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Caratteristiche generali - Estratto da "Coltivare l'Olivo"

di Pierluigi Villa 4 mesi fa


Caratteristiche generali - Estratto da "Coltivare l'Olivo"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Pierluigi Villa e scopri quali sono metodi e accorgimenti per la coltivazione di un pianta simbolo del Mediterraneo

L'olivo appartiene alla famiglia delle Oleaceae, alla sottofamiglia delle Oliveae, al genere Oleae alla specie Olea europaea, l'olivo europeo.

Indice dei contenuti:

La classificazione

La famiglia delle Oleaceae comprende circa 30 generi e 600 specie distribuite in vaste regioni a clima caldo e freddo. Esiste un numero imprecisato di varietà coltivate, spesso composte da individui morfologicamente simili, ma con caratteri genetici diversi.

Le varietà descritte o citate in Italia sono circa 500. Questo evidenzia una notevole variabilità dei caratteri nelle diverse zone di coltivazione, dovuta probabilmente alla selezione, in parte spontanea, in parte operata dall'uomo, che spesso ha portato a creare vere e proprie popolazioni locali (ecotipi).

Olea europaea ha rami quasi tetragoni, a volte spinescenti; foglie ovate o bislunghe, mucronate, persistenti, coriacee, di colore verde-grigio e glabre nella pagina superiore, bianco argenteo nella pagina inferiore.

I fiori sono piccoli, bianchi, disposti in grappoli. I frutti, le olive, sono drupe ovali, più o meno regolari secondo le varietà, con polpa carnosa e oleosa, nocciolo duro e appuntito. A maturazione assumono una colorazione nero-rossastra più o meno intensa.

All'interno della specie europaea sono state distinte due sottospecie, Oleo europaea oleaster (oleastro o olivo selvatico, classificato come tale da De Candolle, da Linneo come O. europaea sylvestris), e Olea europaea satlva, l'olivo coltivato.

Olea europaea oleaster si distingue dalla specie coltivata per avere dimensioni più piccole, tanto da non superare mai i 5 metri, e per il suo lento accrescimento. I rami sono angolosi, spinescenti con la corteccia più liscia e di colore grigio; le foglie sono rade, più strette, più piccole, molto persistenti e di colore verde cupo. I frutti sono piccoli, con scarsa polpa, di colore nero lucente, e forniscono un olio meno abbondante ma generalmente più fine di quello ricavato dalle olive dell'olivo coltivato.

Olea europaea sa ti va è una pianta di grandi dimensioni che può anche raggiungere i 18-20 metri di altezza; i suoi rami sono poco spinescenti, rotondi, spesso flessibili e ricadenti; le foglie sono lanceolate, i frutti sono meno numerosi ma più grossi, a polpa abbondante e molto ricca di olio.

La morfologia

RADICI

L'olivo è una pianta sempreverde di grande longevità (può vivere centinaia d'anni) con un apparato radicale molto esteso, costituito in covalenza da radici avventizie che si sviluppano molto superficialmente.

Nell'albero adulto il punto di inserzione tra fusto e radice (colletto), che appare ingrossato e prende il nome di "pedale", "ceppaia" o "ciocco", è caratterizzato da formazioni più o meno sferiche, gli ovoli o puppole, dai quali si sviluppano facilmente i germogli (polloni).

Se la base di un pollone viene interrata può emettere facilmente radici, dando origine a un pollone radicato che può essere staccato ottenendo una nuova pianta.

TRONCO E BRANCHE

A maturità il tronco, dapprima tendenzialmente verdeggiante, regolare e liscio, diventa irregolare, nodoso e contorto, segnato da rilievi longitudinali (corde); può essere alto da 1 a 2 m in relazione all'ambiente, alla varietà e alla forma di allevamento.

Il legno è duro, pesante, di colore fulvo.

Le piante più vecchie si presentano spesso svuotate e divise in parti distinte per l'attacco di un parassita del legno (carie) e per la conseguente asportazione del legno guasto con la potatura.

Sul tronco si inseriscono le branche che portano i rami sui quali nascono i germogli (le ramificazioni sviluppatesi nell'anno).

I rami si distinguono secondo tre tipologie.

Tra i rami a legno si hanno i polloni, rami vigorosi che si sviluppano dal pedale, sul tronco e sono sterili, e i succhioni, germogli che si sviluppano in rami vigorosi che sorgono sulle branche principal e sulle branchette, sterili ne primi due anni ma in grado d fiorire e fruttificare. I pollon e i succhioni a volte possono essere utili per ricostituire parti di pianta deperite.

I rami a frutto sono destinati alla produzione e caratterizzati da dimensioni medie, deboli, corti, con portamento semiassurgente, orizzontale o pendulo, generalmente posizionati nella parte esterna della chioma; danno luogo esclusivamente a fiori e sono di solito derivati dalle gemme apicali di un ramo misto che ha fruttificato.

I rami misti presentano gemme a legno all'ascella delle gemme basali e apicali, e gemme a fiore nel resto della loro lunghezza, di media vigoria, abbastanza lunghi, non eretti, che fruttificano nell'anno successivo alla loro formazione.

FOGLIE

Le foglie sono relativamente piccole, opposte, ovali e lanceolate, con margini interi, di colore verde scuro nella parte superiore, verde argenteo nella parte inferiore. Si formano sui rami dalla primavera all'autunno restando vitali per un anno o anche più; raramente raggiungono l'età di due anni.

All'ascella di ogni foglia si trova una gemma che potrà dare origine a una infiorescenza (gemma a fiore) o a un germoglio (gemma a legno). A volte molte gemme a legno possono rimanere quiescenti (cioè senza germogliare) per lungo tempo, per poi svilupparsi in occasione di eventi particolari come grossi tagli di potatura.

FIORE

Il fiore è ermafrodita, possiede cioè sia gli organi maschili (due stami) sia femminili (pistillo); è molto piccolo (3-5 mm) con la corolla costituita da quattro petali biancastri saldati tra loro alla base. Il pistillo è corto, tozzo, con uno stimma ampio e piumato, provvisto di papille che lo rendono molto adatto a trattenere il polline.

I fiori sono singoli ma riuniti in infiorescenze a grappolo (con 10-40 fiori) dette "mignole" e si sviluppano all'inizio della primavera dalle gemme a fiore all'ascella delle foglie; le mignole danno origine alla fase della "mignolatura", seguita dalla fioritura vera e propria (apertura dei fiori), che secondo le annate e la latitudine può verificarsi tra la fine di aprile e il mese di giugno. I fiori vengono prodotti in quantità copiosa ma solo il 10-12% viene fecondato e si trasforma in frutto.

Questo fenomeno, tipico dell'olivo, è causato dall'aborto dell'ovario che si manifesta con diversi gradi di intensità anche fra piante appartenenti alla stessa varietà e in proporzioni diverse secondo l'annata; è fortemente influenzato dallo stato nutrizionale delle piante e pertanto può essere attenuato attraverso l'applicazione di una oculata tecnica colturale.

Impollinazione

L'olivo è una specie a impollinazione anemofila, il cui polline, costituito da granuli piccolissimi e leggeri, può essere cioè facilmente trasportato dal vento. L'impollinazione è quindi facilmente assicurata, ma molte varietà sono autoincompatibili (non possono essere fecondate dal polline da esse stesse prodotto) ed è necessario che si realizzi l'impollinazione incrociata con un'altra varietà.

Le varietà i cui fiori possono essere fecondate dal proprio oolline si dicono invece autocompatibili.

Questo aspetto è importante anche e soprattutto per un frutteto familiare, nel quale si voglia coltivare una o poche piante di olivo; infatti se nell'ambiente circostante esistono altri oliveti si può ritenere risolto il problema perché il vento assicura l'impollinazione, ma se così non fosse bisognerà adottare una varietà sicuramente autocompatibile oppure avere almeno due varietà diverse con un'epoca di fioritura abbastanza coincidente.

Se durante la fioritura, poi, si verificassero brezze che spirano prevalentemente in una sola direzione, è necessario studiare attentamente la disposizione delle piante in modo che tutte ricevano il polline di un'altra varietà.

Ovviamente questa esigenza non sussiste per le varietà autocompatibili, anche se l'impollinazione incrociata è sempre vantaggiosa poiché determina una maggiore allegagione (passaggio dallo stato di fiore a quello di frutto) e in alcune varietà la qualità dei frutti. Nella pagina precedente illustriamo uno schema di impianto che tiene conto della direzione del vento.

FRUTTO

Il frutto è una drupa piccola, ovoidale, di colore nero violaceo a maturazione, contenente notevoli quantità d'olio; dall'esterno verso l'interno è costituito da: epicarpo (buccia); mesocarpo (polpa), nelle cui cellule a partire da agosto si accumula l'olio; endocarpo (nocciolo), che contiene il seme.

La pianta fruttifica sui rametti che hanno compiuto un anno d'età.

L'olivo è una specie con produzione particolarmente alternante: a un anno fortemente produttivo (carica) ne segue un altro di scarsa produzione (scarica). Questo in buona misura dipende dalle caratteristiche genetiche della varietà, ma può essere a volte aggravato da mancanze o errori negli interventi colturali, tra cui concimazioni non equilibrate, potature, irrigazioni, difesa dalle avversità parassitarie.

 

Tratto dal libro:

Coltivare l'Olivo - Dall'Impianto alla Produzione dell'Olio

Le varietà, le forme di allevamento, le cure dall'impianto alla produzione dell'olio

Pierluigi Villa

Un volume indispensabile a chi vuole ottenere il massimo dalla coltivazione delle proprie piante di olivo. In più, i consigli sull'avvio della produzione al frantoio e le tecniche corrette per l'oleificazione.

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Pierluigi Villa è agronomo, consulente e conduttore di aziende agricole. Laureato in Scienze Agrarie e dottore di ricerca in Biologia vegetale e produttività delle piante coltivate, per anni ha condotto ricerche presso il Dipartimento di Produzione Vegetale dell'Università...
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