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Cos'è il cancro - Estratto "La Dieta Anti-Cancro"

di Denis Gingras, Richard Beliveau 2 mesi fa


Cos'è il cancro - Estratto "La Dieta Anti-Cancro"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Richard Beliveau e Denis Gingras e scopri come mangiare in modo sano aiutando a prevenire l'insorgere dei tumori

Malgrado decenni di intense ricerche finanziate a colpi di miliardi di dollari, un gran numero di tumori rimane impossibile da curare, e anche quando ci sono terapie disponibili, la sopravvivenza a lungo termine dei pazienti rimane ancora troppo spesso al di sotto delle aspettative.

In numerose occasioni, nuovi farmaci che hanno suscitato grandi entusiasmi si sono rivelati molto meno efficaci del previsto e, in certi casi, assolutamente inefficaci.

Che cosa rende il cancro così difficile da curare? Si tratta di una domanda cruciale, sulla quale dobbiamo soffermarci prima di affrontare i nuovi mezzi con cui possiamo sperare di lottare contro questa malattia.

Indice dei contenuti:

Conoscere per evitare

Spesso ci è possibile riconoscere a grandi linee il carattere, le motivazioni, i punti di forza e le vulnerabilità di un individuo senza necessariamente conoscere tutti i dettagli della sua vita.

È un po' ciò che viene proposto in questo capitolo: imparare a riconoscere una cellula cancerogena soffermandosi unicamente sulle grandi linee della sua «personalità», sulle motivazioni che la spingono a invadere i tessuti circostanti e crescere fino a minacciare la nostra vita; scoprire ciò che le permette di farlo e - elemento ancora più importante -identificare i suoi punti deboli per poterci difendere meglio.

Comprendendo che cos'è il cancro, ci rendiamo conto di quanto questa malattia rappresenti un nemico temibile, che va considerato con il massimo rispetto, onde evitare che ci assalga. Ma, soprattutto, se capiamo che cos'è il cancro impariamo a sfruttare le sue debolezze per tenerlo a distanza.

La radice del male: la cellula

La cellula è l'unità alla base di tutto ciò che vive sulla Terra, dal più umile batterio, che ne possiede una sola, fino agli organismi più complessi come l'uomo, che ne contiene più di 37.000 miliardi.

Questa piccola struttura di appena 10-100 um (un um equivale a un millesimo di mm) è un vero capolavoro della natura, un puzzle di una complessità inaudita che continua a meravigliare gli scienziati impegnati a carpirne i segreti. La cellula è ancora lontana dall'avere svelato tutti i suoi misteri, ma già si sa che è l'alterazione di certe sue funzioni a giocare un ruolo cruciale nello sviluppo del tumore.

Da un punto di vista scientifico, il cancro è dunque soprattutto una malattia della cellula.

Per meglio comprendere la cellula, paragoniamola a una città dove le funzioni essenziali per il benessere della comunità siano state ripartite in luoghi diversi, in modo che i lavoratori possano beneficiare di condizioni ottimali per svolgere i propri compiti.

Per lo sviluppo del cancro sono fondamentali quattro costituenti principali (Figura 8).

Il nucleo

È la biblioteca della cellula, la zona in cui sono depositati tutti i testi di legge, i geni, che regolamentano il funzionamento della città. Le cellule contengono circa 25.000 leggi sparse all'interno di un testo voluminoso, il DNA, che è redatto con uno strano alfabeto, composto solo da quattro lettere: A, T, C e G (adenina, timina, citosina e guanina).

L'applicazione di queste leggi è importante, perché indicano alla cellula il comportamento da tenere, inducendola a fabbricare le proteine essenziali per il suo funzionamento ottimale e per l'adattamento a qualsiasi variazione dell'ambiente.

Per esempio, un allarme che segnali alla cellula che sta per venire a mancarle lo zucchero sarà immediatamente seguito dalla lettura di una legge che autorizzi la fabbricazione di nuove proteine specializzate nel trasporto degli zuccheri, portando così al ristabilimento delle scorte sufficienti perché la cellula possa sopravvivere.

Quando si verificano errori nell'interpretazione di queste leggi, le proteine formate sono incapaci di adempiere adeguatamente alla propria funzione e possono contribuire allo sviluppo del cancro.

Le proteine

Le proteine sono la mano d'opera della città, le molecole che esercitano la maggior parte delle funzioni necessarie al mantenimento della coesione cellulare: trasporto di sostanze nutritive a partire dalla circolazione sanguigna, comunicazione dei messaggi provenienti dall'esterno per informare la cellula dei cambiamenti nell'ambiente, trasformazione delle sostanze nutritive per produrre energia eccetera.

Numerose proteine sono enzimi, vale a dire gli «ingegneri» della cellula, perché possiedono la capacità di trasformare le sostanze inutilizzabili in prodotti indispensabili per la vita cellulare. Un certo numero di enzimi permette inoltre alla cellula di adattarsi rapidamente a ogni cambiamento dell'ambiente, con raffinate modifiche alla funzione di altre proteine.

In questo senso, è fondamentale per la cellula sorvegliare sempre affinché l'applicazione delle leggi che regolano la produzione di questi enzimi sia fedele al testo originale, perché un'interpretazione errata provoca la fabbricazione di proteine modificate che non sono più capaci di compiere adeguatamente il proprio lavoro o manifestano un eccesso di zelo incompatibile con il buon funzionamento complessivo.

Il cancro è dunque sempre causato da errori di fabbricazione delle proteine, e in particolare degli enzimi.

Il mitocondrio

È la centrale energetica della città, la struttura in cui l'energia contenuta nelle molecole provenienti dall'alimentazione (zuccheri, proteine, lipidi) viene convertita in energia cellulare (ATP). L'ossigeno è utilizzato come combustibile per tale funzione, e questo sfortunatamente porta alla formazione di scorie tossiche, i radicali liberi, che possono scatenare il cancro, apportando modifiche ai testi di legge (i geni), cioè mutazioni che comportano errori nella fabbricazione delle proteine.

La membrana cellulare

Questa struttura di rivestimento è formata da lipidi e da alcune proteine e agisce come una muraglia destinata a contenere tutte le attività della cellula in uno stesso ambiente. Ha un ruolo estremamente importante, perché funge da barriera tra l'interno e l'ambiente esterno, una sorta di filtro per selezionare le sostanze che possono entrare nella cellula e quelle che ne escono.

La membrana cellulare contiene numerose proteine, i recettori, che analizzano i segnali chimici circolanti nel sangue e trasmettono alla cellula i messaggi codificati da questi segnali in modo da permetterle di reagire alle variazioni dell'ambiente.

Questa funzione è d'importanza capitale e una cattiva lettura dei geni che controllano la produzione di queste proteine può avere conseguenze disastrose. In effetti, quando una cellula non riesce più a capire ciò che sta succedendo all'esterno, perde i punti di riferimento e comincia a comportarsi in maniera autonoma, senza preoccuparsi delle sue colleghe... un comportamento molto pericoloso, che può condurre al cancro.

I sacrifici della vita di gruppo

Che cosa spinge una cellula a diventare cancerosa? Tutti sanno che il tumore è dovuto a una crescita eccessiva delle cellule, ma in generale le ragioni che favoriscono l'insorgere di un tale comportamento rimangono misteriose. Come nell'analisi psicologica moderna, è nell'infanzia che si trova la risposta...

La cellula attuale è il risultato dell'evoluzione di una cellula primitiva, apparsa sulla Terra all'inarca 3,5 miliardi di anni fa, molto più simile a un batterio che a quella che conosciamo oggi. In un arco temporale così lungo, questa antenata è stata sottoposta a enormi variazioni nell'ambiente circostante (raggi ultravioletti, livelli di ossigeno eccetera), che l'hanno forzata a cercare senza sosta e un po' a casaccio le modificazioni che avrebbero potuto conferirle le maggiori possibilità di sopravvivenza.

Questa grande capacità di adattamento della cellula è dovuta alla sua abilità di modificare i propri geni per permettere la produzione di nuove proteine, più efficaci per superare le difficoltà. Capiamo allora che i geni, le famose «leggi» di cui abbiamo parlato prima, non sono immutabili; nel momento in cui la cellula percepisce che avrebbe dei vantaggi a cambiare le regole per aggirare un ostacolo, corregge il testo delle leggi nella speranza di riuscire nell'intento: è quella che si definisce mutazione. La facoltà delle cellule di modificare i propri geni è dunque una caratteristica essenziale della vita, senza la quale non saremmo mai venuti alla luce.

Circa 600 milioni di anni fa, le cellule hanno preso la decisione che, in tutta la storia dell'evoluzione, avrebbe avuto le maggiori conseguenze sulla natura della vita sulla Terra: hanno cominciato a coabitare per formare i primi organismi pluricellulari. Si è trattato di un cambiamento radicale nella «mentalità» stessa della cellula, perché questa coabitazione implicava che la sopravvivenza dell'organismo prevalesse su quella dei singoli individui.

La costante ricerca di miglioramenti per adattarsi ai mutamenti dell'ambiente, quindi, non poteva più essere fatta a discapito delle altre cellule dell'organismo. In altre parole, da individualiste le cellule sono gradualmente diventate altruiste e hanno in un certo senso rinunciato alla loro libertà fondamentale di trasformare i propri geni a piacimento. Questa evoluzione è stata mantenuta perché procurava vantaggi considerevoli, in particolare il fatto che le cellule potessero dividersi i compiti per poter interagire meglio con l'ambiente.

Per esempio, in un organismo primitivo certe cellule si sono specializzate nel riconoscimento di sostanze nutritive presenti nell'ambiente circostante, mentre altre si sono specializzate nella digestione degli alimenti, in modo da fornire energia all'organismo.

Allo scopo di conseguire questa specializzazione, le cellule hanno modificato le regole e formato nuovi tipi di proteine, che hanno migliorato il loro rendimento e permesso di svolgere ancora più efficacemente il loro compito. Questa capacità di adattamento è alla base dell'evoluzione ma, nel caso di organismi pluricellulari, ogni modificazione deve risultare assolutamente conveniente per tutto l'insieme dell'organismo.

Nell'uomo, la specializzazione ha raggiunto l'apice della complessità. In effetti, è difficile concepire che una cellula della pelle, per esempio, possa avere un certo grado di parentela con una del rene. O che le fibre muscolari abbiano un'origine comune con i neuroni che ci permettono di riflettere.

Eppure, tutte le cellule del corpo umano possiedono lo stesso bagaglio genetico, gli stessi testi di legge all'interno del nucleo. Se la cellula della pelle è differente rispetto a quella del rene, non è perché hanno geni diversi ma piuttosto perché non utilizzano gli stessi geni per compiere il proprio lavoro.

In altri termini, ogni cellula del corpo umano utilizza soltanto i geni che sono compatibili con la propria funzione; questo fenomeno viene definito differenziazione cellulare.

Il persistere di questa differenziazione è cruciale per l'adeguato funzionamento dell'organismo; se i neuroni che ci permettono di ragionare decidessero improvvisamente di comportarsi come cellule della pelle e di non trasmettere più gli impulsi nervosi, tutto il corpo ne soffrirebbe. Lo stesso vale per qualsiasi altro organo; ogni tipo di cellula deve svolgere il compito che le è stato assegnato per il benessere di tutto l'organismo.

Se pensiamo che il corpo umano comprende 37.200 miliardi di cellule, tutte in sintonia l'una con l'altra, non si può che essere meravigliati dall'ordine che regna su una tale complessità.

La disobbedienza civile

Se il corretto funzionamento di un organismo così complesso come l'essere umano richiede la repressione completa degli istinti di sopravvivenza ancestrali delle cellule e la condivisione di tutte le loro risorse, si può facilmente immaginare che il mantenimento di queste funzioni è un fenomeno delicato e costantemente soggetto a tentativi di «ribellione» da parte delle cellule che desidererebbero ritrovare la propria libertà d'azione.

È esattamente quello che accade durante tutta la nostra esistenza: nel momento in cui una cellula subisce un'aggressione esterna - causata da una sostanza cancerogena, da un virus o da un eccesso di radicali liberi - il suo primo riflesso è quello di interpretare questo attacco come una prova da affrontare al meglio delle possibilità, modificando i propri geni in modo da aggirare l'ostacolo.

Queste aggressioni sono talmente frequenti nel corso della vita che numerose cellule danneggiate si ribellano e dimenticano la loro funzione, essenziale per l'intero organismo.

Fortunatamente, proprio per evitare che una cellula danneggiata acquisisca eccessiva autonomia, la «buona volontà» individuale è strettamente inquadrata in una serie di regole che assicurano il rispetto del corretto comportamento sociale, permettendo di eliminare rapidamente le cellule sovversive e di garantire il mantenimento delle funzioni vitali.

Tuttavia, l'applicazione di queste regole non è perfetta e certe cellule riescono a mutare i geni eludendo le norme e generando un cancro.

In altre parole, un tumore insorge quando una cellula smette di rassegnarsi a svolgere il ruolo che le è stato assegnato e non accetta più di cooperare con le altre per mettere le proprie risorse a disposizione dell'intero organismo. Diventa così una fuorilegge che si isola dai propri simili, rifiuta di rispondere agli ordini trasmessi dalla società nella quale si trova e da questo momento ha una sola cosa in testa: assicurare la propria sopravvivenza e quella dei suoi discendenti.

A questo punto, tutto può succedere: la ribelle ha ritrovato i propri istinti ancestrali di sopravvivenza e agisce in base a questi.

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Denis Gingras è ricercatore specializzato in oncologia presso il laboratorio di medicina molecolare all'Università del Québec a Montréal.
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Richard Béliveau è un luminare della neurochirurgia e un'autorità nel campo dell'oncologia: oltre ad aver pubblicato più di 230 articoli su riviste mediche internazionali, è, tra l'altro, titolare della cattedra di ricerca per la prevenzione e la cura del cancro presso l'Università del...
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