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Sospeso - Estratto dal libro "Un Uomo Temporaneo"

di Simone Perotti 6 mesi fa


Sospeso - Estratto dal libro "Un Uomo Temporaneo"

Leggi in anteprima le prime pagine del romanzo di Simone Perotti e seguilo in questo viaggio alla scoperta della parte più profonda di noi

Dei nostri giorni fatali, quelli che precedono una rivoluzione, non resta mai traccia. Tale e tanta è la scossa del cambiamento che dimentichiamo gran parte degli avvenimenti fino a quel punto. Come non fossero mai stati. Almeno, così accadde a Gregorio che, tempo dopo, si sarebbe sforzato di ricordare la sua vita, anche solo qualche particolare delle ultime ore, prima di ricevere la lettera. Ma invano.

Quella mattina aveva indossato il soprabito, si era arrotolato la sciarpa intorno al collo ed era sceso in strada. Dopo aver atteso il verde al semaforo pedonale aveva attraversato e proseguito dritto per qualche centinaio di metri. Secondo il quotidiano rituale, era entrato nel bar del distributore di benzina, aveva salutato la cassiera e il barista, dato un'occhiata ai titoli dei giornali, bevuto un caffè senza zucchero e gustato una ciambella fritta. Aveva pagato, salutato ancora e poi ripreso a camminare lungo il marciapiede, fino alla deviazione per il campo.

Qui Gregorio aveva abbandonato l'asfalto, era sceso qualche metro per la scarpata e aveva percorso il sentiero che faceva da scorciatoia tra due appezzamenti coltivati, gli ultimi rimasti in quella zona periferica della città. L'aria pungeva, ma si avvertiva qua e là vibrare ancora il corto mantello della buona stagione. I suoi passi liberavano gli ultimi profumi dalle erbe selvatiche. Per Gregorio, che tutte le mattine attraversava quel campo, andare a lavorare era una passeggiata che sapeva di menta.

Almeno fino al terrapieno che lo riportava all'altezza della strada, ai cancelli e al parcheggio per poi raggiungere il palazzo degli uffici. Prima di essere inghiottito da quell'immenso alveare, come sempre, Gregorio aveva acceso una sigaretta guardando il cielo, salutando con un cenno l'uomo della guardiola. Era una buona giornata, si sentiva bene.

Fuori dall'ascensore del tredicesimo piano aveva scambiato un saluto con le segretarie centrali, indaffarate dietro al bancone semicircolare. La più giovane, una ragazza sempre assorta, troppo subalterna e oberata per farsi notare, lo aveva guardato senza aprire bocca. Un'occhiata seria e prolungata, diversa dal solito. Anche lui l'aveva guardata, cogliendo distrattamente l'anomalia della sua espressione. Quello fu l'unico particolare che, tempo dopo, Gregorio sarebbe riuscito a ricordare.

Era entrato nella propria stanza salutando Cristian Airoldi, il giovane collega destinato, un giorno, a prendere il suo posto. Si era tolto la sciarpa fatta ai ferri da sua madre e aveva appeso il soprabito sulla gruccia. Subito dopo, si era accorto della lettera.

Al centro del tavolo, come ogni santo giorno, c'era il mazzo della posta. Il suo lavoro cominciava da quelle corrispondenze, già aperte dalle segretarie centrali, il cui contenuto si divertiva a intuire al primo sguardo. Era convinto che indovinarne il maggior numero, dal colore della carta o dal carattere della stampa, fosse di buon auspicio per la giornata.

Accanto al cumulo di fogli, isolata, Gregorio vide una busta, l'unica ancora chiusa. Si volse verso il collega, che lo guardò da sotto in su, rannicchiato dietro la scrivania. Doveva averla notata anche lui, forse presa tra le mani e soppesata, perché il suo sguardo era attento, gravido d'attesa. Gregorio gli sorrise. Quel giovane un po' furtivo, un po' insincero, eternamente in allarme, in fondo era un bravo ragazzo.

Fece il giro della scrivania e si sedette. Come tutti gli impiegati, per un nesso congenito tra cervello e fondoschiena, non poteva occuparsi seriamente di qualcosa stando in piedi.

Prese la busta e la voltò per osservarla. Al posto del destinatario c'era il suo nome, al posto del mittente il marchio dell'azienda. Che novità! La aprì, e cominciò a scorrere il testo. Cristian Airoldi lo osservava senza un movimento.

«Cattive notizie?» gli chiese.

«Ti pare che io sia mai arrivato tardi in ufficio?» domandò Gregorio.

«...No», rispose il giovane, esitando.

«Ti sono sembrato mai scortese o insubordinato?»

«No... ma perché?»

«Mi hanno sospeso per quattro giorni.»

Cristian Airoldi arretrò lentamente, fino a aderire allo schienale. Non riuscì ad assumere alcuna espressione, vacuo, incapace tanto di preoccuparsi quanto di sperare. Gregorio notò che era proprio basso: quasi scompariva dietro al ripiano del tavolo.

La direzione del personale gli imputava una serie di piccoli ritardi nell'orario di lavoro (ce n'era uno di un minuto), insieme ad altre presunte infrazioni disciplinari così evanescenti che Gregorio dovette scorrere la lettera due o tre volte prima di iniziare a capacitarsi.

Si accomodò meglio sulla sedia. Spinse di lato il cumulo di carte, dopo averle ordinate in una mazzetta. Stese il foglio di fronte a sé, ne appiattì le pieghe con il palmo della mano e riprese da capo. Quando ebbe riletto ogni parola con attenzione, alzò la testa, il busto, si lasciò andare sulla sedia, che scricchiolò. Osservò la stanza e la vide normale, accogliente, come sempre. La luminescenza della mattina filtrava dalla tenda bianca e si spalmava sulle scrivanie, sulle suppellettili, lungo i muri interrotti da una bacheca, un quadro, l'appendiabiti. Lui e il suo collega rimasero in silenzio, incerti per motivi differenti, e si lanciarono uno sguardo. Poi Gregorio si alzò, infilò il soprabito grigio scuro, avvoltolò la sciarpa intorno al collo, salutò e uscì dalla stanza.

Non poteva saperlo, ma la sua vita stava cambiando. Per sempre.

Tratto dal libro:

Un Uomo Temporaneo

Simone Perotti

Un romanzo anarchico, visionario e profondamente vero... per cambiare la nostra visione della realtà quotidiana legata al "posto fisso".

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Simone Perotti è nato a Frascati, (Roma) e vive tra Milano e La Spezia. Ha pubblicato Zenzero e Nuvole (I Ritmi, Theoria, 1995, Tascabili Bompiani, 2004), e Stojan Decu, l'Altro Uomo (Bompiani, 2005), con cui ha vinto il premio Volpe d’Oro 2005. Ha pubblicato racconti su riviste...
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