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Essere vegan - Estratto da "Il Veganismo Non è una Dieta"

di Stefano Momentè 7 mesi fa


Essere vegan - Estratto da "Il Veganismo Non è una Dieta"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Stefano Momenté e scopri cosa significa abbracciare questa filosofia di vita che abbraccia tanti aspetti della vita

La Vegan Society, definendo la scelta vegan, è chiarissima:

La parola veganismo denota una filosofìa e uno stile di vita che si propongono di escludere, nella misura in cui questo è praticamente possibile, tutte le forme di sfruttamento e di crudeltà verso gli animali perpetrate per produrre cibo, indumenti o per qualsiasi altro scopo; e per estensione, promuove lo sviluppo e l'uso di alternative non-animali, per il bene dell'uomo, degli animali e dell'ambiente.

Non esiste scelta vegan, quindi, che non sia una scelta etica. Non salutistica, non ambientale, non filosofica, ma etica. Chi mangia vegetale non è vegan, mangia vegetale.

Un vegan lo è, o cerca di esserlo, a trecentosessanta gradi. Con totale consapevolezza. Non si sente superiore, non è perfetto, è in perenne conflitto con se stesso e sulla strada del miglioramento. Che forse arriverà con fatica. O forse non arriverà mai. Ma ci prova.

Indice dei contenuti:

Gli animali soffrono come noi

"Mai come nella nostra epoca sono state messe in discussione le tre fonti principali di diseguaglianza, la classe, la razza e il sesso. La graduale parificazione delle donne agli uomini, prima nella piccola società familiare e poi nella più grande società civile e politica è uno dei segni più certi dell'inarrestabile cammino del genere umano verso l'eguaglianza.
E che dire del nuovo atteggiamento verso gli animali? Dibattiti sempre più frequenti ed estesi, riguardanti la liceità della caccia, i limiti della vivisezione, la protezione di specie animali diventate sempre più rare, il vegetarianesimo, che cosa rappresentano se non avvisaglie di una possibile estensione del principio di eguaglianza al di là addirittura dei confini del genere umano, un estensione fondata sulla consapevolezza che gli animali sono eguali a noi uomini, per lo meno nella capacità di soffrire?
Si capisce che per cogliere il senso di questo grandioso movimento storico occorre alzare la testa dalle schermaglie quotidiane e guardare più in alto e più lontano".

Norberto Bobbio, filosofo, Da destra e sinistra

Una scelta estrema?

Qual è la differenza tra coerenza, integrità e integralismo? Tra chi crede fermamente in ciò che fa - che poi magari corrisponde all'imperativo al quale la maggior parte delle persone dichiara di aderire (non uccidere) - e chi sostiene tesi dogmatiche solo perché una qualche autorità gliele ha proposte?

Tra una scelta come quella vegan, fondamentalmente etica, dettata dal senso di giustizia, dalla pietà, dalla compassione, e il fondamentalismo religioso, al quale spesso chi appartiene a questo movimento-non movimento viene erroneamente accomunato?

Diceva Abraham Lincoln: "Io sono a favore dei diritti animali allo stesso modo di quelli umani. La mia è la via di un essere umano integro".

Integrità non è integralismo. Non lo è la coerenza consapevole. Non lo è il pensiero critico. Praticare la virtù (astenersi dall'uccidere o far uccidere, dalle devianze alimentari, dalla crudeltà) e non il vizio, non è integralismo.

Ma oggi le cose si sono rovesciate. Il buono è diventato cattivo. Praticare la virtù è integralismo. Non lo è, invece, cibarsi di animali uccisi senza necessità, per il godimento dei nostri sensi. Non lo è continuare a nutrire il nostro corpo con alimenti innaturali e portarlo ad ammalarsi. Non lo è insegnare ai nostri figli le stesse cose. Non è considerato criminale uccidere, sfruttare e torturare esseri privi di diritti.

Chi non si scopre irremovibile (e non integralista) di fronte alla necessità di difendere ciò a cui crede? Sono integralisti i genitori che difendono i propri figli dalle insidie della vita? Sono integralisti gli ecologisti che difendono l'ambiente e i lavoratori che tutelano i loro posti di lavoro? E chi si oppone alla guerra, alla dittatura, alla corruzione e alle ingiustizie? Chi difende gli ultimi? Forse è sbagliato il modo in cui a volte le tesi vengono proposte, quasi con arroganza da qualcuno, ma la diversità è nella natura individuale, umana, non nel veganismo.

Una persona non è integralista, arrogante o aggressiva perché vegan, lo è perché individuo.

La Treccani sul termine riporta: integralismo s. m. [der. di integrale]. - In senso ampio, ogni concezione che, in campo politico (ma anche sociale, economico, culturale), tenda a promuovere un sistema unitario, ad abolire cioè una pluralità di ideologie e di programmi, sia appianando contrasti e divergenze tra gruppi contrapposti e conciliando tendenze ideologiche diverse, sia, al contrario, respingendo come non valide posizioni ideologiche e programmatiche differenti dalle proprie e rifiutando di conseguenza collaborazione e alleanze, o compromessi, con altre forze e correnti. [...]

In verità il punto dolente è che non viene considerato sbagliato uccidere, sfruttare e torturare altri esseri viventi. Tutto questo risulta normale.

Scriveva Plutarco in De esu carnium: "Tu mi chiedi in base a quale ragionamento Pitagora si sia astenuto dal mangiare carne: io invece domando, pieno di meraviglia, con quale disposizione, animo o pensiero il primo uomo abbia toccato con la bocca il sangue e sfiorato con le labbra la carne di un animale ucciso, imbandendo le tavole con cadaveri e simulacri senza vita; e abbia altresì chiamato cibi prelibati quelle membra che solo poco prima muggivano, gridavano e si muovevano e vedevano. Come potè la vista sopportare l'uccisione di esseri che venivano sgozzati, scorticati e fatti a pezzi, come l'olfatto resse il fetore? Come una tale contaminazione non ripugnò al gusto, nel toccare le piaghe di altri esseri viventi e nel bere gli umori e il sangue di ferite letali?".

Non uccidere

"Non uccidere. Prendiamo così alla leggera questo divieto che ci troviamo a cogliere un fiore senza pensarci, a pestare un povero insetto senza pensarci, senza pensare, orribilmente ciechi, non sapendo che ogni cosa si prende le proprie rivincite, non preoccupandoci della sofferenza del nostro prossimo, che sacrifichiamo ai nostri meschini obiettivi terreni.
Nessuno dovrebbe tollerare che vengano inflitte agli animali delle sofferenze e neppure declinare le proprie responsabilità. Nessuno dovrebbe starsene tranquillo pensando che altrimenti si immischierebbe in affari che non lo riguardano.
Quando tanti maltrattamenti vengono inflitti agli animali, quando essi agonizzano ignorati per colpa di uomini senza cuore, siamo tutti colpevoli. Un uomo è morale soltanto quando considera sacra la vita come tale, quella delle piante e degli animali altrettanto di quella dei suoi simili, e quando si dedica ad aiutare ogni vita che ne ha bisogno. Quello che puoi fare tu è solo una goccia nell'oceano, ma è ciò che dà significato alla tua vita".

Albert Schweitzer (1875-1965), medico, teologo, filosofo e massone

Il primo precetto è Non uccidere

"Non uccidere. Il primo precetto è non uccidere. Osservare questo precetto alimenta la compassione. Tutti gli esseri temono la morte e, come ciascuno ha a cuore la propria vita, abbia a cuore la vita di tutti gli esseri. Non basta astenersi dal togliere la vita agli esseri umani, dobbiamo sforzarci di non uccidere nessun essere vivente. Dobbiamo vivere in armonìa con gli uomini, gli animali e le piante.
Nutrendo un cuore amorevole, leniremo la sofferenza e daremo felicità alla vita. Un regno, i cui abitanti osservano il precetto di non uccidere, sarà in pace. Se viene rispettata la vita altrui, il paese sarà forte e prospero, al sicuro dagli attacchi di altre nazioni e, se pure possiede un grande esercito, non avrà motivo di mobilitarlo. I soldati possono dedicarsi a compiti benefici come costruire strade, ponti, piazze e dighe".

Jiddu Krishnamurti, da La рrima ed ultima libertà

I vegan, un gruppo eterogeneo

Quando si paria di veganismo, è opportuno riferirsi sempre e solo a un comportamento, all'applicazione attiva di una scelta, e non al perché questa scelta si compie. Indicativa è la definizione data da Vegan Action:

Un vegan è una persona che, per varie ragioni, decide di evitare di usare o consumare prodotti di origine animale. Mentre i vegetariani scelgono di non consumare carne, ì veganì evitano anche latte e uova, oltre a pellicce, cuoio, lana, e cosmetici o prodotti chimici testati sugli animali.

Nessun riferimento alle motivazioni, ma solo al comportamento che ne deriva.

Una scelta etica

"Devo interpretare la vita che mi circonda nello stesso modo in cui interpreto la mia. La mia vita è molto significativa per me. La vita che mi circonda deve essere significativa per se stessa. Se mi aspetto che gli altri rispettino la mia vita, io devo rispettare quella degli altri, per quanto strana mi possa sembrare.
E non solo la vita umana, ma la vita di tutti gli esseri: le forme di vita di livello superiore al mio, se esistono; quelle di livello inferiore, che so che esistono. L'etica, come viene intesa nel mondo occidentale, è stata finora limitata ai rapporti tra uomini. Ma questa etica è limitata. Abbiamo bisogno di un'etica più vasta, che includa anche gli animali".

Albert Schweitzer, da Civilization and ethics

La motivazione corretta per l'adozione della scelta vegan è di ordine etico, basata cioè sul riconoscimento degli animali come esseri senzienti. Chi sceglie di essere vegan lo fa quindi per evitare tutto ciò che può comportare morte e sofferenza per gli animali. Nei moderni allevamenti intensivi, infatti, gli animali sono costretti a vivere legati o chiusi in gabbie sovraffollate, incompatibili con le loro esigenze fisiologiche, privati della più piccola libertà di movimento.

Prima di essere uccisi vengono tarpati dei loro naturali istinti affettivi e sessuali, mutilati, sottoposti a farmaci antibiotici per prevenire le malattie e ormoni per velocizzare la crescita. Sono sottoposti a un'illuminazione continua che impedisce loro di dormire, nutriti con alimenti innaturali, costretti a respirare un'aria satura di gas tossici, anidride carbonica, idrogeno solforato, vapori ammoniacali, polveri varie e povera d'ossigeno.

Gli animali sfruttati negli allevamenti, oltre a manifestare gravi patologie organiche e psicologiche, subiscono menomazioni e manipolazioni genetiche. La loro morte è preceduta da trasporti lunghi ed estenuanti verso i mattatoi.

Stipati nei camion, senza potersi muovere, senza poter bere o mangiare, soffrendo il caldo o le intemperie, arrivano al macello in gravi condizioni di stress, spesso così debilitati da non riuscire nemmeno ad alzarsi. Qui, a causa della rapidità delle linee di macellazione, spesso vengono storditi in maniera non corretta e sono quindi coscienti quando vengono uccisi.

 

Tratto dal libro:

Il Veganismo Non è una Dieta

Una esplorazione a 360 gradi dell’universo vegano ben oltre l’alimentazione

Stefano Momentè

Chi sceglie di essere vegan, lo fa per evitare tutto ciò che può comportare morte e sofferenza per gli animali. Il veganismo è pertanto principalmente un modo di vivere più consapevole, dettato dal senso di giustizia, dalla pietà e dalla compassione.

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Stefano Momentè è giornalista, scrittore ed esperto di alimentazione vegetariana. Nel 2001 ha fondato Vegan Italia, Ha lanciato e promuove il circuito Ristoranti Verdi ed è membro della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana. Veganitalia Cooking School è la sua scuola di cucina...
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