800 089 433 / 0547 346 317
Assistenza Clienti — Lun/ven 9:00-18:00

Cercare il tesoro - Estratto da "Nel Loto del Cuore"

di Shubhraji 5 mesi fa


Cercare il tesoro - Estratto da "Nel Loto del Cuore"

Leggi in anteprima il primo capitolo del libro di Shubhraji e scopri come risolvere i tuoi conflitti interni per vincere anche quelli esterni

La ricerca dell'amore è irta di difficoltà, e il più delle volte il "vero amore" si rivela elusivo. Conosciamo tutti la storia dei due amanti che finalmente si trovano dopo un'epica ricerca, ma solo per fare i conti con le differenze che caratterizzano i rispettivi sogni o circostanze personali.

Per esempio, la donna vuole stabilirsi in una piccola città vicino alla sua famiglia, mentre l'uomo sogna di vivere a Tokyo. Non sempre lui l'ascolta o si mostra deciso come lei vorrebbe che fosse; e lei è troppo emotiva, oppure non lo è abbastanza. Vi sono innumerevoli varianti nello scenario.

Alcune coppie fortunate sembrano navigare felicemente attraverso la vita sperimentando un legame amorevole e appagante, ma per la maggior parte delle persone le relazioni sono problematiche e l'amore presenta sfide continue.

Indice dei contenuti:

La fonte del vero amore

Una storia indiana sulla Creazione spiega perché per noi è tanto difficile trovare un amore duraturo. Secondo il racconto, dopo aver finito di creare l'universo Dio voleva offrire agli esseri umani il prezioso dono dell'amore e della felicità. Ma avendoli creati, conosceva la loro psicologia e sapeva che avrebbero dato per scontato tutto ciò che non avessero dovuto ottenere lottando. Pertanto, decise di nascondere il suo dono dove gli uomini avrebbero dovuto faticare per trovarlo.

Dio consultò i suoi aiutanti in cerca di idee su possibili nascondigli. Uno di essi suggerì il fondo del mare, un altro lo spazio cosmico. Ma Egli sapeva che gli uomini, con il loro insaziabile desiderio di conquistare il mondo esterno, lo avrebbero trovato perfino nelle profondità marine o nella vastità dello spazio. Finalmente qualcuno propose il luogo più ovvio: il cuore.

Dio si rese immediatamente conto della genialità dell'idea. Le persone si sarebbero affannate a cercare l'amore ovunque nel mondo esterno, e il cuore, al centro del loro essere, sarebbe stato l'ultimo posto in cui avrebbero guardato. Se, dopo aver esplorato senza esito l'intero universo, fosse loro venuto in mente di guardare in se stessi, avrebbero trovato la fonte dell'amore. Grazie a questa scoperta, avrebbero costruito il genere di relazioni che agognavano. E dopo aver penato tanto per ottenerlo, avrebbero profondamente apprezzato il tesoro del loro cuore.

Come dice la storia, il tesoro che cerchiamo è sempre con noi, nel nostro cuore. Una volta compreso questo, possiamo smettere di sprecare energie in una vana ricerca della felicità nella realtà esterna. Quando giungiamo a conoscere noi stessi come fonte di amore, tale sentimento si riversa sugli altri e la gioia anima le nostre relazioni.

La Kathopanishad (I, ii, 20) identifica questa fonte di amore nel nostro cuore come l'atman, o il Sé:

L'atman, più sottile del sottile e più grande del grande, risiede nella cavità del cuore di ogni essere vivente. Colui che è esente da volontà e desiderio, che ha la mente e i sensi calmi, contempla la maestà del Sé e viene liberato dal dolore.

Queste parole descrivono l'essenza del Vedanta, la fonte di amore come il vero Sé, che è il diritto di nascita di ogni essere umano, e l'essenza divina che non ha bisogno di niente altro per illuminare la sua esistenza.

Le diverse tradizioni usano vari termini per esprimere questo aspetto fondamentale del cuore - vero Sé, anima, atman, natura di Buddha, consapevolezza di Cristo, potere superiore - e tutti identificano il vero Sé come la fonte dell'amore. Le persone che scoprono tale tesoro sono esonerate dal cercare e libere dalla sofferenza. Il grande maestro spirituale indiano Ramana Maharshi ci dice: "La felicità è la natura stessa del Sé; la felicità e il Sé non sono diversi. Non vi è felicità negli oggetti del mondo".

Ma anche se l'oggetto del nostro desiderio è nel cuore, siamo condizionati a cercarlo nel mondo esterno. Inconsapevoli di questo tesoro interiore, cerchiamo l'amore e la persona in grado di darci la felicità come se stessimo guardando le vetrine dei negozi alla ricerca della stoffa giusta per il divano del soggiorno. Oppure, tentiamo di "ritappezzare" coloro che sono già nella nostra vita in modo che si adattino meglio all'immagine di ciò che pensiamo dovrebbero essere. A prescindere dalla particolare situazione in cui ci troviamo, la nostra strategia di base consiste nel cercare l'amore fuori di noi trascurando l'essenza del nostro essere.

Una storia tratta dagli scritti del Vedanta, "Il decimo uomo", illustra come una simile dispersione verso l'esteriorità non sia affatto nuova. Nell'antica India, dieci giovani dello stesso villaggio furono mandati a studiare il Vedanta nella casa di un guru. Dopo alcuni giorni, venendo a sapere che si sarebbe tenuta una festa nel loro villaggio, essi chiesero al guru il permesso di parteciparvi. Trattandosi di un lungo viaggio, lui era preoccupato per la loro sicurezza, ma l'allievo più responsabile si offrì di guidarli portandoli sani e salvi alla meta, e alla fine il guru acconsentì con riluttanza a lasciarli andare.

Il gruppo partì, e a un certo punto gli amici si trovarono davanti un fiume in piena a causa delle recenti piogge che dovevano attraversare per raggiungere il villaggio. Il capo disse loro di prendersi per mano dirigendosi con cautela verso la sponda opposta, ma nonostante facessero del proprio meglio per restare uniti, la corrente li separò trascinandoli in varie direzioni.

Quando risalirono sull'altra riva del fiume, il capo li contò per assicurarsi che ci fossero tutti, ma vide con sgomento che erano soltanto nove. Nella speranza di essersi sbagliato, li fece allineare e li contò ancora. Erano sempre nove. Ogni allievo controllò a sua volta, ma tutti confermarono il conteggio.

Presi dal panico, convinti che uno di loro fosse stato portato via dalla corrente, i giovani corsero da una parte e dall'altra in cerca dell'amico perduto. Il capo invece rimase dov'era, trattenendo le lacrime con la mente attraversata da pensieri angosciosi. Immaginò il compagno intento a lottare invano per mantenersi a galla mentre veniva trascinato sott'acqua dalla forza della corrente. Vide il dolore dei genitori nell'apprendere la notizia.

Pensò alla fiducia che il guru aveva riposto in lui perché vigilasse sulla sicurezza di tutti. Alla fine non riuscì più a contenersi e scoppiò a piangere.

Un vecchio, che lo stava osservando dall'ombra di un albero, gli si avvicinò. Il capo gli raccontò l'intera vicenda e concluse dicendo: "Mi sono offerto di assumermi la responsabilità del gruppo. Ora uno di noi è annegato, ed è colpa mia".

"Non preoccuparti", replicò il vecchio, "io posso trovare il decimo uomo. Chiama i tuoi compagni e allineatevi". Il capo fece quello che gli veniva chiesto.

Il vecchio contò: "Uno, due, tre, quattro, cinque, sei, sette, otto, nove...". Giunto all'ultimo della fila, disse: "Tu sei il decimo. Come gli altri, quando prima hai contato ti sei dimenticato di includere te stesso".

Gli allievi si guardarono sconcertati, poi scoppiarono a ridere. Dimenticando di includere se stessi, erano giunti a credere che uno di loro fosse tragicamente scomparso.

Questa storia illustra la tendenza umana a guardare al di fuori di noi per trovare ciò che crediamo di non avere. La moderna cultura consumistica ci bombarda di messaggi che promettono la felicità dal mondo esterno, quindi non c'è da meravigliarsi se è qui che cerchiamo. Ma questa vicenda si svolge nell'antica India, una cultura maggiormente volta verso l'interiorità; i giovani studiano il Vedanta e si presume che non solo abbiano appreso l'importanza di guardare all'interno, ma abbiano anche praticato le tecniche per farlo.

Eppure, anch'essi tendono a guardare al mondo esterno. L'amore è il centro di ciò che siamo, ma inconsapevoli di questo fondamentale aspetto di noi stessi ci affanniamo a cercarlo all'esterno pensando che manchi nella nostra vita.

Conoscenza di se stessi: la base delle relazioni

Se vogliamo sperimentare l'autentico amore, dobbiamo superare questa tendenza a cercarlo nel mondo esterno. Esso dimora in noi, e tutte le relazioni amorevoli sono basate sulla nostra capacità di vivere il nostro Sé come un insieme completo.

Quando volgiamo l'attenzione all'interno, finiamo per scoprire una felicità indipendente da persone o circostanze e non sentiamo più il desiderio di cose al di fuori di noi. Ci rendiamo conto di essere già l'amore che anelavamo a trovare, e quando riconosciamo noi stessi come amore, la gioia che ci sfuggiva affluisce nella nostra vita.

I testi del Vedanta affermano che siamo già quello che cerchiamo, e poiché non vediamo completamente noi stessi ci aggrappiamo a brandelli della nostra identità - frammenti di pensieri, sentimenti e desideri - mettendoli insieme in un miscuglio che chiamiamo "me". Ma dal momento che i nostri pensieri, sentimenti e desideri cambiano continuamente, questi brandelli di identità mancano di coerenza, facendoci soffrire di un cronico senso di incompletezza.

Sentendoci inadeguati, veniamo guidati da schemi abituali che il Vedanta chiama vasana, i quali ci spingono a correre dietro ai nostri desideri in maldestri tentativi di raggiungere la pienezza. Ci sforziamo di ottenere denaro, prestigio, potere, ricchezza e nuove relazioni. Ma una volta ottenuto ciò che vogliamo, sperimentiamo solo una felicità momentanea, e il fastidioso senso di insicurezza torna a riaffiorare. Nessuna di queste acquisizioni transitorie fornisce un senso di gioia durevole, perché cerchiamo amore e felicità nel mondo esterno anziché nel nostro cuore.

Chi siamo realmente? Siamo più delle nostre realizzazioni, e le maschere che indossiamo non sono che espressioni limitate del nostro essere. Non siamo soltanto i ruoli che interpretiamo: madre, padre, avvocato, artista, cameriere o giardiniere, né siamo il caleidoscopio di attributi nei quali ci identifichiamo: affettuoso, irascibile, intelligente, insicuro, goffo, creativo, ansioso, sicuro di Sé, bello o brutto. Tramite il percorso di autoconoscenza del Vedanta, impariamo a guardare oltre la nostra autoimmagine, a vedere noi stessi con occhi nuovi e, trascendendo le nostre proiezioni mentali di identità personale, a scoprire la nostra pluridimensionalità.

Comprendere che noi siamo l'amore che cerchiamo

Quando conosciamo il nostro vero Sé, vediamo che non manca nulla: noi siamo l'amore che cerchiamo. Questo stato essenziale in ogni persona è perfetto. Come dice Gesù: "Il regno dei cieli è in mezzo a voi" (Luca, 17,21).

La nostra eccessiva concentrazione su pensieri, sentimenti e desideri - la nostra identità sbagliata - offusca ciò che realmente siamo. La nostra natura è come un lago in un giorno tempestoso. Il vento solleva il fango oscurando il riflesso argenteo della luna. Ma una volta che il fango è tornato a depositarsi sul fondo, l'acqua mostra la sua purezza e rispecchia chiaramente la luna.

Quando cessiamo di aggrapparci al fango dei nostri pensieri, sentimenti e desideri, e permettiamo alla mente di calmarsi, il loto nel nostro cuore - il nostro vero Sé - fiorisce.

Ciascuno di noi ha un autentico Sé connesso all'essenza di tutta la creazione, a prescindere dalla consapevolezza di questo tesoro interiore. Il versetto II-ii-2 della Kathopanishad, poeticamente tradotto da Eknath Easwaran, afferma:

Il Sé è il sole che splende nel cielo,

il vento che soffia nello spazio; è il fuoco

sull'altare e l'ospite nella casa;

esso dimora negli uomini, negli dèi, nella verità

e nel vasto firmamento; è il pesce

nato nell'acqua, la pianta che cresce nella terra,

il fiume che scorre dalle montagne.

Per questo il Sé è supremo!

Un'unica realtà unisce tutti gli esseri e le forme di vita, ma si manifesta in innumerevoli modi: sole, vento, fuoco, licheni, puzzole, rose, uomini, pietre, fitoplancton e quark. Come l'oro può assumere un certo numero di forme - fedi nuziali, medaglie olimpiche, monete e crocefissi - così l'oro della consapevolezza universale si rivela in un'infinita varietà di forme.

Il nostro vero o autentico Sé è connesso con tutta la vita. Ciò significa che la dimensione spirituale non è separata dalla nostra esistenza quotidiana, né è chiusa in una bellissima scatola intarsiata con simboli sacri che tiriamo fuori solo in occasioni speciali. Che ce ne rendiamo conto o no, noi siamo sempre quel Sé divino, giorno dopo giorno, anche mentre laviamo i piatti della colazione, guidiamo nel traffico intenso sotto una pioggia scrosciante, discutiamo con un amico, piangiamo a un funerale o aspettiamo in fila alla cassa di un supermercato. Quando acquisiamo la piena consapevolezza di questo onnipresente potere, la fiducia e la comprensione pervadono ogni aspetto della nostra vita.

Comprendiamo che non abbiamo bisogno di cambiare noi stessi per corrispondere a un'immagine ideale; dobbiamo semplicemente vivere con il nostro cuore.

Le persone che vivono con un profondo senso di pienezza non dipendono dalle opinioni o dal consenso altrui per sapere chi sono. Il nostro vero Sé non ha alcun bisogno di approvazione e non può mai essere respinto. Questo senso di presenza costante e decisa conferisce una sicurezza e una capacità di comprensione che hanno fornito a uomini come Martin Luther King e Gandhi il coraggio di sfidare convenzioni ampiamente accettate e istituzioni come il razzismo, il dominio coloniale e il sistema delle caste.

Un semplice esempio di questo genere di sicurezza è visibile nella decisione di Gandhi di indossare abiti indiani di cotone tessuto in casa invece di quelli importati dalla Gran Bretagna in voga all'epoca. Non temeva di non piacere alla gente a causa del suo modo di vestire o di essere respinto per condotta sconveniente. Essendo motivato dalla sua verità interiore e dall'impegno a dare ai comuni cittadini dell'India la forza di rivendicare la loro dignità e autonomia, i giudizi degli altri erano irrilevanti.

La vera sicurezza spirituale basata sull'autorealizzazione ci conferisce libertà e spontaneità. La vita si trasforma in gioco, e le relazioni diventano gioiose interazioni anziché difficili imprese. Sappiamo di essere qualcosa di più dei vestiti che indossiamo o dei ruoli che ricopriamo. Non ci preoccupiamo dell'impressione che diamo; ci comportiamo spontaneamente con amore e gioia.

Quando sperimentiamo la nostra pienezza, l'energia mentale che prima usavamo per mantenere una certa immagine di noi stessi diventa disponibile per finalità migliori.

Possiamo smettere di cercare di proiettare un'immagine idealizzata di noi stessi; non siamo più guidati da circostanze che ci siamo creati da soli, e possediamo maggiore energia per concentrarci sul prossimo. Allora sperimentiamo la base per avere relazioni sane e appaganti: un senso di compiutezza, di pace e di amore.

Vedere il vero Sé degli altri

Quando arriviamo a conoscere il nostro vero Sé, siamo in grado di riconoscere anche quello degli altri. Le persone nella nostra vita - il partner, i figli, il postino, la bambina di otto anni che abita un po' più giù, gli amici, la donna senza casa che chiede aiuto, lo scorbutico autista dell'autobus, i presunti nemici, gli innumerevoli passanti che incrociamo per strada - condividono tutte la medesima essenza divina.

Le differenze di status sociale, nazionalità, sesso, orientamento sessuale, convinzioni politiche e appartenenza religiosa rimangono, ma attraverso esse possiamo scorgere il nostro centro comune. Ciò che ci unisce è più fondamentale e potente dell'aspetto e della personalità visibili.

Quando cominciamo a vedere il vero Sé degli altri, riconosciamo più spesso questo centro comune. I quotidiani dissapori domestici diventano meno importanti. Una donna può irritarsi perché il marito getta gli asciugamani bagnati sul pavimento del bagno, ma ricorda anche che lui è un essere umano degno di rispetto.

Una simile comprensione può contribuire a placare la sua stizza abbastanza da evitare che il bagno si trasformi in un campo di battaglia e da permetterle di parlare di quel comportamento da una prospettiva amorevole. Anche se soltanto uno dei due agisce in base a tale attitudine, il rapporto diventerà più affettuoso.

Le relazioni come percorso di sviluppo spirituale

Uno dei miei allievi mi parlò di un episodio in cui era avvenuto un cambiamento nel suo modo di relazionarsi con la partner. Era in collera con la fidanzata, e i due avevano quasi litigato. Lui aveva fatto un commento casuale, e lei lo aveva investito con una sfilza di osservazioni critiche lasciandolo ferito e irritato. Il giovane stava per reagire, quando in un lampo aveva rammentato gli insegnamenti: tu sei molto più dei tuoi pensieri e sentimenti; fondamentalmente, sei libero.

Di conseguenza, aveva smesso di sentirsi minacciato dalle parole di lei, cominciando ad ascoltarla senza difendersi o arrabbiarsi. Si trattava di un notevole miglioramento rispetto al suo precedente comportamento impulsivo. Aveva riflettuto sulla propria natura autentica, riaffermandola. Si era reso conto, alla fine, che entrambi condividevano la stessa essenza divina. Aveva compreso l'irritazione della partner nei suoi confronti a livello umano, e il senso di accettazione da cui era stato pervaso gli aveva permesso di liberarsi della collera.

Il giorno seguente la sua fidanzata aveva ammesso di essere stata dura con lui, e insieme erano riusciti ad appianare le divergenze in modo consapevole.

Questo esempio mostra l'importanza pratica dell'introspezione per costruire relazioni felici, e ciò costituisce un insegnamento del Vedanta. Quando aspiriamo a rimanere costantemente consapevoli, se sorge un conflitto è opportuno ricordare la connessione con la nostra vera natura. Allora le relazioni, di per Sé già preziose, possono diventare fondamentali anche per il nostro sviluppo spirituale.

Può sembrare relativamente semplice collegarci con la nostra essenza divina quando siamo seduti presso un torrente montano in mezzo a una foresta profumata di pino o quando meditiamo in una bella stanza tranquilla tra nuvole d'incenso e immagini sacre. La vera prova si presenta quando asciugamani sporchi e bagnati ostacolano l'accesso al water o siamo investiti da una serie di critiche. Ogni volta che ricordiamo di concentrarci all'interno invece di reagire, smussiamo un altro spigolo dell'ego e scopriamo l'amore.

Quando diventiamo consapevoli del nostro vero Sé, possiamo acquisire una maggiore capacità di amare. L'amore trova appagamento in se stesso: più amiamo, più ci riempiamo di amore. Quando riusciamo a dimenticare i nostri programmi personali e ci prendiamo realmente cura del prossimo, veniamo animati da un costante senso di gioia. Collegandoci ad altri con amore, li aiutiamo a crescere e a diventare più capaci di amare, e quell'amore, a sua volta, si rifletterà su di noi.

Amore senza aspettative

Fin troppo spesso diamo agli altri con l'aspettativa di ricevere qualcosa in cambio. Se siamo gentili con qualcuno, lo elogiamo o ci prendiamo cura di lui, ci aspettiamo che faccia altrettanto con noi, e se non lo fa ci risentiamo. Tuttavia, una simile attitudine è più simile a una strategia di investimento che all'amore. Una persona può creare un portafoglio diversificato: 30 per cento al partner, 20 ai figli, 20 alla famiglia allargata, 20 agli amici, 10 ai semplici conoscenti. Un'altra può investire tutto il capitale azionario nei parenti stretti.

A prescindere dalla strategia, le cose vanno bene finché c'è un profitto sull'investimento di generosità e affetto. Ma quando l'investimento non rende e gli altri non si comportano secondo le nostre aspettative, ci lamentiamo della loro ingratitudine.

Questo genere di "sollecitudine" somiglia più alla manipolazione che all'amore genuino. Come disse il poeta Kahlil Gibran: "L'amore non dà nulla se non se stesso e non prende che da se stesso. L'amore non possiede né può essere posseduto, perché l'amore basta all'amore.

Le qualità dell'amore

Ho avuto la fortuna di studiare in India con un grande maestro spirituale, Swami Akhandanandaji Maharaj, i cui insegnamenti sull'amore forniscono una stimolante alternativa all'"amore" come strategia di investimento. Una volta lui disse che il nostro amore dovrebbe avere tre qualità fondamentali: essere profondo, tenero e gentile, e giocoso.

L'amore dovrebbe essere profondo. Anche se vi sono molti motivi che potrebbero attenuarlo - le relazioni sono spesso talmente piene di contrasti e difficoltà che le ragioni certamente non mancano - esso dovrebbe rimanere saldo, cementato nei valori che uniscono le persone. L'amore costruito sulla base del vero Sé possiede la capacità di resistere alle inevitabili irritazioni e tensioni della vita, e alle aspettative non soddisfatte. Rimane solido anche quando i mercati sono al ribasso.

L'amore dovrebbe essere tenero e gentile. Per descrivere tale attributo, il mio maestro usava l'analogia del ghee - burro chiarificato - che si scioglie facilmente. Questa qualità gentile, quasi fluida, ha il potere di risolvere i contrasti. L'amore simile al ghee sorge spontaneamente dal cuore e pervade tutto il nostro essere, rendendoci più capaci di amare.

Infine, l'amore dovrebbe essere giocoso. In qualunque tipo di rapporto, un elemento di giocosità rafforza i legami tra le persone e crea un'atmosfera di serenità. Il riso e la bonaria canzonatura ci consentono di sperimentarci a vicenda in modo più autentico. L'allegria scuote la nostra identificazione con l'ego, serve come antidoto contro la comune tendenza a prendere le cose troppo sul serio e ci permette di esprimere apertamente la gioia e la creatività insite nelle nostre relazioni.

Gli insegnamenti del Vedanta forniscono strumenti per liberarci delle illusioni che offuscano l'amore dentro di noi. Non abbiamo bisogno di acquistarlo; non dobbiamo cedere la maschera della nostra personalità in cambio di una versione più gradevole; non ci occorre una plastica facciale o un sito di appuntamenti online più adeguato. Volgendoci all'interno, lasciando andare ciò che crediamo di sapere, e rinunciando alle nostre illusioni e desideri egoistici, possiamo trovare l'amore celato nel loto del cuore. Il poeta sufi Rumi sintetizzò così l'amore interiore e l'autorealizzazione che costituisce la base delle relazioni personali:

Nel momento in cui udii la mia prima storia d'amore, cominciai a cercarti senza sapere quanto fosse inutile farlo.

Gli amanti non si incontrano finalmente da qualche parte. Fin dal principio essi sono l'uno nell'altro.

Nel Loto del Cuore

L’essenza delle relazioni

Shubhraji

Un libro per tutti quelli che cercano relazioni più soddisfacenti e illuminate. Una lente straordinaria sui principali problemi nelle relazioni personali. Attingendo alla saggezza tramandata in storie e testi sacri...

€ 12,50 € 10,63 -15,00%

Disponibilità: Immediata

Vai alla scheda


Shubhraji è un’insegnante indiana di Vedanta nota a livello internazionale che ha iniziato il suo viaggio spirituale a quattordici anni come discepola di sua santità Swami Chinmayananda. Ispirata dall’antica filosofia non duale della Bhagavad Gita e delle Upanishad,...
Leggi di più...

Gli ultimi articoli


Non ci sono ancora commenti su Cercare il tesoro - Estratto da "Nel Loto del Cuore"

Golden Books S.r.l.
Via Emilia Ponente 1705
47522 Cesena (FC)
P.iva e C.F. e C.C.I.A.A. 03271030409
Reg. Impr. di Forlì – Cesena n.293305
Capitale Sociale € 12.000 I.V.
Licenza SIAE 4207/I/3993
Macrolibrarsi è un marchio registrato
di Golden Books S.r.l. - Nimaia e Tecnichemiste