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Dotarsi dei mezzi giusti - Estratto da "Il Metodo Rivoluzionario per una Memoria Infallibile"

di Sebastien Martinez 5 mesi fa


Dotarsi dei mezzi giusti - Estratto da "Il Metodo Rivoluzionario per una Memoria Infallibile"

Leggi in anteprima l'introduzione del libro di Sèbastien Martinez e scopri come allenare la tua memoria fino a renderla uno strumento potentissimo

«Apriti, orzo!», gridò Qasim, le braccia piene dei tesori che aveva trovato nella grotta di cui il fratellastro Ali Babà gli aveva indicato l'accesso. Davanti a lui la porta restava sprangata. Era imprigionato.

«Apriti, segale!». Ancora niente. «Apriti, miglio!». Invano.

Qual era la formula magica che gli aveva permesso di entrare qualche minuto prima? Bisognava pronunciare il nome di un cereale, ne era sicuro... Ma quale? Come accidenti era possibile che l'avesse scordato? Tentò molti nomi, senza successo.

Qasim non morì d'inedia, con solo oro e gioielli come viveri. Eppure la sua sorte non fu meno funesta: i quaranta ladroni, i quali invece non avevano dimenticato quella che oggi chiameremmo password, penetrarono nell'antro segreto e lo tagliarono in due con un colpo solo.

Ah! Se solo Qasim avesse conosciuto le strategie della mnemotecnica giuste... la storia della letteratura sarebbe stata ben diversa.

Indice dei contenuti:

Con gran pena, il ritorno

Rallegriamoci! Voi che avete questo libro tra le mani non rischiate di incorrere in un simile destino, perché quando lo chiuderete sarete padroni della vostra memoria. Niente più aria ebete davanti allo sportello del bancomat, o camminare avanti e indietro perché non ricordate il civico di un amico che abita lì da anni, o esitazioni interminabili di fronte a una faccia conosciuta - ma come si chiama questa persona? Basta vuoti di memoria a causa di un'elementare domanda di cultura generale, giri in tondo nelle stesse strade perché non sapete più se il posto che cercate è «a sinistra all'incrocio dopo il semaforo» o «a sinistra dopo il semaforo a destra, all'incrocio».

Basta... a condizione però che vi dotiate dei mezzi giusti. Questo libro non equivale a un «apriti, sesamo». E meglio avvisarvi subito: non è in collegamento diretto con il vostro cervello e non vi attiverà delle nuove connessioni neurali come per magia. E una notizia buona e cattiva allo stesso tempo. Cattiva perché dovrete esercitarvi un po', buona in quanto avete l'infinito davanti a voi. E perché gli esercizi proposti sono ben lungi dall'essere barbosi, tutt'altro.

Probabilmente, dell'arte della memoria conoscete "Ma con gran pena le recano giù". Nonostante questa frase sia stata ripetuta infinite volte, nessuno ha mai capito cosa fosse recato giù e generazioni di scolari continuano a domandarsi cosa causi tanto dolore. In compenso conosciamo a menadito la partizione e l'ordine delle Alpi italiane. E la star delle tecniche mnemoniche. Come si chiama? Concatenazione.

La concatenazione, il solo metodo mnemonico insegnato a scuola, si fonda sul principio della "parola-sulla-punta-della-lingua". In effetti, spesso è sufficiente una sillaba, o perfino una lettera, perché un termine che credevamo dimenticato per sempre ci torni in mente - all'ovvia condizione che la parola non ci sia completamente estranea.

Un acronimo consiste nel prendere la prima lettera di una sequenza di parole per crearne un'altra facile da pronunciare. Per ricordare i nomi dei sette colli di Roma è sufficiente memorizzare «PIACQUE»: Palatino, Granicolo, Aventino, Celio, Quirinale, V(U)iminale, Esquilmo. «HOMES» fa il giro dei Grandi Laghi del Nord America: Huron, Ontario, Michigan, Erie, Superiore. Il principio si declina facilmente: "DO RE Fa! Con l'ORgano FAccio Grandi Suonate" riprende le prime sillabe (o lettere) delle categorie tassonomiche di Linneo: Dominio, Regno, Ph(F)ylum, Classe, Ordine, Famiglia, Genere, Specie.

Ci si può divertire anche mettendo insieme le prime lettere di una frase formata dalle prime sillabe di una lista (ci siete?). In breve, le concatenazioni sono estremamente utili, ludiche, divertenti, ma limitate. Soprattutto, occupano un po' troppo spazio sul tappeto rosso: altri metodi, ben più elaborati ed efficaci, aspettano da secoli la loro chance sotto i riflettori.

Nella mente del campione francese di memoria

Oggi questi metodi, ignoti ai più, sono messi in pratica dai cosiddetti atleti della memoria. Sì, avete capito bene! Questi atleti esistono realmente, e io sono uno di loro.

Tutto è iniziato nel 2009, nel corso del mio terzo anno di Ingegneria all'università. Come molti di noi, ero convinto di essere incapace di imparare a memoria una qualsiasi nozione. Avevo una "cattiva memoria", ecco. Una tara genetica a cui non avrei mai potuto rimediare.

E allora che sono incappato in un libro di Tony Buzan sulle strategie di memorizzazione. Per prima cosa ho cercato di ricordare venti parole. Ne ho memorizzate cinque, ma mettendo in pratica i consigli dell'autore sono riuscito a ricordarne venti. Un risultato eccezionale. Non riuscivo a capacitarmene. Così ho iniziato ad allenarmi. I miei progressi erano davvero impressionanti...

A Londra, nel 2014, ho affrontato per la prima volta con un campionato della memoria. In precedenza avevo incontrato solo persone meno performanti di me e sono arrivato lì fiducioso. Ho capito il mio errore già alla fine del primo giorno. La prova lunga delle carte concede trenta minuti per ricordare più mazzi da 52 carte mischiate possibili: regina di picche, due di cuori, fante di quadri ecc. Non mi ero mai allenato su un tempo così lungo, ma ingenuamente mi ero detto che poiché riuscivo a memorizzare un mazzo in due minuti, sarei stato facilmente in grado di ricordarne otto in mezz'ora. Logico, no? Be', no. I corridori sanno benissimo che una maratona non si prepara come una volata. Lo stesso vale per i "corridori mentali".

Avevo sopravvalutato le mie capacità. Tanto più che la prova in questione si svolgeva a fine giornata. Dopo lunghe ore passate a concentrarmi su cifre e figure, ero al limite delle forze. E due, tre volte meno veloce di quanto fossi a casa, in un ambiente tranquillo. Conclusione: ho memorizzato soltanto due mazzi in trenta minuti e, ciliegina sulla torta, ho invertito due carte del secondo mazzo.

Ebbene, è sufficiente un errore a invalidare il mazzo: cioè un punteggio di cinquantadue carte! Lo stesso che generalmente ottenevo senza difficoltà in due minuti. Insomma, una cocente sconfitta e una brutta performance, che però mi ha insegnato un'importante lezione: le mie capacità mnesiche erano legate anche al fiato, alla resistenza, e se volevo migliorare mi sarebbe toccato sottopormi a condizioni più impegnative durante gli allenamenti.

Dall'ottobre del 2015 sono il campione francese di memoria. Ma attingo la mia energia dall'attività di educatore, istruttore e conferenziere: il piacere di risvegliare nei miei studenti la memoria sopita è inestimabile. Soprattutto, amo vedere i loro visi illuminarsi quando scoprono che ciò che gli sembrava insormontabile cinque minuti prima non solo è facile, ma perfino piacevole. Non potrò vedere il vostro viso che si illumina, però so fin d'ora che succederà.

Il nostro cervello, questo supereroe

Cercate di immaginare la vostra memoria. Intendo la memoria cosciente, razionale, a cui ricorriamo costantemente per orientarci nel mondo. La maggior parte di noi immagina un recipiente vuoto che un flusso di informazioni viene a riempire. Secondo questa idea certi dati entrerebbero da un orecchio e, come lamenta l'adagio, uscirebbero dall'altro; altri, più resistenti, si aggrapperebbero al bordo del recipiente prima di scivolarci dentro per restarci fino a quando altre informazioni non li scacciano per mancanza di spazio. In altre parole, il più delle volte pensiamo che la nostra memoria sia una questione di volume. E la ragione per cui non possiamo essere infallibili: se non ci sta, non ci sta.

A dire il vero, il funzionamento della memoria è ancora un mistero. Esistono vari schemi interpretativi. In quanto atleta e istruttore di memorizzazione, so per esperienza che le strategie che vedremo sono estremamente efficaci, e lo sono da millenni, ma nessuno è ancora riuscito a collegare teoria e pratica. Date queste premesse, una cosa è certa: l'analogia con il recipiente non è pertinente quando parliamo di memoria a lungo termine - quella che ci interessa - che infatti assomiglierebbe piuttosto a una tela dallo sviluppo esponenziale.

Abbandonate l'idea di uno spazio circoscritto: non siamo dei dischi rigidi (una buona notizia, no?). Il nostro cervello è ben più potente di una lega di alluminio: è un supereroe, un'entità dotata di superpoteri che niente può fermare. Niente, tranne il suo peggior nemico: la mancanza d'attenzione, contro cui bisognerà lottare.

Immaginate un bambino che ride a crepapelle, felice e intrepido, e che salta a pie pari su delle ramificazioni create dalla semplice forza del suo entusiasmo. Questo bambino è la vostra memoria: un esserino avido di conoscenza, sempre all'erta, e che naviga tra realtà e finzione, assolutamente irragionevole. Un essere aperto, benevolo e proteso verso la vastità del mondo da scoprire, che come tutti i bambini sa imparare solo divertendosi.

Rendendo quindi le lezioni memorabili nel vero senso della parola. Creando degli "indizi di recupero" che permettono di ricordare l'informazione al momento giusto. La madeleine di Proust ne è un celebre esempio: «Ma, quando di un passato lontano non resta più nulla», scrive l'autore della Ricerca, «dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, soli, più fragili ma più vividi, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l'odore e il sapore rimangono ancora a lungo, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sulla rovina di tutto il resto, a sorreggere senza piegare, sulla loro stilla quasi impalpabile, l'immenso edificio del ricordo».

Questo libro ha un solo obiettivo: farvi incontrare questo essere birichino e lasciare che vi prenda per mano.

Avete superato l'età per questo tipo di fantasie? Non credo, ma capisco che quest'idea vi possa sconcertare. Infatti bisogna pensare alla memoria come a un breve film, non a una figura statica, fissa nello spazio. Vi siete mai chiesti perché chi conosce cinque lingue ne padroneggia spesso sei? Perché chi si cimenta in più cose trova il tempo di farne ancora di più?

La risposta è elementare: più di ogni altra cosa le informazioni amano le altre informazioni. Si agganciano tra loro. In altre parole: più imparate, più avete i mezzi a disposizione per imparare. Se vi dico «Gaborone», non c'è motivo per cui dovreste ricordarvi di questo nome. Se preciso «Gaborone, capitale del Botswana», non ricorderete la città se non conoscete già il Paese. Se preciso «Botswana, Paese a nord del Sudafrica», disponete del contesto necessario a conservare l'informazione.

La questione consiste interamente, quindi, nel creare quante più connessioni possibili al fine di "agganciarvi" i nuovi elementi. In altre parole, si tratta di ingrandire la tela perché più questa è ampia, più percorsi ci sono per andare da un posto all'altro.

 

Tratto dal libro:

Il Metodo Rivoluzionario per una Memoria Infallibile

Il modo più semplice e geniale per non dimenticare più nulla

Sebastien Martinez

Sébastien Martinez, campione di memoria, invita ad abbandonare il monotono metodo della ripetizione e ad abbracciare l’arte della memorizzazione veloce, ispirata alle tecniche degli antichi greci e romani, dove fantasia e creatività sono elementi fondamentali e dove tutto è possibile. Un viaggio iniziatico per potenziare l’attenzione e non dimenticare più niente.

Vai alla scheda

Sébastien Martinez è nato nel sud della Francia nel 1987 e ha cominciato ad appassionarsi alle tecniche della memorizzazione mentre studiava per diventare ingegnere minerario. Ha sperimentato svariati metodi fino a svilupparne uno suo che, dopo la laurea, ha deciso di mettere a...
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