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Una dichiarazione d'intenti - Estratto da "Jung - L'Anima e il Matrimonio"

di Guido Rutili 3 mesi fa


Una dichiarazione d'intenti - Estratto da "Jung - L'Anima e il Matrimonio"

Leggi in anteprima la premessa del libro di Guido Rutili e scopri gli insegnamenti che si possono trovare scrutando a fondo nella vita del grande psichiatra

Dietro ogni grande uomo c'è una grande donna.

E' un modo di dire un po' datato.

Per adattarsi al quadro socioculturale contemporaneo dovrebbe essere enunciato diversamente.

Eppure tra le righe si nasconde un concetto quanto mai attuale: c'è una grandezza che si può "indossare" come singoli ma diviene raggiungibile solo gettandone le fondamenta con un individuo che ci è prossimo, che si lega a noi da vicino.

Indice dei contenuti:

Fisionomia della relazione

Sostiene la rilevanza di un gioco di interscambio tra due, tanto forte da nutrire il patrimonio dell'essere isolato e divenirne sorgente creativa, motivo di crescita.

Porta alla luce una dimensione inaspettata, interumana, causata ma capace di generare effetti a ritroso, la quale, in poche parole, crea una simbiosi con l'universo tattile e ne configura gli equilibri.

Come succede per il nostro spazio vitale, il livello esistenziale identificato ospita al suo interno un insieme di esseri viventi.

Scorgerli con i cinque sensi è impossibile, poiché condividono le caratteristiche di impercettibilità sensoriale del bacino che li contiene, tuttavia abbiamo imparato ad esperirli psichicamente e chiamarli con un nome: enti relazionali.

L'universo della vita umana, spesso confuso con lo spazio vitale dell'essere in carne ed ossa, si colora di questa mirabile e volatile dualità dimensionale quel tanto che basta per cessare l'illusione che ci distanzia dalla nostra natura collettiva; immediatamente dopo, infatti, si fonde all'interno del significato di un unico termine. Sistema.

Dietro ogni grande essere umano c'è un grande sistema.

Funzionante. Permeante.

È il topos della costruzione della grandezza ma anche della salute, del benessere, della condizione non pervasa dal sintomo, della realtà individuale.

L'algoritmo che fa dell'essere umano una creatura sociale attinge le proprie costanti dalla relazione, incubatrice della crescita in potenza.

La relazione è noumeno di cui l'uomo "divenuto" è espressione fenomenica. Permettendoci di superare l'accezione classica di questi ultimi termini, in modo chirurgico, mercuriale, vogliamo provare ad esperire la relazione, anche se significasse accontentarsi di qualcosa di parziale.

Dai grandi uomini si può imparare.

Non solo il contenuto manifesto che li ha mostrati al mondo ma, volendo trovare la qualità sostanziale che ne ha permesso la genesi, l'universo contestuale.

Si tratta di isolare il collante invece del pezzo, poiché qualsiasi frammento, se composto con altri in olistica armonia, diviene opera d'arte; è l'adesivo che compie e sostiene il risultato.

Tutto, in ultima analisi, si riconduce alla ricerca di una "fisionomia" della relazione. È microscopica investigazione di quanto l'uomo possa palesarsi in un ruolo sociale intellettualmente elevato ma rivelare il proprio segreto solo nelle modalità di stipula del legame.

La relazione non è persona, poiché non porta nessuna maschera. Si mostra collateralmente, dacché la sua natura chimica è quella del solvente e non del soluto.

Il soluto siamo noi.

La relazione è ossimorica, perché lega nello spazio di separazione, parla con il proprio mutismo, agisce nella calma della propria stasi.

Ci poniamo l'intento di percorrere la strada che porta alla scoperta della fisionomia della relazione a partire dal contesto che fece di Carl Gustav Jung il fondatore della psicologia analitica.

Ciò rappresenta l'elemento sconosciuto ed inedito nella vita dell'autore, poiché la dimensione personale è stata tanto scandagliata da divenire inflazionata; egli stesso ci ha regalato un trattato autobiografico durante gli ultimi anni della propria vita in cui l'età avanzata, l'esperienza e la grande saggezza costituivano già presupposti necessari e sufficienti a non tralasciare elementi significativi.

Limitati dai cinque sensi, non potendo percepire una materialità nell'ente relazionale procederemo per passaggi, isolando da questo quadro un sottoinsieme, uno specifico vivaio d'osservazione.

La coppia matrimoniale formata da Carl ed Emma Jung.

La costruzione dell'individuo sarà seguita a partire dai due coniugi (coniux - iungére, una sinergia antica di due termini che già contribuisce a definire la relazione).

Esamineremo il "qui ed ora" insito nella nascita del sistema coniugale.

Dopotutto, il matrimonio è un connubio che sottende elementi di peso dissimile.

C'è la pesantezza.

L'assioma umano della reciproca tendenza, del completamento e della spinta continua verso il desiderio di riproporre l'atto della creazione: l'uomo va verso la riproduzione, un evento necessariamente duale.

Una tendenza che ci programma per fisiologia e ci fa pensare come "capaci solo a partire da due", che ci restituisce come creature fondate su concetti naturali che parlano di collettività.

C'è la leggerezza.

Della possessione emotiva, del piacere percepito senza decrittazione, del trasporto subito per scelta.

Il colpo di fulmine, il ritrovamento immediato negli occhi dell'altro e l'affinità subodorata da elementi che debbono restare ignoti.

Nonostante l'alternarsi dei due stati descritti abbia l'apparenza di esprimersi autonomamente, non dobbiamo cadere nell'errore di considerare il legame duale come frutto del caso.

Per un semplice motivo tra tutti: deve essere costruito. Non c'è già.

Il terreno può essere fertile ma dovremo coltivarlo.

Il mare può esortarci all'esplorazione mostrandoci i suoi evocativi orizzonti ma la curiosità di solcarne le acque deve crescere in noi.

Il gioco può promettere grandi vincite ma l'accettazione del rischio correlato è nostra.

Carl Gustav Jung dedicò un'opera di poche (ma significative) pagine alla psicologia del matrimonio9 in cui si sofferma in modo del tutto similare sull'argomento.

Il matrimonio che descrive è composto da una parte riferita all'io cosciente ed una attribuita all'inconscio collettivo da egli stesso definito.

L'io cosciente stipula su base geno e fenotipica, l'inconscio collettivo interviene come una forza interiore inconoscibile.

Quando decidiamo dunque di lavorare al matrimonio?

Probabilmente una coscienza più o meno celata ci rende consapevoli di non poter essere a prescindere dall'altro, dal contesto, dal sistema.

Ci appare illuminante, tanto da azzardare riformulazioni del motto cartesiano dell'assunzione di coscienza: contineor ergo sum oppure communico ergo sum.

Carl Gustav Jung ebbe diverse intuizioni sulla sinergia dei due individui legati nel matrimonio.

Durante la prima metà del secolo scorso, ormai forte dell'affermazione in ambito scientifico - letterario di cui godeva, azzardò le proprie teorie sulla sincronicità e fece cenno ad interpretazioni di simbologie alchemiche, come il mysterium coniunctionis.

Nei momenti di vedovato, al termine della propria vita, cercò di sublimare l'assenza dell'anima che gli fu complice e contestuale.

Consapevole e distaccato, affondò il proprio sguardo sempre più a fondo nell'individuo, cominciando a scorgerne la profonda natura relazionale.

Capì che si sceglie seguendo parametri non statistici (che statisticamente tuttavia si reiterano) che le affinità sono elementi pesantissimi, nonostante la leggerezza suggerita dal termine nella sua accezione moderna, più "liquida".

Nel 1952 scrisse "La sincronicità come principio dei nessi acausali".

Le sue intuizioni furono e sono assai preziose per la comprensione di qualcosa che più tardi stabilì, all'interno del pensiero psicologico, un proprio campo d'azione.

Il corpus teorico e la pratica terapeutica ed evolutiva basati sullo studio del genogramma riprendono gran parte delle formulazioni conoscitive Junghiane e coniano tesi del tutto analoghe.

La relazione "in" Carl Gustav Jung, la relazione "per" Carl Gustav Jung e l'osservazione basata sui sistemi e sulle relazioni, configureranno il proposito che questo testo si pone, alla ricerca della fisionomia della relazione, della psicogenesi della scelta e dell'importanza del legame nell'identificazione di sé.

La vita dello psichiatra di Zurigo fornirà i binari del nostro itinerario, dando spunto per definire qualcosa di più generale ed universalmente applicabile.

IL ruolo "ritrovato" del sintomo

Abbandoniamo per un attimo l'amore pindarico per l'astrazione e torniamo in un contesto più "materiale".

L'approccio scientifico della ricerca psicologica ci ha abituato a produrre il dato grezzo sulla funzionalità a partire dallo studio del sintomo.

L'elemento sintomatico fa parte del ciclo di trattamento convenzionale, in qualsiasi campo medico e paramedico: è il campanello d'allarme che precede la diagnosi e richiede la cura, inserendosi con continuità in una sequenza che ha termine con la guarigione ed il ripristino dello stato di salute.

La sua presenza in certi contesti è talmente consolidata da indurci a pensare che senza sintomo non esista patologia, o che senza di esso lo status fisiologico non sia messo in dubbio.

E semplice, ma altrettanto banale: capovolgendo l'approccio è possibile trovare risposte meno scontate e più esaurienti.

Poniamoci alcune domande.

Se le relazioni possono ammalarsi e quindi richiedere un intervento, quand'è che non si ammalano e non lo richiedono?

E ancora: è possibile che in alcune relazioni esistano supervisori alchemici (o particolari composizioni chimico-magiche) che favoriscono un ambiente auto-riparante, senza mai consentire al sintomo di urlare tanto forte la propria presenza?

Un assioma che enunciò Freud dette al termine una veste più consueta, togliendogli l'alone di estraneità ai soggetti "sani"; egli asserì che non esistono due soli stati, ovvero sano o malato sintomatico. Non è questione di "acceso" o "spento": per Freud il soggetto sano si "macchia" progressivamente di patologia fino a quando il sintomo da appena accennato diviene eclatante.

La cosa ci aiuta, poiché la relazione dei coniugi Jung di fatto non ha mai presentato sintomi tali da risultare "malata".

A cogliere il nostro interesse, al contrario, sono i suoi aspetti virtuosi, spesso atipici e curiosi che fecero da sostrato per la costruzione di un'esistenza tanto importante.

Immergendoci in questo nesso duale, vogliamo cogliere la timida manifestazione sintomatica e l'immediata risposta del sistema "psichico - immunitario", teso al ripristino dell'equilibrio.

La pratica terapeutica che scaturisce dallo studio del sintomo è di supporto; dopotutto è a partire dallo stimolo rappresentato da tale elemento che hanno avuto modo di plasmarsi le varie prassi curative.

La terapia, tuttavia, rappresenta in ultima analisi un percorso ideale teso alla guarigione, che non può fare a meno di copiare certi micromeccanismi a tutela dell'equilibrio che, paradossalmente, sussistendo a monte, escluderebbero del tutto la pratica di cura.

La vita matrimoniale della coppia Jung, diviene interessante perché ci permette di imparare.

Non dalla nozione: dall'esistenza di chi la conia.

Una volta metabolizzato il punto di vista freudiano, che ci sentiamo di condividere, siamo in grado di scandagliare i meccanismi diagnostici insiti in una relazione "normale".

A nostro parere questi "difensori" dello status fisiologico relazionale, non esauriscono la propria funzione nella ricerca della "normalità".

Vanno oltre, promuovono effetti collaterali desiderati e desiderabili di crescita individuale, funzionali allo sviluppo del singolo componente.

Carl Gustav Jung potrebbe dovere la sua crescita sociale ad una relazione coniugale tanto virtuosa e tanto resiliente da non ammalarsi e, contemporaneamente, promuovere l'individuo nel mondo e portare lo psichiatra svizzero tra i ranghi dei maggiori teorici del contesto psicologico e psicanalitico internazionale.

Tre strumenti

Diveniamo archeologi, lasciandoci possedere dallo stesso spirito che occupò il giovane Freud: da ragazzo riconobbe la propria inclinazione proprio quando, a fine '800, Heinrich Schliemann scoperse le rovine dell'antica città di Troia.

Il mito s'infiltrò nella realtà e quello che sarebbe divenuto il padre della psicologia classica ne sublimò i significati.

Il nostro scavo dunque non è teso al ritrovamento fisico, bensì alla conquista di qualcosa di immateriale ma non meno radicato nelle profondità del tempo "appartenente all'uomo". Qualsiasi archeologo necessita di strumenti.

Non vogliamo appesantire lo zaino da portare in spalla: ci limiteremo a tre di essi, confidando nella versatilità che li contraddistingue, purché associata ad un utilizzo creativo. Il loro campo d'impiego è interno alla teorizzazione della scuola sistemica; parliamo dell'analisi dello svincolo, dello studio del geno-gramma e della scultura familiare.

Il primo sarà estremamente importante per avere un punto di partenza valido.

La storia personale e prematrimoniale di Carl ed Emma Jung ci dirà molto sulle spinte interiori dell'uno e dell'altra che si trasformarono infine in magnetica attrazione.

Allo stesso modo ci permetteranno di parlare della sincronicità; quasi all'interno di un evento paradossale, saremo in grado di portare elementi appartenenti alla vita dello psichiatra di Zurigo come ulteriore prova delle sue stesse asserzioni.

Come egli si sforza di mostrare e dimostrare nella formulazione delle proprie ultime teorie, la presenza di elementi "tutt'altro che probabili" fu alquanto marcata, non solo all'interno della sua esistenza ma in quella che condivise con la moglie.

Ciò che dopo sarebbero stati in due, furono singolarmente prima di conoscersi: non sarà necessario basarsi sugli esperimenti riportati in "Sincronicità come principio dei nessi acausali" (in cui i soggetti venivano progressivamente allontanati tra loro per non avere interazione) per sostenere il risultato.

La storia ci racconta che le scelte affini che Emma e Carl compirono prima di sposarsi, non potevano fare conto su uno scambio reciproco.

Ecco che lo studio del genogramma verrà chiamato in causa.

Se il fluido generazionale può in qualche modo rappresentare un nesso acausale, vedremo come la storia delle tre generazioni mostrerà più di un punto d'intersezione.

Elementi presenti nella linea di sangue di Carl condizioneranno ogni evento, anche a distanza di molto tempo e troveranno riscontro in altrettanti costituenti della famiglia di Emma, portando a incroci che, col senno di poi, considereremo inevitabili.

Visti nel qui ed ora dello scambio, al contrario, assumeranno le fattezze di un evento "magico".

La scultura, invece, avrà a che fare con qualcosa di più classico, come la sublimazione. Il trascorso di questo termine come meccanismo di difesa poterà validi contributi ma la difesa in questo caso creerà una premessa per la salvaguardia dell'equilibrio di coppia.

Per fare questo dovrà rivedere la propria forma e divenire scrittura: l'analisi degli elaborati individuali di Carl ed Emma, esaminati in termini acritici ed al di là dei significati, parlerà della psicologia degli autori, svelando particolari inconsci altrimenti inesprimibili.

 

Tratto dal libro:

Jung - L'Anima e il Matrimonio

Guido Rutili

La trama biografica di Carl Gustav Jung diviene un brogliaccio, per mezzo del quale si giunge alla comprensione di concetti universali: l’algoritmo di scelta, il libero arbitrio, la capacità intuitiva. Al centro delle coinvolgenti riflessioni, il fuoco si sposta sul fattore collettivo, la rete sociale che catalizza la metamorfosi e fertilizza la crescita individuale.

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Guido Rutili, ingegnere meccanico e biomedico, consegue la laurea in psicologia a Roma. Stabilitosi a Firenze, intraprende un lungo percorso di studi sulla psicologia analitica e sulle dinamiche tipiche dell’interazione umana, basata sull’espressione dei fattori inconsci ed emotivi...
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