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Dentosofia

Una “ginnastica” per bocca e denti che ha effetti positivi su masticazione, deglutizione e respirazione

Il termine dentosofia, sconosciuto solo pochi anni fa, sta conoscendo oggi una grande popolarità: molti ne parlano, ma come spesso succede il significato originale si sta perdendo.

Oggi molti vedono la dentosofia come un’alternativa dolce o più naturale all’ortodonzia. Pensare questo è un po’ come paragonare una mela a un dentifricio solo perché entrambi passano dalla bocca.

 

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Che cos’è la dentosofia

Partiamo quindi dalla definizione che della dentosofia ha dato Michel Montaud, che ne è uno dei padri.

La dentosofia è un’autoterapia accompagnata-guidata, caratterizzata da un approccio umanistico all’arte dentistica: si basa su tecniche funzionali e mette in evidenza il legame tra l’equilibrio della bocca, l’equilibrio dell’essere umano e, in senso più ampio, l’equilibrio del mondo.

L’approccio dentosofico alla bocca è caratterizzato da una grande semplicità tecnica che richiede però una grande complessità di pensiero. In pratica si tratta, come suggeriva Albert Szent Gyorgyi, di vedere quello che tutti hanno visto ma di pensare quello che nessuno ha pensato.

Il corpo umano tende per sua natura alla guarigione, qualità affinata nel corso dei millenni, scegliendo spontaneamente la soluzione migliore o più ergonomica al problema che gli si pone. In quest’ottica ogni atteggiamento solo apparentemente sbagliato, dal pollice succhiato passando per posture innaturali nello scrivere fino ai “denti storti”, si può interpretare come una soluzione che il corpo ha messo in atto prima che tutto questo diventi un problema.

Una volta accettato questo punto di vista l’azione successiva è semplice: evitare di togliere al corpo la sua soluzione e chiedersi piuttosto qual è la sua utilità. Questo è, a mio parere, la base del pensiero dentosofico: facilitare nel paziente un’alternativa alla strategia che il suo corpo ha già scelto.

Nello specifico, evitare di occuparsi della mera posizione dei denti ma del modo in cui questa si è prodotta e conseguentemente delle funzioni neurovegetative (respirazione, deglutizione, masticazione) che sono alla base di questa posizione.

Quando i denti fanno ginnastica

Lo strumento della dentosofia è un dispositivo, originariamente in caucciù, oggi disponibile in una grande varietà di forme e materiali, da considerare, più che un apparecchio ortodontico, un attrezzo da ginnastica. Tale attrezzo permette di acquisire una maggiore consapevolezza del proprio modo di funzionare e quindi di migliorare attraverso l’esercizio le tre funzioni fondamentali citate in precedenza: respirazione, deglutizione, masticazione.

Nella mia pratica l’utilizzo è triplice, durante il sonno (totalmente passivo), intenti in attività varie (parzialmente attivo), nell’esecuzione di semplici esercizi (totalmente attivo).

L’utilizzo di tutte queste modalità garantisce risultati molto al di là dell’allineamento dei denti, che ha luogo comunque, ma come riflesso di una condizione di maggiore benessere del paziente e non dell’intervento diretto del dispositivo.

Il risultato della terapia trova principalmente fondamento nella funzione neuroplastica del sistema nervoso di ogni individuo e nel naturale turn over dei suoi tessuti, compresi quelli scheletrici, che in seguito a stimoli calibrati e ripetuti possono cambiare forma e rapporti, a qualunque età.

Le ragioni del cambiamento non sono esclusivamente meccaniche, ma nonostante l’alone quasi esoterico che avvolge la dentosofia gli effetti hanno una spiegazione assolutamente scientifica.

Basti pensare, per esempio, che passare da una respirazione orale a quella fisiologica nasale garantisce una migliore ossigenazione del sangue, una riduzione consistente delle patologie respiratorie e allergiche e delle apnee notturne. Altri effetti sono riscontrabili a livello delle attività cognitive, con un miglioramento dell’attenzione e della concentrazione del paziente.

Un effetto costante della terapia è l’aumento della dimensione verticale di masticazione e un riposizionamento naturale della mandibola con ricadute positive a livello della postura del paziente.

La partecipazione attiva del paziente

Ritengo importante sottolineare due ulteriori aspetti. Trattandosi di un lavoro essenzialmente funzionale, che implica cioè la partecipazione attiva del paziente, personalmente non sono molto interessato alla quantità di tempo in cui il paziente utilizza il dispositivo, ma al suo stato d’animo nel farlo e quindi al piacere che ne ricava.

Un ulteriore aspetto che ritengo fondamentale è quello ambientale, vale a dire la preparazione del suo ambiente ad accogliere il cambiamento del paziente, che lungi dall’essere un fatto puramente fisico riguarderà la persona in ogni aspetto della sua vita.

Per concludere ritengo giusto, in un’epoca in cui tanto si parla di olismo, sottolineare che la dentosofia contiene in sé le caratteristiche fondamentali di una disciplina olistica, non separando corpo mente e anima, ma trattandole come un tutt’uno e avendo un approccio individuale ma sostanzialmente unico per tutti, rivolto all’essere e non ai suoi sintomi.

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