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Studiare il rapporto corpo-mente - Estratto da "Il Cervello Anarchico"

di Enzo Soresi 1 mese fa


Studiare il rapporto corpo-mente - Estratto da "Il Cervello Anarchico"

Leggi l'introduzione al libro di Enzo Soresi e scopri come il cervello e il corpo siano collegati da un legame inscindibile per quanto riguarda la salute

Tutto avrei pensato di fare nella mia vita meno che scrivere un libro. Nella mia lunga storia di medico mi sono sempre cimentato con articoli scientifici, studi randomizzati, congressi, meeting, videoconferenze, insomma tutto ciò che comunque aveva un'attinenza con la mia professione di medico, fedele ai principi della EBV cioè della medicina basata sull'evidenza.

Mi sono sempre impegnato in una ricerca scientifica applicata alla clinica forse anche per dare un senso alla quantità di ammalati e di morti per tumore polmonare, inoperabile, che venivano ricoverati presso il reparto di pneumologia dell'Ospedale di Niguarda.

Sviluppando la ricerca scientifica, prevalentemente su un tipo di tumore polmonare noto come microcitoma, costituito da tessuto neuroendocrino, ho intuito che il sistema neuroendocrino, diffuso nel nostro organismo, è la chiave di volta delle comunicazioni che avvengono fra mente e corpo.

Lo studio della relazione mente-corpo alla luce della scienza definita psico-neuro-endocrino-immunologia (PNEI) e l'uso dei nuovi farmaci intelligenti che mimano le comunicazioni esistenti nel nostro organismo quali le interleuchine, gli interferoni, gli anticorpi monoclonali e altro, mi hanno permesso di interpretare meglio una serie di casi clinici singolari affrontati nella mia professione.

L'idea del cervello anarchico nasce dall'interpretazione scientifica di queste particolari storie che vanno dal giovane che ha convissuto per anni con un tumore cerebrale che doveva ucciderlo in sei mesi, alla signora morta di neoplasia polmonare per l'effetto nocebo da lei subdolamente instaurato per un legittimo desiderio di vendetta, all'effetto placebo antidolorifico esercitato da Maria Dolores sulla suocera ammalata di cancro somministrandole acqua minerale benedetta, fino agli svenimenti isterici di una giovane sposa ogni volta che il marito infilava le chiavi nella serratura.

Ai numerosi e singolari casi clinici che ho dovuto affrontare cerco di dare una risposta scientifica attraverso la PNEI e in linea di massima penso di esserci riuscito; l'unico episodio che mi riesce difficile spiegare, se non in chiave metafisica, è quello dello psichiatra che aveva sognato la lapide con incisa la sua data di morte.

In un tardo pomeriggio di parecchi anni fa venne a visita nel mio studio un medico psichiatra, forte fumatore, afflitto da dolori ribelli a tutto lo scheletro. Durante il colloquio iniziale mi precisò che qualche mese prima aveva sognato una lapide con inciso il suo nome e la data della sua morte. Tutti gli accertamenti diagnostici eseguiti fino ad allora erano risultati negativi e in particolare erano negativi sia la radiografia, sia la TAC del torace.

Nel forte sospetto di un tumore polmonare già metastatizzato allo scheletro chiesi una scintigrafia ossea che risultò positiva per la presenza di numerose metastasi.

Eseguito un agoaspirato di una lesione ossea costale la diagnosi definitiva fu quella di un tumore polmonare occulto già disseminato allo scheletro. Non ebbi più notizie di questo paziente per parecchi mesi fino a che la moglie non mi chiamò per una visita al suo domicilio.

Lo psichiatra si era fatto curare con qualche ciclo di chemioterapia in Svizzera ma purtroppo le cure non avevano fermato la progressione della malattia. Morì, assistito da un mio infermiere, dopo qualche settimana, esattamente il giorno da lui sognato sulla lapide.

Cari Gustav Jung nel libro Ricordi sogni e riflessioni racconta di un sogno in cui un amico gli comunicava che si sarebbe suicidato e lo pregava di recarsi a casa sua in quanto avrebbe lasciato una lettera indirizzata a lui in uno scaffale della sua libreria. Jung sentì nel sonno un gran colpo alla nuca e si svegliò.

Recatosi tempestivamente in casa dell'amico seppe dalla moglie che questi si era sparato un colpo di pistola da poche ore. Nello scaffale della libreria, indicatogli nel sogno, trovò la lettera intestata a lui.

Di fronte a questi episodi, la medicina scientifica a cui io tento di riferirmi quotidianamente non è in grado di darci un'adeguata spiegazione così come non riesce a spiegare l'episodio raccontato qualche anno fa da un medico dell'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ad un congresso di sciamani che si teneva a Ginevra.

Quando un giornalista chiese al medico se credeva negli sciamani questi rispose con il seguente racconto «mi trovavo in un villaggio di un paese africano quando fui chiamato da un collaboratore per andare a visitare un bambino gravemente ammalato. Giunto al capezzale del malato questi era in coma profondo per una meningite, visitatolo accuratamente mi resi conto di potere fare ben poco e comunicai ai parenti che le condizioni cliniche erano gravi e che il bambino avrebbe potuto morire entro poche ore.

Fu chiamato allora lo sciamano del villaggio che dopo avere toccato in più punti il bambino disse: portatemi un gallo nero! Preso il gallo lo sciamano lo collocò ai piedi del letto del malato e disse: se domattina il gallo sarà vivo il bambino morrà se il gallo sarà morto il bambino vivrà. Il mattino successivo il gallo fu trovato morto e il bambino uscì dal coma».

Siamo ancora lontani da un'interpretazione neurofenomenologica che ci possa spiegare queste storie particolari ma sicuramente la biologia e la fisica forniranno in futuro una risposta all'insormontabile divario esplicativo tra la mente cognitiva e quella fenomenologica e riusciranno a districare la complessa ragnatela che tiene uniti il mentale, l'esperienziale, il fisico e il neurale in un essere umano che, come ha scritto Piergiorgio Odifreddi, non è altro che «un'insignificante e tardiva comparsa di una grandiosa rappresentazione dell'Universo».

L'idea del cervello anarchico l'ho maturata in questi ultimi anni di professione, dopo essermi dimesso dall'Ospedale di Niguarda, ed è stato l'amico Umberto Galimberti, a cui ogni tanto confidavo queste mie fantasie, a stimolarmi a scrivere un libro su questi argomenti.

Benevolmente egli mi ha assistito e dato fiducia nello sviluppo di questo particolare libro che, mi auguro, continuerete a leggere.

Il cervello, negli ultimi mesi di vita fetale, fino al momento della nostra nascita, è tutt'altro che anarchico in quanto ha stabilito un perfetto network biologico con l'organismo di cui fa parte e la comunicazione fra sistema nervoso centrale e periferico, sistema immunitario e sistema neuroendocrino è pressoché perfetta; tutti questi apparati infatti comunicano fra di loro attraverso i recettori cellulari e i neurotrasmettitori.

Le emozioni nel feto vengono già regolate dai neuropeptidi, presenti in ogni distretto corporeo, e dai loro recettori specifici presenti sulle cellule del sistema nervoso e del sistema immunitario. A questo punto, se non vi sono difetti genetici, l'armonia biologica del nascituro è sicuramente di buon livello.

Subito dopo la nascita e nei primi tre anni di vita alcuni organi, fra cui il cervello, assumono progressivamente l'assetto definitivo e il meccanismo di apoptosi, cioè il suicidio cellulare, è quello che sovrintende la definizione degli organi.

A lungo si è ritenuto che lo sviluppo e il funzionamento del cervello siano predisposti geneticamente, ma recenti ricerche nell'ambito delle neuroscienze hanno dimostrato che è la molteplicità degli stimoli ambientali a determinare il modo in cui si formano le reti neuronali. Tutti gli stimoli, siano essi ambientali, fisiologici, psicosociali, hanno come unico obiettivo finale la regolazione genica.

Sia nell'uomo, sia negli animali, la fonte di questi stimoli nei primi anni di vita sono i genitori e in particolare la madre. Studi scientifici sugli scimpanzé e sui bambini hanno confermato che oltre agli stimoli intellettuali sono fondamentali per i neonati i coinvolgimenti emotivi e che l'assenza della madre determina in una certa percentuale di casi una crescita scorretta con permanenti disturbi del comportamento (Vescovi, 2005).

Il gruppo di ricerca del Leibniz-Institut fur Neurobiologie a Magdeburgo ha studiato in che modo si forma il legame emotivo fra un neonato e un genitore chiamato da etologi e psicologi imprinting filiale. Lo studio sviluppatosi su un gruppo di pulcini ha valutato quello che avviene nel cervello degli animali durante l'imprinting attraverso il riconoscimento della voce della madre. Nei pulcini che riconoscono l'imprinting della voce materna si attivano segnali neuronali molto più forti che in quelli che la sentono per la prima volta e per i quali questo stimolo sonoro non ha alcuna risonanza emotiva.

L'ipotesi che le esperienze emozionali possano influire sullo sviluppo cerebrale dei neonati umani è stata confermata da studi sui bambini, fortemente trascurati, degli orfanotrofi; in questi bambini si è dimostrata una riduzione dell'attività del sistema limbico.

La definizione quindi delle strutture neuroanatomiche del cervello avviene in funzione dell'ambiente relazionale in cui il bambino si trova immerso e se gli stimoli sono scorretti lo sviluppo delle reti neuronali può risultare anch'esso alterato. Da questo non corretto sviluppo cerebrale possono nascere disturbi del comportamento, dell'apprendimento, malattie psichiche, malattie del sistema immunitario, malattie neoplastiche.

Il neurofisiologo Mauro Mancia (2004) parla di memoria implicita che si costituisce nei primi tre anni di vita in ognuno di noi e di cui non abbiamo consapevolezza; questo contenitore rappresenta, secondo i suoi studi, la premessa al nostro agire quotidiano.

Già Henry Laborit negli anni Settanta parlava di essere vivente come di una memoria che agisce.

Ma ipotizzando di uscire indenni da questa presa in carico materna in quanto amati e coccolati in modo ottimale e quindi dotati di una perfetta scatola nera, negli anni successivi iniziano le sofferenze del cervello condizionate dallo stress a cui quest'organo viene sottoposto.

Lo stress è lo scotto che dobbiamo pagare in maggiore o minore quantità per raggiungere determinati obbiettivi e allo stress il cervello risponde con una liberazione anomala di neurotrasmettitori che inducono nell'organismo una serie di sofferenze.

Per anarchia del cervello sottintendo quindi la difesa di quest'organo dallo stress e dal disagio psichico primario lasciandolo libero il più possibile di comunicare con tutti gli apparati in modo armonico. Allo scopo di riportare il mio cervello ad una buona armonia biologica, liberandolo dallo stress, mi sono dimesso nel dicembre 1998 dal ruolo, ormai troppo burocratizzato, di primario pneumologo ospedaliero, ho abbandonato l'oncologia polmonare e mi sono riproposto come specialista pneumologo impegnandomi al massimo nella prevenzione primaria e secondaria delle malattie fumocorrelate.

Nel frattempo ho avuto più tempo per i miei pazienti, per me stesso, per la mia vita privata e per l'approfondimento delle tematiche, in questi anni sempre maggiori, nel campo delle neuroscienze.

La possibilità oggi con le tecniche di imaging cerebrale (scintigrafia ad emissione di positroni e risonanza magnetica funzionale) di studiare l'attività del cervello ha aperto nuove frontiere interpretative nello studio della mente.

Con la Risonanza magnetica funzionale (RMNf) e la scintigrafia ad emissione di positroni (PET) è possibile osservare il cervello mentre si attiva e si è potuto dimostrare che non esiste atto cognitivo che prescinda da una componente emozionale e che pertanto la sintesi fra l'io neurale e l'io biologico è assoluta.

Secondo Umberto Galimberti «Fu nel 1600, con la nascita della scienza moderna, che, per esigenze scientifiche, il corpo fu ridotto a "organismo", a pura quantità, a semplice sommatoria di organi, perché solo cosi poteva essere trattato come tutti gli oggetti di laboratorio su cui ha potere la scienza. Nacque la medicina moderna che, come tutti i malati sanno, non conosce l'uomo che ha di fronte, ma solo il suo organismo».

Per Cartesio, in quanto macchine, gli esseri viventi erano integralmente riducibili alla materia - res extensa - ma in quanto dotati della parola e del pensiero racchiudevano un'anima - res cogitans.

Questo dualismo fra anima e corpo è ancora quello che accompagna i nostri studi di medici separando lo studio del corpo dallo studio della mente con la psichiatria.

Iniziando dalla teoria evoluzionista di Darwin, agli studi della genetica di Mendel, via via fino ai giorni nostri con le nuove ricerche sperimentali sulle emozioni del neurofisiologo Damasio, la biologia molecolare e la genomica funzionale, si sono messi in evidenza i meccanismi che integrano i vari sistemi fisiologici che si attivano nella relazione fra mente e corpo.

L'unificazione fra IO neurale e IO biologico è ormai avvenuta e non ci sono più due realtà, quella fisica e quella psichica, ma un'unica esistenza, come scrive ancora Galimberti «che dice nel corpo il proprio modo di essere al mondo».

Poiché sono dell'opinione che la cultura si debba diffondere per contagio io cerco in questo libro, con uno slalom speciale attraverso i libri di neuroscienze letti in questi ultimi anni, di dare al lettore la spiegazione scientifica di alcuni casi clinici fino alle guarigioni miracolose a cui ho assistito purtroppo raramente.

Il mio ringraziamento e le mie scuse vanno a tutte le teste pensanti a cui ho rapinato idee, concetti, tesi, intuizioni, iniziando da Gregory Bateson che con il libro Verso un'ecologia della mente mi aprì appunto la mente negli anni Settanta, via via attraverso i preziosi libri di immunologia di Gilberto Corbellini, della nuova medicina di Ivan Cavicchi, della spiegazione sulla sintesi fra emozioni e malattie così bene interpretata da Stefano Canali e Luca Pani, a Silvano Tagliagambe che con il suo libro II sogno di Dostoevsky mi ha spiegato come è possibile essere creativi o diventare geni, ad Alberto Oliverio che con il libro La mente mi ha fatto ben capire perché sono un mediocre giocatore di golf.

Il percorso si snoda attraverso neuroscienziati italiani e stranieri quali Edoardo Boncinelli che mi ha trasmesso il suo bio-entusiasmo, Giulio Tononi e Gerald Edelman che hanno iniziato il lungo cammino alla ricerca della sede della coscienza, Steven Rose e le sue riflessioni sul determinismo genetico, Alessandro Cellerino, neurobiologo, che nel libro Eros e cervello bene riassume il significato dei processi biologici utili nello sviluppo della specie umana, Rita Levi Montalcini e il suo NGF su cui ancora c'è molto da dire a 50 anni dalla scoperta, Telmo Piovani, giovane e brillante epistemologo fondatore di «Pikaia» e il cui libro Homo sapiens ed altre catastrofi ho comprato solo per essermi riconosciuto nel titolo, Richard Dawkins biologo dell'evoluzione e teorico del gene egoista, David Servan-Schreiber, psichiatra e ricercatore che nel libro Guarire spiega come difendersi dai disagi psicologici senza farmaci.

Un grazie particolare alla mia compagna di vita e di golf Letizia che così benevolmente mi ha spiegato la differenza fra ma asseverativo e ma avversativo e ha corretto con me il testo integrandolo con alcune riflessioni letterarie in particolare per quanto riguarda i suoi due grandi compagni di vita: Emil Cioran e Marcel Proust.

Ringrazio infine l'Action painting o espressionismo astratto americano, la musica dodecafonica, Carmelo Bene, Peter Brook, Michelangelo Antonioni e tutti gli scrittori, artisti e ricercatori che mi hanno permesso di amplificare le mie reti neurali sviluppandone sia la parte semantica, sia la parte immaginativa.

Grazie a mia figlia Ludmilla che con le sue problematiche adolescenziali mi ha costretto a leggere testi di neurobiologia e psicologia per poterle stare vicino non solo con l'amore che le era dovuto.

Un ultimo e infinito ringraziamento a Marisa, giovane pittrice, morta di linfogranuloma a cui accenno nel libro, mia prima compagna di vita, a cui devo anni felici, un figlio meraviglioso, Nicolò e una frase in corsivo: a Enzo che continua che è stata per me lo stimolo a non negarmi mai ad alcun malato nel ricordo e nel rispetto della sua sofferenza.

Un grazie infine a tutti coloro che ho visitato e ho assistito nel bene e nel male, se infatti noi siamo frutto di tutti coloro che ci hanno costruito, il mio essere ciò che sono ora, come medico e come uomo, lo devo in buona parte ai miei malati.

E comunque vada a finire, caro lettore, sappi che la responsabilità di questo libro è tutta del mio sponsor il professor Umberto Galimberti che, comunque, ringrazio per avermi stimolato con questo impegno a riattivare i miei due eccellenti compagni di viaggio: i lobi frontali.

Il Cervello Anarchico

Con una nuova prefazione dell'Autore

Enzo Soresi

Un invito a prendersi cura di sé, a sviluppare un modello di vita volto a ridurre al minimo il disagio psichico per cercare di prevenire il danno biologico. Per tutto il periodo della sua vita fetale, fino al momento della...

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Enzo Soresi, medico chirurgo, specializzato in malattie polmonari ed oncologia clinica, ha sviluppato tutta la sua carriera presso l'ospedale di Niguarda occupandosi prevalentemente di neoplasie polmonari e pubblicando su questo argomento oltre 150 lavori scientifici su riviste nazionali ed...
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