800 089 433 / 0547 346 317
Assistenza Clienti — Lun/ven 9:00-18:00

Centering down - Estratto da "I Principi Vitali della Pratica Yoga"

di Dona Holleman 2 mesi fa


Centering down - Estratto da "I Principi Vitali della Pratica Yoga"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Dona Holleman e impara cosa significa Centered Yoga e qual è la filosofia alla sua base

Gli esseri umani sono fin troppo concentrati sulla volontà di cambiare le cose, di modificare quanto li circonda. Questi cambiamenti o alterazioni avvengono in base al modo in cui noi "classifichiamo" tutto, mediante le nostre descrizioni della realtà, in altre parole fissando il linguaggio, la parola umana, alla vita.

Indice dei contenuti:

Che cosa significa

Il termine deriva dalla tradizione quacchera e indica un atteggiamento interiore nel quale un essere umano si apre alla forza vitale che rappresenta la matrice di ogni forma di esistenza, il "collante" che tiene tutto insieme, costantemente creando e inventando nuove modalità espressive.

Tutte le espressioni della natura, compreso l'essere umano - suo ultimo figlio - non sono altro che contenitori, grandi o piccoli, di quella forza vitale. Gli uccelli, gli alberi, l'erba che calpestiamo, il leone che insegue il cervo, le onde del mare che si infrangono a riva: tutto esprime e contiene a suo modo la forza vitale.

Ma se è dentro l'essere umano, perché mai dovremmo aprirci a essa? Tale realizzazione interviene quando impariamo ad ascoltare, a prestare attenzione.

Spesso la sete di dominio in noi uomini è talmente forte che ci sforziamo perfino di classificare e cambiare la forza vitale stessa per mezzo delle nostre descrizioni, religioni e filosofie, senza comprendere che la vita e la stessa forza vitale sono al di là delle capacità descrittive umane.

Pertanto, la capacità di ascoltare, di prestare attenzione, propria del periodo dell'infanzia nel quale tutto è nuovo, ne risulta diminuita, e perdiamo così il senso di appartenenza a una famiglia più vasta, la famiglia della vita. Questa alienazione ci sospinge verso una ricerca di significato sempre più strenua.

Secondo le parole di Henry Thoreau: "La grande maggioranza degli uomini conduce un'esistenza di quieta disperazione" (Walden, ovvero la vita nei boschi).

In passato lo yoga veniva praticato nella più assoluta solitudine. Tale pratica mira a smussare le asperità del corpo e della mente, a renderli entrambi permeabili alla vita. Il corpo e la mente dell'uomo sono irrigiditi dal nostro modo di vivere, di essere, di pensare, dall'alienazione che noi stessi creiamo giorno dopo giorno.

Sciogliendo il corpo e la mente, possiamo imparare di nuovo ad ascoltare le pulsazioni della vita.

La parte anteriore del nostro corpo corrisponde alla zona intellettuale del cervello, che è in grado di calcolare e pensare, e che crea il linguaggio, le filosofie, le teorie e così via. La sua funzione originaria era - ed è ancora - quella di permettere all'indifeso uomo-scimmia di sopravvivere in un mondo in cui la regola è divorare o essere divorati.

Il cervello umano ha adempiuto fin troppo bene a tale funzione, trasformandosi da mezzo di difesa in strumento di offesa. Attraverso l'evoluzione e seguendo l'istinto di sopravvivenza, la preda ha sviluppato le mente del predatore.

La parte posteriore del corpo, invece, corrisponde all'antico cervello rettiliano, che già esisteva molto tempo prima dello sviluppo del cervello intellettuale. Esso non conosce il linguaggio umano, ma solo le risposte istintive del corpo. Come tale, possiede un'infinita capacità di ascolto.

Tale funzione non viene esplicata con le orecchie, con gli occhi o con uno qualsiasi dei sensi che in genere utilizziamo. E' un ascolto che promana dal cuore, una conoscenza diretta della forza vitale, qualcosa che il cervello frontale, più giovane, non possiede.

Il centering down consiste nella capacità di ritrarre a volontà, in alcune occasioni, l'energia dal cervello frontale, dal volto e dalla parte anteriore del corpo per trasferirla dietro al corpo, onde accedere a questa più antica conoscenza.

L'espressione accigliata, il broncio e altre espressioni rigide della nostra personalità egocentrica scompaiono dal volto per fare spazio al sorriso e agli occhi semichiusi delle statue del Buddha, o agli occhi a mandorla delle antiche rappresentazioni egizie.

Lasciando da parte tutta la nostra conoscenza, ridiventiamo bambini innocenti. Innocente significa "che non nuoce", perché non "danneggiamo" più la vita classificandola e inscatolandola.

Il cervello più giovane ha comunque una sua utilità nel classificare, pensare e pianificare, ma l'effetto collaterale di tutta questa attività egocentrica è l'alienazione; si potrebbe dire che questa regione cerebrale opera in uno stato di en-stasi, attirando dentro di sé tutta l'energia che consuma per le proprie attività.

Il cervello più antico è il cervello del cuore. Il cuore conosce direttamente la forza vitale e con essa l'estasi. Il termine e-stasi significa "essere fuori da se stessi".

Estasi è l'energia generata dalla realizzazione che la forza vitale è in noi e in tutta la natura. È la realizzazione che noi siamo natura, sullo stesso piano di ogni altra cosa, membri di un'unica vasta famiglia. Nell'estasi non esistono divisioni tra "noi" e "loro", non c'è alienazione, nel momento in cui realizziamo l'unicità di tutta la vita.

Il centering down, cioè lo yoga nella sua più pura e semplice forma, consiste nel "sapere" quando utilizzare il cervello intellettuale e quando il cervello antico. Rendere il corpo e la mente talmente flessibili da poterci spostare agevolmente dall'uno all'altro dei due stati dell'essere, l'en-stasi del cervello frontale e l'e-stasi del cervello antico o cuore: è la più alta forma di flessibilità nella quale trascendiamo tutte le teorie, le descrizioni e le ostruzioni, e possiamo seguire facilmente, senza sforzo e con gioia l'ininterrotto flusso della vita.

Perché per l'eterno bambino che è in noi "cavalcare il cavallo della vita sarà sempre molto, molto bello".

Che cos'è il Centered Yoga?

Il Centered Yoga è la ricerca di equilibrio tra le due polarità dell'essere umano, l'en-stasi del cervello frontale e l'en-stasi dell'antico cervello o cuore attraverso l'applicazione degli Otto Principi della Pratica. E' la comprensione e applicazione dell'antico simbolo di yin-yang, nel quale le due polarità formano un cerchio.

La maggior parte di noi manifesta una personalità predominante. Per esempio, una persona può fare affidamento sul cervello, mentre un'altra è più serena e vive osservando. Ovviamente, non vale sempre e al 100 per cento, come manifestano i due punti all'interno del cerchio di yin-yang.

Il nostro lato yang, umano, pensante, è quello che agisce positivamente sul mondo esterno, che cerca di modificare sulla base di una personale idea interiore. Ciò comprende l'atto di giudicare, classificare ed etichettare il mondo esterno secondo i propri condizionamenti personali. Il canto di un uccello è "bello", mentre il rombo di un aeroplano è "non bello".

Ed ecco che i due suoni cambiano, una volta etichettati e classificati per farli rientrare in due categorie diverse. Ciò facendo, dimentichiamo che un suono è soltanto un suono, una vibrazione dell'aria: qualsiasi aggettivo applichiamo a esso è un giudizio e, per di più, puramente personale.

Per un altro uccello il canto del primo può non essere affatto bello, ma esprimere invece una rivendicazione aggressiva, del tipo "Questo è il mio albero. Stai alla larga!". Alle orecchie di un amante degli aerei, d'altro canto, il rombo di un motore a reazione può sembrare musica. Il lato yang corrisponde alla nostra parte pensante, giudicante, agente.

Mentre noi non ne siamo cambiati, trasformati; impieghiamo la nostra energia tentando di mutare il mondo esterno.

Il lato yin, invece, è quello in ascolto, che riceve e permette che il mondo ci influenzi, senza che cerchiamo di modificarlo. Consente al mondo di intervenire su di noi e - ciò facendo - di cambiarci in modi che il più delle volte non sono soggetti alla verbalizzazione.

Perciò, invece di definire "bello" il canto dell'uccellino, se ci prendiamo il tempo di ascoltarlo semplicemente senza classificarlo sotto forma di giudizio o etichetta, potremmo di conseguenza sentire che qualcosa accade dentro i noi, qualcosa di indefinibile, ma che nondimeno accade.

In questo ascolto qualcosa in noi viene toccato e noi ne risultiamo cambiati, trasformati al punto che non saremo mai più gli stessi.

Questo ascolto corrisponde alla capacità - presente in ogni essere umano, ma per lo più non altrettanto sviluppata del lato pensante - di prestare un'attenzione totale, il che significa aprire il canale che va dal mondo esterno verso quello interiore, permettendogli di "entrare" e "fare" ciò che deve fare.

La nostra vita quotidiana trascorre per lo più nella modalità di pensiero, azione, desiderio di "cambiare il mondo". Ciò può renderci aggressivi e dispotici. La persona che, al contrario, presta un'attenzione totale non è presente, perché si tratta di due atteggiamenti mutualmente esclusivi.

Per pensare ci deve essere una persona che pensa, che è al centro dei pensieri. Per prestare attenzione non deve esserci una persona, in quanto non esiste nessun centro che concentra l'attenzione, c'è solo l'atto dell'osservazione, dell'attenzione.

Questo è il significato di Centered Yoga: la capacità di essere a volontà nell'una o nell'altra modalità, a seconda delle circostanze, di poter danzare tra le due modalità del nostro essere.

Trascorrere troppo tempo in una modalità o nell'altra ci porterà fuori equilibrio, trasformandoci in persone rigide, egocentriche e critiche, vittime dei nostri stessi processi cognitivi, o in sognatori senza speranza. Pertanto, per avere la mente e il cuore sani è essenziale essere in grado di passare dall'una all'altra modalità ogni volta che si renda necessario.

All'inizio del mio percorso, seguendo le linee guida dei miei maestri, cominciai a sviluppare una serie di principi che possono aiutarci a portare l'equilibrio tra agire e ascoltare, in cui la totale attenzione precede e sostiene l'azione.

Sono in debito, inoltre, con i miei magnifici maestri, cioè i cavalli, che mi hanno insegnato e continuano a insegnarmi la loro straordinaria abilità nell'essere attenti a tutto ciò che li circonda. Essendo prede naturali, questo è il loro unico strumento di sopravvivenza.

Per gli insegnanti di yoga l'attenzione totale è una condicio sine qua non. Senza di essa approfittiamo dei nostri allievi e non permettiamo loro di trovare il proprio sviluppo e percorso, li ostacoliamo e impediamo che diventino praticanti fiduciosi e armoniosi.

Nel 1981 scrissi Centering Down. Era il mio primo tentativo di spiegare non la pratica dello yoga di per sé, ma come praticare. Il libro divenne subito un classico e viene ancora richiesto. Per molte scuole e praticanti è un testo fondamentale. In esso descrivo l'inizio e l'evoluzione di quelli che sono ormai gli Otto Principi della Pratica.

Molte persone applicano questi ultimi e pertanto ho ritenuto opportuno esporli in maggior dettaglio, tracciando una breve storia di ciascuno di essi. Troverai ulteriori spiegazioni in Centering Down, Dancing the Body of Light, Harmonic Passages e Centered Yoga.

Gli Otto Principi della Pratica

Ci vuole una vita intera per raggiungere la semplicità, e a quanto pare il processo non finisce mai. Viaggiando attraverso Centering Down (1981), Tree of Life (1982), Syllabus for Teacher and Student e Asana in Photo (1984), Yoga Darsana volumi I e II (1987), la rivista Jyotim (1992-), Dancing the Body of Light (2000), A Fish in Search of Water e Eyes of Innocence (2002), Harmonic Passages (2003) e Centered Yoga (2005), approfondendo la comprensione, respingendo nozioni che ostacolavano più che aiutare, posso solo tentare di dimostrare che esiste un modo per praticare yoga o cavalcare o qualsiasi altra cosa, che è insieme integrale e gioioso.

Nella Parte II darò una descrizione degli Otto Principi della Pratica. Per amor di chiarezza li ho divisi in modo sequenziale, ma in realtà formano un unico insieme, poiché si applicano simultaneamente.

Ciascun principio contiene in sé tutti gli altri: il primo contiene già l'ultimo, e tutti si risolvono nel centrare il corpo e la mente in modo tale che vi sia uno stato meditativo naturale, sia fisico che mentale, sempre e ovunque, non solo certe volte e in certi luoghi o posizioni.

Questo stato meditativo guida tutte le azioni rendendole fluide, piene di grazia e di armonia.

Nell'applicazione di questi Otto Principi allo yoga è importante comprendere il corpo fisico, il modo in cui è assemblato e funziona. Nello stesso tempo è importante capire anche come funziona la mente.

L'applicazione degli Otto Principi della Pratica mira a dare al corpo il massimo spazio e agio interiore, seguendo le sue linee naturali e il suo rapporto con la gravità, la pressione dell'aria e altre sollecitazioni imposte a esso dall'ambiente al quale è soggetto.

Ciò è possibile se ascoltiamo il corpo da uno stato mentale meditativo di totale attenzione. Solo così possiamo avviare ciascun movimento dal corpo energetico, che a sua volta attrae e guida il corpo fisico attraverso i movimenti.

Nella pratica dello yoga questo processo viene applicato al nostro corpo fisico. Quando io vado a cavallo, applico esattamente gli stessi Otto Principi, con sorprendenti risultati di fluidità, facilità e gioia nei movimenti del cavallo. Gli Otto Principi sono universali, come lo yoga.

Nella descrizione di ciascun principio accennerò anche alla fonte, per dimostrare che l'apprendimento dev'essere a trecentosessanta gradi, invece di derivare soltanto da un ristretto gruppo di informazioni.

Gli Otto Principi della Pratica

  1. Lo stato meditativo della mente, ovvero il "non fare" della meditazione
  2. Il rilassamento, ovvero il "non fare" del corpo fisico
  3. L'intento, ovvero il "non fare" della visualizzazione
  4. Il radicamento, ovvero l'uso intelligente della gravità
  5. La centratura, ovvero la consapevolezza dell'hara
  6. L'allineamento del corporama, ovvero la comprensione anatomica del corpo fisico
  7. La respirazione, ovvero l'uso totale dello spazio respiratorio interiore
  8. L'allungamento, ovvero l'uso della respirazione per aprire il corpo

I Principi Vitali della Pratica Yoga

Danzando con la fiamma della vita

Dona Holleman

Un libro ambizioso che attinge a oltre cinquant’anni di esperienza nella pratica e nell’insegnamento dello yoga, che non può mancare nella biblioteca dei praticanti e degli insegnanti di yoga In questo testo essenziale,...

€ 24,50 € 20,83 -15,00%

Disponibilità: Immediata

Vai alla scheda


Dona Holleman di origini olandesi, ha cominciato a studiare filosofia orientale all'età di 12 anni, quando viveva sull'isola di Java. La sua attenzione si è concentrata principalmente sul Buddhismo e sul Taoismo, ma il suo vero interesse è sempre stato il corpo e il suo mistero. Negli anni...
Leggi di più...

Gli ultimi articoli


Non ci sono ancora commenti su Centering down - Estratto da "I Principi Vitali della Pratica Yoga"

Golden Books S.r.l.
Via Emilia Ponente 1705
47522 Cesena (FC)
P.iva e C.F. e C.C.I.A.A. 03271030409
Reg. Impr. di Forlì – Cesena n.293305
Capitale Sociale € 12.000 I.V.
Licenza SIAE 4207/I/3993
Macrolibrarsi è un marchio registrato
di Golden Books S.r.l. - Nimaia e Tecnichemiste