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Decidere il mondo in cui vogliamo vivere - Estratto da "Vivere Senza Supermercato"

di Elena Tioli 8 mesi fa


Decidere il mondo in cui vogliamo vivere - Estratto da "Vivere Senza Supermercato"

Leggi in anteprima le prime pagine del libro di Elena Tioli e scopri come abbia deciso di fare un piccolo, grande passo per cambiare la sua vita in meglio

Non ce la farai mai. Non durerai più di una settimana. Avrai la casa sporca, i panni sporchi. Manderai il tuo compagno a fare la spesa. Morirai difame. Il tuo compagno ti lascerà..

Sono solo alcune delle accuse che mi sono sentita dire quando, a gennaio 2015, ho comunicato la mia intenzione di non entrare al supermercato per l'intero anno.

Sono passati due anni e sono ancora qui, con il mio compagno, la pancia piena, la casa e i panni puliti e una nuova - felice - consapevolezza: si può fare. Si può fare a 33 anni, con un lavoro full time, a Roma, senza macchina..

Ovvio, non sto dicendo che questa scelta vada bene per chiunque e che i supermercati debbano chiudere dall'oggi al domani. Sto dicendo, però, che con le nostre piccole scelte quotidiane si decide il mondo in cui vogliamo vivere. Sto dicendo che solo mettendo in discussione le nostre abitudini e i nostri pregiudizi si può davvero provare a fare qualcosa: per noi stessi, per il nostro pianeta e per le future generazioni..

La realtà è molto più semplice di come ce la dipingono e la mia esperienza ne è la prova. Due anni fa l'idea di non entrare mai più in un supermercato sembrava folle. Ora mi sembrerebbe folle vivere in maniera diversa..

Del resto passare da uno stile di vita da perfetta consumatrice a uno sostenibile e consapevole è stato facile e, udite udite, addirittura divertente: le soluzioni sono davvero alla portata di tutti e i risultati sono incredibili sia dal punto di vista economico che da quello ecologico, ma soprattutto per la qualità della vita..

E ve lo dice una che del supermercato aveva fatto una seconda casa.

Indice dei contenuti:

La mia scelta

Fin da piccola ho sempre avuto un'attrazione per il consumo. A 16 anni ho regalato un forno a microonde a mia mamma, accompagnata da un libro contenente 50 ricette create ad hoc per questo elettrodomestico: cibi pronti in meno di 5 minuti (mi sembrava l'acquisto più bello del mondo!). Uno schiaffo alla buona cucina, quella della nonna per intenderci..

Ma io ero innamorata del già pronto: pasta pronta, sugo pronto, verdura pronta da condire. Che ne sapevo di quel che era racchiuso dietro quell'innocua e accattivante frasettina? Ogni volta che sentivo in casa l'odore di aceto, che mia mamma usava per pulire, mi saltavano i nervi: che puzza!.

E quante volte ho tentato di convertire i miei genitori alla macchina del caffè a cialde: un espresso in meno di 8 secondi e mezzo. Ma loro, fedeli alla vecchia e cara (lentissima) moka, non si sono mai lasciati convincere..

Appena sono andata a vivere da sola mi sono sbizzarrita nel comprare spruzzini profumati e colorati per pulire, sgrassare e igienizzare. Che paradiso la corsia del supermercato dedicata ai prodotti per l'igiene! Shampoo, bagnoschiuma, balsami... li ho provati tutti. A casa dei miei genitori, del resto, erano ancora di moda le vecchie saponette di Marsiglia (quanto le odiavo) e i medioevali rimedi della nonna.

Sono cresciuta in un paesino della campagna mantovana, "un piccolo mondo di un mondo piccolo piantato in qualche parte dell'Italia del Nord", per dirla alla Guareschi. Ho passato l'infanzia all'aperto: tra i campi, il pollaio e l'orto di mio nonno. A casa tutto si poteva creare, rammendare, accorciare o aggiustare..

Fin da piccola mi sono destreggiata con passata di pomodoro fatta in casa, spaghetti tirati con il torchio e tortelli fatti a mano, uva pestata per fare il vino, macchina da cucire, cassette degli attrezzi in cui si trovava di tutto (cose che neanche Mary Poppins!).

Poi sono arrivati gli studi e i traslochi. Prima a Ferrara, poi a Roma. Gli amici, gli aperitivi, i colleghi, gli impegni, gli obiettivi e le aspettative, la casa, la carriera... la vita insomma. Bella, devo dire. Ricca di soddisfazioni..

Fino al giorno in cui, da trentenne supermotivata con laurea, buon curriculum e buone doti relazionali (come si usa scrivere nelle domande di lavoro), mi sono trovata disoccupata. Una tragedia per cui non smetterò mai di essere grata alla vita, che mi ha permesso di ridefinire totalmente le mie priorità, mettere in discussione i miei comportamenti, il mio stile di vita e anche i miei progetti per il futuro..

Ma all'epoca non lo sapevo....

Proprio mentre mi deprimevo nel senso di fallimento, infatti, ho iniziato a rimuginare e a chiedermi se davvero quel malessere fosse normale. Quella sensazione di sconfitta ben presto si è tramutata in smarrimento: non era solo il lavoro, era la mia vita che veniva messa in discussione..

Era la frenesia e lo stress di cui quasi sentivo la mancanza da autrice - com'era possibile? Era quel disagio continuo per un corpo mai abbastanza alto, magro, bello, per una vita mai abbastanza... Mai abbastanza cosa? Cosa mi mancava davvero? Le pubbliche relazioni, lo status sociale, il lavoro, le sigarette fumate in pausa con i colleghi, i vestiti, i io mila caffè, il telefono che squillava in continuazione? Davvero la vita si limita a questo? Al produrre - guadagnare - spendere -consumare - sprecare - buttare?.

Ecco! In quel momento, la mia vita è cambiata. Ed è cambiata talmente tanto che, malgrado l'ansia e la tristezza, sono riuscita addirittura a smettere di fumare. Dopo 15 anni e almeno 20 sigarette al giorno (circa 110 mila sigarette fumate!), il 3 giugno del 2013 ho detto basta.

La metafora del fumo

Potrà sembrare che stia andando fuori tema ma in realtà credo che ci sia una forte analogia tra i tabaccai e i supermercati. Entrambi sono luoghi abituali, in cui entriamo e spendiamo tantissimi soldi per comprare cose di cui spesso non abbiamo realmente bisogno, quasi sempre dannose per la salute, per l'ambiente e per chi le produce..

Io ho fumato per una vita, da quando avevo 14 anni. In alcuni periodi più di un pacchetto al giorno. Ho iniziato il primo anno delle scuole superiori, come fanno tanti ragazzi e per gli stessi motivi: noia, ribellione, ignoranza, per essere accettati dagli altri... poi non ho più smesso. Mi chiedevo perché avrei dovuto farlo. Quando poi l'ho capito e ho deciso di smettere, è stato difficile e frustrante; ci ricadevo sempre. Sembrava impossibile uscirne! Smettere di fumare, infatti, è considerata da tutti una delle scelte più complicate che si possa fare nella vita. Un giorno però l'ho fatto. E l'ho fatto senza esaurimenti, pentimenti, frustrazione. Ho semplicemente aperto gli occhi e capito che non era poi così diffìcile.

Da quel giorno la mia vita è cambiata. E non solo perché eliminando il fumo ho ricominciato davvero a vivere, a respirare e a pensare più liberamente..

Ma, soprattutto, perché mi sono resa conto della gabbia che, influenzata dalla società, mi ero costruita addosso. Una gabbia fatta di falsi bisogni e grandi illusioni. Me l'ero costruita davvero bene, ma per fortuna avevo le chiavi. Le abbiamo tutti. Dobbiamo solo usarle... è facile!.

Dopo aver smesso di fumare ho iniziato a ripensare ai molti altri aspetti della mia vita che ritenevo normalità ma che in fondo sapevo essere fonte di un malessere costante, anche se non decifrabile. Avete presente la teoria del piano inclinato di Galilei (quella riproposta da Aldo, Giovanni e Giacomo in un film per intenderci)? Ecco, da lì in poi nel mio cervello una pallina ha iniziato a correre sempre più veloce. Allora ho capito che non è normale pagare per avvelenarsi. Non è normale spendere tanti soldi per comprare prodotti inutili o dannosi, abbuffarsi di cibo tossico o respirare veleno. Non è normale affannarsi tanto per potersi permettere queste cose. Non è normale spendere così il proprio preziosissimo tempo. Mi sono resa conto che questa non era la vita che volevo!.

In pochissimo tempo ho rivoluzionato la mia alimentazione, le mie priorità, le mie abitudini e la mia prospettiva. Senza saperlo ho abbracciato quello stile di vita che in tanti definiscono "decrescita": un vivere più consapevole e sostenibile in cui ci si prende la responsabilità delle proprie azioni e della qualità della propria esistenza..

Ho iniziato a informami, a leggere, a chiedere. Ho conosciuto persone che già avevano intrapreso un percorso simile e che condividevano questi pensieri..

Da lì in poi è stata una reazione a catena: mettere in discussione quell'insignificante e abituale gesto di portarsi una sigaretta alla bocca mi ha fatto aprire gli occhi su tutta una serie di altri infiniti e insignificanti gesti che sono alla base della vita di milioni di persone e che tengono in piedi, alimentandolo, un sistema che non può più funzionare, come si capisce se solo ci guardiamo intorno..

È stato facile, una volta focalizzato questo pensiero, decidere di cambiare..

È stato facile, dopo una vita di diete e di lotta con il cibo, iniziare a dire no a sostanze raffinate, industriali, chimiche, ai derivati animali, agli zuccheri aggiunti, ai grassi e al sale, a tutto ciò che viene pubblicizzato come buono ma che in realtà non lo è..

È stato facile iniziare a comprare in maniera più consapevole e intraprendere la strada dell'autoproduzione; è stato facile abbracciare la decrescita e la sostenibilità, anche in una città come Roma che sembra spingerti continuamente in direzione opposta..

Decidere di non andare più al supermercato è stato talmente facile che oggi ritengo sia molto più complicato vivere come facevo prima, come sarebbe normale secondo quanto imposto dalla società. Una società che, mentre prosciuga la nostra energia vitale, ci insegna a pagare per avvelenarci, ci vuole consumatori ubbidienti, telespettatori presenti, ruba il nostro tempo, ci spolpa l'esistenza e intanto ci costringe a pensare che è bello, normale e giusto che sia così..

In tanti si lamentano, sostenendo che questa non è vita, che questo mondo del lavoro è alienante, che servirebbero giornate di 48 ore e che non si ha più il tempo di far nulla... in tanti si lamentano di non essere felici..

Quasi nessuno però pensa di poter cambiare le cose. Il mutuo, i figli, le tasse, le vacanze, gli studi, lo stipendio a fine mese, l'incertezza del futuro, la comodità del presente... sono tutte ottime giustificazioni per continuare ad andare avanti come si è sempre fatto.

Anche io, quasi certamente, se non mi fossi trovata davanti al baratro aperto dalla disoccupazione, se non mi si fosse accesa quella lampadina, sarei ancora lì, attaccata a una sigaretta a pensare quanto è bello fumare dopo la decima ora di lavoro, dopo l'ennesima giornata lavorativa, nell'attesa del venerdì, che dura sempre troppo poco, come questa maledetta sigaretta, che è già finita.

E invece..

 

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Vivere senza supermercato non solo è possibile, ma offre un sacco di opportunità: si impara a produrre cose nuove, si incontrano un sacco di produttori che lavorano sul territorio, si risparmia, si salvaguardia l’ambiente e la salute personale. Scritto in prima persona, in modo semplice e avvincente, il libro è anche una guida pratica su come eliminare i supermercati dalla propria vita.

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Elena Tioni, modenese trapiantata a Roma, classe 1982, giornalista, si occupa di ufficio stampa e comunicazione politica. Collabora con numerose testate scrivendo articoli di alimentazione, auto-produzione e sostenibilità. Da gennaio 2015 non entra in un supermercato.
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