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Pagine tratte da una memoria preistorica - Estratto da "L'Evoluzione Cosmica"

di Helena Petrovna Blavatsky alcuni giorni fa



Leggi in anteprima il proemio del libro di Helena Petrovna Blavatsky e scopri le basi della filosofia teosofica

Di fronte agli occhi dell'autrice vi è un manoscritto arcaico, costituito di foglie di palma, rese ormai inalterabili all'acqua, al fuoco e all'aria attraverso un processo specifico, ma sconosciuto.

Sulla prima pagina è un disco bianco, su fondo nero. Sulla successiva un disco simile con un punto nel centro.

Lo studioso sa che il primo dei due rappresenta il cosmo nell'eternità, in un momento precedente al risveglio dell'energia sopita, emanazione dell'universo in sistemi posteriori. Il punto nel circolo bianco, spazio ed eternità in Pralaya, indica l'aurora della differenziazione.

Il punto nell'«Uovo» del mondo, il Germe che diventerà l'Universo, il Tutto, un Germe periodicamente ed alternativamente latente ed attivo. L'intero circolo è l'unità divina da cui tutto si manifesta, e verso cui tutto ritorna. La sua circonferenza, che è un simbolo necessariamente limitato, dati i limiti della mente umana, indica la presenza Astratta, definitivamente inconoscibile, e il suo piano, Anima Universale, nonostante entrambi siano unità.

La superficie del disco, tuttavia, completamente bianca ed il suo fondo nero che la circonda, dimostrano chiaramente che questo piano è la sola conoscenza, per quanto ancora nebulosa, raggiungibile da parte dell'uomo.

Su questo piano iniziano le manifestazioni Manvantariche, dal momento che, durante il Pra-laya, in quest'anima è latente il Pensiero Divino, in cui è nascosto il piano di ogni futura possibile Cosmogonia e Teogonia.

E' la vita unica, eterna, invisibile e onnipre-presente, senza fine, ma periodica nelle sue manifestazioni, negli intervalli nei quali regna l'oscuro mistero del Non-Essere; incosciente, ma coscienza assoluta, irrealizzabile, eppure unica realtà auto-esistente; insomma un «Caos per i sensi, un Cosmo per la ragione».

L'unico suo attributo assoluto che è esso stesso. Movimento eterno ed incessante, è definito nei linguaggio esoterico «Grande Soffio», che è il movimento perpetuo nell'Universo, nel senso di spazio illimitato e onnipresente.

Ciò che è privo di movimento non può esser divino, ma non vi è nulla in realtà assolutamente privo di moto nell'Anima Universale.

Nel V secolo a.C, circa, Leucippo, che fu precettore di Democrito, affermava che lo spazio era perennemente riempito di atomi, animati da un moto incessante, i quali nel corso dell'Eternità, aggregandosi, generavano un moto rotatorio, attraverso una mutua azione di collisioni che producevano movimenti laterali.

Epicuro e Lucrezio insegnavano le medesime dottrine, aggiungendo tuttavia all'idea di movimento laterale, quella dell'affinità degli atomi, cioè un insegnamento occulto vero e proprio. Fin dall'inizio dunque, la divinità non rivelata fu considerata sotto un unico aspetto filosofico: il moto Universale, il fremito del Soffio Creatore nella Natura.

L'occultismo definisce «l'Esistenza unica» in questo modo: «La divinità è un arcano, un fuoco vivente e i testimoni eterni di questa presenza invisibile sono luce, calore e umidità»; poiché questa Trinità include ed è la causa di tutti i fenomeni naturali.

Il movimento intracosmico è eterno e incessante; quello cosmico, visibile e percepibile, è finito e periodico. Come astrazione eterna è l'eterno presente; come manifestazione è finito, limitato, sia nella direzione dell'avvenire che in quella del passato, essendo entrambe, l'Alfa e l'Omega di successive ricostruzioni.

Il cosmo, noumeno, non ha nulla a che fare con le relazioni causali del mondo fenomenico.

Solo riferendosi all'Anima Intracosmica, al cosmo ideale, nell'immutabile pensiero divino, noi abbiamo la possibilità di affermare che non vi è stato mai un principio e non vi sarà mai una fine.

Per quanto riguarda il suo corpo o organizzazione cosmica, nonostante sia impossibile dire che vi sia stata una prima costruzione o che ve ne sarà mai un'ultima, tuttavia ad ogni nuovo Man-vantara, la sua organizzazione può essere considerata come la prima e l'ultima della sua specie, poiché esso, ogni volta, attraversa un periodo di evoluzione verso un livello superiore.

Anni fa si tendeva ad affermare che la dottrina esoterica, come il buddhismo, il brahmanesimo ed anche la Kabala, insegna che l'essenza unica, infinita e sconosciuta, è esistita ed esiste per l'Eternità, divenendo passiva o attiva ad intervalli periodici. Nel linguaggio poetico del Manu, queste condizioni sono definite «i giorni e le notti di Brahma».

Quest'ultimo è «sveglio o addormentato».

Gli Svàbhàvikas, filosofi della più antica scuola buddhista, tutt'ora esistente nel Nepal, speculano sulla condizione attiva di questa Essenza che essi chiamano Svàbhàvat, e reputano insensato costruire teorie sul potere astratto e inconoscibile nella sua condizione passiva.

Essi, quindi, sono definiti atei tanto dai teologi cristiani quanto dagli scienziati moderni, che non comprendono la logica profonda della loro filosofia. I teologi non sono portati ad ammettere altro Dio ali'infuori della personificazione delle potenze secondarie che hanno elaborato l'universo visibile e che per loro sono divenuti il dio antropomorfico dei cristiani, Jehorah maschile e ruggente fra lampi e tuoni.

A sua volta, la scienza razionalista tende a vedere nei buddhisti e negli Svàbhàvikas i positivisti dell'età arcaica.

Ad un'osservazione attenta, questa filosofia unilaterale, materialista, può avere qualche elemento di verità.

I buddhisti sostengono che non esiste Creatore, ma un numero infinito di Potenze Creatrici che costituiscono collettivamente la sostanza unica ed eterna, la cui essenza è inscrutabile e conseguentemente, non può essere oggetto di speculazione per un vero filosofo.

Socrate rifiutò sempre di discutere sul mistero dell'Essere Universale; tuttavia nessuno lo accusò mai di ateismo, se si eccettuano coloro che miravano alla sua eliminazione fisica.

La Dottrina Segreta dice che all'inizio del periodo attivo, si origina un'espansione dell'Essenza Divina, dall'esterno all'interno e viceversa, in conformità della legge eterna ed immutabile; l'universo fenomenico, a sua volta, è il risultato ultimo della lunga catena di forze cosmiche che sono progressivamente state messe in moto.

Così, tornando alla condizione passiva, l'Essenza Divina si contrae e l'opera anteriore della creazione viene progressivamente e lentamente annullata.

L'universo visibile si disintegra, il suo materiale si disperde e le tenebre solitarie ancora una volta coprono le profondità dell'abisso.

Per impiegare una metafora tolta dai libri segreti ed adatta a render l'idea ancora più limpida, un'espirazione dell'essenza sconosciuta, produce il mondo ed una inspirazione lo fa scomparire.

Questo procedimento è in azione da tutta la eternità e il nostro Universo attuale non è che una delle serie infinite che non hanno principio e non avranno mai fine. (Iside svelata). Cercheremo di spiegare questa lunga citazione nel presente volume, nel modo più ampio ed esauriente possibile. Nonostante non contenga nulla di nuovo per gli orientalisti, la sua interpretazione esoterica può contenere molte cose fino ad oggi completamente sconosciute agli studiosi occidentali.

La prima figura è un semplice disco, la seconda, nel simbolo arcaico, è un disco con un punto nel centro: prima differenziazione nelle manifestazioni periodiche della natura, asessuata ed infinita. Nella terza fase, il punto si trasforma in un diametro: questo è il simbolo della Madre Natura, divina ed immacolata, nell'infinità assoluta che abbraccia ogni cosa.

Quando questo diametro orizzontale è attraversato da un altro verticale, abbiamo la Croce del mondo. L'umanità ha raggiunto la sua Terza Razza Madre; è il simbolo dell'origine della vita umana.

Quando la circonferenza scompare e lascia solo la croce, è il segno che la caduta dell'uomo nella materia è compiuta e ha inizio la Quarta Razza. La croce nel circolo simboleggia il puro panteismo, e quando la croce non è circoscritta, il segno diviene fallico. Il terzo simbolo, circolo diviso in due da un diametro orizzontale, stava a significare la prima manifestazione della natura creatrice, ancora passiva poiché femminile.

La prima vaga percezione dell'uomo, per quanto riguarda la procreazione, è femminile, poiché l'uomo conosce meglio sua madre che suo padre. Perciò le divinità femminili erano considerate più sacre di quelle maschili.

Dunque la Natura è femminile, e fino a un certo punto oggettiva e tangibile: il principio-spirito che la feconda è nascosto. Aggiungendo una linea perpendicolare al diametro orizzontale, veniva formato il TAU, la più vecchia forma di questa lettera.

Era il glifo della Terza Razza Madre fino al giorno della caduta simbolica, quando ebbe luogo la separazione dei sessi per evoluzione naturale; allora la figura si modificò e divenne un cerchio con un diametro posto in posizione verticale, vita asessuale, modificata o separata, doppio glifo o simbolo.

Con le sottorazze della nostra V Razza, esso divenne nel simbolo il Sacr' ed in ebraico N'cabvah, delle prime razze; in seguito si trasformò nell'emblema egizio della vita e più tardi ancora nel segno di Venere.

Viene quindi la Svastica (il martello di Thor o « Croce Ermetica » attuale).

Il simbolo esoterico del Kali Yuga è la stella rovesciata a cinque punte, con le sue due punte voltate verso il cielo, segno della stregoneria umana; questa posizione è quella che ogni Occultista riconoscerà come appartenente alla magia della mano sinistra ed è usata nelle cerimonie magiche.

C'è da sperare che l'attenta lettura dell'opera che vi presentiamo, modifichi le idee del pubblico, in genere erronee, sul panteismo.

E' un errore considerare i Buddhisti e gli Occultisti Advaiti come atei. Se non sono tutti filosofi, essi tuttavia sono profondamente logici e le loro obiezioni e i loro argomenti sono basati su un rigoroso ragionamento. Infatti se noi prendiamo il Parabrahman degli Indù come rappresentante delle divinità celate e senza nome delle altre nazioni, ci accorgeremo che questo principio assoluto è il prototipo da cui deriva ogni altra.

Parabrahman non è dio perché egli non è un dio. E' ciò che è supremo e non supremo (Paravara), dice la Madùkya Upanishad.

E' supremo come causa, ma non come effetto, e semplicemente come realtà senza secondo, il cosmo che contiene tutto o piuttosto lo spazio cosmico infinito, nel senso spirituale più elevato.

Brahman (neutro), essendo la radice immutabile, pura, libera, incorruttibile e suprema «l'unica vera esistenza Paramartika» e l'assoluto Chit, non può esser conoscitore «poiché Quello non può avere alcun soggetto di conoscenza». Forse che è possibile definire la fiamma come l'Essenza del Fuoco?

Tale essenza è la vita e la luce dell'universo; il fuoco visibile e la fiamma sono distruzione, morte e male.

Il fuoco e la fiamma distruggono il corpo di un Arhat, la loro essenza lo rende immortale. «La conoscenza dello Spirito Assoluto come lo splendore del sole o come il calore del fuoco, altro non è che l'essenza stessa assoluta», dice Shankaràchà-rya. E' lo spirito del fuoco, non il fuoco stesso; per questo motivo i suoi attributi, calore o fiamma, non sono gli attributi dello Spirito di quello di cui detto spirito è causa inconsapevole. Non è forse questa frase la nota vera e fondamentale della filosofia successiva fondata dai Ro-sacrociati?

Parabrahman non è altro, dunque, che l'aggregato collettivo del cosmo nella sua infinitezza ed eternità, il «QUELLO» e il «QUESTO» cui non è possibile applicare gli aggregati distributivi.

« Al principio QUESTO era il Se, uno solo » ed il grande Shankaràchàrya spiega che Questo si riferisce all'universo; le parole « al principio », significano prima della riproduzione dell'universo fenomenico.

Per questo motivo, quando i panteisti, facendo eco alle Upanishad, affermano, come la Dottrina Segreta, che « Questo » non può creare, non eliminano, nè negano un creatore, o piuttosto un insieme collettivo di creature, ma rifiutano soltanto e logicamente, di attribuire la creazione e soprattutto la formazione, cioè qualcosa di finito, ad un Principio Infinito.

L'Evoluzione Cosmica

La Dottrina Segreta

Helena Petrovna Blavatsky

La Dottrina Segreta secondo la Blavatsky sarebbe stata, fin dagli albori dell’umanità, la Religione-Sapienza universalmente diffusa, sintesi del sapere totale e del mistero della vita. Il testo appare come un immenso...

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Nata l'11 agosto del 1831 a Ekaterinoslav (ora Dnepropetrovsk, in Ucraina) e morta l'8 maggio 1891 a Londra, era discendente della stirpe dei principi russi Dolgorouky. Per molti anni viaggiò in ogni continente alla ricerca dei segreti di antiche civiltà e dei resti di culture arcaiche.
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