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Cibo o veleno?

di Lucia Cuffaro 1 mese fa


Cibo o veleno?

Non ci nutre e spesso ci fa ammalare: scopriamo cosa si nasconde nelle etichette del cibo industriale

Un bel cucchiaio di addensanti per una miscela omogenea e sinuosa, una spolverata di agenti di resistenza che rendono tutto più croccante, un pizzico di esaltatori di sapidità per un sapore più deciso, una punta di umidificanti contro l’essiccazione, una pioggia di antiossidanti per prolungare la conservazione e, per finire, una punturina di gas da introdurre nel contenitore per ottenere l’effetto di un packaging bello gonfio: ecco servito il cibo perfetto, desiderabile, a lunga conservazione e a basso costo. Un trionfo sul palato per gli investitori della grande distribuzione organizzata.

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Questa “perfezione artificiale” che impenna il PIL, minaccia però la salute degli ignari consumatori. Sì, perché anche il più consapevole acquirente deve fare i conti con lei: la sacra etichetta, in cui teoricamente trovare tutto ciò che c’è da sapere, prima di fare un acquisto. Rigirando un prodotto fra le mani si possono notare sulla confezione tre principali gruppi di informazioni: la descrizione pubblicitaria, i valori nutrizionali e la lista degli ingredienti.

Su quest’ultima, obbligatoria per legge, vi è l’indicazione delle materie prime (ma non le percentuali di utilizzo di queste) con cui è prodotto l’alimento. Dietro nomi e sigle di difficile comprensione si nascondono però sostanze poco amiche della nostra salute.

Indice dei contenuti:

E… come ti trucco il piatto

Abbondanti e onnipresenti sono gli additivi alimentari, sostanze aggiunte ai prodotti nella fase di preparazione, imballaggio e perfino di trasporto. Sono segnalati in etichetta con la lettera “E” seguita da tre numeri che ne indicano la categoria di appartenenza.

I coloranti danno un aspetto appetibile al cibo industriale. Conferiscono ad esempio un tocco magico alle caramelle per bimbi con l’aggiunta di un azzurro unicorno, o sono in grado di donare un aspetto casereccio alle fettuccine con il giallo, che rimanda all’immaginario della pasta fresca con le uova della fattoria.

Tra i più rischiosi vi sono l’E150c (caramello ammoniacale) e l’E150d (caramello solfito ammoniacale), contenenti il 4-metil-imidazolo, una sostanza sospettata di essere cancerogena, come dichiara l’Agenzia internazionale per la Ricerca sul Cancro dell’OMS. Questi additivi sono largamente presenti in comuni prodotti da banco come aceto balsamico, salsa di soia, zuppe pronte, biscotti, merendine, gelati, e persino nella bevanda più diffusa e contestata dagli attivisti di tutto il mondo: la Coca-Cola (nella sua versione europea).

E rispetto al rosso colorito di affettati, salumi e carni cosa dire? La GDO utilizza un trucco: per prolungare la conservazione e mantenere un tono brillante si aggiungono nitriti e nitrati. Peccato che queste sostanze possono avere gravi effetti collaterali sulla salute. Reagiscono infatti con le ammine, delle componenti delle proteine, portando alla formazione nel corpo di nitrosammine, composti cancerogeni per l’esofago o lo stomaco (IARC 2010).

Tutelati?

Se dagli anni Cinquanta le tecnologie dell’industria alimentare hanno fatto passi da gigante nell’inventare sempre nuovi additivi al servizio delle aziende, sarebbe ovvio pensare che la Legge sia in grado di vigilare. E così sembrerebbe analizzando i regolamenti normativi. Eppure vige da decenni una prassi corrotta.

Il controllante – ovvero l’agenzia europea dell’EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare) e l’americana FDA (Food and Drug Administration) – non è in grado di esaminare tutti i prodotti immessi in commercio e per questo si limita a leggere le documentazioni inviate dalle aziende che dovrebbero controllare. Assurdo!

Chi fa da sé, fa per tre

Allora che fare? Dato che districarsi negli elenchi delle etichette per capire quello che lede la nostra salute è davvero impossibile, ecco una serie di consigli per aggirare il problema:

  • eliminare completamente i cibi con più di sei ingredienti, scartare i cibi con una forte presenza di zuccheri aggiunti, sale e grassi animali;
  • informarsi su libri che trattano la lettura consapevole delle etichette e su siti web affidabili;
  • scegliere cibo locale, etico, vivo, biologico, il più possibilmente vegetale;
  • acquistare dai coltivatori diretti, nei negozi bio del territorio oppure on line, disintossicarsi dagli imperanti supermercati per essere più liberi e felici, come consiglia Elena Tioli nel suo libro Vivere senza Supermercato.

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E se servisse, va bene spendere anche qualche euro in più, che tanto tornerà indietro in ben-essere, riduzione delle spese mediche e degli sprechi casalinghi, minor impatto ambientale e una più equa distribuzione del denaro verso le piccole aziende che con tanta fatica cercano di sopravvivere. Affinché nella borsa per la spesa ci sia bellezza e mai più cibo truccato.

Additivi alimentari

Codice di assegnazione per le etichette prodotti da E100 a E199 (coloranti);

da E200 a E299 (conservanti);

da E300 a E399 (antiossidanti e correttori di acidità);

da E400 a E499 (addensanti, stabilizzanti ed emulsionanti);

da E500 a E599 (correttori di acidità e antiagglomeranti);

da E600 a E699 (esaltatori di sapidità);

da E900 a E999 (vari).

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Lucia Cuffaro

Lucia Cuffaro. Personalità eclettica e frizzante, Lucia Cuffaro è sempre alla ricerca dei nascondigli dell’energia vitale e creativa. Presidente del Movimento per la Decrescita Felice, ha una vita piena e intensa, dedicata in gran parte alla divulgazione di riflessioni...
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