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Che cos'è il dolore? - Estratto da "Iniziazione alla Gemmoterapia"

di Tore Swenson 3 mesi fa


Che cos'è il dolore? - Estratto da "Iniziazione alla Gemmoterapia"

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La Bioterapia dà grande importanza al dolore cronico e alla sua interpretazione. L'esperienza clinica mostra come molti individui soffrano, ad esempio, per lesioni artrosiche di poca importanza.

In essi, praticamente, non v'è rispondenza tra alterazione anatomica e sintomo dolorifico.

Il meccanismo biologico della trasformazione di lesioni normalmente indolori in dolorose, in rapporto a focolai infettivi, per molti secoli è stato inspiegabile.

Indice dei contenuti:

Le cause del dolore

Oggi lo sappiamo interpretare alla luce della scoperta delle Prostaglandine. Queste misteriose sostanze (si tratta di ormoni o di intermediari di essi?) possono essere estratte da alcuni organi. L'aumento del tasso di Prostaglandine è stato ritrovato in tutti gli stati tissulari che inducono trasformazioni della membrana cellulare, ivi comprese le cause meccaniche, cliniche, fisiche e patologiche (dalle ferite alle ustioni, dall'eritema solare alle dermatosi da contatto).

L'aumento di esse coincide con l'arrivo, nella zona sede della lesione, di leucocitipolinucleati, cioè dei "difensori a oltranza". Vere truppe d'assalto, i polinucleati si affrettano a "ingoiare" le sostanze estranee in un tentativo di difesa globale.

Numerosi ricercatori hanno mostrato come medicamenti aspirino-simili abbiano un effetto inibitore sulla sintesi delle Prostaglandine, sotto l'influenza di un enzima che è stato chiamato "prostaglandino-sintetitasi".

I dolori legati a uno stato infiammatorio che perdura da tempo possono facilmente passare alla cronicità.

Le Prostaglandine che si liberano nei focolai infiammatori aumentano dunque la sensibilità nervosa al dolore.

Le Prostaglandine non sono il solo fattore conosciuto nella genesi del dolore. A esse si associano l'adrenalina, l'istamina, la bradicardina, la 5-idrossitriptamina, gli idroperossidi di acidi grassi e altre sostanze.

Una reazione dolorifica intensa può essere scatenata dallo stress. L'azione cumulativa di stress diversi, ivi compreso quello infiammatorio e infettivo, provoca la mobilizzazione e poi l'esaurimento delle catecolamine, della serotonina e della nor-adrenalina (che sono fattori inibitori delle Prostaglandine).

Il sistema nervoso, messo in tensione da parte di stress ripetuti, è facilitato nella ricezione e nella trasmissione delle sensazioni dolorose a livello dei nuclei della base (talamo ottico, prima stazione di percezione generica del dolore) e della corteccia cerebrale (ove il dolore si personalizza e diviene coscienza individuale).

Studio e trattamento del dolore

Il trattamento ideale per far scomparire il dolore consiste nell'eliminazione del focolaio infiammatorio o, se ciò è impossibile, nella somministrazione di medicamenti aspirino-simili (che agiscono bloccando le Prostaglandine), o, infine, in un'anestesia locale nella zona infiammata mediante infiltrazione di novocaina. Le Prostaglandine agiscono per via umorale e indirettamente attraverso i relais nervosi.

Particolare interesse riveste la ricerca dei focolai infiammatori che possono aver sede nelle tonsille, nei denti, nei seni frontali e mascellari ecc. La clinica conferma che focolai infiammatori possono essere anche considerati un tappo di cerume nel condotto uditivo, la presenza di una spirale contraccettiva nell'utero (spesso causa di dolori lombari), corpi estranei (come frammenti di filo di sutura nelle cicatrici operatorie, granulomi provocati da particelle di talco, pasta disinfettante e radio-opaca nella cavità dentaria o attorno all'apice del dente, e così via).

Gli stati dolorosi, legati alla presenza di focolai infiammatori, hanno una rispondenza biologica. Alcuni test risultano diversi dalla norma. Le alfa-globuline del siero risultano aumentate sino a 50 volte, le gamma-globuline possono essere aumentate di 20 volte o diminuite di 15, il cetavlon aumentato o diminuito secondo i casi. Così per quanto concerne la velocità di sedimentazione delle emazie, che è costantemente aumentata. Tutti questi test studiano in particolare lo stato di difesa dell'individuo. Il problema è, dal punto di vista clinico, il saper interpretare tali dati e scegliere la cura più adatta.

Infiammazione e immunità cellulare

Quando l'organismo è aggredito, in certi tessuti si assiste a un lavoro frenetico. Si verificano quei fenomeni attivi che costituiscono la base dell'attività del sistema immunitario.

Ogni agente estraneo, soprattutto se microbico, viene aggredito dalle cellule del sangue che sono anche indicate come "fagociti" (cioè mangiatori, divoratori). In un secondo momento, a tale attività spontaneamente cellulare e specifica ne segue un'altra nella quale si assommano processi di immunità cellulare e umorale. La fagocitosi è realizzata dai leucociti polinu-cleati neutro/ili che si trovano nel sangue circolante e dai macrofagi, che sono cellule del sistema reticolo-endoteliale. Questi sono poco mobili, disseminati nell'insieme dell'organismo, soprattutto nei gangli linfatici e nella milza.

Quando su queste cellule viene a fissarsi una sostanza estranea, si scatena un processo attivo di difesa. I leucociti vengono avvertiti della presenza dell'estraneo, in modo che, per una sorta di attrazione fisico-chimica, sono invitati ad accorrere nella zona ove la sostanza estranea è segnalata. Accanto a queste forme di difesa ne esiste un'altra, che è comune a tutte le cellule e che consiste nella capacità di sciogliere le sostanze estranee, dopo averle assorbite. Il fenomeno è detto pinocitosi.

Se a questo punto la sostanza è eliminata, allora la risposta immunitaria è terminata. Altrimenti si mettono in atto meccanismi più complicati. Entrano allora in gioco i linfociti timo-dipendenti che governano e guidano i fenomeni di immunità cellulare.

Altri linfociti si occupano di un'altra forma di difesa, in quanto danno luogo alla formazione di plasmociti, che sono le cellule generatrici delle immunoglobuline o anticorpi. L'attività dei due gruppi di linfociti è sotto il controllo del timo (una ghiandola che si trova dietro lo sterno) e di tutte quelle strutture che costituiscono il cosiddetto "tessuto linfoide" (come le tonsille, tanto per portare un esempio). L'origine dei due diversi ceppi linfocitari è da situare nel midollo osseo.

Le cellule che danno luogo alla reazione di immunità cellulare fissano l'antigene sul tessuto, alla superficie delle cellule.

Le cellule che realizzano l'immunità umorale sono sensibilizzate nella loro parte centrale da un antigene solubile, intra-vascolare.

I linfociti timo-dipendenti entrano in contatto con l'antigene alla loro periferia per mezzo dei macrofagi che fagocitano l'antigene. Il linfocita così sensibilizzato si dirige allora verso la ghiandola linfatica più vicina. Qui matura e dà luogo alla nascita di due tipi di cellule. Vi sono delle cellule dotate di una "memoria". Esse vivono alcuni anni e rappresentano le depositarie del sistema difensivo. Hanno il compito di "ricordare" alle cellule proprie di difesa contro chi debbono essere pronte a reagire. Sono tali cellule responsabili dell'immunità indotta, ad esempio, dai vaccini.

I principali fattori solubili che cooperano con le cellule nel corso dell'elaborazione dei processi immunitari sono: il fattore mitogeno (MF) che attiva la moltiplicazione dei linfociti; il fattore di accrescimento della permeabilità vascolare (PIF) che permette l'arrivo di un afflusso cellulare nella zona ove si ha la reazione tra antigene e linfociti; la linfocitotossina che agisce direttamente sull'antigene.

A questi dobbiamo aggiungere il fattore inibitore della migrazione (MIP) che immobilizza e attiva i macrofagi e i poli-nucleati laddove si ha la reazione tra antigene e linfociti, reazione che favorisce la fagocitosi. Infine c'è il fattore di transfert (TF) che comunica ai linfociti, che non sono stati ancora in contatto con un antigene, la sensibilizzazione di altre cellule già sensibilizzate contro questo antigene. È questo il fattore che trasmette in codice.

Le linfotinine sono mediatori solubili che si formano quando un antigene si incontra con la parte periferica di un linfocita timo-dipendente.

Tutto il meccanismo immunitario termina con la distruzione dell'antigene sia direttamente da parte dei linfociti sensibilizzati sia indirettamente, intermediarie le linfocitotossine secrete dai linfociti.

Le zone di origine di tutti i fattori immunitari sono i gangli linfatici, alla periferia dei follicoli linfoidi e al centro di essi, cioè nei centri germinativi. Nel fegato le zone dei linfociti timo-dipendenti sono nella polpa bianca che contorna le arteriole centrali e la periferia dei follicoli linfoidi.

Immunità umorale e ruolo dei linfociti

Nel corso delle reazioni immunitarie gli antigeni che le scatenano sono figurati, cioè corpuscolari (si tratta di batteri, di cellule, di grosse molecole proteiche poco solubili, di colloidi di peso molecolare elevato ecc.). Essi si fissano sui tessuti, alla periferia delle cellule, mentre gli antigeni che mettono in gioco i processi di immunità umorale sono essenzialmente antigeni solubili che penetrano in circolo. Ad esempio: proteine di peso molecolare medio o leggero, polipeptidi, peptoni, poliamine, ptomaine, tossine microbiche, endo- ed eso-tossine.

Questi antigeni penetrano nella zona midollare dei gangli linfatici e nella polpa rossa della milza, dove sono captati e poi fagocitati dai macrofagi.

Questi trasferiscono sia l'antigene sia il sito antigenico, sia un acido ribonucleico specifico dell'antigene ai linfociti borso-dipendenti. Il trasferimento si opera per contatto tra macrofagi e linfociti. Questi, così sensibilizzati, si differenziano allora in plasmociti. Tutti questi processi hanno luogo nelle ghiandole linfatiche, al centro dei follicoli linfoidi e nella milza, a livello dei follicoli linfoidi e della zona rossa.

La biochimica dei fenomeni è la seguente: all'inizio della fase reattiva i plasmociti secernono soprattutto le IgM, poi le IgG (due tipi diversi di gamma-globuline). In seguito all'ulteriore contatto con lo stesso antigene si produce una reazione di ricordo. Questa consiste nel fenomeno della rapida produzione di anticorpi quando nell'organismo viene a essere introdotta una nuova quantità di antigene. Tali anticorpi sono del tipo IgG. Tuttavia, nel corso di questa reazione immunitaria, si producono altri tipi di anticorpi: sono le IgA e le IgE.

Le esperienze di immunofluorescenza hanno mostrato che ogni plasmocita secerne generalmente un solo tipo di anticorpi, raramente due, giammai tre.

Tuttavia anche altri organi contribuiscono alla formazione degli anticorpi; si tratta degli organi emuntori e di quelli a secrezione esocrina. Anticorpi infatti sono riscontrabili nella saliva, nelle urine, nelle lacrime e nel muco. Essi appartengono tutti al tipo IgA. Le molecole che lo formano sono prodotte dai plasmociti presenti nella mucosa. Trattandosi di due molecole, queste sono legate per mezzo di glicoproteine, che sono elaborate dalle cellule della mucosa.

Nel loro comportamento biochimico le IgA del siero e quelle degli organi secretori sono differenti: le ultime resistono all'attacco degli enzimi proteolitici. Esse giocano un ruolo importante nella difesa immunitaria, assicurando un'immunità locale, grazie a una reazione diretta con l'antigene che si esplica a livello delle vie aeree e digestive.

Quando si hanno deficit immunitari cellulari puri, con un tasso di plasmociti e immunoglobuline sensibilmente normale, l'immunità umorale è diminuita, non in maniera totale, ma selettivamente in rapporto a certi antigeni. Si è avuto, in questo caso, l'intervento di un fenomeno controcorrente tra i due gruppi di linfociti, che consiste in un'interazione che ha bloccato certe risposte immunitarie per neutralizzare dei siti antigenici.

In presenza di certi tipi di antigeni è indispensabile che i linfociti timo-dipendenti intervengano affinché si produca la risposta umorale. L'antigene si fissa sul linfocita timo-dipendente che attiva il suo omologo dipendente dagli altri settori del sistema linfatico. Per contro, i linfociti timo-dipendenti possono inibire la risposta degli anticorpi circolanti, in rapporto a certi antigeni. Lo studio dei fenomeni autoimmunitari conferma le osservazioni sulla interdipendenza e sulla bipolarità degli scambi tra i due gruppi di linfociti.

In effetti, la produzione di auto-anticorpi è inibita dai linfociti timo-dipendenti. Se la loro quantità è insufficiente, appaiono manifestazioni auto-immuni. Venti anni di studi su questo affascinante argomento dell'auto immunologia hanno mostrato, in particolare, l'esistenza della produzione di auto-anticorpi anti-endocrini (tiroide, paratiroidi, surrenali, ipofisi), anti-fe-gato, anti-milza, anti-reni, anti-muscolo, quando l'immunità cellulare è difettosa. È possibile riconoscere i linfociti timo-dipendenti e gli altri nel sangue circolante grazie alla reazione che ciascuno di essi ha con gli immuno-sieri corrispondenti. Queste reazioni fanno appello all'immuno-fluorescenza, per la loro obiettivazione.

I linfociti che derivano dal sistema linfatico presentano alla loro superficie zone immunoglobuliniche che possono essere messe in evidenza con l'immunofluorescenza diretta. Inoltre essi sono dotati di zone recettrici per grosse molecole o per gruppi di molecole di Immunoglobuline, dove possono fissarsi i complessi Ac e Ag e il terzo componente del complemento.

Un antisiero, preparato partendo dai linfociti timo-dipendenti umani fetali, reagisce specificatamente con i linfociti timo-dipendenti umani. I linfociti timo-dipendenti si fissano spontaneamente in vitro sulle emazie di montone, senza che si sia avuta una preventiva sensibilizzazione delle globuline, dando luogo alla formazione di rosette. Grazie a questi metodi si può dimostrare che il 90% delle cellule del timo sono linfociti timo-dipendenti. Si può apprezzare l'importanza del timo nei processi immunitari.

Nel sangue circolante l'80% dei linfociti sono cellule che formano rosette venendo a contatto con emazie di montone, cioè si tratta di linfociti timo-dipendenti. Il 20% dei linfociti circolanti dipende dagli altri organi linfatici.

La presenza di anticorpi nel sangue o negli umori dà luogo a due tipi di reazioni, quando l'antigene è immesso nel mezzo sensibilizzato; una di agglutinazione, se gli antigeni sono corpuscolari o granulari, l'altra di flocculazione, se sono solubili.

Esistono inoltre tecniche biofisiche come l'irnmunofluore-scenza e l'immunoelettroforesi.

 

Tratto dal libro:

Iniziazione alla Gemmoterapia

L’uso terapeutico dei germogli vegetali

Tore Swenson

La gemmoterapia è un sistema di cura naturale basato sulle proprietà terapeutiche delle gemme e dei germogli delle piante. Dopo aver esposto le basi teoriche e pratiche, il volume analizza i vari sistemi e apparati del corpo umano e le principali affezioni cui sono soggetti, fornendo le indicazioni utili a ristabilire l’equilibrio naturale e quindi la salute.

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Tore Swenson è una ricercatrice svedese che dagli anni Sessanta si occupa di medicina bioterapica riscoprendo antiche conoscenze legate alla medicina naturale e integrandole con la medicina tradizionale. I suoi precedenti libri, La donna erotica: seduzione, amore, piacere, Oligoelementi e...
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