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Tipologie di orti naturali - Estratto da "L'Orto Naturale for Dummies"

di Grazia Cacciola 2 mesi fa


Tipologie di orti naturali - Estratto da "L'Orto Naturale for Dummies"

Leggi un estratto dal libro di Grazia Cacciola e scopri come realizzare in poche, semplici mosse una zona verde di frutta e verdura nel giardino o sul balcone

Coltivare un orto in città è salutare? Non otterremo prodotti inquinati? Un balcone non è troppo piccolo? Sono le domande più frequenti di chi vorrebbe intraprendere la cura di un orto sul balcone ma resta dubbioso sul risultato, spesso sconfortato dai pareri dei conoscenti che ritengono "puliti" i prodotti del supermercato e "inquinati" quelli coltivati sul balcone o in orti cittadini.

Indice dei contenuti:

L'orto sul balcone

Non sanno che nella realtà le verdure, la frutta e le erbe coltivate in un orto cittadino possono essere tanto buone e salutari quanto quelle acquistate come prodotti di agricoltura biologica, anzi lo possono essere di più. In Italia, infatti, i controlli di filiera sulle merci fresche sono ancora pochi e rari, possiamo sapere vagamente che una zucchina è stata coltivata in Italia o in Spagna, ma nessuno ci dice dove.

Eppure, qualche giro fuori città ci può mostrare subito quale sia la realtà: campi già nelle periferie, spesso addirittura coltivazioni biologiche a ridosso di autostrade. Perché quindi la verdura coltivata in un orto in città dovrebbe essere più inquinata di quella che si trova nei supermercati?

Certo, ci sono anche coltivazioni più pulite, per esempio alcune certificazioni vengono date solo se i terreni sono in determinate aree meno inquinate. Ma solo una minima parte dei consumatori compra quel tipo di prodotto. Ne consegue che ciò che possiamo coltivare in un orto in città ha molti vantaggi di qualità rispetto all'analogo prodotto del supermercato: siamo certi che non sono stati usati pesticidi o diserbanti o fertilizzanti chimici, siamo sicuri che le nostre verdure non hanno percorso chilometri su camion, raccogliendo spesso anche le polveri sottili delle autostrade, oltre a quelle del luogo di produzione.

L'unico problema possono essere le polveri sottili che si depositano sugli ortaggi. La soluzione è semplicissima per tutti e dovrebbe essere impiegata a prescindere dal luogo di provenienza delle verdure e della frutta: lavarle con spazzolina in setole naturali.

Nei negozi di alimentazione naturale e nelle biobotteghe sono in vendita delle economiche spazzoline in fibra naturale per lavare gli ortaggi, durano anni. Ogni tanto si puliscono con aceto di vino bianco, un antibatterico naturale.

In realtà le polveri sottili viaggiano a un'altezza piuttosto bassa e si diffondono in un'area delimitata prima di depositarsi. Si sedimentano indicativamente tra i 20 e i 50 metri dall'emettitore. Quindi solo chi abita a piano terra in direzione di una strada trafficata ha delle ragioni serie di preoccupazione verso la coltivazione di verdure sul suo balcone, ma anche nel suo caso sarà sufficiente lavarle bene. Lo stesso balcone a piano terreno, ma affacciato su un cortile interno, non ha questo problema di deposito delle polveri.

Per i pochi casi di balconi e terrazzi a piano terreno e affacciati su una strada trafficata si può utilizzare un tessuto da giardinaggio in copertura, almeno nelle ore di traffico più intenso; non per l'intera giornata, altrimenti le piante non hanno molte possibilità di crescere. Fanno eccezione solo le insalate da taglio che, anche stando tutto il tempo sotto il telo di TNT (tessuto-non-tessuto) crescono bene.

Se il balcone è a più di 50 m in linea d'aria da una strada trafficata oppure se l'orto è a 100-150 m da una strada in cui transitano auto, non c'è ragione di preoccuparsi particolarmente per l'inquinamento del terreno e delle piante che coltivate: non è molto diverso dall'inquinamento che subisce un orto di campagna nei pressi di un centro abitato. Anzi, controllando personalmente il terreno, le irrigazioni, il nutrimento e la qualità delle piante, si può ottenere un ottimo orto anche in città.

Una buona pratica, per chi coltiva un orto in città, è di partire con del buon compost (Capitolo 6) unito al terriccio. Procedere subito a un rinnovamento del terreno di coltivazione ha due scopi. Il primo è diluire il più possibile eventuali agenti inquinanti che si siano depositati nel tempo, anche sotto forma di antiparassitari e concimi chimici che possono aver utilizzato i precedenti proprietari. Il secondo è l'azione naturale di rinnovamento del terriccio di coltivazione, che porta un maggiore nutrimento alle piante e di conseguenza una maggiore resistenza alle aggressioni esterne.

Un caso a parte è costituito dalle zone industriali, specialmente se sono stati rilevati in passato inquinamenti delle falde acquifere o dispersione di sostanze chimiche nell'aria e sui terreni circostanti. In vicinanza di grandi aziende, particolarmente se responsabili di inquinamento dell'ambiente, si deve purtroppo limitare la coltivazione sul balcone e evitare quella in piena terra.

Se il vostro balcone è nel raggio di un paio di chilometri da grandi fabbriche, raffinerie, acciaierie e aziende chimiche in genere, è meglio essere cauti. Basta informarsi presso l'ARPA, Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente, presente in ogni regione italiana e chiedendo di visionare le rilevazioni relative alla vostra zona.

Un'altra strada è poi quella di chiedere informazioni ad associazioni e comitati di cittadini che si battono per la difesa dell'ambiente e che effettuano screening periodici. Un riferimento presente in molte zone italiane sono i presidi locali di Legambiente, associazione ambientalista di stampo scientifico, tra le più attive in Italia.

Il container gardening, o coltivare in contenitori, quindi anche l'orto sul balcone, ha avuto un illustre promotore: Nelson Mandela. Mandela racconta nella sua autobiografia che coltivò un orto durante la sua carcerazione in Sud Africa.

Prima un piccolo gruppo di piantine, sulla finestra della cella, sfruttando alcuni semi presenti nei suoi pasti. Poi convinse la direzione del carcere a dargli alcuni bidoni e taniche vuote, un po' di terriccio e cominciò così un orto nei bidoni. Con il suo entusiasmo, riuscì a coinvolgere altri carcerati e l'operazione si estese. Incontrarono non poche difficoltà dato il clima torrido e il fatto che il carcere non aveva terreno ma solo cemento: tutto doveva essere coltivato in taniche e bidoni di recupero.

Per i detenuti arrivò in seguito il premio di un orto sul terreno ma tuttora il container gardening è un esperimento che interessa diverse carceri in quei luoghi. Nelson Mandela scrive: "A garden is one ofthe few things in prison thatone could control [...]. Being a custodian ofthis patch ofearth offereda small toste offreedom." ("Un giardino è una delle poche cose che uno possa gestire in prigione [...]. Essere un custode di questo pezzettino di Terra offriva un po' di sapore di libertà." HigherThan Hope: The Authorized Biography of Nelson Mandela. Harper, New York, 1990.)

Orti urbani e orti sociali

Gli orti sociali sono una realtà che comincia a svilupparsi nelle grandi metropoli americane dal 1970 circa, soprattutto a New York che è stata pioniera in questa pratica. Dalla fine del secolo scorso, dei gruppi di cittadini auto-organizzati, hanno iniziato a pulire e coltivare degli spazi inutilizzati tra giardini pubblici, palazzi e cortili condominiali.

Ne è nata una vera moda, esportata presto oltre oceano, soprattutto in Gran Bretagna e in seguito negli altri paesi europei. Oggi sono moltissimi gli orti coltivati nelle grandi metropoli, sia su terreni demaniali che in strutture organizzate che affittano ai cittadini un pezzetto di terreno per fare l'orto, di solito annualmente e già comprensivo di ricovero degli attrezzi e impianto di irrigazione.

Le esperienze più belle e costruttive nascono naturalmente dalle associazioni territoriali che si occupano di divulgare pratiche di sostenibilità, mettendo a disposizione dei terreni per i loro soci oppure coltivando in comunità un orto esteso.

Sono inoltre molti i comuni, soprattutto nel nord Italia e nelle zone rurali, che hanno progetti di orti urbani permanenti aperti a giovani, famiglie, anziani, coppie di mezza età, rifugiati politici. Ogni anno viene emesso un bando e assegnate le zone coltivabili in base a una graduatoria.

Nei comuni più piccoli ci si può informare a riguardo di queste iniziative presso l'Ufficio per il Territorio, mentre nelle città è di solito responsabile il Settore per le Politiche Ambientali ed Energetiche. Purtroppo, nelle normative di alcuni di questi progetti è consentito l'uso di diserbanti e pesticidi, quindi è meglio informarsi prima leggendo il regolamento di uso dell'area, per non ritrovarsi a coltivare accanto a spargitori di veleni che inquinerebbero inevitabilmente anche le nostre coltivazioni.

Se non esistono esperienze del genere nella propria zona, si può procedere alla creazione di un comitato di cittadini per chiedere gli spazi al comune e gestirli in seguito come associazione.

Tra i progetti più innovativi di socializzazione legata agli orti, merita una menzione quello di Chiasso, in Svizzera: 2000 mq con 60 orti progettati come luogo condiviso per tutti i cittadini. Oltre alle parcelle da coltivare e i capanni per gli attrezzi, hanno inserito una lunga tavolata di legno di castagno che attraversa la parte centrale, ideata per mangiare assieme. L'area è stata dotata anche di grill, pergolati con panchine e spazi per dialogare.

Inoltre sono state eliminate le recinzioni tra una coltivazione e l'altra. Le coltivazioni di questi orti sono di tipo naturale e l'architetto che li ha progettati ha fatto anche un lavoro paesaggistico, prendendo molti spunti dalla permacultura.

In Italia, il più grande progetto di orti sociali urbani è quello di Bologna: quasi 3000 orti messi a disposizione dei residenti, suddivisi in una ventina di aree ortive fornite dal comune. L'esperienza di Bologna è stata trainante in Italia, cominciata nel 1980 come occasione di incontro per i residenti dei diversi quartieri.

L'ingresso è molto semplice: possono accedere alla coltivazione di un orto sul territorio del comune tutti i residenti di Bologna, con liste di priorità per i rispettivi quartieri in cui si trovano gli orti.

Negli stessi, insieme alle scuole, sono state avviate attività didattiche e iniziative culturali. Addirittura, nel caso di Bologna, il sistema di assegnazione degli orti è completamente informatizzato e le graduatorie vengono rinnovate ogni 4 mesi. Alcune associazioni nate da questo progetto offrono corsi gratuiti ad altri cittadini o associazioni su come costruire un progetto di orti urbani. Le informazioni sono reperibili su Iperbole, la rete civica del comune di Bologna, settore Aree Ortive Condivise.

Un'altra esperienza molto interessante di orti sociali, sorta solo negli ultimi anni, riguarda quelli impiantati su terreni confiscati alla camorra, uno su tutti il progetto Orti a Casal di Principe, gestito dalla N.C.O., Nuova Cooperazione Organizzata, che ha utilizzato ironicamente la stessa triste sigla della nuova camorra organizzata, perché rimanga sempre chiaro lo scopo sociale di quest'attività: gestire un territorio pulito e collaborativo.

Per informarsi su esperienze di questo tipo o avviarne una, il referente principale è l'associazione Libera.

Coin de Terre è invece un'organizzazione europea che riunisce le associazioni di orti urbani, di cui fanno parte oltre tre milioni di famiglie che gestiscono un orto urbano o un giardino familiare nei paesi dell'Unione Europea.

Coin de Terre pone molto in risalto l'utilità sociale e il benessere psico-fisico che l'orto può generare, quindi non è solo una rete informativa ma soprattutto una rete di promozione sociale dell'orto terapia.

Purtroppo non comprende ancora le associazioni italiane, ma può essere un buon riferimento per navigare tra molte esperienze europee e trarre spunti utili per il proprio progetto di orti urbani.

L'Orto Naturale for Dummies

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Grazia Cacciola è specializzata in tecniche agronomiche eco-sostenibili e in Scienze Naturopatiche. E’ diplomata in Permaculture Design al Permaculture Institute di Bill Mollison e ha frequentando diversi corsi professionali di botanica, coltivazione biodinamica e sinergica. Ha completato la...
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