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Anteprima L'Ombra il Lato Oscuro della Tua Anima, LIBRO di Ruediger Dahlke

di Ruediger Dahlke 2 anni fa


Anteprima L'Ombra il Lato Oscuro della Tua Anima, LIBRO di Ruediger Dahlke

Leggi in anteprima le prime pagine del nuovo libro di Ruediger Dahlke, L'Ombra il Lato Oscuro della Tua Anima - Un manuale per imparare a riconoscerla e amarla.

Guida al viaggio nel regno dell’ombra

Imparare dalle proprie concezioni

La meta più elevata e al contempo più profonda che un essere umano possa prefiggersi è la riconciliazione con il proprio regno dell’ombra – obiettivo, per un libro, alquanto ambizioso.

Di conseguenza, questo volume non costituisce soltanto un libro di lettura nel senso tradizionale del termine, quanto piuttosto un viaggio all’interno dell’ombra, scandito in tappe con i relativi esercizi pratici da eseguirsi.

Stupefacente e al tempo stesso importante sarebbe perciò adempiere a quanto segue.

Compilare, fin dall’inizio e parallelamente alla lettura, un diario quotidiano dell’ombra, nel quale annotare gli esiti delle domande e dei test proposti nel corso della lettura stessa, così come le esperienze vissute durante gli esercizi e le meditazioni. Ove lo si faccia realmente, si proverà meraviglia nello scoprire quanto essenziale sia un simile diario personale dell’ombra e come, in parallelo, esso andrà raccogliendo l’essenza della propria storia individuale dell’ombra.

Il CD annesso al testo fornisce ulteriori possibilità pratiche di accesso al mondo delle immagini dell’anima. La tecnica utilizzata nelle meditazioni guidate è molto semplice ed è volta ad ampliare in maniera considerevole la propria coscienza. Il lettore dovrà semplicemente compiere di volta in volta i propri viaggi interiori nei corrispettivi stadi indicati dal libro. Così facendo, ne verrà il completamento ideale al lavoro svolto attraverso il diario dell’ombra. Mentre il libro aiuterà il lettore ad apprendere tutti i trucchi investigativi e a svelare le raffinate astuzie dell’ombra – nel senso di un fiuto rinomato quanto quello di Sherlock Holmes – i viaggi attraverso il CD adempiono, al contrario, al ruolo di un dottor Watson, l’aiuto-detective meno acuto ma più intuitivo ed esperto di anime, che offre il suo contributo direttamente a partire dal cuore e dalla pancia.

Le sollecitazioni, diffuse in tutto il libro, a guardare a casa propria i DVD di determinati film (cinematografici) mettono in gioco le immagini esteriori di luce-ombra e, attraverso gli esercizi consigliati al termine della visione, le collegano con quelle interiori dei mondi dell’anima, in un insieme che diventa assai più della somma delle singole parti.

Nella migliore delle ipotesi, dunque, il viaggio all’interno del proprio mondo dell’ombra avrà luogo su diversi piani: quello della lettura e della comprensione intellettuale; quello vissuto attraverso le domande incontrate nel libro, gli esercizi consigliati, i rituali, le meditazioni attraverso i CD e i film, nonché quello del loro reciproco completarsi nell’ambito del diario dell’ombra. Quest’ultimo diverrà, in tal modo, il proprio libro dell’ombra. Ottimale sarebbe se, con il tempo, già la sola lettura riuscisse ad evocare le immagini interiori, poi ulteriormente approfondibili attraverso le escursioni nel mondo dei pensieri sollecitate dal CD allegato.

In breve, si tratta di percepire la propria ombra, occuparsene e confrontarsi con essa; da ultimo, accettarla, imparando ad amarla. Poiché si tratta, dunque, più di un programma – talvolta addirittura di una terapia – che non di un libro, sarete condotti lungo percorsi non rigorosamente logici; farete piuttosto esperienza di quanto la teoria e la pratica, nel percorso sull’ombra, si fondano sempre più intenzionalmente. Il libro, perciò, si presta poco a una lettura veloce; sarà produttivo in assai maggior misura qualora lo prendiate più volte tra le mani, al fine di portare alla coscienza, attraverso la teoria e la pratica, ciò che finora era inconscio nonché recare luce nel regno dell’ombra. A tal fine si dispone di molto tempo, un’intera vita – con o senza libro, con o senza terapia.

Il volume starebbe bene sul comodino. Quando l’ombra della notte scende su di noi, il momento è opportuno per un volontario incontro con la nostra ombra interiore, che apporterà nella vita sempre più luce e, con essa, gioia. Nel corso del tempo diverrà addirittura divertente illuminare, pezzo per pezzo, la propria oscurità diventando in tal modo più consapevoli, più aperti e più cordiali nei confronti altrui ma, soprattutto, di se stessi. Il viaggio all’interno della propria ombra è sicuramente quanto di più avventuroso ed emozionante si possa intraprendere; questo libro potrà servirvi da guida, secondo il motto: «Ma questo rammenta sopra ogni cosa: sii leale verso te stesso».

Cosa s’intende realmente con il termine ombra?

L’ombra è l’ignoto che fa paura. Tuttavia, per quanto possa essere spesso dipinta come oscura, essa cela in sé quell’accesso alla piena luce riposta in ognuno di noi, necessario ad ogni forma di consapevolezza e di vera illuminazione. L’ombra è perciò la vera chiave della vita, benché venga per lo più diffamata in qualità di tenebra, di male. Ovviamente è anche, ma non soltanto, quest’ultima cosa. Secondo C.G. Jung, il padre della psicoterapia sull’ombra, essa consiste semplicemente in tutto ciò che è inconscio. In linea di principio, tutti i sintomi – indipendentemente se fisici, psichici, mentali od originati dall’ambito sociale – sono espressione dell’ombra.

Scrivere il presente libro sull’ombra ha evidenziato a me stesso quanto la maggior parte delle mie opere abbia attinenza con tale argomento. In realtà, negli ultimi trent’anni, non sono stato altro che un terapeuta dell’ombra, vivendo anche in prima persona l’esperienza di tale terapia. Non di meno, io stesso non sembro avere elaborato definitivamente la questione, come ben mostra questo libro. Le tematiche dell’ombra mi accompagnano e voi, in quanto mio pubblico, spesso me ne rendete consapevole, circostanza per cui gradirei ringraziarvi in questa sede. Quando ad esempio, in occasione di una qualche conferenza, si osserva anche un grande banco espositivo dei miei libri, molti potranno pensare e alcuni dire: «Non gli basta mai».

Qualora esso non ci fosse, le stesse persone direbbero: «Adesso non si presta più alla vendita dei libri». Oppure: «Probabilmente ha già guadagnato abbastanza». Altri, invece, al riguardo potrebbero dire: «Però, è davvero solerte», manifestandomi di ammirare il mio lavoro. Laddove non ci fosse alcuno stand di libri, queste ultime persone maturerebbero pensieri quali: «Sembra essere davvero umile, neppure espone i suoi libri». Rispetto all’ultima tipologia di persone, il loro tema d’ombra è rappresentato dalla propria creatività e umiltà, che esse desiderano sviluppare.

Riguardo alla prima, invece, a giacere nell’ombra sono i personali problemi rispetto al denaro e al proprio valore professionale. Per costoro ho scritto il libro La psicologia del denaro. Entrambi i gruppi hanno qualcosa in comune con me!

Accanto a sintomi piuttosto innocui e “atti mancati”, tutte espressioni di temi d’ombra quali l’avarizia o la timidezza, ognuno di noi conosce esempi più drastici di irruzione dell’ombra nella vita quotidiana, che spaventano proprio perché così inaspettati e violenti. Ecco una tipica storia al riguardo: il signor B., padre di famiglia sempre gentile e premuroso, mai resosi colpevole di alcunché, ha abituato tutti al suo anteporre gli interessi familiari ai suoi. Noto per l’assoluta disponibilità nei confronti di parenti e vicini, non di rado viene considerato un modello.

Tutti sono pieni di lodi per lui. Egli rappresenta il perfetto emblema del padre esemplare che si sacrifica per la propria famiglia, gli amici e i colleghi. Qualora gli si chieda un favore, si potrà esser certi che vi adempierà. Nel caso in cui si abbia bisogno di aiuto egli sarà sempre presente. Tuttavia, un giorno – e per ognuno in modo inaspettato – egli esce completamente dal suo ruolo. Per un breve momento, diventa qualcuno finora a tutti sconosciuto: un criminale che conficca un coltello da pane nel ventre della propria moglie, inseguendo poi anche il figlio con l’intento di ucciderlo.

Lo spettro scompare così inaspettatamente come aveva fatto irruzione. Orbene, il signor B. sprofonda in sé e, ridotto a uno straccio, si lascia arrestare dalla polizia senza alcuna resistenza. Una giornalista, sforzandosi invano di spiegare a parole “l’inspiegabile”, lo descriverà come “un uomo finito”. Un minuto di dominio dell’ombra ha annientato decenni di vita borghese ben delineata. Da un momento all’altro il padre buono è diventato per tutti il cattivo uomo-ombra. A ben ragione il nostro mondo dimentica assai rapidamente tali uomini-ombra, li bandisce il più velocemente possibile dalla normale quotidianità e li rinchiude in prigione o in istituti inaccessibili.

Per connotare tali irruzioni brutali dell’ombra, oggi si utilizza il termine amok, di origine malese che, tradotto letteralmente, significa “uccidere in preda a follia rabbiosa”. È interessante osservare come un tempo in Asia, ad esempio a Bali, la furia omicida in stato di amok non venisse punita. Si presupponeva che il soggetto interessato fosse “fuori di sé” e, pertanto, non responsabile delle proprie azioni. In certo qual modo, si tratta addirittura di un punto di vista anche moderno, come potrà dimostrare più avanti l’analisi delle personalità scisse (ved. par. “Personalità scisse”). Quando l’ombra viene repressa molto a lungo e con sistematica persistenza, essa può agire in maniera completamente estraniata, come se non appartenesse alla persona corrispondente.

La seguente “storia patologica” fornisce un ulteriore esempio d’irruzione dell’ombra: a un giovane paziente, padre di due bambini, viene diagnosticato un cancro ai testicoli in stadio avanzato. I medici gli pronosticano al massimo un anno di vita. L’uomo, disperato, cerca una qualche soluzione: se ora lavorasse come un matto, quanta parte potrebbe ancora riuscire a saldare del debito appena contratto sulla propria porzione di villetta bifamiliare? In che modo potrebbe rendere ulteriormente sicura la sua famiglia? Non gli viene in mente alcuna soluzione.

La mia proposta di intraprendere la sua lotta per la vita, suggeritagli durante un lungo colloquio, risulta ostica rispetto al pessimismo diffuso dalle autorità della medicina accademica. Coglie anche me completamente di sorpresa la “soluzione” infine escogitata dal paziente: non potendo più provvedere al mantenimento della famiglia né più salvare se stesso, egli decide di esaudire il vecchio sogno di un viaggio intorno al mondo, da lui sacrificato all’epoca in cui sua moglie era rimasta incinta del primo figlio. Si risolve così a utilizzare per se stesso una piccola parte del denaro ancora restante, lasciandone la maggior parte alla famiglia.

Giunto alla fine, quando la debolezza preannunciata dai medici lo avrebbe pervaso, avrebbe trovato un posto dove lasciarsi morire. Invece di una psicoterapia, ovvero di un viaggio interiore dell’anima, ora egli mi chiedeva indicazioni per un viaggio esteriore. Egli lascia dietro di sé, nella sua cerchia, sbigottimento e terrore. La moglie, che aveva inviato da me, crede adesso con ogni evidenza di non aver mai realmente conosciuto suo marito il quale, fino ad ora, mai si era dimostrato egoista e irrispettoso.

La donna ricorda, tuttavia, con quanto desiderio egli volesse un tempo intraprendere insieme a lei un giro del mondo e come avessero dovuto rinunciarci a seguito della gravidanza. In luogo del viaggio, invece, si erano sposati e avevano avuto un bambino; l’uomo, anziché studiare, aveva subito iniziato a lavorare. Nel corso della conversazione si evidenziava, con sempre maggior chiarezza, quanto la gravidanza fosse benvenuta per lei e quanto, al contrario, risultasse inopportuna per lui.

Alla donna aveva risparmiato il peso di dover superare le proprie paure nei confronti del mondo e di dover ulteriormente sopportare una condizione di vita ancora precaria. All’epoca lei era convinta, o quanto meno sperava, che lui l’avrebbe sposata, assecondando il suo più grande desiderio. All’uomo però quel primo figlio aveva sottratto la libertà, il sogno del grande immenso mondo e una laurea.

Entrambe le storie hanno qualcosa in comune. Nell’amok omicida così come nella malattia del cancro, l’ombra irrompe nella vita e la cambia in termini radicali. Contrariamente alla prima storia, che termina in prigione senza spiegazione né speranza, la seconda trova invece un’inaspettata via d’uscita. Dopo circa sei mesi, l’uomo affetto da cancro non diventa affatto più debole, come predetto dai medici; al contrario può ben continuare a viaggiare. Dopo un anno, ha raggiunto da tempo il luogo in India prescelto per la sua morte eppure, mentre il denaro viene a mancare, la sua forza vitale rimane intatta. Egli resta in vita e dopo quasi due anni ritorna senza alcuna traccia di cancro. In seguito sua moglie finisce addirittura per riaccoglierlo.

Oggi direi che il paziente in questione ha condotto in proprio una gran parte del lavoro sull’ombra e ne ha vissuto una componente precedentemente repressa. Il suo cancro era un’esplosione dell’ombra oscura, la sua partenza una manifestazione di quella luminosa. Entrambi gli aspetti appartenevano all’ombra, giacché inconsci. Non appena il paziente ha dato volontariamente energia all’ombra, quest’ultima ha potuto donare alla vita immensa forza e dinamismo, vincendo addirittura il cancro – incidentalmente e senza terapia.

Il paziente non avrebbe in alcun modo previsto tali esiti; non era più lo stesso uomo di quando era partito. Sua moglie aveva ragione: non aveva mai conosciuto quella parte di lui che l’aveva spinto a interrompere tutto e a mettersi in cammino con decisione fulminea. L’impossibilità di salvezza, conseguente alla diagnosi di cancro, gli aveva dato la forza di riconoscere il suo sogno relegato nell’ombra. Al ritorno, questo aspetto era tornato in vita ed era stato integrato; il paziente aveva reso così la sua vita più ricca e più piena, sia per se stesso che per la propria famiglia. Con quella nuova forza, aveva anche ripreso gli studi.

Entrambi gli esempi dimostrano come l’ombra agisca invisibilmente e dall’inconscio. Eppure essa può divenire per noi un segnale indicatore di quanto ancora ci manchi per essere completi. Ciò la rende preziosa, il nostro più grande tesoro. Per definizione, non possiamo conoscere la nostra ombra; ciò nonostante il viaggio nel suo regno è allettante – come allude la seconda storia – e ricco di meravigliose opportunità. Se abbiamo il coraggio di addentrarci in una terra nuova e sconosciuta, essa ci ispirerà dandoci molto più di quanto non possa fare sempre lo stesso viaggio nel medesimo luogo.

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