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Risvegliarsi all'amore - Estratto da "Il Quarto Elemento dell'Amore"

di Osho 3 mesi fa


Risvegliarsi all'amore - Estratto da "Il Quarto Elemento dell'Amore"

Leggi in anteprima la premessa del libro di Osho e rifletti insieme al grande maestro sul sentimento alla base di tutto: l'amore

Si tramanda un aneddoto che non smette di stupire:

Il grande filosofo tedesco, il professor Von Kochenbach, una notte vide in sogno due porte: una si apriva direttamente sull'amore e sul paradiso, l'altra si apriva su un auditorium in cui si teneva una lezione sull'amore e sul paradiso. Von Kochenbach non ebbe esitazioni: si precipitò ad ascoltare la lezione!

La storia è davvero significativa. È una leggenda, ma non così irreale. Rappresenta la mente umana: più interessata al sapere che alla saggezza, più interessata all'informazione che alla trasformazione; più interessata a conoscere qualcosa su dio, la bellezza, la verità, l'amore che a sperimentare il divino, la bellezza, la verità, l'amore.

La mente umana è ossessionata dalle parole, dalle teorie, dai sistemi di pensiero, ma è del tutto ignara dell'esistenziale che ti circonda; ed è l'esistenziale - l'esperienza - che può renderti libero, non il sapere, non la cultura.

Questa storiella rappresenta la mente di ciascuno di voi. Però ieri, mentre leggevo un libro di due filosofi, Silvano e James A. Arieti, Love Con Be Found (Puoi trovare l'amore, 1977 - N.d.T.), con mia sorpresa ho visto che la citavano. Ovviamente, speravo che ne ridessero, e ne criticassero il principio; invece, con mio grande stupore ho letto che la difendevano, sostenendo che quel professore fece la cosa giusta!

Anziché varcare subito la porta dell'amore e del paradiso, è entrato nell'auditorium in cui si svolgeva una lezione sull'amore e sul paradiso! Naturalmente la lezione era tenuta da un altro professore... e i due filosofi scrivono che quel professore fece la scelta giusta. Come mai? Il ragionamento degli autori è questo: se non sai nulla dell'amore, come potresti conoscerlo? Se prima non hai alcuna notizia del paradiso, come potresti entrarci immediatamente?

In superficie, il ragionamento appare logico: prima devi familiarizzarti con l'idea di ciò che è il paradiso, solo a quel punto potrai entrarci. Prima devi possedere una mappa: la cultura ti dà quella mappa. È un ragionamento logico, tuttavia è stupido. È logico soltanto in apparenza: in profondità manca di qualsiasi intelligenza.

Non hai bisogno di avere informazioni sull'amore, poiché non è qualcosa che sta all'esterno di te: l'amore è l'essenza stessa del tuo essere. È già in te, devi solo permettergli di fluire. Il paradiso non è un luogo all'esterno del tuo essere; se lo fosse, avresti bisogno di una mappa per raggiungerlo. Tu sei già in paradiso, ti sei soltanto addormentato: hai unicamente bisogno di risvegliarti.

Un risveglio può accadere immediatamente, un risveglio può essere subitaneo; di fatto, il risveglio può essere soltanto improvviso! Quando svegli qualcuno, non si sveglia lentamente, a porzioni, gradualmente. Non accade che si svegli prima al dieci per cento, poi al venti, poi al trenta, poi al quaranta, poi al novanta, poi al novantanove e infine al cento per cento. No! Quando scuoti una persona addormentata, si sveglia immediatamente: è sveglia o è addormentata, non c'è alcun intervallo tra i due stati.

Per questo motivo il Buddha ha detto che l'illuminazione è un'esperienza improvvisa; non è graduale, non la raggiungi facendo un passo dopo l'altro. Non puoi dividerla in parti: l'illuminazione è indivisibile, è un'unità organica. Sei illuminato o non lo sei.

Tuttavia l'essere umano è rimasto - e rimane - aggrappato alle parole: sono parole vuote, prive di significato, parole che sono state pronunciate da persone ignoranti, come voi. Forse erano persone colte, ma la cultura non dissipa l'ignoranza.

Sapere cos'è la luce non significa riuscire a dissipare le tenebre: potresti sapere sulla luce tutto ciò che è conoscibile nel mondo, potresti possedere una biblioteca che contiene soltanto trattati sulla luce... ebbene, tutto lo scibile della tua biblioteca non riuscirebbe a dissipare le tenebre. Per dissiparle ti occorre una semplice candela; sarà quella a compiere il miracolo!

Sfogliando l'Enciclopedia Britannica, con mia grande felicità ho scoperto che non contiene alcun articolo sull'amore. È stata una grande intuizione! Di fatto, è impossibile spiegare a parole l'amore: puoi amare, puoi essere innamorato, puoi perfino diventare l'amore stesso, tuttavia è impossibile scrivere qualcosa sull'amore. L'esperienza è talmente sottile e le parole sono così grossolane!

Le parole hanno creato divisioni nell'umanità. Qualcuno crede in alcune parole vuote di significato e si definisce hindu; altri credono in altre parole vuote di significato e si definiscono ebrei; qualcun altro si definisce cristiano; e altri ancora si definiscono musulmani... e via di seguito. E tutti credono in parole vuote, senza aver mai sperimentato nulla personalmente. Non è stata la tua esperienza personale a determinare il tuo essere hindu, ebreo o musulmano: sono convinzioni che hai preso in prestito dagli altri e tutte le convinzioni prese in prestito sono futili, fasulle, fallaci.

Eppure gli uomini hanno sofferto moltissimo a causa delle parole: alcuni credevano nel Talmud, altri nel Tao Te Ching, altri ancora nel Dhammapada... perciò si sono criticati a vicenda, hanno discusso, hanno lottato e non solo: si sono anche uccisi tra di loro. La storia intera gronda sangue nel nome di dio, nel nome dell'amore, nel nome della fraternità, nel nome dell'umanità.

Ebbene, si può continuare a discutere all'infinito di tutte queste cose...

Un professore francese e un professore americano parlavano tra di loro. Il professore francese disse: "Ci sono cento posizioni per fare l'amore". L'americano obiettò: "Ce ne sono cento e una!". La discussione si accese immediatamente, al che l'americano disse: "Elencami le tue cento, poi io ti elencherò le mie cento e una!". 
Il francese non si fece pregare e descrisse nei dettagli le cento posizioni che conosceva. La centesima consisteva nello stare appeso a un lampadario e nell'avere un rapporto con l'orecchio della donna! Quando venne il suo turno, l'americano iniziò dicendo: "La prima posizione è questa: la donna giace supina e l'uomo sta sopra di lei". 
Al che il professore francese esclamò: "Mio dio! Non ho mai pensato a una posizione simile! Hai ragione tu: le posizioni sono cento e una. Non è necessario che mi elenchi le altre cento, sono proprio cento e una. Non avevo mai sentito parlare di questa posizione, non l'ho neppure mai immaginata. Voi americani siete proprio il massimo!".

Questi professori, questi studiosi hanno dominato l'umanità e l'hanno distratta dalla naturalità dell'esistenza, dalla vita semplice. Hanno reso le vostre menti sofisticate, acute, furbe, scaltre, sapienti; ma hanno distrutto in voi l'innocenza e la meraviglia. E sono proprio l'innocenza e la meraviglia a dare vita al ponte che ci collega all'immediato... e ciò che è immediato è anche l'Assoluto, ricordalo.

La tua mente è piena di parole vuote. Voi tutti continuate a parlare e non siete neppure consapevoli di ciò che state dicendo. Quando usi la parola "dio" sai cosa significa? Come potresti saperlo, senza aver conosciuto il divino? Questa parola è vuota, la parola in sé non ha alcun significato: il significato deve scaturire dalla tua esperienza.

Dopo aver conosciuto il divino, la parola "dio" diventa luminosa - è luminosa, è un diamante -, ma non sapendo nulla del divino, la parola "dio", che qualcun altro ti ha insegnato, è simile a un comune sasso, senza colore, senza luminosità, senza traccia di luce.

Puoi continuare a portarla con te, è solo un peso, un gravame opprimente... puoi continuare a trascinartela dietro. Non ti darà le ali, non ti darà leggerezza e non ti aiuterà in alcun modo ad avvicinarti al divino. Di fatto, sarà un ostacolo, un impedimento. Infatti, più pensi di sapere tutto su "dio", solo conoscendo la parola "dio", meno investigherai nella realtà del divino che è l'esistenza.

Più aumenterà il tuo sapere e più diminuirà la tua possibilità di imbarcarti nell'avventurosa ricerca della verità del divino. Se già sai, che bisogno hai di ricercare, che bisogno hai di investigare? Hai già ucciso la tua domanda; senza aver trovato la soluzione, senza aver ottenuto la risposta: l'hai solo presa in prestito dagli altri; ma le risposte altrui non possono essere le tue.

Il Buddha è giunto a conoscere ma, quando parla, le sue parole non possono portare con sé la sua esperienza; quando partono dal suo cuore sono ricolme di luce, sono ricolme di una danza sublime. Quando ti raggiungono, sono ottuse, morte. Puoi anche accumulare le sue parole e puoi pensare di possedere un grande tesoro; invece non possiedi niente, possiedi soltanto parole vuote di significato.

Un Buddha vuole che tu sia consapevole di questo fenomeno, poiché comprenderlo è importantissimo. Se non ti liberi dalle parole vuote e superficiali, non comincerai mai il tuo viaggio di ricerca. Se non ti liberi dal sapere, da tutta la tua cultura, se non getti via tutte le informazioni acquisite, se non torni innocente come un bambino, ignorante come un bambino, la tua ricerca sarà futile, superficiale.

E qual è il criterio? Qual è la parola luminosa? Qual è la parola ricolma di fragranza? È quella che porta la pace, che non proviene mai dall'esterno: è la sottile e ferma e quieta voce del tuo cuore. Quella parola risuona nei recessi più profondi del tuo essere, è il suono del tuo stesso essere, è il canto della tua stessa vita.

Non devi cercarla nelle sacre scritture, non devi cercarla nei discorsi appresi da altri, la troverai soltanto nella tua interiorità; la troverai solo nella meditazione, nel silenzio più profondo. Allorché tutto il sapere preso in prestito ti avrà lasciato e sarai solo; quando avrai bruciato tutte le sacre scritture e sarai solo.

Quando non saprai più niente, quando le tue azioni sgorgheranno dal tuo stato di non sapere... allora sentirai la tua voce interiore, poiché si sarà spento in te tutto il clamore, il rumore del sapere... allora potrai udire la tua ferma, flebile e sottile voce interiore! E avvertirai un'unica parola... è una sola parola: il suono Aum.

Nell'istante in cui entrerai nel tuo essere, rimarrai sorpreso nello scoprire che c'è un unico suono: Aum. I musulmani l'hanno udito come Amin: è Aum; i cristiani l'hanno udito come Amen, è sempre Aum. Di conseguenza, tutti: cristiani, musulmani, hindu, giainisti, buddhisti, terminano le loro preghiere con Aum.

È inevitabile che la preghiera finisca con Aum, in quanto ti rende sempre più silenzioso... alla fine non rimane in te nient'altro che Aum. Le sacre scritture hindu terminano tutte con "Aum, shanti, shanti, shanti... Aum, pace, pace, pace". Questo è l'Aum.

Il criterio per giudicare se l'hai udita davvero, oppure se hai solo preteso di udirla, o se hai soltanto immaginato di udirla, è questo: quella parola è portatrice di pace.

All'improvviso sei colmo di pace, una pace mai conosciuta prima.

La pace è qualcosa di gran lunga più elevato rispetto alla felicità, poiché la felicità è sempre seguita dall'infelicità; è sempre un continuo alternarsi di poli opposti, di felicità e infelicità. Come il giorno si alterna alla notte, la felicità si alterna all'infelicità.

Se sei pessimista, puoi contare le notti; se sei ottimista, puoi contare i giorni: questa è la sola differenza nelle persone.

Alcune dicono: "Ci sono due giorni e una notte tra i due giorni": sono gli ottimisti.

Altre dicono: "Ci sono due notti e un solo giorno tra le due notti": sono i pessimisti.

In realtà tutti sono in errore. Ogni notte ha il proprio giorno e ogni giorno ha la propria notte: esiste una parità. Ce parità tra tutti i poli opposti; ed è così che l'esistenza rimane equilibrata. Se oggi sei felice, aspettati l'arrivo dell'infelicità per domani. Se oggi sei infelice, non preoccuparti: la felicità è proprio dietro l'angolo.

E inevitabile che sia così, poiché la natura è equilibrata.

La pace è molto più elevata rispetto alla felicità. Il Buddha non l'ha chiamata beatitudine, proprio per questo motivo: potresti chiamarla beatitudine, in realtà lo è... il Buddha ha evitato la parola beatitudine poiché, dandole questa denominazione, la gente immediatamente sottintende "felicità".

La parola "beatitudine" trasmette alla gente l'idea della felicità assoluta, di una felicità immensa, incredibile. Nella mentalità della gente, la differenza tra la felicità e la beatitudine consiste solo nella quantità: è come se la felicità fosse una goccia e la beatitudine fosse l'oceano. Per la gente comune la differenza è soltanto nella quantità, laddove non è la differenza di quantità che fa la differenza. Solo una diversa qualità può fare la vera differenza.

Per questo motivo, il Buddha ha scelto la parola "pace", invece di "beatitudine". Egli ha parlato di "pace" e la pace dà alla tua indagine, alla tua ricerca, una direzione del tutto diversa. Pace significa: assenza di felicità e assenza di infelicità.

Anche la felicità è uno stato rumoroso, uno stato di tensione, di eccitazione.

Ti sei mai osservato a fondo? Non puoi rimanere in uno stato di felicità molto a lungo poiché, dopo un po', ti innervosisci, ti senti stanco e annoiato da quella condizione. Certo, riesci a tollerare lo stato di felicità fino a un certo punto, oltre il quale ti diventa impossibile. Quanto a lungo puoi continuare ad abbracciare la tua donna? Certo, per alcuni momenti è bello, estatico... ma per quanto tempo? Un minuto, due minuti, trenta minuti, un'ora, un giorno, due giorni? Per quanto tempo? La prossima volta, prova a osservarti e riuscirai a notare il momento in cui la felicità si trasforma in infelicità.

Quando vuoi conquistare una donna, ti senti totalmente attratto, soggiogato. Le donne intuiscono il tuo stato, di conseguenza fanno di tutto per sfuggirti dalle mani.

Restano evasive, non si rendono prontamente disponibili. Le donne sono consapevoli, intuitivamente consapevoli - non intellettualmente - del fenomeno, sanno che tutta questa attrazione sparirà in fretta, tutto questo grande amore morirà in breve tempo. Ogni cosa muore, ogni cosa che sia nata è destinata a morire.

In questo senso, le donne sono molto più intelligenti: ti evitano, fuggono; ti permettono solo una certa dose di intimità, poi si allontanano da te. In questo modo ravvivano il gioco, altrimenti finirebbe troppo presto.

Qualsiasi felicità dura solo per un certo lasso di tempo, oltre il quale si trasforma nel suo opposto: diventa infelicità, amarezza.

Pace significa andare oltre l'eccitazione sia della felicità sia dell'infelicità, trascendere entrambe.

Il Quarto Elemento dell'Amore

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Una raccolta inedita di riflessioni e pensieri di Osho sull'amore e l'innamoramento. A ogni istante l’amore ci avvicina, ci sollecita, ci chiama… perché nella sua essenza l’amore è la vita stessa. Riconoscerlo,...

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Osho è stato un filosofo e leader carismatico e maestro spirituale indiano fra i più influenti e conoscuti del ventesimo secolo. Mai nato - Mai morto - Ha solo visitato il pianeta Terra tra l'11 dicembre 1931 e il 19 gennaio 1990. Con queste parole immortali, Osho detta il suo epitaffio e allo...
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