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Cibo e spiritualità

di Dealma Franceschetti 1 mese fa


Cibo e spiritualità

Come il cibo può influenzare il nostro rapporto con la spiritualità

Oggi sono sempre più numerose le persone che diventano consapevoli di quanto il cibo possa sostenere la nostra crescita interiore, alzare il nostro livello di coscienza e il nostro rapporto con la spiritualità o il divino.

Quando parliamo di spiritualità, non dobbiamo necessariamente intenderla in senso religioso, connesso a una religione o all’idea del divino in senso monoteistico.

Il termine “spiritualità” è inteso anche come crescita della propria consapevolezza, soprattutto in relazione ai misteri della vita, alla percezione di una forza creatrice che ci unisce tutti, ogni creatura vivente di questo pianeta. La capacità di sentire che non siamo al centro del mondo, ma non siamo nemmeno “separati”, ma parte di un tutto, di una realtà che ci appare duale, ma che è Uno, una realtà che è vibrazione, energia.

Lo aveva intuito il grande Nikola Tesla: “Se si vuole trovare i segreti dell’universo, bisogna pensare in termini di energia, frequenza e vibrazioni.”

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Indice dei contenuti:

La spiritualità in cucina

In cucina possiamo intendere la spiritualità anche come semplice attenzione e ascolto della “vibrazione degli alimenti” e del loro effetto su tutto il nostro essere. Un’alimentazione più leggera, semplice, vegetale, integrale e “viva”, quindi non industriale, ci aiuta a compiere il nostro percorso spirituale, ad essere più introspettivi e profondi, ad alzare la nostra vibrazione sviluppando un più alto livello di coscienza.

Questo accade anche nell’altro senso: chi inizia un percorso di consapevolezza, di ricerca interiore e volge lo sguardo verso l’alto e verso le energie sottili, spesso avverte il bisogno di un cambiamento nella dieta, solitamente nella direzione della semplificazione e del cibo vegetale.

Sacralità del cibo e condivisione

Per molte culture religiose, nutrirsi è un atto sacro. È un atto di cui essere riconoscenti, tanto da pregare prima dei pasti. La preghiera o la benedizione prima dei pasti è comune a moltissime culture. Ma il cibo è anche condivisione. Mangiando insieme diventiamo compagni, da cum panis, coloro che condividono lo stesso pane.

Il cibo non nutre solo il corpo e la mente, ma può consolidare le relazioni, arricchirle, qualificarle.

Non è un caso che durante le feste ci si riunisca per mangiare insieme.

Cucinare e mangiare insieme portano con sé forti valenze spirituali. A tavola non si condivide solo il cibo, ma gli sguardi, i sorrisi, le parole, le proprie storie. Mangiare insieme ci apre alla condivisone di noi stessi.

E chi cucina mette davvero “se stesso” nel cibo. Una mamma che cucina per i propri bambini metterà nel piatto qualcosa di più del cibo, ma il suo amore, il suo tempo, la sua dedizione, la sua attenzione a cosa fa bene e cosa piace ai propri bambini, per vederli felici.

Questo deve subito farci pensare al contrario: cucinare quando siamo arrabbiati non va bene! Se cuciniamo arrabbiati o felici il risultato sarà molto diverso, soprattutto nelle energie che doneremo a chi mangerà il cibo da noi preparato. Cerchiamo di rilassarci prima di cucinare, di non pensare al lavoro e alle incombenze, ma al bene che faremo attraverso quel cibo, ringraziandolo.

Avete mai tagliato una verza o una zucca pensando che diventerà il vostro corpo? Pensando che quella pianta ha lavorato tanto per produrre una zucca, ha lottato contro le avversità, i parassiti, la siccità o la grandine. E ora voi mangiate il frutto di tutto quel lavoro, di cui dovreste essere riconoscenti. Cucinare con questa consapevolezza cambia radicalmente il nostro modo rapportarci al cibo, al mondo, agli altri e crea valore e consapevolezza in ciò che facciamo.

Gli insegnamenti delle grandi religioni

Da sempre esiste un forte legame tra alimentazione e religione, spiritualità e ascetismo.

Praticamente tutte le culture religiose presentano punti in comune circa il rapporto tra cibo e spirito.

Dal cristianesimo, all’ebraismo al buddismo, all’islamismo, all’induismo, troviamo indicazioni dietetiche, spesso anche simili.

Di certo è comune l’idea che sia utile digiunare nei periodi più spiritualmente più importanti, oppure alleggerire il cibo, ad esempio da quello animale.

Le grandi religioni spesso indicano nel cibo un elemento che può favorire un armonico sviluppo psico fisico dell’essere umano oppure ostacolarlo.

Yogananda, filosofo, mistico indiano e maestro spirituale induista, scrive ad esempio che alimenti come la carne, sviluppano le qualità materiali dell’essere umano, mentre alimenti come verdure e frutti, aiutano a sviluppare una mente spirituale.

Consiglia quindi una dieta vegetale, per evitare le proteine animali, che ritene stimolino a concentrarsi troppo sul piano fisico. Inoltre sostiene che le vibrazioni di paura, sofferenza e rabbia provate dagli animali uccisi, possano influenzare negativamente chi ne consuma le carni.

La dottrina della non violenza del Buddha porta verso una strada vegetariana.

Nel Maha pari nirvana Sutra è detto: “Mangiare carne distrugge il seme della grande compassione”.

Il Surangama Sutra afferma: “La ragione per praticare la meditazione e cercare la perfezione mistica è quella di sfuggire alle sofferenze della vita. Dovremmo dunque infliggere tali sofferenze ad altri? Non riuscirete a sfuggire ai legami della vita materiale finché non avrete eliminato completamente ogni violenza dai vostri pensieri, tanto da inorridire all’idea della brutalità e dell’uccisione”.

La macrobiotica

Anche il padre della macrobiotica, Georges Ohsawa, consigliava di perseguire l’obiettivo di un’alimentazione vegetale, proprio per sostenere la crescita spirituale e raggiungere la felicità, attraverso un cibo semplice.

Dal punto di vista della macrobiotica il cibo di origine animale ci lega alla materia, ci porta a essere più materiali, pragmatici e poco inclini all’introspezione e allo sviluppo di una visione spirituale del mondo.

Al contrario il cibo vegetale ci aiuta ad andare nella direzione contraria, verso l’alto, verso energie più leggere e immateriali, che favoriscono la tendenza alla spiritualità, all’introspezione, alla ricerca di un percorso di crescita spirituale.

Il cibo frugale

Il cibo frugale ci aiuta a capire che basta poco per essere felici. Oggi siamo viziati da alimenti molto ricchi e molto sapidi e siamo alla costante ricerca dell’appagamento dei sensi. Questo ci ”distrae” da una ricerca più profonda e più alta, che elevi la nostra consapevolezza.

Questo non significa che dobbiamo mangiare semplice sempre, ma che è salutare semplificare i pasti ogni tanto, per allenare a controllare i desideri e ricordarci che in fondo abbiamo bisogno di poco per essere felici.

Implicazioni etiche

Chi si muove nella direzione della crescita spirituale o dello sviluppo della consapevolezza, inizia a vedere nel cibo ben di più di un semplice “carburante” per i corpo, incontrando sul proprio cammino altri aspetti, come quelli etici nei confronti degli altri.

Possiamo ad esempio chiederci quale sia il processo produttivo che ha creato il cibo che abbiamo nel piatto, se porta con se ingiustizie sociali o devastazioni ambientali ad esempio.

Oggi sempre più persone sono attente al cosiddetto “chilometro zero”, per inquinare meno nel trasporto delle merci, o a non utilizzare prodotti con ingredienti che distruggono le foreste, come l’olio di palma, o ridurre il consumo di carne, per ridurre l’impatto ambientale sotto tanti punti di vista. C’è molta attenzione anche agli aspetti sociali. Sono nati quindi prodotti che garantiscono un’equa paga e condizioni di lavoro sane.

Chi alza il proprio livello di coscienza, spesso inizia a capire che dietro alla bistecca o al formaggio che si ritrova nel piatto, c’è una grande sofferenza animale.

Ma al di là degli aspetti empatici, è interessante considerare il legame tra sofferenza animale e violenza tra gli esseri umani.

Già Pitagora (570 a.C. - 495 a.C.) aveva intuito questo legame, tanto da sostenere che l’origine della violenza tra gli esseri umani e le origine delle guerre risiedessero nell’uccisione degli animali.

“Gli uomini continueranno ad ammazzarsi fra loro fintantoché massacreranno gli animali. Fintanto che l'uomo continuerà a distruggere senza sosta tutte le forme di vita, che egli considera inferiori, non saprà mai cos'è la salute e non troverà mai la vera pace”.

Anche Platone sembra esser giunto a conclusioni simili: “Sono convinto che la guerra, l’ingiustizia e l’inganno ebbero inizio con l’uccisione degli animali”.

E nella storia non sono stati gli unici. Decine e decine di filosofi, scrittori, scienziati, hanno colto questo legame.

Scriveva Albert Schweitzer (medico, filantropo, premio nobel per la pace): “Riflettere sull'etica dell'amore per tutte le creature in tutti i suoi dettagli: questo è il difficile compito assegnato al tempo in cui viviamo”.

Gandhi: “Il progresso spirituale ci porterà a smettere di uccidere altre creature per soddisfare i nostri bisogni materiali”.

Albert Einstein: “Sono diventato vegetariano per ragioni etiche, oltre che salutistiche. Credo che il vegetarismo possa incidere in modo favorevole sul destino dell'umanità”.

Friedrich W. Nietzsche: “Gli spiriti più profondi in tutti i tempi hanno avuto pietà degli animali”.

Thomas Edison: “La nonviolenza conduce all'etica più elevata, che è lo scopo dell'evoluzione. Fino a che non smetteremo di far del male a tutte le altre creature viventi, resteremo ancora dei selvaggi”.

Arthur Schopenhauer: “La pietà per ogni essere vivente è la prima valida garanzia per il buon comportamento dell'uomo”.

Leonardo da Vinci: “Verrà un tempo in cui considereremo l'uccisione di un animale con lo stesso biasimo con cui consideriamo oggi quella di un uomo”.

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