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Una situazione molto complessa - Estratto da "Fisiologia Sottile"

di Roberto Zamperini 2 mesi fa


Una situazione molto complessa - Estratto da "Fisiologia Sottile"

Leggi in anteprima la prefazione del libro di Roberto Zamperini e scopri come funzionano le energie sottili nascoste del nostro corpo

Nelle librerie più fornite c'è di solito un reparto intitolato "Esoterica". A volte (non troppo spesso, lo confesso) mi fermo a dare un'occhiata. È una cosa che non faccio sovente, perché la visita mi lascia generalmente l'amaro in bocca. Infatti, di tanto in tanto mi capita di sfogliare dei libri sui chakra, scritti da chi sembra non avere la minima idea di cosa sta parlando, spesso corredati da esercizi che, quando non sono assolutamente inutili, sono dannosi.

Poi trovo i libri in cui si mescola fantascienza ad energie sottili, dall'autore che è stato allievo privilegiato di un marziano, della misteriosa "guida spirituale" che elargisce impraticabili quanto sibilline pratiche, destinate a fornire all'incauto le semplici vie dell'illuminazione, a guidare l'ignaro in sicuri e appassionanti viaggi astrali, certamente più economici dell'agenzia di viaggi sotto casa, nonché tecniche di guarigione prodigiose, che garantiscono grandi risparmi sulla spesa del medico e delle medicine, con favorevoli ripercussioni sul PIL.

Non che non creda alle vie dell'illuminazione, alla possibilità dell'esplorazione di altre dimensioni o a quella di utilizzare le energie sottili in terapia. Però, c'è un limite a tutto...

Altri libri che trovo un po' deprimenti sono quelli sui "sette" chakra. Come ancora oggi (scrivo nel 2005) si possa parlare di sette chakra ...

Qualcuno obbietterà che lo yoga indiano ne considera proprio sette, ma risponderò subito che questo non è vero. Gli antichi maestri indiani erano ben consapevoli che le cose non stavano così e, quando hanno parlato di sette chakra, lo hanno fatto solo per semplificare concetti filosofici altrimenti troppo complessi.

Resta poi il fatto che nello yoga cinese i chakra o agopunti sono un po' più di sette e questo dovrebbe far riflettere.

A me sembra che, centrali in tutti questi scritti, ci siano due pretese. La prima è quella di snobbare le conquiste della scienza, sottintendendo che la persona interessata ai temi qui trattati non dovrebbe faticare troppo dietro le astruserie e le complicazioni di fisici, medici e biologi, quando esistono discipline che garantiscono risultati formidabili, senza fatica e senza spremersi troppo il cervello. Pillole contro la complicazione.

La seconda pretesa è che non si abbia alcun interesse a contribuire alla nascita di una scienza o comunque di una disciplina che aspiri a diventare scienza, ma che si voglia solo contrabbandare una sorta di sapere "sacro" e immutabile.

Considero sacri altri libri ed altri argomenti e immutabile solo la stupidità di chi è convinto di sapere già tutto e per sempre. La nostra Tecnica Energo-Vibrazionale pretende di essere solo una tecnica, come tante e fra tante. Non è sacra, non è immutabile, non è intoccabile, ma è solo basata su certi risultati. Quando i risultati sembrano indicare strade diverse, la Tecnica Energo-Vibrazionale si adegua, senza rimpianti.

La complessità dell'Universo e dell'essere umano: scienze come la Fisica e la Biologia stanno comprendendo che le cose nell'Universo e nell'essere umano sono complesse, molto di più di quanto si potesse ritenere fino a cento o anche solo cinquanta o perfino dieci anni fa. Il libro che avete tra le mani ha la pretesa di parlare della costituzione sottile dell'organismo umano.

Per la verità, sono convinto che quanto troverete in queste pagine sia per ora niente più di un primo abbozzo non definitivo dell'anatomia e della fisiologia sottili dell'uomo.

Il lavoro da fare in questo campo è enorme, a patto, naturalmente, che non si lasci che la ragione frequenti solo le teste di chi crede che l'uomo sia solo materia, concezione per altro rispettabilissima, anche se piuttosto frustrante e limitante.

Sono convinto che da troppo tempo si sia permesso che lo iato tra ragione e spiritualità, tra scienza e ricerca degli aspetti più nascosti della Natura e dell'essere umano si allargasse sempre più. Il torto sta in noi, che crediamo che gli esseri umani siano più che un mucchio di molecole, e solo a noi tocca dunque il compito di colmare questo iato.

Non pretendo naturalmente di essere l'unico a tentare di riempire questo vuoto. Molti sono gli Autori che hanno prodotto e scritto importanti lavori su temi come quelli che anche io tratto e alcuni di questi lavori sono citati in questo e negli altri miei libri.

Costato però, e sempre con una punta di dispiacere, che il pubblico interessato a questi temi, quando deve orientarsi nel mare magnum dei libri, tende spesso a rivolgersi verso le semplificazioni, le formulette magiche, le promesse di miracoli che esistono solo nella testa di chi è disposto a crederci e di chi li presenta (e troppo spesso anche nel suo conto in banca), che non piuttosto nella complessità dei temi che si affrontano. La complessità dell'Universo e dell'essere umano sembra spaventare alcuni più della morte.

Un tempo, in Europa, tutte le persone istruite parlavano il latino. E le persone istruite erano le stesse che detenevano il potere. Gli altri, gli ignoranti, restavano muti e sbigottiti di fronte a un linguaggio astruso e difficile, che non comprendevano e che era solo latinorum. "Se parlano tanto bene in latino, sono istruiti. E se sono istruiti sicuramente sanno quello che dicono. Io, che sono un ignorante, è meglio che me ne stia zitto, in disparte. Lasciamoli fare."

Oggi il nuovo latinorum è il linguaggio della scienza. Come tanti di voi, anch'io sono un appassionato lettore di libri di divulgazione scientifica. Purtroppo, a volte, trovo queste letture inutili, perché viene il sospetto che l'autore, più che essere interessato a farci comprendere l'argomento, voglia sfarinare tutta la sua cultura oppure che, scrivendo il libro, si sia preoccupato più dell'opinione dei suoi pari, che della comprensione del povero lettore. Altre volte l'autore non si è preso la briga di corredare il suo libro di una sola illustrazione.

Finché si tratta di temi filosofici o letterari, passi. Ma come si fa a capire cosa sia il DNA senza neppure uno straccio d'immagine? Sono da sempre convinto che un'immagine parli spesso più di cento pagine. Per tale ragione, questo libro, come gli altri miei, è così denso di figure. Spero che chi mi legge possa trovare nei disegni quella comprensione più profonda, che, con la mia scrittura, non sono riuscito a stimolare.

La base della Biologia umana è, ovviamente, la Biologia cellulare. Nel libro affronteremo la struttura della cellula prima dal punto di vista della Biologia, poi dal punto di vista delle energie sottili. La trattazione degli aspetti biologici non è rivolta agli specialisti (e come potrebbe essere diversamente, visto che chi scrive non è né un medico, né un biologo?) e sarà essenzialmente divulgativa. Non mi sono troppo preoccupato dell'aspetto formale delle descrizioni, quanto piuttosto della comprensione, magari a livello intuitivo, delle cose.

Parleremo di argomenti con i quali ogni persona di media cultura, come me e come voi, dovrebbe avere una sia pur minima dimestichezza.

Ci si potrebbe chiedere perché dover fare tanta fatica. In genere, tendiamo ad interessarci di certe cose, soprattutto se si tratta di argomenti medici o scientifici, solo quando toccano direttamente le nostre tasche o la nostra salute o quella dei nostri cari. Allora ci troviamo per la prima volta nella vita ad occuparci di concetti e nozioni che non avremmo mai pensato ci potessero riguardare e che avevamo tranquillamente ignorato fino ad allora.

Credo che questo sia un errore. Un grave errore. Tutti noi dovremmo avere, indipendentemente dal nostro lavoro e dalla nostra storia scolastica, una minima preparazione di base, che ci permetta di avere almeno un'opinione su temi che interessano tutta la collettività e che come tali, prima o poi, diventano politici.

L'impatto della scienza e della tecnologia sulla vita quotidiana è ormai di una tale portata che ci costringe a sapere quanto meno di cosa si sta discutendo.

E' vero che nei media, nonostante ciò, argomenti come la ricerca scientifica sembrano essere solo di sfondo a notizie ben più importanti come la gravidanza della cantante o il seno rifatto della star o l'ultimo flirt dell'attore bello e famoso. Ma occorre ricordare che la ricerca viene fatta con i nostri soldi, direttamente attraverso le tasse che paghiamo, o indirettamente, attraverso il costo di quello che compriamo.

La ricerca si traduce, prima o poi, in qualcosa che entra nella nostra vita e in quella dei nostri figli e ne cambia la qualità, nel bene o nel male. Quesiti come: "esiste un riscaldamento globale e, se esiste, quali effetti può avere sulle nostre vite e sul nostro futuro?"; "gli organismi geneticamente modificati (OGM) sono potenzialmente pericolosi?"; "lo smog elettromagnetico può provocare gravi malattie?"; "cellulari e forni a microonde sono dannosi?"; "quanto si sta facendo sul cancro e sull'AIDS va nella direzione giusta?"; "gli interessi delle multinazionali del farmaco coincidono con gli interessi della collettività?"; "l'Omeopatia funziona o è solo acqua fresca?"; "quali terapie non convenzionali funzionano realmente?" e tante altre di questo tenore ci obbligano letteralmente ad avere un'opinione. Altrimenti chi un'opinione ce l'ha, giusta o sbagliata che sia, sceglierà per noi.

E' a quel punto, per noi, potrebbe essere troppo tardi.

All'interno di questo meccanismo sociale di formazione delle decisioni (leggi: politica) e delle idee dominanti nella società, rientrano in pieno anche i temi trattati in questo libro.

L'opinione più diffusa dai media sulla ricerca scientifica ha un presupposto implicito e generalmente sottinteso: l'inevitabilità del suo percorso e della sua evoluzione. Se si fa attenzione, al termine "scientifico" ne è sempre associato, automaticamente, direi quasi inconsciamente, un altro: "progresso" e così "progresso scientifico" diventa un binomio indissolubile e poiché il progresso è indirizzato, per sottinteso postulato, verso una ed una sola direzione, lo è, a maggior ragione, quello scientifico. Se la scienza ha imboccato questa strada è perché non ne esistevano altre ed era l'unica possibile.

Insomma, il progresso scientifico è unico e assoluto come e più del Padreterno, inevitabile ed implacabile come e più della Nemesi.

Questo meccanismo di formazione delle idee e delle opinioni scientifiche alcuni filosofi lo chiamano "paradigma scientifico". La tesi sottintesa si può formulare così: l'attuale paradigma scientifico è l'unico possibile e non esistono altre strade percorribili, diverse da quelle che si stanno già percorrendo. Molte persone coltivano però dubbi che questo sia del tutto vero.

La Natura ad esempio, nel corso del suo progresso evolutivo, ha creato l'occhio molte volte e per molte strade diverse, come se l'invenzione dell'occhio potesse partire da tanti presupposti differenti. Ciò che non sempre sembra valere per l'idea che una parte della comunità scientifica ha della scienza e degli indirizzi della ricerca.

Eppure, a ben riflettere, lo scienziato (cioè l'osservatore della Natura), per sua stessa natura, che è umana come quella di qualsiasi altro mortale, è portato ad amplificare e valorizzare tutti i dati che confortano le sue idee e la sua teoria e ad ignorare, magari inconsciamente, quelli che non le convalidano.

Eccezioni? No, la storia della scienza è piena di episodi del genere. Inoltre, la comunità scientifica è anche un'organizzazione fatta di persone, con tanto di strutture di potere, poco oggettive per la loro stessa realtà di organizzazioni piramidali e come tali portate a difendere posti di prestigio, cattedre e premi. Quando si profila qualcosa che può mettere in discussione l'organizzazione, questa può reagire con il rifiuto e la ghettizzazione delle nuove idee.

L'essere umano è, per sua natura, teso a difendere ciò che ha conquistato. La difesa può essere di natura geopolitica e in tal caso può arrivare a scatenare guerre e distruzioni. Altre volte, a livello individuale, è semplice difesa dello status raggiunto, del livello di reddito, di benessere e di altri parametri simili. Questa difesa si realizza, generalmente, blindando la propria visione del mondo: "Le cose stanno così e non possono stare diversamente. Chi la pensa diversamente è solo un pericoloso utopista, se non addirittura un eversore".

Ciò comporta un'automatica ostilità nei confronti del nuovo e del diverso, che vanno combattuti con ogni mezzo. Questa guerra incruenta la persona comune spesso la combatte, senza neppure rendersene conto, a fianco all'ortodossia scientifica e si realizza una sorta di santa alleanza tra le due.

Il modello scientifico dominante garantisce e rafforza così sia le strutture economiche e di potere, sia la sicurezza delle idee e delle conquiste del singolo cittadino. O almeno così crede il singolo cittadino. Eppure, si sta facendo strada nella mente di molte persone il sospetto che gli enormi profitti delle multinazionali del farmaco e dell'energia nella ricerca scientifica e tecnologica contino più dell'oggettività e dell'apertura a nuove visioni.

Esempio: che accadrebbe se quel certo nuovo approccio terapeutico sostituisse i farmaci che sono costati tanti investimenti sia nella ricerca, sia nel marketing e che permettono guadagni valutabili nell'ordine di interi bilanci statali? E allora è meglio non toccare nulla, è meglio far finta che certe cose, certi fenomeni neppure esistano.

Infine: cosa vuol dire ortodossia scientifica? Ho sempre pensato che nulla è più eretico della Scienza, quella con la S maiuscola. Il vero Scienziato non è né Aristotele, né Tolomeo, è piuttosto quello che non guarda in faccia nessuno, ma si confronta solo con la Natura, l'unica, vera, insostituibile insegnante.

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Roberto Zamperini, laureato in Statistica, scrittore, ricercatore geniale e poliedrico di terapie alternative, romanità, scienze di confine e cosmogonia, ha donato linfa vitale per la maturazione di un nuovo paradigma dedicandosi, come pochi suoi predecessori, a una lettura...
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