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Dissociazione tra uomo e Natura - Estratto da "Energia delle Erbe"

di Chiara Versaico 9 mesi fa


Dissociazione tra uomo e Natura - Estratto da "Energia delle Erbe"

Leggi l'inizio dell'introduzione al libro di Chiara Versaico e scopri come ritrovare il benessere utilizzando con saggezza gli strumenti che la natura fornisce

L'essere umano è una delle manifestazioni più strane e misteriose della Natura. La sua peculiare e straordinaria capacità evolutiva l'ha portato, nel corso dei secoli, a divenire il padrone assoluto del pianeta Terra, sottomettendo tutti gli altri esseri viventi al soddisfacimento delle sue necessità.

Anche i suoi costumi e le sue credenze sono di conseguenza cambiati lungo le polverose pieghe della storia, modificando la consapevolezza esistenziale dell'uomo da uno stadio in cui egli si vedeva come parte integrante della Natura in cui trascorreva la sua esistenza, a uno - quello attuale - in cui domina una realtà naturale di cui non si sente più parte.

Basta osservare come vive l'uomo contemporaneo per trovare riscontro di ciò: abita in blocchi di cemento, radunati in spazi più o meno grandi destinati esclusivamente alla vita umana, quali paesi, città, metropoli.

Gran parte del patrimonio naturale è stato modificato per conformarsi ai vari desideri degli uomini, fosse anche solo la necessità di vedere della bellezza intorno a sé. Questo lento e progressivo cambiamento si ritrova traslato non solo nel mutamento delle abitazioni e dello stile di vita, ma anche e soprattutto nel pensiero comune, nella filosofia e nell'aspetto più spirituale dell'esistenza.

Sotto molti punti di vista è impossibile negare che l'evoluzione della nostra specie ci abbia portato dei vantaggi e delle semplificazioni di vita uniche. Rispetto a tutti gli altri animali, la razza umana si è sviluppata in un modo tale da rendere progressivamente sempre più facile e istantaneo il soddisfacimento delle sue necessità primarie, ricavando così sempre più tempo libero da dedicare ad altre attività, dai fini diversi rispetto al nutrirsi, proteggersi dalle intemperie, accoppiarsi e garantire la sopravvivenza di se stessi, della prole e della specie.

L'uomo si è infatti distinto per aver arricchito la propria realtà animale con arti e discipline, con spiritualità e filosofie di pensiero, sviluppando inoltre concetti innovativi quali il servizio al prossimo, il commercio, le reti di trasporti, ecc. Così, dopo millenni di evoluzione, oggi ci ritroviamo talmente organizzati e inseriti nel concetto squisitamente umano di realtà da non avere più consapevolezza di quella in cui siamo nati per vivere: la Natura.

Negli ultimi secoli in particolare, la dissociazione tra essere umano e Natura si è fatta sempre più accentuata. L'urbanizzazione, l'avvento dell'industria e la società capitalistica hanno acquisito via via il predominio sullo stile di vita dell'uomo medio contemporaneo, il quale ormai trova più istintivo e familiare coltivare la propria cultura rispetto al lavorare la terra.

Per quanto sia corretto, in giusta misura, sviluppare i talenti che sentiamo più vicini e affini alla nostra personalità, d'altra parte negare a se stessi la conoscenza e l'esperienza delle nostre origini di animali inseriti nel contesto naturale è - a mio parere - una delle maggiori cause che crea oggi quella patina di malessere ormai così comune e diffusa.

La dolorosa sensazione di essersi staccati troppo da colei che è anche la Madre dell'uomo, la Natura, inizia a permeare un numero sempre maggiore di persone. Lo dimostra in modo inequivocabile l'incremento della richiesta di prodotti di derivazione biologica, del turismo ecosostenibile e dei servizi di cure e trattamenti naturali. In questo, è facile rintracciare la rinascita della consapevolezza che la rovina del nostro pianeta non potrà essere che la nostra stessa rovina, non solo dal punto di vista biologico, ma anche dal punto di vista morale ed emotivo.

A dimostrazione di ciò, infatti, possiamo notare come sempre più persone soffrano di un malessere che non è caratterizzato da una mancanza di salute vera e propria, quanto piuttosto da un senso di solitudine esistenziale, disorientamento e incapacità nel trovare valori personali che vanno a fiaccare l'entusiasmo quotidiano e minano la serenità interiore.

Per riuscire a trovare rimedio a tale malessere è innanzitutto importante rintracciare la sua origine. Una delle risorse che abbiamo a disposizione è guardare indietro - individuare dove tutto è iniziato - per poi valutare cosa di positivo è recuperabile dall'esperienza di vita dei nostri predecessori, ovvero di coloro che hanno camminato sulla Terra prima che l'uomo si chiudesse strettamente in una realtà fittizia auto-creatasi e si escludesse da quella che è stata la culla della sua evoluzione.

Nessuno ovviamente auspica di ritornare ai tempi in cui si viveva in case gelide e la possibilità di morire di fame era concreta ma, d'altra parte, se ancora ammiriamo l'arte antica e non la consideriamo "sorpassata", lo stesso potremmo fare con altri aspetti della cultura e dello stile di vita del passato.

Ad esempio, suggerisco, potrebbe essere interessante riprendere in considerazione tutte le tradizioni che identificavano l'esistenza di un legame profondo e indissolubile tra l'uomo e le altre manifestazioni naturali, il cui armonico rapporto diveniva una delle chiavi per esprimere al meglio le proprie potenzialità vitali.

In molte di esse si rintraccia infatti una profonda consapevolezza, da parte dell'uomo, di essere parte integrante della Natura, indissolubilmente legato e connesso a tutti gli altri esseri viventi su diversi livelli, alcuni più fisici e materiali, altri più sottili e complessi da individuare.

Una premessa doverosa è che l'essere umano dell'antichità era un osservatore molto più attento e curioso rispetto a quanto lo sia ora. Potrà sembrare un'affermazione bizzarra, visto che nei tempi odierni siamo soliti studiare in modo molto approfondito qualsiasi disciplina, ma la differenza sostanziale è che oggi tendiamo a osservare la realtà suddividendola in tanti piccoli scomparti svincolati tra loro, anziché osservarla nella sua complessa globalità.

Sembrerà assurdo, ma il tipo di analisi che si faceva in passato, nonostante fosse portato avanti con strumenti semplici e limitati, consentiva di accedere a una saggezza che nulla ha a che fare con la conoscenza fine a se stessa.

L'essere umano ha sempre sentito nel profondo di sé la dolorosa necessità di darsi delle risposte a dei quesiti esistenziali di base: "Perché siamo al mondo? Perché ci comportiamo in maniera così diversa rispetto alle altre forme animali? La nostra presenza su questa Terra ha uno scopo o è solo casuale? E se c'è uno scopo, qual è? Esiste una forma di intelligenza superiore che regolamenta la vita nel mondo? Com'è possibile arrivare a una comprensione globale della realtà che ci circonda?".

Ed è stato proprio come reazione all'affollarsi di queste domande, a cui è così difficile dare una risposta, che sono nate la religione, in prima istanza, e poi la filosofia. Da un lato, la religione ha cercato di essere un confortante balsamo per l'anima umana - dilaniata da tali quesiti irrisolti - in grado di rispondere in modo semplice, efficace e netto che Tutto è in realtà diretto da una volontà divina, da cercare di comprendere e assecondare.

La filosofia, invece, ha cercato di sbrogliare l'informe matassa di domande e misteri, elaborando tesi in grado di spiegare l'origine, la percezione e la sperimentazione dell'universo. Spesso sono andate di pari passo, danzando insieme tra le pieghe della storia, avvicinandosi e allontanandosi ciclicamente e via via facendosi più complesse e strutturate e - se posso permettermi - sempre più antropocentriche.

Ma se la nostra memoria storica riesce ad avventurarsi abbastanza indietro nel tempo, scopriremo con sorpresa come anticamente la visione del mondo considerava l'uomo indissolubilmente connesso e inserito in un Tutto che comprendeva ogni aspetto della Natura. Animali, piante, pietre erano infatti visti come elementi fondamentali con cui relazionarsi durante la propria esistenza, non solo chiedendosi a cosa potevano essere utili per agevolare la vita umana, ma anche cercando di intuire cosa fossero in grado di insegnare.

Come vedremo successivamente, l'uomo si è evoluto intessendo un legame molto stretto con il regno vegetale e, a causa di questa profonda dipendenza, ha reso le piante parte integrante di svariate tesi religioso-filosofiche, cercando di dare così una spiegazione alla loro esistenza e diversificazione. In particolare, la preziosa azione medicinale delle piante veniva spiegata attraverso storie e leggende connesse all'idea cosmogonica elaborata da ciascuna civiltà, facendo sì che le più importanti erbe officinali venissero intese come un dono ricevuto dall'umanità a seguito di qualche vicenda mitologica portatrice di una lezione di vita.

Anticamente, quindi, coloro che si dedicavano all'aspetto medicamentoso delle piante non vedevano in esse esclusivamente una fonte da cui trarre preparati curativi, ma anche e soprattutto dei simboli, i quali a loro volta si inserivano in strutture filosofiche che ambivano a dare un senso globale alle complesse dinamiche universali, riconoscitive di una profonda interrelazione tra le varie forme di vita presenti sulla Terra.

Anche l'atteggiamento verso la malattia non era semplice e lineare come lo è oggi, ma si basava sulla convinzione che la salute fosse il prodotto di un equilibrio interno e che la malattia rappresentasse la rottura di tale equilibrio.

In passato, i rimedi a base di piante non erano quindi così diffusi e apprezzati solo perché erano tra i pochi medicinali disponibili o realmente efficaci, ma anche e soprattutto perché li si considerava essenziali per ristabilire lo stato di armonia necessario al benessere della persona. Proprio su questo concetto di equilibrio tra forze naturali e sul valore terapeutico delle piante, si svilupparono nel mondo molti e diversi metodi curativi.

Questi inclusero la Medicina Tradizionale Cinese, l'Ayurveda indiana e le pratiche mediche tradizionali dei nativi americani, oltre che, ovviamente, gli antichi sistemi medici della tradizione mediterranea ed europea. Ogni cultura sviluppò quindi una propria medicina e arte farmaceutica basata sulle piante autoctone.

Ma, mentre il sistema indiano e cinese sopravvivono ancora oggi e la tradizione è sempre stata rispettata e onorata in Europa, a partire dalla fine del Seicento, questo tipo di approccio alla scienza erboristica si è purtroppo andato perdendo attraverso i secoli, così che l'importanza della comprensione dei cicli e delle leggi naturali nella vita dell'uomo è stata lentamente soppiantata da un'attenzione esclusiva alla comprensione delle leggi chimiche.

Infatti via via che l'uomo, aiutato dalle scoperte nel campo della tecnologia, ha potuto esplorare il corpo umano e la materia vegetale nel dettaglio, inesorabilmente ha distolto lo sguardo dalla infinita complessità con cui gli esseri viventi venivano intesi nel passato, mentre l'idea che l'equilibrio e l'armonia interiore del corpo siano la chiave per la salute è andata progressivamente scomparendo, in virtù della tesi che il nostro organismo sia una macchina che in taluni casi può "guastarsi".

Anche l'uso medicamentoso delle erbe, così come è inteso ai giorni nostri, spesso aderisce a questa idea, diventando una disciplina coadiuvante nella "riparazione" o "ottimizzazione" di questa macchina: il corpo. Nulla si dice più degli altri incredibili benefici che la riscoperta della relazione uomo/mondo vegetale può apportare su tutti i piani dell'esistenza.

Dal mio punto di vista infatti il mondo vegetale può offrirci anche qualcosa in più rispetto al semplice supportare la nostra vita biologica al meglio delle sue possibilità; la rivalutazione delle piante, anche nella loro espressione simbolica e valenza archetipale, è - a mio parere - un'ulteriore e preziosissima chiave che può aprirci la porta a un benessere completo, globale che contempli tutte le dimensioni che caratterizzano una persona: fisica, mentale, emotiva e spirituale.

Nello specifico, tutto il bagaglio di storie, tradizioni e simboli che hanno accompagnato le diverse piante lungo il corso dei secoli e il mutare della società umana, sono una ricca eredità che può donarci molto in questo periodo dove il dolore e la sofferenza esistenziale sono così fortemente presenti.

Le piante ci portano un messaggio di speranza, raccontandoci la nostra storia di uomini, di come la nostra condizione odierna sia il risultato dell'esperienza terrena di milioni di altri uomini prima di noi e di come essi abbiano interpretato la misteriosa meraviglia dell'esistenza nelle forme e nei colori della vegetazione.

Tratto dal libro:

Energia delle Erbe

Spunti pratici e meditativi per ritrovare il benessere olisti

Chiara Versaico

Un percorso di consapevolezza in cui imparare ad ascoltare la saggezza delle erbe officinali ed a percepirne l’energia per portare serenità, gioia e pienezza nella propria vita. Il tutto arricchito da piacevoli esercizi e meditazioni.

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Chiara Versaico

Chiara Versaico è una naturopata milanese da sempre affascinata dal mondo vegetale. Dopo il diploma con lode in Naturopatia presso RIZA, si è specializzata in Erboristeria, Floriterapia di Bach e Aromaterapia. Successivamente ha trascorso un anno in Australia dedicandosi allo studio degli...
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