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EDTA nei cosmetici: fa male? Ecco perché l’ecobio lo evita

Rebecca Bruni
Giornalista e copywriter

Negli INCI dei cosmetici tradizionali troviamo spesso queste diciture: Disodium EDTA, Tetrasodium EDTA e simili. Ma cos’è e a cosa serve l’EDTA? E, soprattutto, fa male alla pelle o la sua cattiva fama è dovuta “solo” alla scarsa sostenibilità?

Se nell’etichetta di un cosmetico leggi tra gli ingredienti Disodium EDTA o Tetrasodium EDTA ti preoccupi o passi oltre? Le due reazioni all’apparenza diverse, in realtà accadono per lo stesso motivo: gli ingredienti con nomi tecnici o ci insospettiscono, oppure li accettiamo a prescindere.

In realtà l’atteggiamento più sensato è quello di una consapevole cautela. Io, quando trovo un ingrediente che non conosco, prima mi informo a che serve, poi valuto se è coerente con il tipo di uso che ne faccio nella quotidianità.

Quindi, per saperne di più sull’EDTA, cominciamo a fare chiarezza senza allarmismi: si tratta di un ingrediente usato nei cosmetici tradizionali e nei prodotti per la cura del corpo.

Lo possiamo trovare in shampoo, bagnoschiuma, detergenti viso, creme, sieri e prodotti per capelli. Non serve a profumare, nutrire o idratare la pelle, ma aiuta il prodotto a restare stabile.

Ciò premesso, le domande alle quali provo a rispondere sono queste: l’EDTA è tossico? È un problema per la pelle? E perché la cosmesi naturale preferisce farne a meno?

Indice dei contenuti:

EDTA cos’è e a cosa serve nei cosmetici?

EDTA è la sigla di acido etilendiamminotetraacetico. Nei cosmetici è presente spesso sotto forma di sali, per esempio Disodium EDTA o Tetrasodium EDTA. La sua funzione principale è quella di agente chelante.

Senza perdersi in tecnicismi da laboratorio, un agente chelante è una sostanza capace di legare alcuni ioni metallici, come ad esempio calcio, magnesio, ferro o rame. Questi metalli possono essere presenti nell’acqua usata per produrre il cosmetico o nelle materie prime della formula.

E per quale motivo è utile legarli? Perché, se restano liberi, possono interferire con il prodotto, alterando colore, trasparenza, profumo, consistenza e conservazione. In alcuni casi possono anche ridurre la resa di detergenti e shampoo, facendo agire peggio la schiuma.

L’EDTA serve quindi a proteggere la formula da instabilità causate dai metalli presenti nell’acqua o negli ingredienti. Nei prodotti da risciacquo, come bagnoschiuma e shampoo, può migliorare stabilità, aspetto ed efficacia.

Da questo punto di vista, l’EDTA è un ingrediente comodo per l’industria cosmetica: è efficace, costa poco, ha un’ottima resa e rende più semplice il processo di stabilizzazione dei prodotti.

EDTA cos’è e a cosa serve nei cosmetici?

Disodium EDTA fa male alla pelle? Cosa dice la scienza

Adesso entriamo nel merito della domanda che probabilmente ti ha portato a leggere questo articolo: il Disodium EDTA fa male?

No, il Disodium EDTA non è considerato pericoloso per la pelle quando è usato nei limiti previsti dalla normativa cosmetica. Alle concentrazioni comunemente usate nei cosmetici, l’EDTA e alcuni suoi sali sono stati valutati sicuri da organismi di revisione internazionale come il CIR (Cosmetic Ingredient Review). Inoltre, l’EDTA ha una scarsa capacità di penetrare la barriera cutanea intatta.


L’EDTA non è classificato come cancerogeno nell’uso cosmetico e, nelle percentuali in cui viene usato di solito, non è considerato un ingrediente ad alto rischio per la pelle sana.


In breve: niente panico! Se scopri di avere in bagno uno shampoo o un detergente con Disodium EDTA, non devi correre a buttarlo.

Anche perché in Europa i cosmetici immessi sul mercato devono rispettare il Regolamento CE n. 1223/2009, che prevede una valutazione della sicurezza prima della vendita e la presenza di una persona responsabile per ogni prodotto commercializzato.

Ciò detto, da affermare che non fa male a valutarlo come un ingrediente “sano”, ce ne corre. L’EDTA, infatti, in alcune condizioni, può comportarsi come facilitatore di penetrazione, ovvero può agevolare il passaggio nella pella di altre sostanze presenti nella formula.

Motivo per cui, se la pelle è molto reattiva, irritata o compromessa, è preferibile scegliere formule più semplici e delicate, per ridurre il rischio di fastidi come bruciore, irritazione o secchezza.

In che modo l’EDTA è pericoloso per l’ambiente?

Appurato che l’EDTA non è il “mostro” che a volte viene descritto, perché la cosmesi ecologica lo evita? Perché il problema principale non è tanto quello che fa sulla pelle, ma quello che succede quando il cosmetico viene risciacquato e finisce nelle acque.

Poiché la sua forza è l’alta capacità legante per i metalli presenti nella formula, se questa efficacia perdura nel tempo, i problemi sono abbastanza evidenti: il chelante può continuare a formare complessi con ioni metallici anche dopo il risciacquo.

E questo è il punto davvero critico: l’EDTA può contribuire a mobilizzare metalli pesanti presenti nei sedimenti o nelle acque, rendendoli più disponibili nell’ambiente. Secondo la valutazione OECD SIDS sull’EDTA, questa sostanza non è facilmente biodegradabile nei test standard e nelle acque superficiali può formare complessi con ioni metallici.

In sintesi: l’EDTA funziona bene dentro al cosmetico, ma può continuare a svolgere la sua funzione anche dove questa diventa nociva, cioè nei fiumi, nei mari e nei sistemi acquatici. Ecco perché la valutazione cambia: se guardiamo solo alla pelle, l’allarmismo può essere ingiustificato, ma se guardiamo all’ambiente la scelta di evitarlo diventa più sensata.

Perché la cosmesi naturale dice no all’EDTA?

I cosmetici biologici e naturali partono da un presupposto diverso rispetto a quelli industriali convenzionali: non rispondono soltanto (e ovviamente) a criteri di sicurezza e tollerabilità per la persona, ma vengono valutati nel loro impatto complessivo (produzione, uso e smaltimento).

Per tale motivo un ingrediente può essere sicuro per la salute nell’uso cosmetico e, allo stesso tempo, incoerente con una formula ecobio.


La cosmesi naturale e biologica cerca ingredienti che siano sicuri e delicati per la pelle, ma anche biodegradabili e non tossici per le acque e per l’ecosistema.


I disciplinari, come COSMOS, ICEA e AIAB, sono più restrittivi e lavorano proprio su questo aspetto: non basta che una formula funzioni, deve nascere da criteri severi su origine delle materie, trasformazione, biodegradabilità e impatto ambientale.

Così si spiega la ragione per cui i cosmetici ecobio certificati - che trovi anche sul nostro reparto di Cosmesi naturale - non includono nelle formule l’EDTA (li trovi qui), in qualità di ingrediente non coerente con la loro filosofia. E dal momento che le alternative sostenibili esistono perché non prenderle in considerazione?

Cosmetici senza EDTA: le alternative verdi e sicure

Cosmetici senza EDTA: le alternative verdi e sicure

Se posso scegliere un prodotto che funziona bene per il mio corpo e per la mia pelle senza inquinare, non vedo alcuna ragione valida per non farlo. A parità di prestazioni - in termini di stabilità, efficacia e piacevolezza nell’uso - preferisco avere un occhio di riguardo per l’ambiente.

Scegliere cosmetici senza EDTA ha senso soprattutto se ridurre l’impatto ambientale per te è importante quanto il piacere della tua routine di bellezza e di cura del corpo. Non significa accontentarsi di prodotti che “durano meno” o che funzionano peggio, significa semplicemente preferire formule progettate con un’altra logica nella quale qualità e sostenibilità devono coesistere.

La buona notizia è che la cosmesi naturale ha imparato a sostituire gli agenti chelanti tradizionali, come EDTA, con ingredienti coerenti con le formule ecobio che garantiscono una pari efficacia. Tra gli ingredienti stabilizzanti che trovi nell’INCI dei cosmetici naturali ci sono, per esempio:

  • Sodium Phytate, derivato dall’acido fitico, spesso ottenuto da fonti vegetali come crusca di riso o cereali;
  • Tetrasodium Glutamate Diacetate, un chelante di nuova generazione, usato come alternativa più facilmente biodegradabile rispetto all’EDTA.

Questi ingredienti aiutano a proteggere la formula dalle interferenze dei metalli, con maggiore attenzione dal punto di vista dell’impatto ambientale. Se al posto di EDTA vedo Sodium Phytate o Tetrasodium Glutamate Diacetate, personalmente, lo considero un buon segnale. Non basta per la valutazione complessiva del prodotto, certo, ma mi dice qualcosa sul tipo di scelta produttiva.

EDTA nei cosmetici: niente panico (ma meglio valutare altro)

L’EDTA nei cosmetici non è un ingrediente da temere come se fosse una minaccia immediata per la salute. Quando viene usato nei limiti previsti dalla normativa cosmetica, non è considerato un ingrediente problematico per la pelle sana.

Il punto vero è un altro: è un ingrediente sintetico e poco biodegradabile. L’EDTA è molto efficace come agente chelante cosmetico, così efficace da rappresentare un problema in fase di smaltimento nello scarico delle acque reflue.

Adesso immagino che forse, per curiosità, avrai guardato o guarderai se nella doccia trovi un bagnoschiuma con EDTA. Se così fosse, respira: non serve farsi prendere dalla frenesia di buttare tutto, c’è sempre tempo per fare scelte diverse.

In questo modo il prossimo acquisto sarà un gesto di cura verso la pelle, certo, ma anche di attenzione verso l’acqua: un bene primario per la nostra sopravvivenza sul Pianeta. Alla fine, il valore della cosmesi ecologica e naturale si misura nel saper rispondere a questa domanda: “Cosa uso sul mio corpo che poi lascio nell’ambiente?”.

Scopri la nostra selezione di cosmetici ecobio senza EDTA: 

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