800 089 433 / 0547 346 317
Assistenza Clienti — Lun/ven 9:00-18:00

Un impresa possibile - Estratto da "Il Mondo Felice non è Utopia"

di Corrado Malanga 5 mesi fa


Un impresa possibile - Estratto da "Il Mondo Felice non è Utopia"

Leggi in anteprima le prime pagine del libro di Corrado Malanga: le sue idee e i suggerimenti per raggiungere in concreto la felicità

Per tanti anni ho studiato e teorizzato sugli alieni e sull'uomo. Adesso ho capito che quell'esperienza di ricerca e sperimentazione profonda mi stava portando a ricontattare ciò che ho definito semplicemente "Mondo Felice".

L'aggettivo felice, lungi dal corrispondere a un perenne sorriso un po' idiota stampato in volto, si riferisce al concetto di armonia, nel quale ognuno è padrone di se stesso ed è responsabile delle proprie scelte, in quanto creatore delle regole del suo mondo.

Ognuno di noi, infatti, è il creatore dell'Universo: pertanto può creare, costruire e vivere nel suo Mondo Felice, che non sarà mai in contrasto con gli altri mondi felici perché l'uomo sarà sempre più consapevole che l'altro è lui stesso.

Se è vero che la coscienza è la medesima, è altrettanto vero che, in base al secondo principio della termodinamica, la consapevolezza di avere coscienza aumenta sempre. Pertanto, arriveremo a un punto in cui avremo tutti la stessa consapevolezza e condivideremo insieme un unico Mondo Felice.

Per arrivare a concepirlo occorre modificare radicalmente alcune realtà che ci circondano: il lavoro, la scuola, la politica, la religione, la vita sociale, la ricerca scientifica, l'economia.

Sono aspetti fondamentali della nostra vita, che in qualche modo possono venire accoppiati: la scuola con la ricerca scientifica, il lavoro con l'economia, la politica con la vita sociale. La religione, invece, non trova nessun altro mondo con cui accoppiarsi e ne vedremo in seguito la ragione.

Il primo passo fondamentale da compiere è dunque analizzare la società che ci circonda e capire cosa può essere eliminato nel processo di cambiamento, cosa non è utile per la nostra evoluzione, non ci serve e spesso ci rallenta.

Innanzitutto dobbiamo ricordare che ci sono due aspetti importanti: le regole e il potere. Essi si basano sulle cosiddette «tre c»: ricerca del Consenso, Compassione e istinto di Colpa.

Nella nostra società tendiamo a modificare i comportamenti per essere accettati, cerchiamo cioè il consenso dell'altro in vari ambiti, nel nostro ruolo di elettori, di studenti, di figli e così via, e in tal modo sviliamo la nostra consapevolezza.

Se il consenso non viene concesso o pensiamo di aver commesso un errore, di aver compiuto un azione sbagliata, scatta il senso di colpa.

Anche la compassione è una trappola, perché ci illude di avere delle attenzioni nei confronti dell'altro, mentre l'unica persona che avrebbe bisogno di essere soccorsa siamo noi stessi.

Nel Mondo Felice non si cerca il consenso dell'altro perché l'altro siamo noi, e tantomeno esistono la colpa o l'errore, perché ognuno fa quello che vuole al meglio delle proprie capacità, nel momento presente, e si comporta così come la consapevolezza gli suggerisce essere il modo migliore.

Non c'è necessità alcuna di essere compassionevoli, perché faremmo pena a noi stessi. Nel Mondo Felice non c'è l'altro da aiutare, non esiste il processo di differenziazione che ci allontana e divide, ma vige il principio dell'entropia in base al quale le cose non devono separarsi, bensì unirsi tra loro.

Per gestire un tale processo di cambiamento occorre guardarsi bene intorno, mantenersi sempre informati su ciò che accade, senza essere schiavi dell'informazione ma partecipandovi, senza subirla ma facendola propria, mantenendo un punto di vista critico rispetto al mondo esterno, che è lo specchio di noi stessi.

Per fare ciò, occorre sempre verificare la veridicità delle informazioni attraverso l'utilizzo del Triade Color Test Dinamico Flash, ossia la procedura di simulazione mentale che permette, a chi la pratica, di acquisire la potenziale capacità di accedere alla consapevolezza del proprio sé, e perciò di dialogare con la propria coscienza (la procedura completa viene riportata a pag. 65).

Il mondo del lavoro, della scuola, dell'economia e della ricerca scientifica può essere analizzato attraverso quattro punti fondamentali, che sono sempre gli stessi e sono utili a comprendere qualsiasi altro tipo di struttura o sistema facenti parte della realtà virtuale. Partiamo dal lavoro.

Il lavoro è una necessità: se non si lavora non si guadagna e non si può vivere, sostentarsi. Il fatto che sia tale, lo rende nel 99 per cento dei casi molto sgradevole. Andare a lavorare non è un atto di volontà, siamo costretti a farlo. E non è nemmeno remunerativo. Ci sembra sempre di lavorare tanto ma di non riuscire mai ad avere abbastanza denaro per vivere decentemente.

Come dovrebbe essere il lavoro nel Mondo Felice? Sarebbe sufficiente togliere l'aspetto della necessità. In questo modo non saremmo costretti ad andare a lavorare, sarebbe al contrario un libero atto di volontà e cadrebbe così anche la sgradevolezza, perché se il lavoro non mi piace non lo faccio.

Ovviamente molti di voi domanderanno: «Come posso guadagnarmi da vivere se non lavoro?»

Per rispondere a questa domanda occorre analizzare il mondo della scuola.

Essendo la scuola una necessità, ci si va malvolentieri. L'unico motivo per cui ci sentiamo obbligati a frequentarla è ottenere un titolo di studio che ci consenta di trovare lavoro. La scuola di questa realtà virtuale non è né interessante né remunerativa, perché non ci insegna a ricordare chi siamo, come abbiamo fatto a creare questo Universo. Non ci aiuta cioè a prendere consapevolezza di noi stessi.

Nel Mondo Felice la scuola è remunerativa in quanto ci dà gioia, e il compenso è il senso di contentezza nel frequentarla, perché il suo scopo è aiutarci a ricordare che siamo padroni di noi stessi, i creatori dell'Universo. La scuola rappresenta il come si impara, perché nel Mondo Felice - base della struttura dell'Evideon da un punto di vista di fisica quantistica - tu sei in quanto fai attraverso l'esperienza, la comprensione e la condivisione di essa.

Se non fai non sei, non acquisisci quella consapevolezza necessaria a progredire, ed è questa la vera scuola, l'esperienza.

Essa non deve insegnare che cosa hanno fatto Napoleone, i Romani o gli Americani durante la guerra. Il vero insegnamento è capire a cosa serve la guerra e perché la si fa, in quale contesto si inserisce e cosa comporta. Il vero insegnante è colui che ci aiuta a ricordare chi siamo. In questo mondo, quindi, chi va a lavorare non viene più remunerato in denaro, bensì con la gioia di poter fare l'esperienza.

Per capire meglio quanto non sia necessario andare a scuola, facciamo l'esempio del palloncino di gomma.

Immaginiamo di avere davanti a noi un semplice palloncino di gomma, e immaginiamo pure di guardarlo, toccarlo, annusarlo. Lo portiamo alla bocca, e nel gonfiarlo notiamo che all'inizio fa resistenza, è un po' duro, ma poi si allarga e si gonfia più facilmente. Nel gonfiarlo, dapprima il suono è cupo, basso, ma poi diventa sempre più acuto, cambia la lunghezza d'onda del rumore.

Una volta gonfiato lo guardiamo, tenendolo chiuso con una mano affinché non ne esca l'aria. Sentiamo forte l'odore della gomma e con la mano libera proviamo a grattarlo, graffiarlo, pigiarlo, cercando faticosamente di deformarlo in modo omogeneo. Mettendolo accanto all'orecchio sentiamo il rumore amplificato dell'ambiente che ci circonda. Alla fine apriamo la mano che lo chiudeva: il palloncino si sgonfia e l'aria fuoriesce velocemente producendo un rumore sordo.

Lo guardiamo e, dopo quest'esperienza, ci sembra diverso: abbiamo imparato che cosa sono la pressione, il volume, la lunghezza d'onda; abbiamo notato che i suoni potrebbero venire amplificati, abbiamo compreso la termodinamica, l'equilibrio attraverso la pigiatura forzata, che lo riporta sempre alla sua forma ovoidale. E tutto questo già solo immaginandolo! Il palloncino non è necessario!

Ecco quindi che andare a scuola non serve: con una semplice simulazione mentale abbiamo compreso tante cose che col palloncino realmente tra le mani forse non ci sarebbero nemmeno venute in mente, perché saremmo stati distratti dal contesto generale.

Un altro esempio.

Spieghiamo l'effetto Casimir, complicatissimo concetto di fisica quantistica. Per comprenderlo dobbiamo diventare noi stessi l'effetto Casimir: ognuno di noi pertanto è un fotone, una piccola palla che contiene le informazioni di un'unità di luce. Siamo all'interno di una scatola: guardiamo le due pareti e cominciamo a rimbalzare dall'una all'altra. L'urto è molto elastico.

L'effetto Casimir si ottiene stringendo le due pareti: cominciamo pertanto a rimbalzare sempre più velocemente, a vibrare spasmodicamente fino a non avere più spazio, tanto che alla fine schizziamo fuori dalla scatola. Noi siamo il fotone che esce dalla scatola. E questo è l'effetto Casimir. L'abbiamo immaginato e sperimentato attraverso noi stessi, quindi ora siamo in grado di raccontarlo in modo più chiaro e comprensibile di tanti studiosi e ricercatori di fisica.

L'esperienza, infatti, non è legata a un libro da leggere e studiare, ma alla consapevolezza personale che chiede alla coscienza di mostrarle qualcosa da sperimentare. Questa quindi è la scuola del Mondo Felice: il problema è legato all'essere quello che si vuole perché soltanto facendo si scopre chi e cosa si è.

Passiamo al mondo dell'economia.

Si dice che questo mondo sia necessario perché occorre "far quadrare i conti". Ma la verità è che l'economia, così come viene intesa e intrapresa oggi, risulta molto sgradevole e non remunerativa, oltre a essere inutile e spesso perfino dannosa.

Vediamone insieme i motivi.

Nella nostra civiltà esistono due modelli di economia: occidentale e orientale. Nel primo vi è la meritocrazia, mentre nel secondo la casta, il gruppo. Tutti e due si basano sull'assunto che se non consumi, non sei utile alla società.

Nel modello orientale, per passare da una casta all'altra occorre impegnarsi molto e non ve certezza che si riesca nell'intento, perché il sistema è chiuso, le caste hanno regole precise e ferree.

Nel modello occidentale, per fare carriera generalmente occorre lavorare molto, ma si riesce in qualche modo ad avanzare, in base appunto alla meritocrazia. Con questo sistema ci convinciamo di dover essere retribuiti sempre di più perché il lavoro è stato monetizzato e non c'è altro termine di scambio. La verità, però, è che se il lavoro ci rende felici siamo disposti a lavorare anche gratis. Nel Mondo Felice, infatti, il binomio soldi-lavoro non esiste perché non ha più senso.

Jung paragona questi due modelli al femminile e al maschile: il modello occidentale, femminile, è solitario come l'ovulo, mentre quello orientale, maschile, mostra il gruppo di spermatozoi che insieme condividono il dna. Entrambi si basano sulla separazione, sulla competizione e la divisione, a causa della struttura piramidale (padrone e operai, dirigenti e sottoposti). Di conseguenza diminuisce l'entropia, la consapevolezza non progredisce e il sistema è destinato inesorabilmente a fallire.

Per evitare tutto questo occorre unificare le persone piuttosto che dividerle, perché se nel mondo egoico occidentale la competizione porta a considerare una persona più brava dell'altra, nel Mondo Felice io sono l'altro e il raggiungimento dello scopo appartiene a tutti, è globale.

Ecco perché nel Mondo Felice si può non andare a lavorare: ci andrà solo chi ne avrà voglia, chi ne godrà. Se riflettiamo per un momento su ciò che accade in un luogo di lavoro, ce ne possiamo rendere conto facilmente: in un'équipe di cinque persone può accadere che solo una di esse sia contenta di lavorare, mentre le altre non ne hanno affatto voglia e lavorano male, rallentano perfino l'andamento generale.

Nel Mondo Felice queste persone possono rimanere a casa e non lavorare, ma percepiranno lo stesso stipendio di colui che lavora perché non c'è divisione, non c'è separazione tra me e l'altro. Inoltre, se alcuni non hanno ancora compreso certi valori, hanno bisogno di tempo per poterli capire e il lavoro potrebbe essere una distrazione: devono potersi dedicare al percorso di consapevolezza. L'evoluzione di uno va a vantaggio di tutti.

Il Mondo Felice non ci sarà domani, per arrivarci occorrerà tempo, e ci sarà pertanto una fase interlocutoria in cui si sceglierà se rimanere a casa o andare a lavorare: questa libertà alla fine consentirà di lavorare più consapevolmente, senza esservi obbligati. Si lavorerà con uno spirito differente. Ognuno creerà il proprio lavoro, essendo egli stesso il creatore dell'Universo.

L'economia di questa attuale realtà virtuale si basa al contrario sul lavoro e sulla produzione di un bene monetizzabile. Ma la parola economia non ha nulla a che vedere con tutto questo. L'economia è il logos dell'ego, ossia la comprensione del luogo in cui ti trovi, del sistema in cui vivi. Consiste cioè nel dare un nome al luogo in cui ti trovi, nello studiare con cura e attenzione il posto in cui abiti. Non ha nulla a che fare col denaro.

Ecco quindi che, per arrivare all'economia del Mondo Felice, occorre passare attraverso la cosiddetta moneta elettronica: nella fase intermedia, infatti, ognuno avrà una carta, utilizzabile per prendere i soldi sufficienti a vivere. Ciò fino a quando non saranno più necessari.

Ognuno di noi avrà questa "targhetta", accederà a un conto comune e potrà prelevare il contante occorrente. Costituire un conto del genere non sarà complicato, basterà togliere denaro ad esempio alla mafia o ad altre organizzazioni criminali, imparare a spenderlo meglio, a gestirlo consapevolmente, fino a quando non servirà più. Ci sarà pertanto una sola banca, una sola cassa comune da cui attingeremo tutti, dall'operaio al Primo Ministro.

Nel momento in cui decade il binomio lavoro/ denaro, le persone cominceranno ad avere nuovamente voglia di andare a lavorare, per fare qualcosa, per acquisire consapevolezza di sé, e piano piano si disabitueranno al denaro e infine alla "targhetta".

Il problema dei soldi, infatti, essendo legato allo scambio è destinato a cadere nel momento in cui riconosco che l'altro sono io e che quindi non c'è più nulla da scambiare. I soldi sono stati creati dai ricchi per averne sempre di più, per soppiantare il libero scambio e capitalizzare i favori.

Nel Mondo Felice, se faccio un favore a una persona non mi aspetto che sia proprio quella a ricambiare, lo farà qualcun altro, e questa circolazione porterà al totale abbandono del denaro. Se io sono l'altro, non posso che essere contento di ricambiare, nei modi e con i tempi e le modalità che mi faranno più piacere.

Il Mondo Felice non è Utopia

Triade color test ed entropia nulla

Corrado Malanga

Il mondo felice è possibile. Qui e ora. Non è né un sogno né un’utopia, ma un’idea concreta e realizzabile. Con lo stile frizzante e imprevedibile che lo caratterizza, Corrado Malanga ci mostra in che modo compiere i...

€ 7,00 € 5,95 -15,00%

Disponibilità: Immediata

Vai alla scheda


Il dottor Corrado Malanga è Ricercatore Universitario Presso Dipartimento di Chimica dell'università di Pisa. Ha pubblicato circa 50 lavori su riviste internazionali di Chimica ed ha ricoperto incarichi di insegnamento di numerosi corsi fondamentali e complementari nei Corsi di Laurea in...
Leggi di più...

Dello stesso autore


Gli ultimi articoli


Non ci sono ancora commenti su Un impresa possibile - Estratto da "Il Mondo Felice non è Utopia"

Golden Books S.r.l.
Via Emilia Ponente 1705
47522 Cesena (FC)
P.iva e C.F. e C.C.I.A.A. 03271030409
Reg. Impr. di Forlì – Cesena n.293305
Capitale Sociale € 12.000 I.V.
Licenza SIAE 4207/I/3993
Macrolibrarsi è un marchio registrato
di Golden Books S.r.l. - Nimaia e Tecnichemiste