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Scienza: è ancora indipendente?

di Stefano Montanari, La Redazione di Macrolibrarsi


Scienza: è ancora indipendente?

Lo abbiamo chiesto a Stefano Montanari che ci ha illustrato i limiti e i lati negativi di una scienza non libera

Spesso si sente dire che la scienza e gli scienziati sono al soldo delle grandi multinazionali: un legame, dunque, che si basa su interessi personali, piuttosto che sul bene comune. Di quanto è imbavagliata la scienza oggi e se gli scienziati sono ancora liberi di muoversi in maniera indipendente ne abbiamo parlato con il dottor Stefano Montanari, scienziato e divulgatore di fama internazionale nonché autore di diversi manuali. Ecco il suo lucido punto di vista.

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La scienza in Italia è ancora indipendente?

Per prima cosa bisognerebbe stabilire non che cos’è la scienza ma qual è la percezione che se ne ha. Chi ha nozioni di epistemologia sa bene che cos’è la scienza: qualcosa che dei pilastri semplicissimi e la ripetibilità è il primo tra loro. Questo significa che, se l’assunto è corretto, io posso prevedere con assoluta precisione il risultato di un determinato susseguirsi di avvenimenti.

Quando la cosa, non importa per quale ragione, non è possibile, non siamo più nell’ambito della scienza ma, al massimo, siamo nella sua anticamera. È in quell’anticamera che si fanno esperimenti e gli esperimenti sono semplicemente le domande che si pongono alla Natura in attesa delle sue risposte, risposte che vanno accettate con serena onestà, coscienti del fatto che noi non abbiamo nessun potere sulle leggi naturali. Incontestabilmente, da che mondo è mondo, la scienza è stata fraintesa a vantaggio di qualcuno e il XXI secolo non fa eccezione. Oggi come un tempo assistiamo alle esibizioni di personaggi che con la scienza non hanno nulla a che spartire ma che sono contrabbandati con successo come scienziati. Tra loro spiccano i medici. Spacciare per scienza la medicina è a dir poco curioso, stante il fatto che a quella nobilissima disciplina manca proprio la ripetibilità. Dunque, il medico non è uno scienziato ma della scienza si deve servire correttamente. Venendo ora alla sua domanda, le rispondo che la scienza in quanto tale è certamente indipendente ma non lo è la sua grottesca caricatura, usata correntemente a scopo di truffa.

Quali sono i rischi di avere gran parte degli scienziati al soldo delle multinazionali, che essendo private non hanno organi di controllo e monitoraggio esterni?
Il malinteso è quello solito: credere che si tratti di scienziati. Ormai da diversi anni le istituzioni non dispongono più dei mezzi economici per sostenere la ricerca e questo ha fatto sì che, con grande soddisfazione delle industrie farmaceutiche, la ricerca medica passasse di fatto totalmente nelle loro mani. Le falsificazioni, così, sono all’ordine del giorno, tanto che, a detta di "The Lancet" e del "New England Journal", cioè i massimi giornali medici, metà di ciò che si pubblica è falso.

In realtà, da vecchio addetto ai lavori, temo che ad essere falso sia molto più di quella ottimistica metà, se non altro tenendo conto non solo dei dati truffaldini ma delle censure strettissime che ormai sono abituali. Insomma, quanto a queste, se lei prova a pubblicare qualcosa che potrebbe mettere in difficoltà le industrie farmaceutiche, può avere certezza che non passerà. Per quanto riguarda gli enti di controllo, tenga conto che anche quelli dipendono economicamente quasi per intero dalle industrie farmaceutiche e, dunque, fidarsi di loro è a dir poco illusorio. Consideri anche solo tutto quanto da anni noi troviamo e fotografiamo nei vaccini: inquinanti vistosissimi che non si vedono solo se non li si vogliono vedere. Per quanto riguarda le industrie farmaceutiche, queste giocano sul velluto, certe che i loro prodotti verranno guardati con occhio molto benevolo. E su questo non vado oltre. Ma consideri anche la tragedia delle università.

Anche l’accademia è al guinzaglio delle industrie farmaceutiche e basterebbe ascoltare ciò che dicono alla TV certi professori: spesso qualcosa che qualche decennio fa avrebbe valso loro una bocciatura con infamia. È evidente che da università di quel genere non possono altro che uscire laureati non all’altezza. Quindi, il problema non è tanto a carico delle industrie private ma a carico degli di controllo di fatto inesistenti e di un sistema che, a partire dalla didattica, è gravemente malato. Se, poi, si entra nel campo della politica, ci si trova al cospetto di un panorama terrificante.

In tutta la faccenda del Covid-19 quali sono stati i limiti di aver avuto una scienza non indipendente che ha prevalso su quella indipendente? E quali sono i rischi per il futuro?

Mi rifaccio all’articolo 21, per quanto calpestato, della defunta Costituzione e do il mio parere: gli errori di diagnosi e di terapia sono stati i responsabili di buona parte delle morti. Non mi chieda se si tratti d’incompetenza o di altro. A mio parere, si è fatto di tutto per trasformare una patologia di nessuna importanza in ciò che abbiamo sperimentato sulla nostra pelle e sui nostri portafogli. Per il futuro? Per il futuro è già pronta una nuova finta pandemia.

Altro tema scottante che apre un enorme divario è la questione del vaccino che da gran parte della scienza ufficiale viene descritto come unico modo per porre fine all’emergenza. Cosa dobbiamo aspettarci da una vaccinazione veloce, di massa e indiscriminata, e soprattutto sarà possibile evitarla?

Prescindendo dalla truffa su cui non voglio entrare perché dovrebbe essere competenza di chi di truffe si occupa, proporre una vaccinazione è qualcosa che può arrivare solo da chi è affetto da un’ignoranza crassa e, magari, confida sull’ignoranza popolare. Al di là di ogni considerazione sui vaccini, se questo virus conferisce immunità è solo per tempi brevissimi, esattamente come è per il raffreddore di cui è parente stretto. A questo si aggiunge il fatto, peraltro più che noto, che questo virus muta con grandissima velocità e ormai ne è stata isolata un’enorme quantità di varietà differenti.

La cosiddetta scienza ufficiale dice, in fondo, una cosa corretta: finirà tutto quando arriverà il vaccino. Questo non perché il vaccino avrà una qualunque efficacia ma perché è su quello che s’incentra il business. In poche parole, l’epidemia finta finirà quando ci sarà il vaccino altrettanto finto perché così è stato deciso e preparato. Quanto a come evitare di subire la violenza di questa ovvia follia, non saprei che cosa dirle. Qui dovrebbe essere il popolo a riprendersi le chiavi di casa ma il popolo è stato dovutamente trattato con un bombardamento mediatico incentrato sull’induzione della paura ed è schiavo volontario quando non del tutto entusiasta di un regime che non ha uguali nella storia.

Di teorie e ipotesi se ne sono sentite tante, ma qual è la visione degli scienziati indipendenti, come Lei, nei confronti di questa pandemia?

Molto banalmente è quella dei numeri: non c’è nessuna pandemia e, per questo, sarebbe sufficiente aprire un vocabolario e cercare il lemma “pandemia”.

Spesso gli scienziati indipendenti vengono tacciati di promuovere fake news, di essere dei complottisti, oppure vengono ostacolati in ogni modo nel loro lavoro, quando non direttamente denunciati: come può un cittadino medio capire quando si tratta di manovre per sviare l’attenzione da ambiti che per le multinazionali sono ritenuti scomodi?

È facile. Una delle regole basilari della scienza e anche della medicina che alla scienza deve tanto è quella del confronto. Ogni scienziato che rientri nella qualifica cerca sempre di confrontarsi perché ne ha bisogno assoluto dato che è solo così che può rendersi conto se ciò che ha ricavato dai suoi dati sperimentali è corretto. Chi si confronta con lui ha il dovere di agire da avvocato del diavolo, mettendolo in ogni modo in difficoltà, sempre, però, usando dati scientifici dimostrati. Se tutte quelle difficoltà saranno superate, significherà che le conclusioni dello scienziato erano corrette. Se lo saranno solo in parte, lo scienziato dovrà rivedere qualcosa. Se non lo sono affatto, significherà che aveva sbagliato.

In ogni modo, qualunque sia l’esito, il confronto è utilissimo perché non solo rassicura sulla giustezza dei risultati ma può spingere a completarli o a correggerli, o, se dimostra che sono erronei, fa sì che non si perda tempo seguendo strade che non portano a nulla. Ciò che è diventata prassi è che i personaggi spacciati per scienziati, usando scuse che mi limito a definire grottesche e mortificanti per la loro dignità, rifiutano ogni confronto e già questo è la prova certa della loro ciarlataneria. Per i più colti, è sufficiente rifarsi alle certezze della scienza e usare la propria capacità di critica.

Mi lasci, poi, dire qualcosa sulle denunce. Io ne sono bersagliato ma quasi sempre solo a parole perché le denunce tanto strombazzate non mi arrivano. E, quando mi arrivano, vengono archiviate per la loro palese inconsistenza. Questo, però, serve a poter fare i titoli sui giornaletti di regime: “Montanari denunciato...”

È riuscito ad avere il microscopio, finalmente, che sta utilizzando anche per studi sul Coronavirus, se non sbaglio: che tipo di studi sta portando avanti?

In realtà, il microscopio arrivato non è ancora utilizzabile perché occorre parecchio tempo per montarlo, calibrarlo e metterlo in funzione. Il problema per quanto riguarda il Coronavirus, però, è che non ci arrivano i reperti delle autopsie, ed è su quelli che dobbiamo lavorare osservandoli al microscopio elettronico. In quei reperti noi dovremmo cercare le tracce dell’inquinamento atmosferico e dell’inquinamento provocato dai vaccini.

Chi pensa male potrebbe concludere che i campioni che stiamo aspettando da oltre due mesi non arrivino perché si preferisce che certi risultati non escano. Naturalmente io non sono d’accordo su questa teoria e ritengo che i ritardi siano dovuti solo all’evidente difficoltà che c’è a far cadere un timbro su un foglio.

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Stefano Montanari

Stefano Montanari

Stefano Montanari, scienziato e divulgatore di fama internazionale, autore di un blog da 9-10.000 visitatori al giorno, è nato a Bologna il 7 giugno 1949 e risiede a Modena. Laureato in Farmacia e da sempre impegnato nel campo della ricerca medica. Fa parte di un gruppo di lavoro, il cui...
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