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Siamo fatti solo di materia? - Estratto da "Anatomia Sottile - Volume 1"

di Roberto Zamperini 5 mesi fa


Siamo fatti solo di materia? - Estratto da "Anatomia Sottile - Volume 1"

Leggi in anteprima le prime pagine del libro di Roberto Zamperini e scopri come l'energia sottile influenzi la nostra anatomia

C'era una volta una scienza che poteva affermare con orgogliosa sicurezza che quello che osserviamo da qui, dalla Terra e le leggi che ne traiamo, è più o meno quello che esiste nel resto dell'Universo, fin nelle più lontane e sperdute galassie.

Quella scienza è la Fisica, insieme alla sua sorella, l'Astrofisica. Un bel giorno, però, qualche fisico pignolo si mise a fare calcoli precisi sul peso e sulla velocità d'espansione dell'Universo e delle stelle dentro le galassie e si rese conto che all'appello mancava un bel po' di materia.

I conti non tornavano.

Indice dei contenuti:

Nell'Universo c'è qualcosa che si nasconde

Ci volle parecchio perché i suoi colleghi potessero digerire la notizia, perché la massa mancante non era una quisquilia: era qualcosa come 100 volte la massa fino ad allora considerata. Come dire che l'Universo di colpo pesava 100 volte più di prima.

E non era tutto, perché questa massa mancante sembrava avere una brutta abitudine, anzi pessima per un fisico: era invisibile, nascosta.

C'è, ma nessuno sa cosa e dove sia. Probabilmente dispersa negli infiniti spazi siderali, forse addirittura presente anche sulla Terra, proprio qui tra noi, nell'aria che respiriamo, forse dentro i nostri corpi. Quello che imbarazzava di più era il fatto che nessuno riuscisse a vederla, nessuno riuscisse a percepirne la presenza, nessuno riuscisse a farla reagire con qualcosa di noto, come elettroni usati come proiettili.

Se ne deduceva l'esistenza solo in base ad inferenze fatte su oggetti lontanissimi, come le galassie.

Qualche astrofisico burlone fece qualcosa che peggiorò la situazione: chiamò questa strana materia quintessenza, un termine mutuato dagli antichi filosofi greci che credevano esistesse un etere, materia sottilissima ed invisibile che, secondo loro, permea tutte le cose, compreso lo spazio vuoto.

Questo, per i Greci, era lo stesso che dire che il vuoto, pur se inteso come assenza di qualsiasi materia o energia, comunque esiste. Quello che noi chiamiamo vuoto, per loro era una sostanza invisibile e onnipresente, una sostanza primordiale che presente in tutto il cosmo.

Altri fisici trovarono che chiamare quintessenza la materia oscura e misteriosa era uno scherzo di pessimo gusto, poiché tutta la fisica moderna era cresciuta nella certezza che l'etere, dopo Einstein, fosse definitivamente e finalmente scomparso dall'orizzonte scientifico. Ora, non solo cocciutamente ritornava a farsi vivo, ma qualcuno non aveva trovato niente di meglio che chiamarlo proprio con la stessa parola che aveva usato, molti secoli prima, un certo Aristotele.

L'imbarazzo crebbe ancora di più quando qualche fisico, ben corredato di lauree, pubblicazioni scientifiche e credibilità, fece di peggio: ipotizzò la presenza di enormi campi energetici di una forma di un'energia esotica ed ignota, che avrebbe l'esecrabile caratteristica di essere antigravitazionale.

Le orribili notizie che sconvolgevano tutto quello che si riteneva oramai certo restarono per un bel po' confinate ai report che scienziati di tutto il mondo si scambiavano con una certa riservatezza. Ma venne il giorno che tutto questo fu reso di pubblico dominio grazie a pubblicazioni su riviste ritenute assolutamente credibili dalla comunità scientifica, come Nature e Scientific American.

Cosa erano questa materia e questa energia esotiche, misteriose e onnipresenti, per di più antigravitazionali? - Dopo la morte dell'etere, forse questo stava per prendersi la sua rivincita?

Un vuoto che non è troppo vuoto

La situazione era peggiorata dal fatto che la Fisica aveva da decenni preso una strada che, per la logica comune, è a dir poco eversiva: la meccanica quantistica. Il premio Nobel per la fisica del 1979 Steven Weinberg aveva espresso le perplessità sue e di tanti suoi colleghi affermando che, più riusciamo a prendere di questo nostro Universo, più sembra assolutamente privo di senso. Se lo dice lui... Cerchiamo noi, analfabeti della fisica, di capire almeno perché l'Universo sembri così privo di senso.

Tutti abbiamo sentito parlare del tempo di dimezzamento di un materiale radioattivo, come l'uranio. Cosa fa un materiale radioattivo? Dopo un certo tempo emette un pezzetto del suo nucleo, per esempio una particella alfa, e la proietta nello spazio.

Se non sapete cos'è una particella alfa, non c'è da spaventarsi: è il nucleo dell'atomo di elio, l'elemento ultraleggero che viene utilizzato nei palloncini dei bambini e nei palloni sonda. Così facendo però, il materiale radioattivo cambia natura, diventa un'altra cosa, si trasmuta, potremmo dire, in un altro elemento. Questo fenomeno, grazie a Fermi e altri suoi colleghi, è stato alla base dei reattori nucleari e delle bombe atomiche.

Tutto questo già lo sapevamo. Ma forse non avevamo riflettuto abbastanza sul fatto che questa emissione di particelle alfa avviene in modo totalmente casuale, cioè, in altre parole, l'elemento radioattivo emette la particella in un momento qualsiasi, a suo piacimento!

L'atomo è dotato di libero arbitrio? Einstein soleva dire che non poteva credere che Dio giocasse ai dadi, eppure non c'è nulla, assolutamente nulla che determini l'emissione della particella oppure che la ritardi. Roba da far venire il mal di testa al più rivoluzionario dei filosofi! Naturalmente, tutto ciò avviene su scala microscopica, perché a scala macroscopica, l'effetto della media si fa sentire e gli eventi sembrano prendere una piega meno folle.

Un altro degli effetti più strani della quantistica è il cosiddetto effetto tunnel, in base al quale un elettrone - o una qualsiasi altra particella - può attraversare impunemente una barriera teoricamente insuperabile, come un isolante, perché, potremmo dire, l'elettrone sta di qua dalla barriera, ma sta anche d'altra parte! L'elettrone sarebbe dotato, non solo di libero arbitrio, ma anche della stessa ubiquità della quale hanno goduto certi santi? Si tratta del famoso principio d'indeterminazione di Heisenberg (1927).

La presenza dell'elettrone non è prevedibile con certezza assoluta, ma probabilistica, in altre parole possiamo solo dire che la posizione in un certo punto di un elettrone è prevedibile solo con una data probabilità. Sempre probabilisticamente, però, l'elettrone potrebbe anche stare dall'altra parte dell'Universo! Come può un oggetto stare di qua o di là, secondo i suoi gusti! Sembra tutta una sciocchezza, ma non lo è per niente, perché i transistor dei nostri computer e dei televisori, funzionano proprio secondo questi principi.

Questa logica "illogica" dei fenomeni quantistici avviene anche nel vuoto. Immaginiamo il vuoto più vuoto che esiste, privo in altre parole non solo di materia, come aria, altri gas e quant'altro, ma anche privo di ogni manifestazione energetica, come luce e radiazioni varie, ciò che tra l'altro in natura semplicemente non esiste.

Ebbene, in questo supervuoto nascono e muoiono un'infinità di particelle virtuali, come bolle di sapone, che si formano continuamente e continuamente scoppiano e si dissolvono. Insomma, un vuoto più effervescente dello champagne!

Che non si tratti solo di teorie strampalate, lo dimostra un esperimento, detto di Casimir dal suo ideatore, in cui due lastre d'oro, poste a distanza ravvicinata in un ambiente a vuoto spinto, senza aria né campi energetici, si attraggono con una forza non straordinaria, ma comunque si attraggono. Apparentemente non c'è nulla che le faccia attrarre, perché sono immerse nel vuoto, eppure si attraggono. Come dire: l'energia del nulla.

Non siamo solo materia

D'altronde, nonostante che la fisica moderna abbia scoperto già da almeno cinquant'anni che il vuoto, l'Universo e l'uomo sono essenzialmente manifestazioni di campi energetici, sembra che questa realtà faccia ancora fatica a farsi strada, non solo nella mente dell'uomo della strada, ma perfino in quella di scienziati come biologi, medici, antropologi, psicologi, neuroscienziati. Soprattutto la Biologia sembra essere oggi sotto l'effetto di una sorta di ubriacatura nella quale esistono solo proteine, amminoacidi, molecole, ioni.

Non siamo altro, si dice, se non il risultato della combinazioni di geni, le nostre emozioni sono solo l'effetto di molecole più o meno complesse, i nostri pensieri derivano dell'attività chimica ed elettrica del nostro cervello. L'amore? Eccesso di dopamina. La rabbia? Solo adrenalina. La paura? Neuroni che si attivano in un piccolo organo nascosto nella profondità del cervello. Il cervello? Una grossa ghiandola che secerne pensiero.

Qualcuno con molto humour ha definito il cervello l'organo con il quale pensiamo di pensare. Il pensiero, la coscienza? Attività di neurotrasmettitori negli spazi intrasinaptici. Null'altro.

Eppure, seppur negata, ma comunque sepolta anche nell'inconscio degli scienziati più materialisti, c'è la consapevolezza che tutto questo non basti a spiegare la straordinaria complessità del nostro corpo e del suo funzionamento, nonché la misteriosa presenza in ognuno di noi della coscienza di essere, di esistere e di essere unici.

Altrimenti come spiegare la presenza in ognuno di noi della paura della morte, la certezza della nostra individualità, l'universale. Eppure, seppur negata, ma comunque sepolta anche nell'inconscio degli scienziati più materialisti, c'è la consapevolezza che tutto questo non basti a spiegare la straordinaria complessità del nostro corpo e del suo funzionamento, nonché la misteriosa presenza in ognuno di noi della coscienza di essere, di esistere e di essere unici.

Altrimenti come spiegare la presenza in ognuno di noi della paura della morte, la certezza della nostra individualità, l'universale credenza della sopravvivenza dell'anima? Anche le indagini statistiche sulle opinioni delle persone comuni ci dicono che le teorie che ci vorrebbero null'altro se non automi biologici trovano nella gente un rifiuto generalizzato. Sembrerebbe che, nonostante le affermazioni della Scienza ufficiale, ognuno di noi sappia di essere molto di più di un mucchio organizzato di proteine.

Ma, insomma, cosa siamo realmente? Solo materia o qualcosa di più? Quella che chiamiamo "mente" è il semplice prodotto di una complessa interazione delle sinapsi dei nostri neuroni od anche di una non ancora indagata realtà, nascosta magari in qualche dimensione tuttora ignota?

Fino ad alcuni anni fa, parlare di dimensioni oltre le tre note (quattro, se si aggiunge quella temporale) sembrava argomento per matematici visionari o per scrittori di fantascienza. Oggi il concetto è entrato di prepotenza nella fisica.

Una nuova generazione di fisici, sempre più numerosa, sostiene che i segreti della materia/energia dell'Universo possono comprendersi solo ammettendo altre invisibili dimensioni, oltre quelle note e studiate da millenni.

La difficoltà di unificare le teorie sulla materia e l'energia, che sembra per ora quasi insuperabile, ha portato a credere che, dietro a quelle che si ritenevano essere particelle solide, piccole quanto si vuole, puntiformi addirittura, ma comunque costituite da qualcosa, si nascondano delle vibrazioni, corde ultramicroscopiche che vibrano in più dimensioni.

Ma la vibrazione di una corda è vibrazione della materia di cui è formata la corda, appunto. Anche il suono è vibrazione, delle molecole che formano l'aria. Lo stesso terremoto è vibrazione, delle rocce che formano la crosta terrestre.

Queste corde che vibrano, queste superstrings, come le chiamano i fisici, sono vibrazioni di cosa? Teorie che avanzano lentamente e attraverso enormi difficoltà, perché la sola descrizione matematica comporta calcoli di una complessità sconvolgente. Sembra quasi che il Creatore dell'Universo si sia divertito a nascondere i Suoi segreti dietro formule di una difficoltà tale da mandare in tilt le menti dei matematici più ferrati!

 

Tratto dal libro:

Anatomia Sottile - Volume 1

L'anatomia umana nella sua componente sottile - La tecnica energo-vibrazionale

Roberto Zamperini, Sonia Germani

Un atlante di tutti i centri energetici che percorrono il nostro corpo, rappresentati visivamente in splendide tavole a colori, secondo l'approccio TEV di Roberto Zamperini. Per ognuno sono illustrate le correlazioni con i vari organi e centri secondari di energie.

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Roberto Zamperini, laureato in Statistica, scrittore, ricercatore geniale e poliedrico di terapie alternative, romanità, scienze di confine e cosmogonia, ha donato linfa vitale per la maturazione di un nuovo paradigma dedicandosi, come pochi suoi predecessori, a una lettura...
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