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Disgrafia o maldestrezza?

di Caterina Caracciolo 4 settimane fa


Disgrafia o maldestrezza?

Come riconoscere un disturbo specifico dell’apprendimento da una semplice difficoltà nella scrittura

Da molti anni ormai si registra un costante aumento di quaderni scolastici caratterizzati da disordine, scarsa leggibilità, interruzioni, lentezza, precipitazione: non tutti sono casi di disgrafia.

Le ricerche in questo campo rilevano infatti che circa il 20% degli alunni, soprattutto nel primo biennio della scuola primaria, manifesta difficoltà nelle abilità di base coinvolte dai Disturbi Specifici di Apprendimento, ma che di questo 20% solo il 3-4% presenterà un vero e proprio DSA.

COSA SONO LE DIFFICOLTÀ GRAFOMOTORIE

Contrariamente alle disgrafie vere e proprie, che hanno una base neurobiologica, le difficoltà grafomotorie possono sopraggiungere in chiunque e in qualsiasi momento. Sono infatti secondarie ad altri fattori: problemi affettivi, svantaggio socio- culturale, postura e impugnatura poco funzionali, scarsa pratica di giochi e attività di vita quotidiana che coinvolgono la motricità fine.

Oltre a essere l’atto di motricità fine più complesso che l’essere umano possa compiere (da cui la sua importanza per lo sviluppo del bambino), la scrittura manuale è uno straordinario mezzo di comunicazione (rappresenta la parola e il pensiero attraverso dei segni) e di espressione (rispecchia le caratteristiche stabili di personalità e lo stato psicofisico del momento).

Ma per chi ha una scrittura poco scorrevole, illeggibile, faticosa, tutti i lavori scolastici ad essa collegati diventano fonte di sofferenza e frustrazione: ne derivano senso di inadeguatezza, ansia, calo dell’autostima e perdita di motivazione.

STAMPATELLO O CORSIVO?

Di fronte a un bambino in difficoltà a scrivere la tendenza è fargli utilizzare esclusivamente lo stampatello, carattere impersonale, frutto di un gesto prevalentemente angoloso e continuamente interrotto. “Corsivo” deriva dal latino currere che significa “procedere con fluidità”. Solo questo carattere consente la naturale progressione della scrittura.

Contrariamente a quanto molti pensano, sul piano grafomotorio il corsivo è più semplice dello stampatello perché si avvicina maggiormente ai movimenti naturali del bambino; a condizione però di essere insegnato in modo specifico e accurato, basandosi su di un modello che privilegi la funzionalità, la semplicità, la scorrevolezza, la tendenza al collegamento e alla progressione verso destra.

L’educatore del gesto grafico è una figura professionale ai sensi dalla Legge 4/2013 che collabora con insegnanti, famiglie e operatori sanitari, informando correttamente su cosa sono le difficoltà di scrittura e proponendo interventi mirati alla loro prevenzione e al loro superamento.

Attraverso un percorso individualizzato, basato sulla scelta delle tecniche più indicate e sul rispetto di tempi e modalità di apprendimento del singolo bambino, si arriva a decondizionarlo dalle cattive abitudini che producono tensione, dolore, rigidezza o maldestrezza e a reimpostare la corretta gestualità di lettere e collegamenti. Una volta conquistata una grafia chiara e sufficientemente rapida, il bambino si riconcilia finalmente con la propria scrittura.


Caterina Caracciolo


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