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E se mangiassimo spazzatura?

di Marianna Gualazzi 1 mese fa


E se mangiassimo spazzatura?

Tutto quello che non ti hanno mai detto sul trash food e sul cibo industriale

È a buon mercato, lo vedi pubblicizzato alla tele da mattina a sera da oltre quarant’anni, non lo devi preparare, né cucinare: basta scartarlo, o scaldarlo al microonde, o in una padella antiaderente, bene che ti vada al forno.

Bastoncini di pesce, merendine con sorpresa e non, buste surgelate da saltare in padella, patatine come fritte ma senza esserlo, succhi di frutta, bevande gassate, zuppe pronte, brodo in tetrapack, crochette di pollo, insalate in busta, pane prodotto e precotto in Romania e riscaldato nell’iper sotto casa… e l’idea che sia fatta al momento passa direttamente dai ricettori olfattivi al tuo cervello.

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L’elenco potrebbe continuare all’infinito, ma le caratteristiche che accomunano il cibo industriale sono sempre le stesse: è prodotto con materie prima di scarsissima qualità, l’elenco ingredienti è lungo e fumoso, è stato elaborato lontano da dove viene consumato, ha un impatto devastante sulla salute umana e sull’ambiente. 

Food delivery e ready to eat

Eppure ne consumiamo sempre più: secondo il rapporto Coop 2018 «il fenomeno del momento in fatto di cibo è sicuramente il “ready to eat” (pronto da mangiare) – leggiamo direttamente dal sito http://www.italiani.coop – Non è un caso che tra i carrelli, il pronto faccia registrare un + 6% e che l’e-food sia sempre più un’alternativa diffusa tra gli italiani. Solo nei primi tre mesi del 2018, 3,5 milioni di italiani (+ 80% rispetto al 2017) sono ricorsi al food delivery, +34% gli acquisti alimentari on line nei primi 6 mesi dell’anno».

Stiamo crescendo una generazione a cibo pronto, ma con quali conseguenze? «La tendenza americana del trash food è sbarcata in Europa e sta repentinamente conquistando l’Italia – mi racconta Lucia Cuffaro, presidente del Movimento per la Decrescita Felice e autrice, con Elena Tioli, del recentissimo Occhio all’etichetta. Tutto quello che devi sapere prima di fare la spesa – con effetti dirompenti sulla salute umana e per il sistema sanitario, con un costo tra 6 e 16 miliardi annui.

A causa del cibo spazzatura e degli spuntini da macchinetta, l’obesità nei giovanissimi è diventato un serio problema. Secondo l’Istat (dati 2017) nel Bel Paese l’8% dei bambini salta la prima colazione e il 33% la fa in modo inadeguato, cioè sbilanciata in termini di carboidrati e proteine. A tavola il 20% dei genitori dichiara che i propri figli non consumano quotidianamente frutta e verdura, mentre durante la giornata il 36% beve quotidianamente bibite zuccherate o gassate. In uno studio del 2017 a cura dell’Osservatorio nazionale sulla salute, il 21,3% del campione è risultato in sovrappeso e il 9,3% obeso. E addirittura un bambino su tre (30,6%) ha un peso superiore alle soglie raccomandate per l’età di appartenenza.

Il problema, ovviamente, non è di tipo estetico. L’obesità comporta un maggiore rischio di sviluppare malattie cardiovascolari, diabete di tipo 2 o diabete mellito, tumori, calcoli biliari, artrosi, complicanze respiratorie, ictus, nonché problemi di fertilità e complicanze in gravidanza».

Dalla merendina alla frutta: possiamo farcela?

La tendenza a preferire il cibo pronto ricade anche sulle scelte alimentari che facciamo per i nostri figli, complice il poco tempo per cucinare. E così via alla cotoletta precotta, alla crocchetta di pesce, a quelle di patate a forma di Topolino e all’onnipresente merendina, compagna fidata del bambino dalla colazione, passando per il break scolastico di metà mattina, fino alla merenda del pomeriggio.

Che sia dolce o salata, i suoi ingredienti principali sono grassi vegetali di bassa qualità, farine raffinate e una bella percentuale di additivi chimici di varia natura. «Nate negli anni Sessanta, in pieno miracolo economico e baby boom – continua la Cuffaro – le merendine sono arrivate negli zainetti per la scuola di tutto il mondo passando dalle 40.000 tonnellate del 1970 alle oltre 200.000 del 2000 (dati AIDI, Associazione Industrie Dolciarie Italiane).

Il motivo di questo successo sta nei bassi costi di produzione derivanti dagli ingredienti scadenti e dall’abbondanza di additivi sintetici, in grado ad esempio di creare falsi sapori che emulano quelli naturali. Le merendine sono un concentrato di grassi saturi, derivanti da oli a basso costo e ad alto impatto ambientale, come quello di palma, spesso, estratti con solventi chimici, con percentuali che arrivano addirittura al 36% sul totale del peso.

Per aumentare la conservazione, fondamentale per un aumento della produttività delle industrie, gli oli vegetali vengono in genere idrogenati o parzialmente idrogenati, aumentando il rischio di malattie cardiovascolari. Non mancano tra gli ingredienti coloranti, emulsionanti, addensanti per la viscosità dell’impasto, sale, lecitina di soia OGM, alcol etilico, potassio sorbato e una quantità spropositata di zuccheri raffinati.

L’apporto di carboidrati viene in genere fornito da farine bianche lavorate a caldo, con molto glutine e poche fibre e nutrienti. Ed è proprio a causa di tutti questi ingredienti che mangiare una merendina comporta un immediato picco glicemico che determina una tendenza all’ingrassamento e a un aumento dell’appetito».

Fegato grasso, ma non parliamo di oche

Quando alla merendina si accompagna il succo di frutta, e il cracker fragrante alla bevanda gassata, il danno raddoppia: è di pochi anni fa uno studio promosso dalla Ausl di Cesena dal titolo “5210 Messaggi in codice per crescere in salute” che ha preso in esame un gruppo di bambini di 3 anni frequentanti le scuole dell’infanzia del Comune. Il progetto prevedeva una campagna informativa rivolta ai genitori in cui si comunicava che il bambino, per crescere in salute, aveva bisogno di: consumare 5 porzioni di frutta e verdura al giorno, trascorrere 2 ore di gioco libero all’aria aperta, massimo 1 ora di televisione al giorno e 0 bibite zuccherate.

Dai dati raccolti tramite rilevazione delle abitudini familiari è emerso che il 20% dei bimbi consumava una o più bevande zuccherate al giorno: a soli 3 anni. «Oltre al già citato aumento di fenomeni come obesità e diabete – mi racconta ancora Lucia Cuffaro – il dottor Valerio Nobili, responsabile di Malattie Epatometaboliche dell’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, ha riportato in uno studio (2017) come l’eccesso di fruttosio nella popolazione infantile, assimilato tramite merendine, dolci, snack e anche bevande zuccherate, determini l’insorgere di una grave patologia chiamata fegato grasso per il 20% dei bambini e l’80% di quelli in sovrappeso e obesi. Una condizione pericolosa che può portare addirittura alla cirrosi, come nel caso di adulti che abusano di alcol da decenni».

Cambiare abitudini è possibile? E come? Se pensiamo che solo il 32,7% degli italiani cucina tutti i giorni a pranzo e il 53% lo fa a cena e che mediamente alla preparazione del pasto sono dedicati 37 minuti (dati: rapporto FIPE 2019), la tendenza alla crescita del food delivery e del ready to eat sembra difficile da invertire. Eppure la differenza di tempo tra mettere nella cartella dei propri figli una mela piuttosto che uno dei tanti prodotti dell’industria dolciaria è nulla.

Ma il bambino poi la mangerà quella mela, contando anche che in classe sarà forse l’unico a portarla? Per modificare i gusti di grandi e piccini serve forse un po’ più di tempo e bisogna investire in progetti sociali: percorsi di sensibilizzazione ed educazione alimentare sono attivi in numerose scuole di ogni ordine e grado in tutta la penisola.

Sappiamo che poichè la sensibilità sta cambiando – sempre secondo il rapporto FIPE il 97% degli intervistati dichiara di conoscere il legame tra cibo e salute e cresce costantemente il consumo del bio – non ci resta che fare la nostra parte e divulgare qualche buona abitudine, come quelle sulla prima colazione che ci insegna il professor Franco Berrino a pagina 62.

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Marianna Gualazzi

Laureata in Lettere Moderne, giornalista pubblicista, lavora da oltre dieci anni per il Gruppo Editoriale Macro in qualità di editor e di content manager per l'editoria periodica e per il web. Ha scritto decine di articoli di ecologia, salute naturale, gravidanza e parto consapevoli,...
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