievo, perché non saremmo più condizionati dal passato e potremmo iniziare una nuova vita, conservando intatte le capacità mentali di base e la nostra personalità. O magari ci sentiremmo insicuri e oscilleremmo tra queste due posizioni.

Per fortuna, nella vita reale è raro che si verifichi una perdita di memoria così drastica: tuttavia, i nostri ricordi sono soggetti a un'ampia gamma di errori, distorsioni e modifiche e in questo libro cercherò di spiegarne alcuni. Con l'aiuto della scienza e di una genuina curiosità, aggiungendo un pizzico delle mie esperienze personali, desidero spronare tutti noi a esaminare i tanti modi in cui la memoria può commettere errori. Dunque, da dove possiamo partire per parlare di questo fenomeno così complesso? Inizieremo da due termini fondamentali usati dalla ricerca in questo campo.

La memoria semantica, detta anche memoria generica, si riferisce al ricordo di significati, concetti e fatti. Spesso rammentiamo meglio alcuni tipi d'informazioni semantiche rispetto ad altre. Per esempio, un individuo che ricorda bene le date degli eventi storici potrebbe far fatica a rammentare i nomi delle persone; per qualcun altro potrebbe valere il contrario - essere bravo con i nomi, ma negato per le date importanti. In entrambi i casi si tratta di attività della memoria semantica, tuttavia le prestazioni in questi task possono variare notevolmente da un individuo all'altro.

La memoria semantica si affianca alla memoria episodica o memoria autobiografica. Quando ricordate il primo giorno d'università, il primo bacio o la vacanza che avete trascorso a Cancùn nel 2013, state attingendo alla memoria episodica. Questo termine si riferisce, infatti, all'insieme delle esperienze personali del passato. E il nostro album dei ricordi, il diario della mente, la nostra cronologia interiore, come la Timeline di Facebook.

La memoria episodica è il meccanismo che tiene traccia di quello che si è verificato in un determinato momento e luogo. Quando accediamo a questo tipo di ricordi, siamo in grado di rivivere esperienze multisensoriali. Riusciamo a sentire le dita dei piedi nella sabbia, il sole sulla pelle, la brezza tra i capelli. Riusciamo a immaginare luoghi, musica, persone. Questi sono i ricordi che ci sono cari. Questa particolare banca dati definisce chi siamo, anziché ciò che sappiamo del mondo.

Tuttavia, la memoria episodica su cui facciamo così tanto affidamento è spesso oggetto di fraintendimento. Se sapremo farci un'idea più precisa di come funziona davvero, potremo anche comprendere meglio quel caos che è la nostra realtà percepita.

Argilla con conseguenze

Se iniziamo a mettere in dubbio i nostri ricordi e quelli altrui saremo meno stupiti di trovarci spesso in disaccordo con parenti e amici circa i dettagli d'importanti eventi passati. In realtà, anche i preziosi ricordi dell'infanzia possono essere modellati e rimodellati come una pallina d'argilla. Inoltre, gli errori di memoria non riguardano solo le persone che consideriamo vulnerabili, come chi soffre di Alzheimer, danni cerebrali o qualsiasi altro importante deterioramento mentale. Al contrario, gli inganni della memoria rappresentano la norma, non l'eccezione. Nei prossimi capitoli esamineremo in modo più approfondito la potenziale discrepanza tra realtà e ricordi.

In modo analogo, sviluppiamo di continuo anche false memorie: reminiscenze che percepiamo come ricordi, ma che non sono basate su eventi reali. Le loro conseguenze, però, possono essere concrete. Credere a rappresentazioni fittizie della realtà può incidere su qualunque aspetto nella nostra vita e potenzialmente essere causa di gioia, turbamento e persino di veri e propri traumi. La comprensione dei processi di memoria difettosi può quindi aiutarci a stabilire in che modo possiamo - o non possiamo - valutare le informazioni contenute nei nostri ricordi e utilizzarle in modo appropriato per definire chi siamo. E parlo anche per esperienza personale.

Nel corso di anni di ricerche sulla memoria mi sono resa conto che vediamo il mondo in modi profondamente imperfetti. Questo ha suscitato in me un grande rispetto per il metodo scientifico e la ricerca collaborativa, ossia l'impresa collettiva della scienza, perché ci offrono la migliore speranza di squarciare il velo delle nostre percezioni imperfette e capire come funzionano i processi innestici. Tuttavia, nonostante il supporto di decenni di ricerca sulla memoria, devo ammettere che probabilmente ci sarà sempre qualche dubbio sul fatto che un ricordo sia del tutto accurato.

Possiamo solo raccogliere prove corroboranti indipendenti che suggeriscano che una memoria sia una rappresentazione mentale più o meno precisa di qualcosa che è realmente accaduto. Ogni evento - per quanto importante, emozionante o traumatico sembri - può essere dimenticato, ricordato in modo sbagliato o persino essere del tutto fittizio.

Al momento mi dedico totalmente alle ricerche sui meccanismi sottesi agli errori della memoria, con una particolare attenzione ai modi in cui è possibile modellare i propri ricordi, e quelli altrui, plasmando esperienze realmente vissute per creare un passato percepito fittizio. Ciò che mi distingue dalla maggior parte dei ricercatori che si dedicano a lavori analoghi è la natura dei ricordi che faccio riaffiorare.

Nel corso di pochi colloqui amichevoli posso usare la mia conoscenza dei processi di memoria per distorcere notevolmente i ricordi dei soggetti che partecipano alle ricerche. Li ho convinti di aver commesso crimini che non sono mai accaduti, di aver riportato lesioni fisiche inesistenti, o di essere stati aggrediti da un cane, anche se l'attacco non era mai avvenuto.

Può sembrare impossibile, ma si tratta semplicemente di applicare la scienza della memoria usando strategie accuratamente pianificate. E anche se tutto questo forse suona un po' sinistro, il mio obiettivo è di contribuire a scoprire come si possano produrre gravi distorsioni della memoria: si tratta di un tema particolarmente importante nell'ambito della giustizia penale, dove si fa grande affidamento sui ricordi dei testimoni oculari, delle vittime e dei sospetti. Quando creo in laboratorio falsi ricordi complessi di un crimine che tuttavia sembrano attendibili, evidenzio le molteplici sfide che i nostri processi di memoria difettosi pongono alla legge.

Quando racconto queste cose, le persone vogliono subito sapere con esattezza come faccio. Lo spiegherò più avanti, ma per ora vi assicuro che non comporta sinistri lavaggi del cervello, torture o ipnosi. A causa della nostra configurazione psicologica e fisiologica, possiamo tutti ricordare con sicurezza e chiarezza interi eventi che in realtà non si sono mai verificati.

In questo libro illustrerò i principi fondamentali della memoria, esaminando le ragioni biologiche per cui dimentichiamo e ricordiamo. Spiegherò in che modo l'ambiente sociale svolga un ruolo fondamentale nel nostro modo di vivere e ricordare il mondo, e come il concetto di sé plasmi i ricordi e ne sia a sua volta plasmato.

Chiarirò anche il ruolo dei media e dell'istruzione nella nostra (incomprensione di ciò di cui crediamo capace la memoria. Ed esaminerò nei dettagli alcuni degli errori, delle modifiche e degli equivoci più affascinanti, a volte quasi incredibili, di cui possono essere oggetto i nostri ricordi.

Anche se non si tratta certo di uno studio esaustivo, spero che possa comunque offrirvi basi sufficientemente solide della scienza della memoria. E forse finirete col chiedervi quanto sapete davvero del mondo e persino di voi stessi.

 

Tratto dal libro:

L'Illusione della Memoria

Ricordare, dimenticare: gli errori della memoria ci spiegano chi siamo

Julia Shaw

Secondo la psicologa Julie Shaw, i ricordi personali sono il cuore stesso della nostra identità: un ponte che ci collega al passato, il quale acquista così una forma e un senso, e che al tempo stesso ci indica una direzione nel futuro.

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Julia Shaw, tedesca/canadese, è professoressa associata e ricercatrice presso il Dipartimento di Scienze sociali della London South Bank University. Insegna Criminologia e Psicologia, ha pubblicato articoli in prestigiose riviste accademiche internazionali, tiene conferenze e lectio...
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