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Mantenersi in salute - Estratto da "Il Magico Potere del Digiuno"

di Yoshinori Nagumo 1 mese fa


Mantenersi in salute - Estratto da "Il Magico Potere del Digiuno"

Leggi in anteprima un estratto dal libro di Yoshinori Nagumo e scopri come mantenerti sano e attivo a lungo utilizzando il digiuno terapeutico

La stragrande maggioranza dei giapponesi dà per scontato che consumare tre pasti al giorno sia la norma. Eppure è da meno di un secolo - dei 170.000 anni trascorsi da quando i primi esseri umani comparvero sul nostro pianeta - che è possibile saziarsi tre volte al giorno.

 

 

 

 

Indice dei contenuti:

I geni della sopravvivenza

Nel caso del Giappone, il cibo divenne facilmente reperibile e disponibile solo negli anni Sessanta del Novecento, ossia durante il boom economico verificatosi quando il Paese risorse dalle ceneri della seconda guerra mondiale. Prima, moltissimi giapponesi non avevano cibo a sufficienza.

Forse fu proprio la minaccia onnipresente della fame a creare il mito che mangiare a «sufficienza» sia indispensabile per essere sani. Le popolazioni cominciarono ad alimentarsi a orari fissi ogni giorno solo con l'avvento delle civiltà che coltivavano il riso, una pratica nata in Cina verso il 2000 a.C, ossia solo quattromila anni fa.

Nel corso dei precedenti 166.000 anni, gli esseri umani furono cacciatori-raccoglitori che potevano restare digiuni per giorni interi mentre andavano a caccia di cibo. Ma anche dopo l'introduzione della coltivazione del riso, le calamità naturali e i cambiamenti climatici provocavano carestie frequenti presso tutte le popolazioni.

La storia dell'umanità è, fondamentalmente, una lunga battaglia, tuttora in corso, contro la fame. Tranne che in determinate aree, come il Nord America, l'Europa, il Giappone e l'Australia, la fame e le carestie affliggono ancora la maggior parte del pianeta, in particolare numerosi Paesi dell'Asia, dell'Africa e dell'America Latina.

La fame può essere definita come la mancanza di un'alimentazione sufficientemente energetica per condurre una vita moderatamente attiva e conservare il peso corporeo minimo commisurato alla propria altezza. I disastri naturali, i conflitti prolungati e la povertà estrema fanno si" che una percentuale significativa della popolazione planetaria non abbia accesso al fabbisogno nutrizionale minimo, indispensabile per salvaguardare la salute.

Ma vorrei attirare la vostra attenzione su un fatto interessante: i Paesi con un alto tasso di denutrizione hanno anche un tasso di natalità elevato. Pur avendo il vantaggio di essere ben nutrite, le popolazioni dei Paesi cosiddetti «avanzati» hanno tassi di fecondità bassissimi e, di conseguenza, si stanno riducendo numericamente.

Nel mondo animale, sarebbero considerate specie a rischio d'estinzione. Se questa situazione si protrarrà immutata, gli unici sopravvissuti fra decine di migliaia di anni saranno i discendenti di coloro che oggi vivono nei Paesi afflitti dalle carestie.

Qual è la causa di questa differenza nella capacità di sopravvivenza? La storia dell'umanità è contraddistinta da crisi ripetute che, oltre alla denutrizione, comprendono anche le catastrofi naturali, le epidemie e le guerre.

Molti ritengono erroneamente che l'uomo di Pechino (Homo erectus pekinensis) sia l'antenato dei cinesi, che l'uomo di Giava (Homo erectus erectus) sia l'antenato degli asiatici e che l'uomo di Neanderthal (Homo neandertholensis') sia l'antenato degli europei. Sono in tanti a essere anche convinti che l'umanità non si estinguerà mai. Se fate parte di quel numero, temo di dovervi deludere. Tutte le specie appena citate oggi sono estinte.

La verità è che molte delle specie di ominidi che ci hanno preceduto sono sparite dalla faccia della Terra. Gli attuali europoidi, negroidi e mongoloidi discendono tutti da un'unica antenata, chiamata Eva mitocondriale, nata circa 170.000 anni fa ai piedi del Kilimangiaro.

Mentre i Paesi ad alto tasso di denutrizione stanno esplodendo dal punto di vista demografico, quelli avanzati non riescono ad arrestare il calo della popolazione, nonostante tutti gli sforzi scientifici e tecnologici compiuti per invertire questa tendenza.

Neanche l'inseminazione artificiale e le sofisticatissime terapie per favorire la fertilità hanno prodotto incrementi demografici. Ci si potrebbe chiedere se il declino della popolazione non sia una caratteristica di determinate etnie. I giapponesi, per esempio, hanno un tasso di fecondità intrinsecamente basso? La risposta è no. Prima della seconda guerra mondiale avere quattro o cinque figli per coppia in Giappone era la norma.

L'uomo contemporaneo discende da antenati sopravvissuti a innumerevoli crisi che li avevano portati sull'orlo dell'estinzione. Ma durante quel processo, l'umanità ha acquisito dei «geni della sopravvivenza» che si attivano quando gli individui sono esposti alla fame, al freddo estremo e alle epidemie.

Il nostro organismo possiede tutta una serie di geni programmati per mantenerci in vita, fra cui i geni della fame che ci proteggono nei periodi di carestia, i geni della longevità che ci aiutano a sopravvivere alla privazione di cibo, i geni della fertilità che incrementano la riproduzione nei periodi di penuria alimentare, i geni dell'immunità che ci proteggono dalle malattie, i geni anticancro che combattono i tumori e i geni riparatori che ci aiutano a guarire dalle malattie e ad arginare l'invecchiamento.

Il guaio è che si attivano solo in condizioni di denutrizione e di freddo. In realtà, quando l'alimentazione è abbondante, quei geni esercitano l'effetto opposto: fanno invecchiare l'organismo, riducono la fertilità e scatenano il sistema immunitario contro di noi. Ora, per aiutarvi a vivere in maniera più sana, vorrei spiegarvi come funzionano i geni della sopravvivenza.

Perché si aumenta di peso anche solo bevendo acqua?

Coloro che non riescono a mettersi a dieta spesso adducono il pretesto di avere un metabolismo che li fa ingrassare solo bevendo acqua. Indipendentemente dalla fondatezza scientifica di tale affermazione, questa descrizione della costituzione umana è corretta.

La fame è una condizione che abbraccia gran parte della storia umana. I nostri antenati, nei millenni in cui sopravvissero alla denutrizione acquisirono dei geni che consentivano loro di assorbire la massima quantità di nutrienti da quantità minime di cibo.

Come abbiamo già visto, i «geni della fame» fanno parte di un corredo che comprende i «geni della sopravvivenza». I nostri predecessori, quando trovavano qualcosa da mangiare non sapevano quando avrebbero consumato il pasto successivo. Per adattarsi, svilupparono un metabolismo in grado di convertire immediatamente in grasso anche la più piccola quantità di cibo.

Proprio cosi: il nostro organismo è programmato per ingrassare anche stando quasi a digiuno. Senza questo adattamento, i nostri antenati non sarebbero mai sopravvissuti all'incessante battaglia contro la denutrizione che ancora affligge l'umanità.

Il metabolismo umano e la sua capacità di immagazzinare grasso da un apporto minimo di nutrienti sono il risultato dell'evoluzione. Questi geni della fame sono cosi efficienti nel convertire il cibo in grasso che sono detti anche «geni risparmiatori».

Avete mai assistito a una «gara di abbuffata», cioè una gara a chi mangia di più nel minor tempo possibile, i cui concorrenti non ingrassano mai per quanto s'ingozzino? Costoro sono affetti da un disturbo rarissimo, caratterizzato dalla mancanza dei geni della fame. In un periodo di carestia, questi individui soccomberebbero subito. È per una legge naturale che accumuliamo tutto il cibo che assumiamo sotto forma di grasso. È cosi che l'umanità è sopravvissuta nei 170.000 anni della sua esistenza.

Le sirtuine, le proteine che riparano le cellule

Abbiamo osservato che i geni della fame sono risparmiatori d'energia in grado di immagazzinare il massimo dell'energia da quantità minime di carburante.

Un altro tipo di gene che, in tempi recenti, ha destato l'attenzione dei media è quello della longevità, più precisamente le sirtuine, proteine codificate dai geni sirt, la cui scoperta è scaturita dall'ipotesi che uno stomaco vuoto contribuirebbe alla sopravvivenza e al rinnovamento del corpo umano.

Il digiuno è da millenni una pratica spirituale consigliata da tutte le grandi religioni. È grazie all'esperienza accumulata nel corso dell'evoluzione che gli esseri umani si sono resi conto che vivono più a lungo se si alimentano in maniera frugale invece di eccedere con il cibo.

In tempi più recenti, alcuni ricercatori hanno condotto esperimenti su animali diversi, fra cui scimmie, topi e porcellini d'India, per vedere quanto sarebbero sopravvissuti con quantità di cibo differenti. Hanno cosi scoperto che l'aumento maggiore della durata della vita (da 1,4 a 1,6 volte) si verifica in concomitanza con una restrizione calorica del 40 per cento.

Ma non è tutto. Mentre le scimmie ben nutrite mostravano segni d'invecchiamento quali chiazze prive di pelo ed epidermide rugosa, quelle a dieta rigorosa avevano il pelo lucido e l'epidermide liscia. Tali risultati sembrano indicare l'esistenza di geni a sostegno della sopravvivenza, che si attivano ogni volta che l'organismo è denutrito.

Ulteriori esperimenti basati su tale ipotesi hanno condotto alla scoperta delle sirtuine. Ricerche successive hanno rivelato che quando lo stomaco è vuoto, le sirtuine passano in rassegna tutte le cellule dell'organismo umano (si parla di migliaia di miliardi) per riparare quelle danneggiate. Questa scoperta ha evidenziato che le sirtuine, oltre a prolungare la vita, contribuiscono ad arrestare l'invecchiamento e l'avanzare delle malattie. Poiché ci consentono di vivere più a lungo, sono in cima alla lista dei geni della sopravvivenza che finora hanno salvato umanità.

Man mano che approfondivo lo studio delle sirtuine e dei geni della fame, della fertilità, dell'immunità e dei geni riparatori, si approfondiva anche la mia convinzione che attivando quei geni si può prolungare la vita ed essere più sani, ma anche che quei geni si attivano solo quando si ha fame.

Questa convinzione è il fondamento della tesi proposta in questo manuale: consumare un solo pasto al giorno fa bene alla salute. Secondo un antico detto giapponese, il segreto di una salute di ferro è mangiare solo fino a riempire lo stomaco per otto decimi. Oggi sappiamo che questa filosofia alimentare stimola l'attivazione dei geni della longevità.

Mangiare troppo fa ammalare

In alcuni Paesi, essere bene in carne è un segno di benessere. Nel Giappone postbellico, il Ministero della Salute aveva lanciato un programma che prevedeva delle ricompense per i bambini paffuti. Abolita in seguito perché favoriva l'obesità, quell'iniziativa dimostra che essere in sovrappeso un tempo era una sorta di status symbol.

Negli anni Sessanta, quando in Giappone esplose il boom economico, i programmi televisivi e le riviste pubblicizzavano ampiamente i cibi e i ristoranti raffinati e la popolazione aveva una disponibilità crescente di risorse alimentari. Quel fenomeno scatenò, a sua volta, un appetito smodato e quasi animalesco.

Gli animali possiedono due grandi impulsi: mangiare e riprodursi. Avrete notato che si accoppiano tranquillamente con il primo individuo di sesso opposto in cui s'imbattono. Ma voi vi gettereste con passione fra le braccia del primo sconosciuto che passa solo perché appartiene all'altro sesso? Non credo proprio, perché questi comportamenti nelle società umane non sono tollerati. Tuttavia, nel caso del cibo reagiamo in maniera diversa.

Un leone sazio non azzanna un coniglio solo perché gli passa davanti, invece gli esseri umani pranzano a mezzogiorno anche se sono ancora sazi della prima colazione. Di conseguenza si potrebbe dire che noi umani abbiamo meno controllo sul cibo rispetto alle bestie.

Ma è veramente sano consumare tre pasti completi ogni giorno? La risposta è un «no» con tanto di punto esclamativo!

È vero che un'alimentazione inadeguata provoca malattie, ma è anche vero che sono i geni della sopravvivenza ad aiutarci a guarire dalle malattie e a prevenirle. E quasi nessuno dei geni della sopravvivenza si attiva quando mangiamo troppo.

Purtroppo oggi molti ignorano che cosa sia veramente una «dieta sana», di conseguenza sono afflitti da numerose patologie causate dall'eccesso di cibo. È noto che mangiare troppo e scorrettamente è la causa di quattro grandi malattie croniche, tipiche dei Paesi ricchi: tumori, disturbi cardiovascolari, ictus e diabete.

Se vogliamo conservarci giovani e sani, indipendentemente dalla nostra età anagrafica, se vogliamo avere uno stile di vita dinamico, dobbiamo assolutamente cambiare le nostre abitudini alimentari e smettere di abbuffarci.

L'obiettivo della maggior parte delle diete, sia per gli uomini sia per le donne, è perdere peso. Per contro, lo scopo della mia dieta da un solo pasto al giorno è ottenere e conservare un aspetto gradevole, caratterizzato da un addome piatto e da una pelle liscia e splendente. Ma perché insisto cosi tanto sull'aspetto esteriore? Perché la bellezza e la giovinezza esteriori sono sintomi di ottima salute.

Quando dico che ho cinquantasei anni, i miei interlocutori mi guardano stupiti perché pensano che ne abbia quindici o addirittura venti di meno. Sono alto 173 centimetri e da dieci anni peso costantemente 62 chili. Eppure a trentacinque ne pesavo ben 77! Nelle prossime pagine vi spiegherò come ho fatto a perdere quindici chili, superata la quarantina, senza riprenderli e mantenendomi giovane e sano.

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Yoshinori Nagumo

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Yoshinori Nagumo è il direttore generale della Nagumo Clinic e ha aperto cliniche per la lotta al cancro a Tokyo, Nagoya, Osaka e Fukuoka, dove si è specializzato nella cura del tumore alla mammella. Nel 2012 è stato nominato presidente onorario dell'lnternational Anti-Aging...
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